LA MIA TERRA VOL2

 

 

 

I RICORDI CHE GRIDANO

 

In questo lembo
Di terra 
Dove la carne viene 
Strappata dai ricordi bollenti
Dalle strade polverose
Gonfiano i polmoni
Di un esisteza che va
Le rimbobandi voce
Grida...
Di una madre che desta
Di una valle 
Che si inbianca

 

 

 

 

 

BUON COMPLEANNO NONNO
lo so che mi senti
e mi manchi da morire
la mia vita non e la stessa di prima
quasi vorrei raggiungerti per stare con te

 

POESIA

 

Nonno’
“nonno”
Damm la min
“Dammi la mano” 
Accmpagnam
“accompagnami”
Mizza a st fangatar 
“In mezzo a questa fanghiglia”
Zina a l chiapp d r cur 
“Sino alle chiappe del culo”
Lo cammand sopra r coll 
“Li sopra al colle”
C sta la nostra 
“Ce la nostra”
Massaria
“casa”

 

Vugl ie c te zina
“Voglio andare co te sino”
Al centr d la vita
“Al centro della vita”
E prtart dentr a r cor
“E portarla dentro il mio cuore” 
C me p tutta …..la
“Con me per tutta la”
vi..ta..
“vita”
La terra se sclirita
“La terra si è scolorita”
Ormai 
“ormai”
La massaria nostra
“La casa nostra”
E cagnit..
“E cambiata”
Vagl e da r vagl
“Vado e di rivado”
Tu nn c sct…
“Tu non ci sei”
L mura…
“Le mura…”
Sembran ch
“Sembrano che” 
Gnignn
Piangono

 

A r posct te
“Al tuo posto”
Ormai vuit
“Ormai vuoto”
E m c mett
“Mi ci metto” 
E e e
“io”

 

R cor
“Il cuore”
Appassit.
“appassito”
Chignn
“Piange…”
Chignn…
“piange”

 

 

 

MA QUANTO TI AMO
Ma quando ti amo
Nemmeno io posso più saperlo
Nemmeno dio
Nella sua arsa e consumata vita
Può comunicarlo
E Non so più
Perché 
Perché
Scrivo,
ormai 
E chi mi da ancora la forza
perché lo so
non potrò mai dirti
comunicarti 
quello che penso
E provo per te, 
E se una qualche forma
Di scrittura
Ho comunicazione
Potrà mai contenerlo
Per la sua grandezza
E la sua nobiltà
La sua purezza
La sua preziosità
anche quando mi guardi con occhi inviperiti
e persino iniettati di sangue
per averti comunicato
tutto ciò che è custodito dentro il mio cuore
e tutto l'amore che provo per te
e sono sicuro
la tua rabbia la tua ira
e persino la tua pazzia
il tuo malessere
dipendono dall'amore che provi per me
e ti fai mille problemi 
per renderli liberi e veri
data la circostanza
il tuo coraggio e la tua sensibilità
il modo
e l'esistenza....
il tuo malessere
e arrivato a tal punto
di volermi per forza insultare
anche se mi vorresti abbracciare
e baciare
e sprofondarti
dentro me e nei labirinti più nascosti
miei
per forza il tuo amore che e dentro te
che provi per me
la voi trasformare in odio
per allontanare la sua vera natura
sei arrivata persino
a disprezzarmi
e dirmi pagliaccio
e che dicevo solo pagliacciate
mi ai detto pazzo
e stavo delirando di pazzia
si lo so chi disprezza compra
si ho fatto tutto questo
e tante altre perché ti amo
e so per certo se ai fatto tutto questo tu
e perché mi ami
e se ai fatto capire a tutti
che noi stavamo insieme
e ci amavamo
e perché mi ami
sei arrivata
ad assumere mastini
per sguinzagliarli in giro
per sapere tutto di me
ma perché ti nascondi dietro 
a messaggi ambigui e scarni
e non parli chiaro 
urli
mi frastorni
che sei pazza di me
che il tuo amore per me e incontenibile
ormai
io qui ti attendo con il cuore in gola
e le lacrime che scendono come torrenti ormai 
il mio cuore dilaniato e sanguinante dal dolore
per aspettare te
oggi sentivo talmente la tua 
mancanza 
Che anche gli orizzonti
Si sono offuscati
Anche le praterie si sono imbrunite
E anche il mare si è agitato
e le parole 
Le sillabe
imbottigliate ingabbiate
dentro al mio 
Cuore sono incontenibili 
E vogliono uscire fuori 
per dirti 
E urlare
quanto manchi, 
i miei pensieri 
Lo so sono dentro di te
E stanno volando da te, 
ma tu non li sentì 
Ho forse senti solo le vibrazioni, 
la mia anima ti sta chiamando 
ma tu non sentì
Ho senti il suo boato
E tu con il tuo malessere li scacci, 
forse perché non voi rendela possibile
Il mio amarti
Anche se ti appartiene ormai,
quanto vorrei poter mandare
Queste sillabe
Queste parole
queste frasi 
per farti sapere 
quanto mi manchi,
E quanto ti amo 
ma lo so che non posso
Perché ti sei sprofondata nel silenzio acuto
Nel buio dei tuoi labirinti tombali ,
Si anche io non 
parlò più 
Ma con questo silenzio
Chiassoso dentro di me 
che mi circonda
Aleggia nell'aria e mi racconta 
dei bei momenti vibranti
E meravigliosi passati
A sentire le tue melodiche
Parole
Mentre mi scivolavano 
Nei battiti del mio cuore 
con te, 
tu non ti rendevi conto 
Quei inseparabili momenti di lontananza
Creavano la nostra casa
D'amore per noi, 
ma si io ti amavo, 
E non mentire per una volta
Anche tu mi amavi
mi dicevi tesoro
Sei speciale
Sei stupendo, 
ma il tesoro eri tu
La speciale eri tu
Eri l'unica, 
Perché prima
io avevo il cuore vuoto,
E tu lo avevi fatto 
Bruciare
e in quei momenti il mio cuore
Zampillava
E sentivo le tue vibrazioni
Al di la di una arsa tastiera
In cui avevi le mani affusolate
Bagnate dal sudore 
E tremolanti dall'emozioni
E ritrovavi te stessa
Immersa nel mio amore per te
E il tuo per il mio

 

 

 

VORREI FARE L'AMORE CON TE
AMORE MIO

 


Vorrei
Guardarti nei tuoi occhi e perdermi
Nei mille labirinti che nascondono
e percorrere i mille lineamenti del tuo corpo
e fare l’amore con te
per conoscerti anche nell’intimo più profondo.
Vorrei 
Vorrei
Quando vorrei
scoprire la tua forza
la tua grinta,
la tua dolcezza, 
le cose che mantieni
e custodisci nelle tue parti più segrete e più intime.
Con la mente mi avventuro 
Fantastico
Mi ci sprofondo 
sui tuoi movimenti
fulmini e progressivi, 
sui tuoi suoni
melodici
come un pentagramma, 
sul tuo modo
dolce di darmi l’essenza dei tuoi sensi.
Sogno il calore 
del tuo corpo
che scivola sul mio
e si fonde contro il mio,
i baci
e quanti baci
e la tua lingua che si incatena
e mi fa sentire il tuo sapore
della tua saliva
con la mia, 
il tuo respiro affannoso
ritmico
sino ad arrivare a mille 
che si mescola col mio, 
il tuo sudore
salato 
e dolce
ma quanto dolce.
Desidero percorrere 
con le mie mani 
ogni angolo più nascosto del tuo corpo
e con la mia bocca
esplorare dolcemente 
ogni centimetro 
della tua dolce pelle di velluto, 
per conoscere e inebriarmi e saziarmi
del tuo sapore 
e respirare il tuo odore afrodisiaco.
Immagino
E mi inebrio della tua espressione 
dei tuoi occhi
incisi nei miei
durante l’apice
dell’estasi 
dell’amore, 
la tua pacifica
pacata stanchezza 
dopo aver raggiunto il massimo
del soddisfacimento dei sensi profondi
è quella che anelo, 
il momento tranquillo pacato
dell’ultimo sguardo profondo
e soddisfatto
in cui il tuo corpo
lentamente e dolcemente 
si distanzia dal mio dopo 
l’unione
e la fusione,
il mio benessere
e lo stesso che leggo dai tuoi occhi
soddisfatti 
l’averti avuto in me
e io in te
per poi custodirti
conservarti 
come un prezioso ricordo
anche per il resto dei miei giorni
fino all'eternità.

 

 

 

TI VOGLIO AVERE CON ME
Ti voglio 
si ti voglio
e lo so anche tu mi voi
e ti concedo ogni essenza di me
la mia vita travagliata e di favola
ma intera e stabile 
nei grandi e piccoli gesti di una vita comune
e consumarla nel vivere comune, 
l'essenza dell'anima e del cuore
del mio amore per te, 
e la mia luminaria vita,
e si il tuo germoglio 
ormai florido e rigoglioso dentro di me
della mia umile essenziale seminagione.
Ti voglio 
e tu mi voi
regalare, 
una fedele compagnia, 
solida e stabile
di una comune vita
ricca di poggetti e euforia
per il resto dell'eternità
l'anima mia che mi abbraccia a TE
e la tua anima che abbraccia ME;
ti voglio 
e tu mi voi
proporre lo stesso vestiario che porto
io 
per portarti sempre dentro mia pettorina
e il mio cuore
per farti sentire intensamente tutti i sinuosi
battiti 
che sono amore per te.
Con me
e Con te 
mi sorprendo mi fondo mi infiammo 
volendo darti tutto e di più 
senza essere mai in ritardo 
solo tu gli dai senso
e io voglio dargli senso a te.
ti voglio
concedere, 
ho mia regina
che regna dentro di me
e la mora aleggia nel mio
cielo del golfo dorato, 
il tempo che rimane della mia vita
e dei mie battiti 
batteranno fino alla fine per te
sin che Dio vorrà
e insieme faremo mille 
e mille Aurore e tramonti 
sin all'eternità.

 

 

 

VOGLIO TE
PERCHE’ AMO TE

 

Si da qui
Dal golfo dorato
Tra le mie palme
E da un sentiero di rosmarino
E dallo sfondo incantato dell’azzurro
Mare che sembra di porpora
E Ora lo so
Dai miei battiti dalle mie palpitazioni 
Amo te. 
E ti chiedo
Vieni
Vieni
qui, ascolta ascolta
queste tremolanti parole. 
Per una volta,
per una volta ti dico 
ascoltami 
con calma
e Senza discutere.
Solo per un istante
Solo per una volta 
lascia fuori le misere apparenze, 
lascia fuori le tue convinzioni e ciò che credi, 
ascolta 
ascolta il tuo cuore e la tua anima
e ciò che senti, 
prendi il senso e potere in te.
Ho un pensiero nobile e diretto per te,
che viene dal mio cuore 
che ti parlerà 
e ti coinvolgerà
che nemmeno io saprei fare. 
Un pensiero nato 
Dall’inconscio
Bambino e diventato grande ormai
E dal profondo dell'anima, 
e del cuore, 
e di ogni fibra 
in ogni vena del corpo.
Ti porterà 
Ti coinvolgerà 
le mie emozioni
i miei battiti le mie palpitazioni a mille, 
le mie sensazioni,
sono cosciente 
di ciò che ora sono.
Ti prego,
e ti prego
accoglile.
E farle tue
Si lo so 
che può essere pensiero senza 
ragione ne razionalità
e senza altra volontà d’interesse 
ma solo quella di volare 
volare da te.
È un pensiero 
che scalpita e trema
e carico di tormento e frustrazione, 
di malessere e di pena 
e di desiderio di te. 
Ma anche tanta gioia, 
forza
passione per te.
È un pensiero 
che viene dal mio cuore
e amore per te. 
Tu taci 
Taci 
Un attimo
e ascoltalo.
Ma sbrigati
Sbrigati
affrettati
Non posso più 
non posso più 
contenerlo tra il mio cuore la mia anima
le mie vene rigonfie ormai, 
non posso trattenerlo
contenerlo 
qui in questo cuore e in questo corpo per sempre. 
E Non so cancellarlo.
E indelebile ormai
Non potrò
E non riesco
a impedirgli di raggiungerti. 
Non volevo
E Non voglio. 
Ma e nato per te ormai. 
Ti troverà nella moltitudine e tra mille
Tra folla e deserti
Tra montagne e colline tra mari e pianure, 
ovunque tu sei.
Non ce salvezza per te
Lo conserverò e lo porterò fino a te. 
Ma ti prego
Non mandarlo via, 
non odiarlo, 
non biasimarlo
solo,
solo 
ascoltalo.
Ti racconterà di me
Del mio cuore,
della mia anima 
che io amo te,
e solo te
non mi dire 
che tu non senti ciò che io sento,
perche menti al tuo cuore
che solo lui sa la strada 
non vedi ciò che io vedo,
perche non ti fai guidare dall’istinto
ma non può essere 
che nulla provi di ciò che io provo.
Ma tu siediti nella nostra panchina volante
E guarda il nostro amato orizzonte
Dove il mare bacia il sole
e Ascoltalo lo stesso
E il mio cuore che entrato in te
E se ne impossessato del tuo
E tu nulla sei
E nulla sarà.
Perche troppo forte lo struggimento 
E il dolore
Che solo dentro me potrai vivere 
e io dentro te potrò vivere
e solo questo e il mio amore
per te.

 

 

 

DOLCE AMICA DIETRO I FILI

 


I tuoi occhi 
Che raccontano mondi
Idefiniti
Le tue parole
Di ferro che scendono
E scivolano
Lungo I tuoi capelli di seta
E io con un fil di luce
Appeso alle tue virgole di sassi
La sofferenza traspare
Le porole scandite
Da sofferenze e ferite aperte 
Io non riesco a vedere
Ma le tue sofferenze
Fatte di pause mai scritte
La mia luce si affievolisce il sudore 
Scende lungo 
La mia schiena
I brividi mi assale
La mia mente batte ribbatte
insieme ai tuoi sospiri
I tuoi battiti rimbombano
Nel mio essere
Voglio esserci
Andare sino in fondo
anche se la rabbia
E il dolore mi assale
Le tue parole non dette
Sono di sasso
E rimbombano nella mia mente
Per trovare parole inadeguate
e perse
Ma le tue sillabe come spine
Nel mio cuore
Vorrei cantarti novene
Serene di un mondo
Che si apre
e dirti parole di corallo
per dirti di mondi
E arcobaleni
E prati e panorami fioriti
Dove ritroverai 
il tuo ossigeno
Dove la tua casa di cristallo
aleggia la tua valle
Si dolce amica
Li troverai la tua strada
fatta di sereno
e di arcobaleno
Ciao mondo raso
Di arroganze e soprusi
Ciao.....
Ciao
il mio mondo è a sud
tra i miei mari dorati
e i miei monti fioriti

 

 

 

 

 

NON MI VERGOGNO
DI PIANGERE
AMORE MIO
PERCHE' TI AMO

 

 

 

 

 

Piango!
Piango!
E l'unica cosa che so fare
che posso fare
eri l'ultimo in-dillo di luce
di una vita arsa e persa
di una valle di lacrime
Sfogo
sfogo
urlo
pure il sentimento
che mi assilla,
mi tormenta
l'anima
e il cuore
la vita che ti inganna,
i piaceri che non raggiungi,
il sorriso che ti manca,
il dolore che ti tormenta.
Piango!
Piango!
Non mi vergogno...
In una lacrima
vivi tu
il tuo sorriso
il tuo viso di porpora
vive l'umanità.
Che tu sia donna
libera di cuore
e d'anima
dal peso che ti cambia
di una vita
traversa
e complicata
da tortuosi e labirintici
ragionamenti e percorsi
e ti rende dura
come pietra.
se resisto muoio dentro
forse
forse
se mi sfogo
raggiungerò
la pace.

 

 

 

ASPETTANDO IL RISVEGLIO
DEI TUOI SENSI
E DEL TUO CUORE

 


Sussurra 
sussurra
vento 
quelle dolci note
d'amore
fatte di lacrime al vento
che incarna 
la tua pelle
scostante e piena di dubbi
e ribrezzo per me

 

osservo minuziosa 
ogni millimetro
dei suoi versi
fatte di corazza al vento
di un corpo in difensiva
sul mio letto...
ti sogno incantata
la mano fantastica
e s'avvicina 
quasi a sfiorarti la schiena,

 

ma poi come impaurita
tremolante
al tatto saccoge
il gelo di te
e si sveglia e si reclina a se 
ritorna...
più volte
ma il gelo si fa tombale
per comunicarmi il ribrezzo di me

 

fingo di osservarti per vederti
coprirti da stupide filosofie
di corazza e di muri
assaporo tutti i secondi,
tutti i tuoi gesti 
gustandomi ragionamenti
profondo e avversi
di quel viso d'angelo che hai;
il tempo sembra fermarsi
scocca il labirinto della cenere
davanti alla tua bellezza,
gli intrugli delle parole svaniscono
anche le stelle vegliano 
e tu per non perderli
e non lasciare spazi di sinergie altrui
nemmeno un istante
ti fermi per una pausa dovuta
di questa tua notte qui con me
a goderti il mio piano di melodie
di vita vissuta.

 

 

 

QUELLA BUGIA NON TI FA ESSERE PIU MIA

 

 

 

In quei tuoi occhi
ho trovato
La vita 
è come una clessidra,
mi fa ritrovare qui 
come tanti granelli d'esistenza
che scivolano via
e danno i brividi lungo la schiena
e uno dopo l'altro,
mi salutano e vanno via 
inesorabilmente....

 

C'è ancora tempo!
Per una tenera e avvincente verità 
ti ripeti 
ti ripeti
e ti impunti
in quel cavillo di gioventù
dove ti sei donata a altri
e si oggi
e vorresti fermare
il tempo inesorabile
di una fiducia sfuggita di mano
si sei
in quella lenta caduta
di avermi perso...

 

vorresti 
vorresti tanto
che qualche granello 
d'esistenza
s'incastrasse, 
creasse un ingorgo
di fiducia.

 

Perché 
perché vorresti tanto
a volte fermare il tempo
per essere ancora felice,

 

perché vorresti afferrare 
e trattenerla a te
quella vecchia felicità 
anche coi denti
per trattenerla eternamente.
Ma ormai l'hai donata a altri
che ti hanno delusa
Vorresti 
vorresti 
attaccarti a quella felicità 
passata tra i tuoi capelli
con occhi riversi a altri
con la pancia, 
come 
un antico cordone ombelicale 
che ti da vita e speranza.

 

Ma alla fine, 
maledirai quelle dolci fiducie
sbagliate di chi non merita
e lo so
con il tuo ateismo
di quel 
dio impietoso o indifferente, 
che ti a pervasa la vita
perché non hai più tempo
per guardare negli occhi chi t'amata
e ti appiglierai
e stringerai le tue mani
e aspetterai 
quell'ultimo granello, 
che come una pioggia 
scivola giu e accarezza il tuo corpo
e vedrai
quel deserto 
di sentimenti
e speri che ti tolga la sofferenza
e ti riporti in uno spicchio d'esistenza passata
dove tutto sorrideva
ma invece
ti rimane quella 
unica compagna 
chiamata vita.

 

Purtroppo
purtroppo
quegli occhi amanti e sognatori per te
non li troverai più ad attenderti
e troverai solo
quell'ultimo chicco 
di vita 
che si sarà depositato,
nel fondo dei ricordi
e nessuna mano
amica
amante
pietosa rovescerà
la clessidra per te.

 

 

 

L'INCAPACITA' DI VIVERE
E
SOLO NEI TUOI OCCHI VEDO IL MIO FUTURO

 

guardo
guardo
i tuoi occhi
e trovo il mare
il mondo
il futuro tra noi
la capanna in cima al mondo
Si 
SI
rallento
i miei battiti
con sottili sguardi
i miei pensieri,
si acutiscono
diventano spade nel mio passato 
quasi pronti ad arrestarsi.
Ma nel tuo sguardo posato sicuro
dritto a colmare i vuoti
del mio essere
Cigolante è la sedia
e rombante
umile e perversa 
dove passo il tempo
a pensare a te
ogni mio giorno
un pensiero fisso mi assale
dove ci porterà questo andate e ragionato
estroverso divenire fra noi.
Guardo giu nella piazza
della vita
Vuoto è l'altare 
di parole e di gesta
del mondo
e del tuo mondo
al mio arrivo
tutto si ferma si scocca
si irrigidisce, 
nulla trovo per me 
e in silenzio
silenzio... 
lascio che il mio corpo
i miei battiti per te
si fermino 
e guardo a terra alla ricerca 
del dio vegetativo
che dia prova di vita
e le mie lacrime che non arriveranno
perchè anche loro si sono arrese.

 

Abbandono
la gloria
e le luci festose
intorno a me, 
gli abiti
attizzo si della festa 
e le ricercatezze
contornata di falsità
di un mio prima 
che non abita più qui
e non sono più io, 
resto nel buio straziante 
nei miei occhi. 
L'amaro boccone
della vita
del fardello che porto dentro me 
che non riesco ad ingoiare
a digerire
mi perseguita
mi appiattisce
mi fa strisciare.

 

L'estenuante fatica
il sudore della mia fronte 
di stare al mondo è tornata. 
È una forza irruente,
una foga 
è incontenibile
il dolore, 
è il padre
è il suo bastone 
ed è l'incapacità mia 
più grande a cui non so reagire.

 

Il paesaggio 
non è neve 
non è bufera
ma arida terra
consumata
dal vento del sapere
di essere nato 
come fosse brace
in una notte d'inverno
tra le aspre rocce
sperdute
e prive d'esistenza.

 

Notte fonda
buia
inanimata
in questo
pianeta di bandiere al vento 
lugubre
immerso
in un luogo interiore. 
Nessun cammino
passo che necessita
per guardare 
la tua luna 
e la tua stella
che brilla in te. 
Solo sonno
ma tanto sonno
profondo senza
reazione e voglia
di trovare 
la rugiada al mio risveglio secolare
tanto odiato.

 

Ma solo nei tuoi occhi
mi voglio perdere
affogare
e senza remi di salvezza
voglio navigare
all'impazzata
per assaporare ogni essenza di te
e in ogni tuo millimetro
in ogni tuo poro
del tuo corpo e del tuo cuore
diventare parte di te
e di sicuro troverò
la mia casa
la tua casa
la nostra casa
che ha per tetto l'arcobaleno.

 

 

 

OGNI ANGOLO PROFUMA DI TE

 

 

 

Accendo la luce.
Soffusa 
ombrata
a d'un tratto, 
tutto si fa splendore.
Vedo te 
nei miei sogni
La porta socchiusa, 
piena di speranza e illusione
come in attesa
del ritorno di qualcuno, 
che tu ti materializzi 
singhiozza note stridule.

 

Mi volto appena
assennato
ansioso
come aspettando 
l'arrivo di una voce
o di un respiro 
di qualcuno
di umano 
di armonioso
che solo tu potevi rappresentare
alle mie spalle.

 

La stanza mi pare un deserto
senza te 
e il tuo schiarm
senza oasi. 
È un rifugio
un angolo 
un ghetto
da cui più volte mi rifuggo, 
non sarei capace di abbandonare 
l'unica cosa sicura
felice
che vale la pena vivere
che ho
sei tu. 
Anche Lo specchio mi guarda
nella mia solitudine
con circospezione
timidezza, 
in attesa di un giudizio
di un segnale
di reazione.

 

Ma non hanno parole
le mie le labbra
deserte 
prosciugate di pianto
inarrestabile, 
non ho speranza
alcuna.

 

Il silenzio
la solitudine
incombe sulla tomba
desolato e perso 
del mio cuore, 
mentre una finestra
nella sua solitudine
irrompe nel silenzio blasfemo
e più in là sbatte
cigola
in continuazione
e crea ritmi
animati
per colpa del vento.

 

Devo chiuderla? 
Fa differenza?

 

intanto
Sento il freddo 
glaciale
in un deserto di sentimenti
a raggelarmi l'anima, 
anestetizzare 
quel sentimento profondo, 
e vuoto, 
che è amore... 
inconsistente lontano
in apparente irraggiungibile
non so se amore. 
Ma il pensiero
affilatissimo. 
Di una sciabola
di un seno 
in un abbraccio 
inesorabile
stretto 
stridente
asfissiante
che e il solo 
che mi può 
salvare e farmi sentire
protetto e vincente....
resta qui amore mio
nel mio cuore
a coccolarmi per il resto dell'eternità....

 

 

 

UN SOLO SGUARDO
BASTO' PER ESSERE AMORE

 

Uno sguardo
orizzontale
possente
pulito, 
occhi, 
bellissimi,
che guardavano
i lineamenti del mio volto
segnato dalle ferite del tempo 
che mi guardavano
guardavano
oltre le barriere del mio cuore
senza particolare intenzioni di andare oltre
la barriera dell'emozione;
incarnata da un panorama 
di verde 
e lei ondeggiava
come libellule
nel mio animo 
in piedi, 
immobile,
la guardavo
in profondità del tempo che passava 
in attesa di capire 
di capire
cosa stava succedendo
alle mie vene 
cosa mi succedeva nella mia testa.

 

Non chiedeva 
spiegazioni, 
ferma
ma palpitante per me
era abituata a subire
quel mio scrutare di pietra
tra l'anima e il cuore, 
e lei ferma
ad aspettare che fossi io
decidere dove fermarmi
ho varcare quella soglia d'emozioni. 
ero sorpreso,
frastornato
eccitato 
imbarazzato
da quell'incontro 
con quell'intensità d'emozione.
Come se stessi volando con lei
verso cieli e mari
lontani da sempre immaginati sognati
ma mai realizzati
e lei con me si faceva trasportare
senza parlare senza reagire

 

Un cocktail
di reazioni 
di terra e di vento 
che presto si trasformò
in amore 
ben presto in un forte
grampo allo stomaco
e il malessere, 
mi bloccava il respiro
nel suo saluto frettoloso
di uno squillo di una telefonata
che disturbava la sintonia
tra noi 
fatta di silenzi e sguardi profondi
la vista si annebbiò,

 

Per fortuna le porte
della vista e degli orizzonti 
si aprirono.
E la vidi allontanare ondeggiando 
tra i miei capelli brezzolati
di un apparente
inconsistenza
di poterla fermare
e portarla a me
e l'incredulità che mai sarebbe stata mia
e quell'incontro era stato
una pura visione
sognata e non reale
ma solo nella maturità del poi
lessi i suoi messaggi
di porpora tra le mie ali di vento
che mi inchiodavano a terra
e tutto in uno schiocco
tra cuore e anima
si trasformò
in realtà tangibile

 

in quelle ore 
di occhiate e panorami sfuggenti
mi chiesi più volte
“Quanti anni avessi?” 
se ero bambino
e mi cullavo nella culla dei ricordi
una voce secca,
severa rimbombava in me
e una scrittura asettica elettronica
priva di emozioni 
come la mia bocca
asciutta abrasiva appiccicosa
dall'emozione, 
che mi dava
un sapore acre, 
quasi insopportabile
ma mi dava il senso reale
di quell'incontro
di vita di svolta per me.
Era l'amore
vero che irrompeva tra 
le membrane del mio cuore
e della mia anima
ormai assopita
per lei

 

 

 

SOLO MI SENTO AMORE MIO

 

Solo,
in questa guerra d'esistenza
eterna e perpetua
in questa giungla d'idee
più volte ho dominato a ricondotte
le lacrime sulle guance
le ho fatte assorbire da me
dal mio coraggio e ostinazione
e voglia di aggredire il mondo.

 

Ma oggi
e triste,
il mio essere
triste il mondo che mi guarda
forse solo nei tuoi occhi
trovo la forza di reagire
è andare avanti
ma sento troppa freddezza 
nelle tue parole e gesta
forse lo fai per proteggerti
e per paura
e per non farti coinvolgere
e travolgere dai miei sentimenti
anche se so 
e sono convinto 
che mi ami

 

il mio viso
rigato dal tempo
prende forme
si adegua alle mille insidie
della vita
e nell'evolversi dei miei 
tortuosi pensieri. 
Cosa dovrei fare
diventare forse egoista
e diventare ciò che non sono
e non sono mai stato
per salvarmi 
da questo
martirio
di malinconia 
violenta
e perversa?

 

Mi trascina
mi coinvolge
di un mondo non più mio
e senza più posto per me
per il mio modo di essere
e per le mie idee
a ostinazione contraria
sempre più
malinconia nei miei occhi
e mi trascina a fondo 
in questo baratro
di idee
di confuse reazione
verso un progetto
di vita e di sentimenti
non più mia
e sento la gabbia in me 
che mi opprime.

 

Non so cosa fare,
cosa dire
come reagire 
se non scrivere
urlarle
al mondo intero
anche se so che nessuno 
le ascolterà
e non gli importerà nulla di me
e se lo diranno 
è solo 
per comodità di gioco 
e esigenze.

 

Ho quasi dimenticato
del tutto le mie gioie più vere,
e solo nelle tue apparizione
e nei tuoi occhi ritrovo la vita
anche se ti sento lontana fisicamente
ma vicina intellettualmente
e a me basta
il solo pensiero che tu esista
che in qualche angolo di mondo
esiste un essere gentile
che pensa a me e mi dedica
qualche frazione di secondo 
nel pensare a me
se solo ti sento distante 
resto abbandonata inabissato
tra i miei ricordi 
fino a poco tempo fa 
puro cruto presente.

 

La mia solitudine in un mondo 
che continua a girare
a gioire e precipitare, 
mentre io inerme fermo 
solo respiro 
senza porre sguardo
alternativa
su null'altro percorso
è possibile in me. 
Allo specchio
non riconosco la mia faccia
infrango muri
di pensieri 
di vergogna verso me
e delle mie paure di sempre 
e nudo piango lacrime di sale, 
sono bianco 
inanimato
e senza sole
che mi colori dentro.

 

Una faccia che mi osserva neutrale
imparziale,
che mi offre una carezza un bacio
per dirmi che sono vivo 
mi rivogo a persone 
che mi guardino
dentro
tra le mie viscere profonde
e non la mia maschera
esteriore
dove mi guardano 
straniti e dire che uomo sorridente.

 

Sono Bagnato dalla pioggia
di sudore,
di una vita avversa 
l'asfalto
mio fratello
non è solo. 
Irrigato
infastidito da mani buone
false,
e false cortesie 
la mia terra non è sola
vorrei farmi coccolare
come fa divinamente
e naturalmente con le sue piante.

 

Il tuo cielo
ha le sue nuvole,
che aleggiano e modificano i nostri umori 
la tua acqua le sue creature,
che dipingono i nostri orizzonti
e rallegrano
e ci deliziano della loro presenze 
la luna le sue stelle
che illuminano e nominano i nostri simboli.

 

Ma io non ho diritto
a far parte di te.
Del tuo cielo
del tuo mare
e visto che ti sei inciampata
con il mio essere
ti chiedo
ti chiedo 
Solo, 
di farmi entrare nel tuo cuore
come tu sei entrata nel mio
ricondurmi con le mie lacrime 
alla ragione
alla vita
e accarezzarmi
e crucciolarmi
le mie guance fredde
e abbandonate per troppo tempo ormai.

 

 

 

STAVO LI AD ASPETTARE TE
AMORE MIO

 

Mi ha sentito,
dai miei battiti bollenti
ha percepito la mia presenza,
su quel binario di luce 
mi ha visto pur senza guardarmi
sentivi le mie vibrazioni. 
Allora mi si avvicina,
zitta;
mi guarda 
mi fissa
incontra il mio sguardo
mi scruta l'anima
mi fa sussultare il mio cuore
ondeggia
e se ne va
di scatto si rigira
mi chiama a se
si inginocchio dinanzi 
a un viso tagliente
a questa statua di dolore
dove le rughe penetrano l'anima,

 

prendo fra le mie mani il suo 
tenero e morbido viso,
lo accarezzo con cura
con delicatezza
con dolcezza
i suoi occhi si spalmano
di un velo d'imbarazzo 
come quelli di un bambino,
accarezzo la sua pelle
vellutata 
e fredda,
quasi lividi;
scostante

 

a un tratto 
la stringo dolcemente 
con le mie mani
con le mie braccia
in mio cuore a mille
vuole darle calore,
vuole farla diventare tutt'uno 
per trasformarla in amore,
passione
dentro di me soffro
e provo 
tutto il mio tormento
se posso varcare quella soglia
fatta di ferite passate
e farle mie
tutta 
la mia ansia
tutte le mie paure 
si velano
si sgusciano
sulla mia pelle
di non esserle
più parte attiva
per il suo cuore
e essere finalmente utile, 
e mettermi vicino, 
e farli sentire i miei battiti 
vicino ai suoi
per dirle
amore ti amo

 

Non so quanti minuti 
attimi
immensità
siamo rimasti così, 
abbracciati
solidificati 
cementificati
in silenzio; 
a sentire l'uno il tremore dell'altro...

 

e nel mentre
in lontananza
la società batteva i ritmi della modernità
materiale
il rumore
assordante delle auto
che sfrecciano
del traffico non curante, 
una campana che
rintoccava le ore che passavano
e ci dava la cognizione
di quel tempo bloccato tra noi
tra cuore e anima 
ma quel buongiorno; 
ci suona nuovo
originale
unico per noi

 

entra
invade
aleggia
dal balcone il profumo 
di caffé
aromatico
appena fatto odorante 
da qualche 
coinquilino sconosciuto mattiniero, 
che, ignaro per noi,
come il resto del mondo
al di fuori di noi
e con i nostri nudi velati 
ci preparavamo alla nostra quotidianità.

 

Anche il mio volto
sgualcito dal suo 
era rigato da lacrime
di sudore
silenti 
di soddisfazione.
Di due corpi diventati nostri
per la prima volta
in un attimo
l'atmosfera si inpenno 
C’è una situazione di stallo,
di pausa
di silenzio
solo i nostri sguardi
ormai conoscenti
parlavano e cantavano melodie d'amore

 

i reumatismi
di un eta matura
non si sentono, 
l’età c’è, 
ma non appare
sembra
di non farsi mai dimenticare, 
le ginocchia mi bruciano, 
ma voglio stare li
morire piuttosto
godendo 
che allontanarmi
da quel suo corpo di piacere, 
cambiando posizione.
Anche lei mi segue
Ad un tratto,
lei, 
la piccolina
immacolata di dolcezza
che mi ha donato la vita, 
il piacere dei sensi
e della vita

 

lentamente, 
in modo quasi impercettibile,
sinuosa 
alza gli occhi e mi fissa
nella profondità della mia pupilla; 
e i suoi occhi,
come un fascio
un siluro 
uno spettacolo
di dolcezza, 
due laghi profondi
dove io nuoto volentieri 
tutti i miei sogni, 
sono realtà
e diventano due sorgenti 
di speranza dove disseto 
l’arsura della mia vita.
E lo trasformo in ti amo

 

ora mi sta sorridendo, 
dal piacere che ci siamo dati e saziati entrambi

 

le campane aumentano il loro battito, 
che diviene un gioioso rintoccare 
di bronzi antichi che contano solo
per me,
solo per te, 
tesoro mio, 
amore mio
solo per noi due.
Il mio amore con la sua mano sinistra 
mi accarezza la guancia, 
col pollice asciuga le mie lacrime, 
di sudore
poi, 
nel modo stupendo
che solo lei conosce, 
mi bacia sulle labbra; 
e si affonda nella mia bocca
e ci amiamo, 
ma ancora mi sorprende l’effetto
il suo sapore
il suo piacere 
e“ TSUNAMI” 
e un turbine
un vulcano
di piacere
con la sua bocca bambina.

 

 

 

LO SGUARDO DEL DOLORE

 

Il tuo sguardo
languido penetrante
come una spada
una sciabola di dolore
mi entra 
mi penetra
nell'anima
nel cuore
sembra spezzarsi
e lascia i brividi
mi confonde
mi rende irrequieto 
lentamente mi lascia i brividi
lungo la mia schiena
le mie vene 
o voglia 
di accarezzarla
ma non ce la faccio
e sto perdendo il controllo di me
o voglia di piangere
di appartarmi....
ma non ce la faccio
mi ostino a seguire 
il suo raccontarsi novellesco
del suo mondo di fuoco
e d'inferno
ma le sillabe 
le parole 
arrivano a me come macigni
scuoto il capo più volte
la sento pesante
le mie spalle pesante...
ma noto nel suo viso
i segni di una sofferenza che riaffiora
ma il suo mettersi a nudo
e guardarsi dentro 
davanti al mio sguardo di fuoco
in cui la mia sofferenza affiora
gli infonde sicurezza
amore
protezione...... 
gli sfioro le mani più volte
sono fredde
e il suo cuore
batte a mille....
non mostra debolezze
insicurezze
sicura di se
per la prima volta
la sento veramente vicina
vera tra il suo dolore e il mio essere
e abbandona le retoriche di sempre
a tanta voglia
di svuotarsi 
di liberarsi di ciò 
che da troppo tempo l'assilla
la perseguita...

 

 

 

NEBBIA TRA LE TUE MURA

 

La prima luce
che si accende nei tuoi occhi
ancora dormienti
dell’alba
scioglie la mia nebbia d'esistenza
che la notte oscura tiranna
mi avvolge in un manto oscuro
senza respiro
senza profumo.

 

La gabbia delle mie mura
mi opprimono
di un frastuono
all'interno del mio cervello
dove racchiudo e conservo
te
con i tuoi tonanti
discorsi di dolori e ferite
di un esistenza travagliata
io non so se con il mio amore
riuscirò
riuscirò
a darti la serenità
e la tranquillità che meriti
e cerchi
ma di sicuro
ti farò vivere in un mondo nuovo
dove l'arcobaleno
e l'unico faro d'esistenza

 

i mille Interrogativi silenziosi
ronzanti nella mia testa
che corrodono il mio cuore
nati improvvisi
da uno scocco delle tue sopracciglia
da una carezza di sfuggita
da una letture raccolte
nei tuoi profondi occhi
sono serrate da spine
per delusioni su vibrazioni errante.

 

i miei calici d'amore per te
inghiottiscono bocconi amari
per l'impotenza
di non essere me stesso
e poter agire
e reagire con te
e dentro di te
il cui mio nettare
non stordisce nessuno
ma e un solo alimento
per te
e il tuo cuore
dorato
ma, voglio farti trovare pace
in ali di liberà
e d'uguaglianza
di un progetto nostro 
comune
di un esistenza che va
e si fa largo 
tra i miei battiti
e i tuoi
di un amore comune
dove verrai cullata protetta
e rispettata.

 

 

 

CHIUNQUE IO SIA STATO,
CHIUNQUE IO SARO'
LO SO CHE TU MI AMI PROFONDAMENTE 
La guardo
Mi guarda pensierosa.
Non sa che dire
Dì qualcosa?
no...
“Non mi sembra giusto.
Perchè dovrei fingere?”
Mi guarda. 
Intensamente.
Distolgo per un attimo lo sguardo, 
poi,
guardandola negli occhi 
"Perchè la realtà è un’altra" 
vero!
esclamai. 
"E sappiamo entrambi quale sia" 
mi verrebbe da dire. 
L’abbiamo avuta davanti 
a noi fino a dieci minuti fa, 
quando il tempo sembrava 
scorrere su uno spazio ben delineato, 
di parole sofferte e sudate
un lungo rettilineo d'idee
in fondo al quale c’è una casa
sognata tra noi.
Siamo stati distratti, 
dal paesaggio,
e fissiamo gli orizzonti 
dalle curve morbide 
dell'esistenza 
come stradine, 
strette e dal fondo sconnesse, 
ci ha proposto
questo nostro esistere. 
All’ombra di alti alberi
il suo viso spunta fiorito
ma delusa
che coprivano il mio cielo, 
abbiamo percorso un sentiero diverso
tra i suoi labirinti d'esistenza. 
Relativamente nuovo
per me.
E adesso? 
Sospira. 
Mi guarda più volte 
nella profondità dei miei occhi
per non confessare
quanto mi ama
Con un’aria preoccupata
e combattuta 
che la rende ancor più bella.

 

Guarda a terra.
Non sa che dire. 
Vuole fuggire
gli Ritorna le immagini 
nella sua mente
del sentiero percorso 
dalla sua tortuosa esistenza.
All’inizio c’era una forte 
e insopportabile salita. 
È diventata via via più ripida,
come se la strada della vita
ci volesse sfidare. 
In realtà le stava offrendo 
l’opportunità di cambiare ritmo,
e vita 
dopo giorni mesi anni 
a solcare la solita pianura
piatta.
Ad un certo punto 
il suolo 
e i dolori 
riemergono sovrani, 
il suo sterrato amplificava
ogni passo in avanti.

 

Un sottofondo un ronzio
insolito,
sentivo nella mia testa 
fatto anche di foglie svolazzate
sfregate, 
rami secchi spezzati 
che urlano se calpestati,
come hanno fatto con le mie ferite 
sassi timidi
scivolosi
da piedi insicuri
da un futuro che desta
e un passato che riavviava ricordi.

 

Mi perdo tra quei suoi colori 
che mi hanno accompagnato fin qua. 
Quando ritorno al presente 
la guardo nella profondità dei suoi occhi 
imbarazzati
mi sta sondando,
il cuore
l'anima
con dolcezza,
con delicatezza
cerca una risposta nei miei occhi.
Io la cerco dentro di me. 
Forse la trovo,
ma non la voglio credere 
perchè mi pare strana.
Perché so
e ne sono convinto
che mi ama.

 

È una risposta,
che non voglio ammettere 
non è la migliore
anzi e una mia persecuzione
per il bene che gli voglio. 
Proseguo a guardarla negli occhi imbarazzati
ma il mio sguardo
si immerge sempre di più
e di nuovo nell’aria del suo bosco
di dolori e malesseri,
che affiorano nel suo viso 
il suo sguardo roco fievole
che pian piano si dirada, 
facendo filtrare
una pesantezza in me
un caldo 
la mia testa mi scoppia
avverto il suo pericolo
d'esistenza
non capisco dove arretra
dove si blocca
però la guardo
il mio amore per lei
e infinito
però la vedo arrossire
scaldarsi dai suoi pensieri 
e preoccupazioni.

 

Sembro ammutolito assente 
e non sentire più niente.
I miei sensi,
morti 
da cinque son diventati quattro, 
poi tre, 
due uno... 
l’ultimo è l’olfatto, 
il quale percepisce sapori dimenticati, 
gusto l’inconsistenza 
di ciò che mi circonda 
e di come essa renda 
il circostante stratosferico 
e più fascinoso.

 

Un mistero mi avvolge che un tempo 
non era che gioia 
mi sembra
di riscoprirlo nel mio incedere. 
Lei mi è a fianco,
mi e dentro
il mio cuore mi batte 
e non so quanto questo influisca. 
Troppo facile darle il merito. 
Mi è vicina
abbracciata
sento i suoi lineamenti.

 

Ma ciò che splende è qualcos’altro
e il mio amore che spunta e si ramifica dentro me. 
È un leggero passare
di occhiate dolci
di ciò che non ti aspetti,
che sono seppelliti
nel suo essere più profondo
io la sfioro e sento
un frivolo battito 
dove è racchiuso tutto l'amore 
che prova per me. 
“Credo non sia il caso... 
“ finalmente la mia voce risuona. 
Aspetto altra sua parola, 
che non arriva
perchè i suoi singhiozzi
si alzano e si fanno acuti
ma la sua bocca
umida dalle lacrime
si incrocia con la mia
e si fondono
e la sua lingua si intreccia con la mia
il suo sapore dolce mi inebria
a farmi perdere i sensi.

 

Arriva la luce
nei suoi occhi. 
Quella luce che ci ha accolto 
dopo una tempesta
dopo una selva di rami,
e cespugli 
e in fondo al sentiero
ce luce
luce.
Accecante, 
così limpida gloriosa
da poterla respirare.
E farsi finalmente avvolgere 
Nuotiamo senza vedere,
che ce nel domani 
come nel buio, 
prendendoci per mano 
quasi per paura di perderci
e non ritrovarci più 
una volta svegli,
ritorniamo alla nostra realtà. 
Siamo in cima
nella gloria dei nostri sentimenti
e del nostro amore perenne.

 

Con il suo Primo sorriso, 
arriva la meraviglia l'incantesimo del paesaggio, 
ovunque guardiamo intorno a noi. 
Ogni prospettiva è annullata,
senza intensità 
la geometria abolita,
e nulla 
la fisica un semplice esercizio 
intellettuale.
C’è musica, 
c'è musica
tanta musica
quella sì. 
Nella testa, 
densa, 
poi fluida fino a sciogliersi 
con piccoli brividi nelle vene, 
per arrivare dappertutto 
nel mio 
e suo universo di cellule.

 

Un ritmo frenetico senza tempo, 
ne misura. 
Perdiamo il senso e la cognizione
delle distanze. 
Ora siamo uno di fronte all’altro
gli occhi miei intrisi nei suoi. 
Gli orologi delle nostre 
vite si fermano si bloccano
e rimaniamo noi, 
due soli,
nell'alveola dell'amore 
il mondo circostante e assente
sincronizzati su un’altra frequenza.

 

Sappiamo entrambi 
di cosa vogliamo cibarsi
e di quale sintomo si tratta. 
E da dove il segnale
arriva sempre nitido, 
diretto in un punto 
tra il torace e lo stomaco. 
Una fitta che ti assorbe
e batte e zampilla.

 

Ti sembra di scomparire 
di sprofondare nella nullità del tempo
in quei momenti. 
E invece stai rinascendo. 
Ti senti vivo
sei al settimo cielo
Eravamo solo due amici, 
e nelle lancinante e profonde parole
dove i sguardi scrutano e scavano

 

Dovevamo arrivare fin a perdersi 
per capirlo, 
per assistere all’estasi più grande. 
La luce mi dà energia e parole
e il tuo amore eterno mi da 
vita eterna.

 

SOLO IO TE AMORE MIO
Ridevano...
ci guardavamo...
intensamente
profondamente
negli occhi
come per scrutare
come per entrare nell'anima
nel cuore di entrambi 
ed era come se tutto 
intorno nulla fosse fermato, 
o fosse talmente silente
inanimato da non disturbare,
la nostra intesa
la nostra atmosfera 
scivolavamo leggeri,
fluidi 
come una brezza d'estate, 
sulla sua pelle luccicante,
e la mia mano
scivolava e si addobbava di dolci carezza
in un sguardo arguto
e mi scrutava l'anima 
senza farmi male e senza graffiare
il viso.

 

Ridevano...
ridevamo... 
e i nostri cuori insieme, 
amanti, 
battevano una vita 
fatta dagli stessi ritmi e rintocchi.

 

Nella mente mia non c'era spazio 
per molti pensieri in quei momenti: 
non ero abituato a quella sensazione, 
e quel modo di vivere le storie
ma gli piaceva
mi incuriosiva
sapere quel finale.
Tanto sognato
e vissuto tra i tanti sogni
che era fantastico 
Il fatto di sentirsi 
semplicemente
semplicemente 
bene nel sentirla,
vicina 
e dentro il mio cuore
e nel guardarla, 
nell'essere guardato da lei
mi estasiava
mi elevava
in altri monti.

 

Non mi chiedevo nemmeno 
cosa potesse significare; 
farlo 
materialmente
e raggiungere un orgasmo
gia godevo mentalmente
e mi entrava nell'anima
ho forse non volevo rovinato tutto
il cantore
di una dolcezza perfetta sublime
di un amore nobile e eterno,
e superavo 
smaliziato
quelle innocente occhiate di
accettazione.

 

Ero così abbandonato estasiato
a quella condizione che, 
quando lei parlava, 
quasi non feci in tempo a capirla
a metabolizzarle, 
e andai a sbattere con la mente
contro le sue parole. 
Non ero riuscito a frenarla
a fermarla
in tempo e il suo sguardo perso
mentre si inerpicava
in tragici racconti di vita
perversa e ribelle per lei 
quando lei
abbasso lo sguardo
per chiedermi aiuto
bam! 
Nel cuore
il formicolio mi assali
anche se
me lo aveva raccontato già da tempo
il suo travaglio di vita vissuta. 
E io
mi ero anche congratulato
ma dentro di me soffrivo
per l'amore che provavo per lei.
E volevo proteggerla
accarezzarla
coccolarla tra le mie mani
anche di fatti
e avvenimenti passati, 
Ma perchè adesso mi sentivo 
come se avessi urtato contro un palo
un muro di ricordi,
è ero impotente inanimato per poter reagire 
come se qualcuno mi avesse 
improvvisamente... 
improvvisamente... 
tolto 
via il sangue 
e l'avesse sostituito con dell'acqua ghiacciata?

 

A quel punto
la fissai nella profondità dei suoi occhi
e silenziosamente
rimbombava nella mia mente
Chi era,
lei, 
per me?
Non ebbi la dovuta forza
di chiedermi a me stesso
in quel momento. 
Nè avrei mai avuto la forza di chiederlo a lei
ma forse non mi interessava più di tanto
l'importante che io stavo bene con 
lei e lei con me.

 

Volevo fuggire
da quella gabbia di ricordi
che pian piano metabolizzavo
sentivo il suo dolore
sulla mia pelle
gli dissi
Adesso devo andare
volevo scomparire sciogliermi
solo perché appartenevo
allo stesso genere umano
e essere uomo

 

Di lei,
sentivo
il peso la violenza subita 
non mi rimase che 
di bombardarla
di mille domande,
su sensazioni che provava 
ma dentro di me
non trovavo ragioni d'esistere
ne di sopportarle 
ne per me
e sopratutto per lei
che l'amavo....

 

D'improvviso
mi accorsi
della realtà 
che tutt'intorno riprese ad essere
a vibrare a esistere
fatta di venti e orizzonti 
ma questa volta
il mio sguardo tagliente di pietra
era come il vento d'inverno. 
Tagliava la faccia, 
tanto era freddo.
Ma nei sogni solitari notturni
più volte la sognai 
di cullarla
di coccolarla
di proteggerla
e di strapparla e portarla via 
lei e parte di essa
per portarla nella mia oasi 
nell'ampolla del piacere
e della felicità eterna
per il tanto amore che provo per lei
che è l'unica ragione d'esistere
e combattere
per me...

 

 

 

VOGLIO LEGGERE CAPIRE IL TUO CUORE DOLORANTE

 

IO stavo fermo,
a guardarla 
all'incrocio, 
dei miei pensieri
tra ragione
e irrazionalità
continuando a fissarla
e lei che andava via,
si assentava
dallo sguardo
vago
confuso
sembrava che leggeva
un vecchio copione
di ferite e dolori
nella sua anima 
pareva che si allontanava dalla mia ragione
e disponeva tutto lungo 
il vialetto costeggiato
di ricordi
fatto di alberi
secolari e robusti.

 

Ogni passo, 
del suo discorso
in quel momento, 
era un chilometro, 
di riflessioni e di dolori per me
e tanti erano quei suoi passi
riflessivi
e singhiozzanti,
mi sembrava in quegli istanti
ci separava ci divideva 
tanti i chilometri 
di vita vissuta
che le tante sue ferite
ci avrebbero separati 
quando fosse 
coinvolta, 
partita,
isolata,
nella gabbia dei suoi ricordi
e il gelo
regnava per sempre in se.

 

E andata via
da me e dal mio cuore
dal mio amore. 
E Lontana
nella sua gabbia di ferite.
Per uno, 
due, 
tre chilometri.
Per appartarsi
e curarsi le sue ferite
di vita vissuta...

 

Avvertivo una morsa 
un grampo
al petto
e uno strano brivido,
i suoi occhi cupi
intrisi di ricordi 
nonostante il clima mite
di quella giornata.
Infondeva in me gelo
polare 
Distolse 
per un attimo
gli occhi da quella vista dolorosa
e mi guardo intensamente
e dolcemente
era amore per me.

 

lei
Avrebbe voluto guardarsi in faccia
riconoscersi
e guardare la sua maschera di dolori
che trapelavano
e lasciano segni sul suo viso, 
per chiedersi cosa cavolo 
gli stesse succedendo
per aver tirato fuori tanta rabbia 
accumulata nel tempo.

 

Si lei
stava partendo, 
in un percorso di vita
e sapeva che era questo 
il nodo della questione
per avere la forza
di andare avanti
e amare
di nuovo.

 

Solo che non riusciva a 
concentrarsi a spiegarsi 
a trovare le parole giuste
per essere capita 
per rendere la cosa assimilabile
e non sconvolgere così tanto
a chi volevo comunicare
e mettere il suo cuore
a riparo
di un passato
che gli bolle dentro
e gli tormenta la vita
e può modificare
il suo percorso di vita futura.

 

D'accordo ero triste, 
di mio
e della mia guerra di vita
anche lei lo era,
si vedeva dai gesti
dagli sguardi
dalla sua pelle...
e lo avevo capito 
nel momento in cui l'avevo
conosciuta
salutata
dai primi istanti
di pelle tra noi.

 

si
Occhi dolci, 
dolce mestizia;
un bacio, 
una guancia.
Dai suoi modi affabili
garbati

 

Non la conoscevo profondamente, 
dalle movenze vissute
Perchè non trovavo
le sensazioni
le parole 
per definire il nostro amore
cosi istintivo
cosi perenne

 

Le chiesi 
in maniera naturale
a una foglia 
rinsecchita 
inanimata
ai suoi piedi. 
Li chiesi ai suoi piedi,
nervosi 
in cui calpestava la foglia, 
invece di decidersi a camminare.

 

Rialzando il mio sguardo, 
notai che la sua figura stava
trasformandosi 
quasi per scomparire, 
nascosta dalla lieve 
dolcezza
e a declinare della strada
dei nostri essere
unici.

 

E Un attimo ancora 
dai suoi occhi
l'avrei persa.
Fu allora che iniziò a correre
tumultuosamente
il mio sangue lungo le mie vene.

 

Mi sussulto
con un occhiata 
E lo fece con tutta 
la grinta
la forza 
che aveva in corpo
aveva capito il mio amore per lei. 
E aveva capito le risposte 
alle sue domande,
di sicurezza
di dolcezza
di protezione 
e adesso doveva fare quella cosa, 
prima che fosse troppo tardi
dimostrare al mio cuore
quanto mi amava.

 

Quando arrivò a una decina 
di metri da me, 
mi chiamò a voce alta
per convincersi anche lei
Si girò, 
di scatto
lei, 
in un misto di stupore,
smarrimento 
e di gioia, 
o forse di curiosità. 
io mi avvicinai, 
e lei a me
con tale energia
e nel farlo quasi cadde a terra,
tramortita dalle sue stesse emozioni. 
"Io,
ecco... 
Ecco, 
devo dirti una cosa..."
"Dimmi..." 
"Ecco...
ecco... 
Mi daresti la tua mano,
e io tesi la mano tremolante
dall'emozione
mi guardo negli occhi...
e mi disse
sei disposto
a darmi il tuo cuore
per sanare le mie ferite
passate
da lì? 
io
Mi sciolsi
nei suoi occhi dolci
e provai un sussulto al cuore
e non ho saputo dargli il dovuto valore
quando l'amavo
all'istante
ma sapevo solo
che nel mio cuore cera qualcosa di grande
di nobile di eterno
indelebile

 


io mi girai su me stesso, 
e cominciai ad abbracciarla,
con un abbraccio profondo
come per spezzarla
e sentivo le sue forme
come se sono le mie
e il suo battito
accelerato
che coincideva con i miei 
rimasi li per lungo tempo
come se non mi volevo più staccare da lei
poi la fissai nei suoi dolci occhi
e mi ci tuffai
e quasi tramortito
i miei sensi non li sentivo più
e la baciai
e la baciai
e gustai il suo sapore
cosi tanto
che divenne 
sangue
cuore
battito
anima per me
che ormai
inscindibile da me 
se solo avrei avuto più coraggio 
dei miei sentimenti
prima
quanto tempo perso!
quante ferite e dolori!
passati persi e patite per nulla.
Era solo amore 
io per lei
e lei per me

 

TU SEI NEL MIO CUORE PER SEMPRE

 

Dal primo istante...
del primo incontro...
sei arrivata volando...
ondeggiando
tra i miei capelli grigi...
con la mia voglia di perire...
e senza voglia di reagire...
ai portato la luce il sole 
nel mio cuore arso
Mi sei entrata prepotentemente dentro, 
come una spada
ai squarciato e fatto fermare i miei battiti
con i tuoi occhi ai fissato e risvegliato
le punte estreme del mio dimenarmi
e ai colpito il mio tempo 
passato 
e a farmi dimenticare
dolori e ferita.

 

E mi accorgo
e mi cibo
di te ancora 
presente
più che mai
quando stralci 
di pensiero s'intestardiscono 
nel voler ricondurti alle ore 
che sapevano di dolci battiti.

 

Un altro giorno è andato,
e senza sentirti e vederti
e un martirio per me 
di una sofferenza senza risvolti
ormai dovrei superare e cibarmi
di quel tempo di sorrisi e ricordi... 
e abituarmi alla vita che scorre 
affannata o illusa d'altri gesti.
Ma la sera, 
o al risveglio all'alba, 
il cuore bizzoso reclama 
fulmineo sensazioni 
che solo tu in me hai saputo 
incastonare con abilità 
delle parole sussurrate.

 

Forse ciò che mi manca 
infine non sei tu che sei stata 
sempre ondivaca e inafferrabile,
tra mille ripensamenti 
ma quella felicità che sentivo 
e l'amore che provavo per te
che pensavo dovesse appartenermi ormai
in un periodo dove avevo 
trascurato la voglia di vivere
e d'essere felice, 
solo 
preso
dallo scorrere
inesorabile delle ore 
monotone senza la tua presenza
e qui reclino 
che aspetto il tramonto...

 

Quella penombra
arsa e delusa
mesta di tramonto, 
senza colori per me
magici di raggi
che fanno naturalmente 
brillare oltre l'orizzonte. 
E mi ritrovo così, 
qui accasciato
solo
come prima che, 
pur brevemente, 
apparissi 
sui miei vestiti ancora intrisi di te
nel mio esistere, 
sei inesistente 
e in apparente
e sono nuovamente 
senza voglia d'essere felice,
e di vivere una vita piena
degna di essa 
solo il mio corpo che vive
e sopravvive
nel ricordo di te!

 

 

 

ADDIO AMORE MIO

 

hai Conficcata la tua ossuta mano nel mio petto
dove il mio cuore batte amore per te
ma il tuo rispetto per me
a scavato ferite per me
e il mio animo si ribella 
e fissa i paletti della ragione....
È tempo di fare festa 
di quella festa soffusa
Forza andiamo dove il sole non tramonta mai 
Lascia che io sia lì accanto a te 
Ti terrò testa, 
di quel tuo giudizio arguto
e tagliente dove di me nulla troverai...
lo so sarai la mia rovina 
Fa troppo caldo
la mia testa bolle 
Dammi una mano 
Sto cadendo
dallo stupore
nel sentire le tue misere parole
di inesistente realtà
forse sono solo antichi amori
che ti richiamano a se
e da me voi trovare la tua ancora 
di salvezza
e buttar al macero la mia dignità
Fai che sia indolore
il mio addio coraggioso 
Mi guardo attorno
Dove sei? 
chiudo le mie palpebre
di delusione
mi Stringi il mio cuore
pieno d'amore per te
con le tue fredde dita ...
Risucchia 
Strappi via la mia carne 
Lascia le mie ossa a marcire al sole 
Non ho più occhi per vedere 
Hanno saziato il tuo appetito ...
Barcollo
dallo stupore
e dal dolore
È questo il mio calvario
Lo devo accettare
perchè sono vivo.
Mi vedi sanguinare 
Versi sale sulle mie ferite...
si Fammi urlare perché ho ancora fiato da donare 
Dammi un ultimo bacio
acido avverso
dove la coscienza tace 
Strappa via il mio ultimo fiato
di malinconia per te...
Rantolo 
sono Ricoperto di sangue
sento ancora le tue parole
come spade mi sventrano 
La tua scia mi segue
come un boato avverso. 
Prenditi un ultimo ricordo 
Solo allora saprò che ti ho dato tutto...
Scavo volontariamente la mia tomba
di solitudine di porpora e corallo 
Lasciando unghie come fiori che adornino il mio sepolcro 
Avvolgi il mio corpo 
In un nero drappo 
Fatto di parole e promesse 
Intonando il tuo ultimo canto 
Dammi il tuo addio 
Che sia il più armonioso possibile...
Perché è tempo di dormire 
Non svegliarmi 
Nelle tue parole dimentica il mio nome
il mio cuore batte ancora per te
di un battito antico
che tu non capirai mai 
Perché per tè
era uno tra i tanti
di quei sentimenti svenduti
e sciupati dal tuo non curante 
sapere di certezze avverse e perse
nei labirinti della tua mente.....

 

 

 

L'IDENTITA'
DI
UN VERO AMORE

 

io Sto aspettando te
e mi manchi
con quel tuo mondo
che mi affascina e mi ostinano
a capire
in ogni tua virgola di sasso...
e tanta sofferenza
Non so chi sei, 
e da che mondo vieni
e... 
e... 
che corazza indossi
se di coraggio 
o di paura...

 

ma sento nei tuoi occhi
e nella tua pelle
ce amore
tanto 
amore per me

 

Potresti essere te stessa,
Oppure con un altra faccia.
Con un corpo irriggidito
dal gelo dell'esistenza
Ma ho voglia di analizzarti
affondo
Da una vita 
aspetto e cerco, 
l'equilibrio del mio silenzio
di uno sguardo suadente
incisivo
che si perde nelle avvolgenti
pieghe della tua anima.

 

La pace del mio animo
sono taglienti irreali.
sono forti e sinceri, 
ma tremano
e con lo sguardo appassito
E mi domando:
"Dove è la verità?"
della vita e dell'amore
E qui su questo foglio di carta.
D'argilla e di sangue
Inconsapevole 
e tuttavia lucido, 
con la mente chiara limpida
senza vergogna.

 

Vorrei tutto e niente
in un semplice ti amo.

 

Senza affaticare.
Mi domando
E tu,
chi sei?
Cosa vuoi?
Dal mio animo
forse Niente di quell che mi aspetta.
Il dolore mi invade tutto il corpo
la mente si riscalda,
sudo...
sudo... 
cerco disperatamente 
qualcosa su qui sedere
voglio riposare
voglio silenzio...
silenzio
per analizzare
metabolizzare
le tue mille domande.

 

Ma Le forze mi abbandonano
perchè quelle tue verità taglienti
mi uccidono
e le sento martellanti
sulla mia pelle. 
Mi sento debole e molto fragile
impotente
nei tuoi confronti.

 

Arrivi 
dritta al mio cuore
pieno d'amore per te
e tutto finisce
si ferma
nell'anomalia del tempo.

 

Nelle tue mille domande sofferte
e piene di paura
per il tuo e nostro domani
io trovo il mio mondo
in cui ti trascino
nella forza del pensiero
per salvarti e coccolarti nel mio grembo..

 

Sono rinato, 
sono un altra persona, 
ma con la stessa faccia.
sono felice... 
e ho trovato le risposte
a quelle tue paure
spero! 
Di saziarti
nel mio ti amo
e La speranza 
di renderti parte di me
e annegarti nel mio immenso amore.

 

 

 

L'UOMO SENZA CONFINI
PER AMARE
Ti leggo nei tuoi occhi
come un libro
come un cristallo che riflette
luce
luce 
sei aperta senza confini, 
tu evanescente 
scorri sulla mia pelle
come l’acqua 
di mare che scorre tra le dita
del navigante 
in una giornata di sole,
mi avvolgi coinvolgi
mi sento leggero, 
come i gabbiani che mi annusano
insolente 
e inesorabile
in un tempo tiranno
che passa 
più in fretta dei pensieri
e dei dubbi.
Rincorri la tua vita ogni giorno, 
consumando ricordi,
dolorosi
e presenti sfuggenti
e futuri vaghi 
affidandoti a un treno
in corsa senza riflessione 
che oltrepassa alberi curvi
e orizzonti vaghi 
nelle finestre secche rase
mai aperte 
di una memoria mobile
di vento e di neve.
Ti sfoglio, 
ti scruto
dagli occhi distratti,

 

ti vedo bambina 
in una siepe 
d'idee
con l’odore di terra
bagnata
di sudore e sangue... 
bagnata dal mio amore
nel cuore

 

spicchio di cielo 
uno spicchio di mondo
nei tuoi occhi, 
tu che cerchi dolori
passati 
baci e amori presenti
e aspetti un tramonto
un ultimo raggio di sole
in cui assolarti ….

 

tu che mi imbrogli 
e in grovigli
i pensieri miei
di una cultura libera
senza paletti
di una naturale inclinazione
e ti rende unica sublime
immortale.

 

Ti sento nella pelle,
nel cuore,
e nell'anima
costante e presente 
donna bambina che allunghi le ore 
e confondi 
i miei minuti 
le mie notti
divise dal giorno 
e li sento i tuoi battiti
desideri 
sospesi su una luce
un bagliore d'esistenza 
che filtra insicura
a me
e nel mio amore per te.

 

Ti voglio,
ti voglio 
donna che vivi 
nel buio in stanze
e spazi
che ondeggi
che conosci a memoria, 
cogliendo il mio amore che fiorisce
giorno dopo giorno 
lenta assidua costante
e contando le ombre 
e sui vetri 
disegni la mia immagine
tra le gocce di pioggia.

 

Tu che tocchi sfiori irradi
energia
da lontano il mio corpo, 
la mia anima,
e il mio cuore,
e assapori e consumi, 
accarezzi i miei passi 
lenti e costanti
in un gelido inverno 
che mi avvolge eppoi sfiora
il fuoco rovente dentro di me.

 

E qui c’è una luna 
che non riesce a riempirmi
il tuo vuoto,
una cicatrice 
uno sguarcio
di luce che somiglia ai tuoi occhi
che mi fa più paura.

 

Ti sento, 
come un raggio di sole, 
nel tempo che rincorro
e faccio mio, 
tu filo
che trafili
di sensi e di tatto
fatto di cuore, 
e d'amore per te
emozione che trema e allarga le gambe, 
il silenzio possente che svanisce
nell'aria che tira 
nell’alba 
e nell'aurora
come nebbia di fiume
che porta via la corrente.

 

Sei nell’anima mia 
quando le tenebre 
delineano il sonno,
e i sogni 
negli abbandoni oscuri
che mi trovano solo, 
nel vuoto 
lasciato da te
infinito 
e perverso
dell’amore che ti chiedo.

 

Buonanotte,
donna che toglie il respiro, 
e mi fa battere il cuore a mille
con queste parole riempite di serenità e di gioia, 
in queste sere
notti
che scoloriscono e si impersonano
a tratti, 
io fatto di spine e di rovi, 
riempito di pioggia leggera,
voglio soltanto che tu esista davvero
nell mio amore
e nel mio ti amo.

 

 

 

IL MIO TI AMO
IL TUO TI AMO
DENTRO UN GRUMO D'EMOZIONI

 

In uno spicchio 
di indecisioni
e di mie illusioni 
io trovo la vita
dalle parole erette
riflettute
una virgola d'indecisione
mi strappò un ti amo
dalla voce scandita
avvolgente
dentro un grumo di emozioni
e di mille battiti
dove già sentivo il mio 
e il nostro domani
mentre il suo
ti amo nascosto
dai mille inceppi della vita
sentivo le sue desinenze
che mi entravano dentro
devastavano 
ogni alveolo del mio cuore
e mi davano
presenza
sicurezza
e forza...
in un bacio
pensato riflettuto
in un ondeggiare
tra i miei capelli
e i pensieri notturni
cera la nostra vita
e un amore grande sottile
nobile...
che andava ostinatamente alla meta...

 

 

 

DOVE SEI
FORSE
ACCAREZZI LE NUVOLE

 

e ci sono sere 
tranquille
piatte
in cui fai i con ti con te stesso
in cui non conta chi sei... 
ne dove fossi
quelle notti dove
insonne
in cui le stelle
ti fanno compagnia...
e trovi in loro
l'unica parentela del mondo....

 

e ritrovi guardi
osservi
tra le nuvole
l'orizzonte
e cerchi
un ricordo dimenticato...
o una persona assorta
nel suo amore per te...

 

e ti guardi intorno
la neve scende
in un candore
in un silenzio
sublime

trovi solo voglia di piangere...

 

solo voglia di sognare
e andare oltre
il muro del silenzio
e il rumore
rimbombante dei miei pensieri...
e rifletto
e quel fottuto mondo li fuori
dove ogni 
giorno provi ad alzare la voce 
e diventi superficiale
innocuo
convenzionale
quasi ripetitivo
di una globalità asettica... 
e tu...
riesci per una volta
ad ammirarlo
e distaccartene
dall'alto 
di quella superficialità
asettica
e monotona...

 

e senti il vento accarezzarti
il viso e il cuore... 
e nell'aria 
secca ghiacciata
profumata
senti una canzone
dentro di te
che rincorre note melodiose...
e una mente stupita
neutra 
ma sei felice... 
e non c'è niente di meglio...

 

e senti dentro di te
un fiore
una rosa 
un arcobaleno
che cresce tra i tuoi battiti
e ti da coraggio 
forza di esistere
e resistere
non sei più solo...
a un tratto a un viso 
un volto
delle dolci e candite mani
che ti accarezzano 
l'anima...

 

a un tratto 
si fa carne 
calore
fuoco
in un bacio travolgente
per dirti che lei ce
e vuole dimostrarti come un turbine
l'amore che prova per te
e tu sai che una cosa del genere
che da delle sensazioni
dentro te 
che non le dimenticherai mai più...

 

e rimarrà incisa in te
sulla tua pelle
sulla tua mente
l'odore
il sapore...

 

in quella piccola parte
di vita 
in uno spicchio
di esistenza passata
e presente
e futura 
a sentir vibrare il cuore
l'anima
e la pelle...
e i ricordi di un'adolescenza 
rimarranno solo lontani e vaghi ricordi
sofferti
tra dolori e sudori
di un esistenza bieca...

 

e finalmente sorridi 
con un filo di malinconia
sommerso e soffocato dal tempo
dei ricordi
e dai capelli grigi ormai... 
e non ricordi 
più esattamente 
come ci si sentiva
là dove il forte soffiare 
della tramontana
e del vento
e la neve che scendeva
e ci immergeva in un muro di ghiaccio...

 

e tu oggi
che sei dentro me
e parte di me
sei diventata me stesso
in unico cuore
in unico battito
in un anima gloriosa e colorata
è la cosa più stabile che ci sia
sei tu... 
la cosa più bella
importante
da poter portare
da poter Sentire
dentro
forte 
rigoglioso e giovane
e il tuo amore
eterno
per me...

 

 

 

SCHIAVI
CARO PAESE MIO
IN QUALE INCUBO SEI CADUTO

 

in questo campanile di ghiaccio
in arse parole scivolano
appicco nella valle
degl'inferi 
ominicchi che non riconoscono se stessi
la storia di chi è gitano di natura
di una terra ingrata e dura
dove le carovane di noi stessi
in scarni fagotti
fuggiti nelle viuzze fangose
verso mondi e società altruistiche 
accogliente verso di noi
in cui ci a dato vita dignità
e affermazione verso una società
dell'esistere di essere uomini..

 

si
si
io mi apparto 
dalle palpebre abbassate
e il cuore tumultuoso
dalla delusione della mia gente
di menti e coscienze
guastati
dal benessere...
materiale
dove il cuore e la coscienza si e fermata
e da questo campanile di ghiaccio
mi rivolgo a te
mio cielo
stellato dove ai registrato storie
e vite di benessere
e dolori 
e rammentargli il dovere di essere uomini

 

cielo
mio compagno
che sai i miei battiti 
e testimone della storia
e delle vite di questa gente
rammentagli e riportali all'origine
e fargli risentire vivere un attimo
del loro passato
per riattaccargli un cuore
e una coscienza
in cui si rendano conto
il dovere di essere uomini umili
e avere i stessi diritti
di esistere 
di vivere
in un mondo dignitoso
senza confini
geografici
religiosi
politici
e etnici...
ma solo la dignità di essere uomini...
e non costruire muri
steccati
per paura
del nuovo del diverso
dove tutto benessere po portare
e migliorare le coscienze 
di questi guerrieri
asettici
chiusi nei loro alveari
di latta...

 

 

 

IL MIO PENSIERO
E NEI TUOI OCCHI

 

Ho guardato nei tuoi occhi
e ho pensato 
che il valore del nostro legame 
sia stimato
dalla presenza
e dall'intensità 
dei nostri cuori
di come viene vissuto,
e come riuscirà a coinvolgerci...

 

e non di come appare,
e tutto dentro 
il calore di un abbraccio, 
dalla dolcezza
del nostro cuore
e di un bacio, 
dal fervore,
dall'idillio 
di una dolce carezza, 
dall'odissea 
dal calore di una passione 
che si trasforma 
e si trasforma 
in un emozione 
sentimentale, 
amorosa
erotica, 
e piena di intensità, 
lucentezza, 
desiderio
dentro noi stessi.

 

Amarci è trasgressione,
e follia 
significa andare oltre 
ogni dubbio, 
oltre la ragione
l'irrazionale, 
irragionevole, 
contorto,
pensiero di noi stessi...

 

acquisendo una certezza 
del contatto
di un attimo
che solo la pelle può dire,
dallo sgusciarsi 
del brivido, 
dal profumo, 
dal colore delle zone più erogene, 
prendendo tutto, 
facendo di tutto, 
essendo di tutto, 
e presi dall'istinto
dell'animale
che e in noi
e presi dai nostri istinti carnali, 
alla scoperta di Noi
e del nostro amore.

 

Amplessi diversi,
e tumultuosi 
sinonimi della nostra 
perversione amorosa che 
girandoci e rigirandoci, 
dentro i nostri penetranti sguardi
è una cosa irripetibile, 
unicamente nostra
quel ti amo stretto 
fra i denti.

 

 

 

L'AMORE E LA POVERTA'

 

Era un incontro
essenziale povero
umile
con persone semplici vere
che avevano solo voglia 
di guardarsi negli occhi.

 

Lei studiava e si perdeva 
nella sua immaginazione
e nelle labirintiche nozione
messe li come ricordi di un era che va
e alla finestra della sua casa,
guardava la strada giù 
e alle macchine che scivolavano
e sgusciavano indifferenti
e lei
mentre il suo cuore irrequieto
si dimenava
guarda continuamente
le lancette del suo orologio 
e i rintocchi delle ore
pensando a suo amore.

 

Tutti quelli che la vedevano
e passavano di li
la fissavano
rimanevano attratti 
dalla nuova bellezza 
dal suo nuovo cantore
del suo viso
dei suoi capelli, 
neri, 
lunghi, 
luccicanti
era un amore contagioso.

 

Lui andava, 
ogni giorno, 
a lavorare 
come una rutin
e si sedeva 
sotto l'ombra di un albero 
per aspettare la sera. 
Stringeva tra i denti
tante parole e pensieri
da trasmetterli a lei,
pensava
e ripensava 
che non aveva tanti soldi
per farle vivere una vita da regina
per comprare una reggia
ma tanti sogni e progetti per lei.

 

Si avvicinava il giorno 
del loro anniversario di matrimonio
e lei non smetteva 
di chiedersi che cosa avrebbe
potuto regalare al suo amore. 
E con quali averi? 
Le venne un'idea. 
Mentre lei pensava, 
ebbe un brivido,
una vibrazione
non sapeva bene cosa 
ma l'idea
la riempì di gioia:

 

avrebbe venduto i suoi capelli 
per comperare un simbolo un sogno
per coronare il suo amore per lui. 
Già immaginava il suo amore
nella piazza,
mentre attraversava
fiero orgoglioso di lei
abbracciato con lui
dando lunghi sguardi
suadenti all'orizzonte 
e già sentiva
gli aromi che emanava nell'aria
e che avrebbero inciso e pervasa anche lei , 
la sua solennità e il suo prestigio del suo amore
era visto
immaginato
sognato
era di un vero 
poeta e sognatore.
Vendendo i suoi capelli ottenne 
solo alcune monete
ma tanta gioia
e tanto amore per lui, 
però scelse con attenzione 
il simbolo. 
Alla sera, 
ritornò il suo amore, 
arrivò cantando
cantando da lei.

 

Portava nelle sue mani 
una rosa rossa
e un piccolo pacchetto, 
con il suo vessillo d'amore per il suo amore ,
li aveva acquistati 
mentre pensava assorto a lei. 
L'amore è puro e unico dono
che li legava l'un l'altro, 
e la pura gioia 
rigonfia d'amore 
e di pensare all'altro, 
di togliersi dal centro 
della propria vita per lasciare 
all'altro lo spazio d'onore.

 

 

 

TRADIMENTO
E
DELUSIONI
A poche ore dalla fine
delle tue torrenziali parole 
ancora non mi rendo conto,
dei dolore e delle ferite 
che mi ai lasciato
ho versato lacrime amare e tristi
per te
ma è la rabbia 
la delusione
soprattutto a farmi male,
a corrodermi dentro
la rabbia mi degenera...
mi appanna la vista
e non mi fa ragionare
dal tuo scarso coraggio,
di opporti
di tirare fuori il tuo mondo
la tua cultura
la tua diversità dalla massa
bacchettona e perbenista
di un pensiero superficiale
e convenzionale
dalla maschera
dalle tue bugie.
Ho trovato un altra persona
che mi rifiuto 
di voler conoscere
ma ti amo
al disopra di tutto
Per la seconda volta 
mi ritrovo a combattere con te,
e a difendermi dalle tue idee confuse
e per la seconda volta hai vinto la mia rabbia
di volerti colta intelligente
e inafferrabile dalla massa.

 

Frammenti di cuore
del tuo cuore
sono sparsi dentro di me,
sento i tuoi battiti tumultuosi
volteggiano nella mia mente rumorosa
e nella mia anima maltrattata
dal tuo modo incosciente e confusa
di svolgere la tua vita.

 

E quel modo incosciente
di appartenere a idee
e culture non tue
lo so ti sei fatto travolgere da quel turbine
di idee confuse che non ti appartengono
ma ormai ti sconvolgono
ma guarda dentro di te
ascolta il tuo cuore
lui ti guiderà in un amore eterno

 

SCHIAVI
LA FERITA NEL CUORE

 

guardo
guardo
con le lacrime agli occhi
e il cuore che sussulta
in un passato che desta
tanti ricordi
di vita tortuosa
e un presente
deludente
dove tuona 
tuona
il vocio
di chi si accapiglia
per il perbenismo
e un falso benessere
in un deserto
di personalità
e una comunità chiusa in un riccio
di parole vecchie astratte
staccate dal mondo che va
e da una città che li circonda
non riconoscono
la loro ombra
la loro stessa vita
forse è solo l'adolescenza
che ritorna in loro
di paure
e avversità
in cui hanno staccato
il loro essere da un mondo presente....
chiedo a te
campanile di sempre
carico di storia 
e solitudine
dove a un metro dal cielo
da un eternità sorvegli questa valle
impervia e rupe
e hai visto battere venti,
maestrali
e nevicate immense su di te
perdona
perdona
non sanno cosa dicono
non sanno cosa fanno
si fanno profonde ferite
su di loro
pur di essere orgogliosi 
nei loro atteggiarsi
di un riccio
d'ignoranza che non schiude...
silenzio
silenzio
ridatemi
il mio deserto di sempre
la mia solitudine
millenaria
e correte dentro il vostro baccano
lontano da me
come sempre avete fatto...

 

 

 

CERCO IL SENSO 
NELL'ADDIO DEL VENTO

 

C'è vento
che spazza via
i dissapori
incompresi 
di oscurità
di tragedia
di burrasca...
di appigli insignificanti
mai soffermati...
mai riflettuti...
questa notte
insonne
sul mare
dell'amore...
sarà 
sarà...
il crepuscolo 
dei tempi che verranno
o semplicemente quello
ho il riassunto 
dei tempi che furono?
So soltanto che l'aria 
è gelida 
fredda
asettica
questa notte
e che troppi pensieri 
contribuiscono 
a raffreddarmi...
il sofferente... 
cuore.
di un amore
forse era...
ho mai stata...
nulla mostra
nulla toglie...
inanimato se ne sta...
passiva
nella sua confusione di sempre....
recita inutili parole
di carta....

 

 

 

NON VOGLIO AVERE 
NULLA DI TERRENO

 

Non ho molto
per alcuni nulla...
per alcuni tutto...
ma vorrei che fosse 
tuo 
perché 
è tutto quel che ho
il mio cuore...
la mia anima...
il mio sapere...
la mia cultura...
che mi fa essere 
quello che sono.... 
Scambiamoci l'anima 
in sogno, 
così saprai che non mento.

 

 

 

TU SEI COME
FOGLIE AL VENTO

 

Come foglie al vento
ti giri ti rivolti mi sfiori
mi accarezzi
mi parli
con parole delicate
dolci
mi accarezzi l'anima...

 

mentre i miei pensieri 
spaziano nell’universo,
con mille domande
raggiungono mete sconosciute
si depositano ovunque.
E profumano di te
e del mio amore per te

 

Quelli tristi e dolorosi
cadono al suolo,
quelli gioiosi volano leggeri
e si disperdono nel cielo.
E hanno il tuo volto
I tuoi lineamenti
e mi guardano mi scrutano
con I tuoi stessi occhi...

 

e anche io
Li guardo,
li fisso
mi sembra di riconoscerli,
forse mi appartengono
o forse no...
mi sfuggono
sono inpietriti
senza emozione
e pieni d'inbarazzo

 

Li lascio tutti liberi di volare
perchè la mia mente
possa finalmente fare il vuoto
e dare spazio a nuovi sogni 
e nuove speranze!

 

Sento il muro di ghiaccio
che dista tra noi
da troppo tempo ormai
e le mie mille domande
senza risposte...
che rimbobano la mia mente
e fanno saguinare il mio cuore...

 

forse non sai amare
forse non voi amare
ho forse troppo ghiaccio
risiede nel tuo cuore
per scioglierti
e neutralizzarti 
con il mio amore

 

ho forse non sai cosè l'amore?
e come ci si sente da innammorati?
E non lo riconosci tutto ciò?
E con il tuo modo
di esserci e non esserci
coivolta non coivolta
dal rapporto
dai mille spazzi
di mille vuoti in te
commercializzi e sciupi
I miei sentimenti
come un mecenate
tirata via dalla corrente
di una sete materiale del momento...

 

troppe ferite
troppo sangue
sgorga dal mio cuore
di un amore vano
non valutato
non apprezzato
e qui ormai mi lascio
trascinare e custodire 
dalla corrente
e dalla tramontana della mia vita
in cui ho sempre trovato me stesso
da mille anni ormai...

 

 

 

AMORE MIO
AI SCAVATO LA MIA ANIMA
C'è nebbia, 
tra noi
non ci si vede a pochi metri,
il tepore dei nostri corpi
riscalda l'atmosfera
ma ce silenzio, 
non so perché, 
non riusciamo a parlare, 
siamo immobili ad osservarci e a osservare 
le piste...
le strade... 
le indicazioni
dell'aeroporto della vita 
attraverso la grande 
vetrata della vita e dei sogni
fianco a fianco 
le nostre ali di piuma vibrano
pronte all'imbarco, 
sembra nonostante tutto
che il nostro aereo
ci aspetta inpaziente 
e parte lo stesso.

 

Io provo a distrarmi,
a distrarti 
provo a pensare ad altro, 
e fisso I tuoi occhi profondi
ma non è per la paura
ma ti sento vibrare
insicura 
tremante
forse non ti fidi di me 
e vedi questo volo nella nebbia,
dell'insicurezza e dell'incertezza
verso un labirinto di un uomo
che per te non da
forse provi anche paura... 
però cerco di allontanare il pensiero, 
e mi convinco e mi persuado
ma non posso fare a meno 
di ripetere senza sosta 
le tue ultime vibranti e dubbiose
parole per telefono, 
spero che il mio cellulare 
cominci a vibrare 
per un tuo ripensamento, 
un messaggio di speranza.

 

E penso...
La prima tua immagine, 
le tue prime espressioni
I troi occhi penetranti
interrogativi
dimmi convincimi
quale è la prima cosa 
che ti viene in mente
di me 
e io capirò chi sei, 
cosa sei per me, 
cosa sono io per te: 
una tua foto, 
quella che mi hai fatto vedere
di te 
studiata analizzata
seria, 
un po' di profilo, 
i capelli al vento 
lisci, 
e lucenti, 
e i tuoi occhi, 
di quella sera ,
che illuminavano il mio cuore
e tutta la valle 
e poi il tuo seno, 
e I tuoi battiti
a pochi centimetri da me, 
il tuo volto nascosto 
inbarazzato
dai capelli, 
i tuoi sospiri...

 

immaggino spesso
come saresti
come ti moveresti
mentre saresti su di me 
e come ti muoveresti, 
veloce...
profonda... 
lenta... 
dai tanti sospiri... 
dai tanti sussulti... 
ma ora tremi, 
perfavore
dimmi qualcosa, 
amore mio, 
chiudi gli occhi, 
e riaprili, 
solo nel mezzo dell'estasi
e perchè
mi osservi attraverso i capelli, 
sono dentro di te, 
e nel tuo cuore
ti sfioro i capezzoli,
e sento l'anima
che mi appartiene 
e la stringo fra le mie dita, 
sai che mi piace, 
ci sei, 
sei mia
sei parte di me
sei dentro le mie vene
sai che basta solo un piccolo movimento, 
che attendi, 
inarchi la schiena,
come una libellula 
ti lasci la testa 
ti fai guidare
ti lasci cadere all'idietro,
ti affidi copletamente a me 
guardi in alto, 
ce l'arcobaleno
il nostro arcobaleno
tremi...
tremi...
ed allo stesso modo 
il tuo seno... 
che sfioro 
che accarezzo
per l'ultima volta.

 

e nel mentre
Penso in maniera confusa, 
perchè tu mi fai confondere
penso sempre in maniera confusa,
in tua presenza
mentre I tuoi occhi mi fissano 
sarà anche per questo
che la mia mano trema 
e non riesco a scrivere 
in modo chiaro.

 

ma qualcuno mi ha detto
che la scrittura serve proprio a questo, 
a mettere ordine I pensieri, 
io ho il sospetto di scrivere 
per vivere e rivivere
e farti vivere per sempre
nel mio cuore 
e nella mia anima.

 

 

 

HAI SCAVATO TROPPE ROCCE PER ESSERE AMATA

 

ti
aggiri 
nervosamente,
dentro di me 
e mi ripeti
come se fossi il tuo compagno 
di sempre
che preferisce non partire, 
stare immobile
isolata 
nella gabbia delle tue idee
non te ne frega niente di tornare
a me 
a casa tua,
dove il mio cuore zappilla ancora 
preferisce mille 
volte rimanere lì nel tuo agolo
per un'altra notte
per un altra vita 
piuttosto che mettere a nudo il tuo coraggio
e decidere di vivere dentro di me.

 

L'ultimo incidente
lultimo scorcio
di vita
è solo di pochi giorni fa,
e vive fresco vivente dentro te 
e tutti parlano eccitati,
veloci... 
ma da te e te
fissi I lineamenti
della tua alcova
provi a vincere il tempo
e il chiasso
che rimbobba nella tua mente
e il cuore che trema
dentro te
e delle parole,
nell'aria
provano ad essere divertenti,
ma per te 
ridono facendo solo rumore.

 

È tutta colpa
delle stratificazioni,
dei labirinti secolari 
che si sono accumulati, 
dentro te
coprono tutti gli spazi,
gli alveoli 
ti levano l'aria, 
oscurano la luce, 
e non ti lasciano 
via di scampo...
per reagire
e riniziare a vivere

 

vedi
senti
Nei rapporti a due 
dove niente va perso, 
tutto rimane,
inciso 
e si stratifica,
si consolita 
in un forsennato ritmo
di normalita
di dolori
e ferite
di un passato che ritorna
nella tua mente 
fino al punto in cui lo spazio 
ti manca, 
ogni nostra espressione, 
ogni tua altra parola
e vana.

 

Vorrei 
vorrei...
parlarvi 
della mia labirintica storia
d'esistenza vissuta 
una volta dopo l'altra, 
con piacere, 
e amarezza
finché non sento
palpitare 
poco a poco l'emozione
dentro me
e I battiti 
dentro il mio cuore
si fanno sempre 
meno sereni.

 

Vorrei parlarvi del fatto 
che tutto quello che accade 
nella storia di un uomo 
ed una donna si stratifica,
nella consetudine dell'oblio 
però esistono stratificazioni 
positive
e stratificazioni negative,
fatte di dolori e ferite 
e che in ogni caso
anche non volendo 
non bisognerebbe mai 
ridire
le stesse parole, 
mai ripetere
gli stessi gesti.

 

Detto questo all'improvviso 
mi perdo, 
penso...
penso... 
di nuovo a te,
al tuo viso
che pur rappresenta la gioia
e l'amore per me
ma I tuoi linamenti 
e I tuoi gesti 
mi riporta nel labirinto
della mia tragedia
che ancora riaffiora in me 
mi chiedo dove sia l'inganno, 
e la condanna per me...
dove sia il mio errore...
che mi fa vivere 
e pensare
alla mia guerra d'esistenza
che mi perseguita.

 

La mia mente
annuncia la mia esistenza, 
in questa terra
e in questa società
faccio in modo da essere l'ultima,
per dare un ultimo sguardo
a questo sguarcio di natura
dentro di me sento fremere 
spero ancora che lui mi chiami.

 

E poi ancora quell'immagine,
fissa stratificata 
e la prima che mi viene in mente, 
perchè e parte di me
così capirò chi sei, 
capirò chi sono io: 
dove voglio andare
e che voglio farne di questa vita
consumata
però ti vedo camminare, 
dall'alto, 
a braccia aperte
verso di me
sono ad una finestra, 
tu sei per strada,
e giravaghi
e non sai 
se stai andando via,
ho no 
sei piccolo, 
pieno di amore,
per me
e mi guardi 
mi fissi 
e cammini e fai fatica 
a mantenere la direzione, 
oscilli, 
perché io sono il tuo mondo 
e ti suggerisco
il modo e il senso per affrontare la vita..

 

poi siamo fermi immobili
in auto, 
al lato della strada, 
panoramica e fiorita
tu mi osservi 
mi penetri con il tuo sguardo
nel labirinto dell'anima
e fai fatica 
e nascondi la prima lacrima, 
la nostra prima lacrima 
mi chiedi 
perché...
perchè..
non sei libero 
di amarti, 
tu stai ancora 
con il tuo labirinto ed io 
ti ho appena detto 
che tu sei lunica
e la più importante per me.

 

Ricordo il tuo sguardo,
profondo
incisivo 
il tuo profilo 
della tua bocca
come una rosa
innaturale, 
disegnato sulle parole 
che riesci a novellare
e a buttare fuori, 
di getto,
come un secchio
come una spada 
me le urli contro, 
poi ti stringi 
ti incolli a me, 
e mi dici 
che tra le mie braccia
e il mio cuore 
ti senti bene
perchè mi ami.

 

 

 

PUNTI DI SOSPENSIONE
DI UN ANIMA SPEZZATA

 

La paura 
di approfondire
e di aprire il tuo cuore
spesso è tanta,
abbassi il tuo sguardo
con occhi arrossati 
e lacrimanti e vai...

 

la paura 
di non poter mantenere le promesse
e di non poter più tornare indietro, 
di affezionarsi 
di amare
troppo una persona, 
come ineffetti è
e di dipendere da lei, 
di dover un giorno trovarsi 
soli a viso scoperto 
nuda
davanti all'inevitabile
e percorso naturale
di una persona innammorata
in cui sei.

 

La paura di aprire il cuore, 
di essere fragili 
o di essere anche troppo forti 
accantonando 
per un attimo
un attimo...
e sognare
sognare...
quella paura di ricatto
che è presente
ed è sempre più... 
pesante nella tua testa
non ci sia... 
spazio..
e sia svanito nel nulla
e sei veramente liberà...
e quelle piccole debolezze
fatti di battiti
irreprensibili
che rendono 
il tutto più vulnerabile 
e umano
affermando 
però la natura più vera 
dell'essere umano
e quella di amare.

 

La paura di diventare santi 
angeli
come anche 
quella di trasformarsi in mostri 
incapaci di condividere l'amore, 
anche solo un gesto d'affetto.

 

La paura di ridiventare amorevoli
e scoprire di essere quello che in realtà 
sei sempre stata dentro te
e mostrare quello che senti
e quello che hai sempre ammirato 
negli altri.

 

Crescendo la consapevolezza 
l'autostima 
di poter vivere
e amare
e ridarti un altra possibbilità
ho l'unica di un vero amore
si sgretola 
al sol pensiero di lui,
ci si annebbia 
nel più sfrenato labirintico pensiero,
di una cruta realta che riaffiora in te
e la senti ancora sulla pelle 
e pensi che anche per te
il decorso delle cose può cambiare
e nulla è portato a durare per sempre.

 

La paura di regredire 
e appiattirsi
ad uno stato 
di ermetismo teso 
all' autoconservazione, 
e la paura
ti invada
e non ti faccia vivere 
e di non essere più in grado, 
un giorno, 
di poter dire 
"ti amo"...

 

guardami... 
guardami...
profondamente 
nei miei
occhi, 
lacrimandi
pieni d'emozioni 
e di amore per te
oppure rivolgiti 
a te stessa...
non essendo
pronta 
e abbastanza forte
e consapevole 
dell'apatia
di una realtà 
che ti rende ancora troppo
prigioniera 
in un mondo
passato 
che ruota ancora intorno a te
e il presente e troppo veloce e di fretta
per capire l'essenza
e goderti una nuova vita
e finalmemente
riamare chi ti ama
e ti aspetta li
con il cuore infranto.

 

Si lo so
anche la paura 
e consapevolezza... 
la paura di esistere... 
di essere...
di un esistenza troppo vicina... 
e viva dentro te
di capire troppo
o non abbastanza, 
e come ritrovarsi a piedi nudi
in spiaggia 
e di non riconoscere la bellezza 
di ogni singolo granello 
e di ogni nota dell’anima
e di ogni battito 
del tuo cuore.

 

La paura 
di essere soli
e di guardarsi
in un giorno maturo
negli occhi 
e scoprire 
che è stata tutta una finzione, 
che tutto ciò che di più bello 
e commovente, 
era frutto di uno stereotipo
come per troppe volta
l'esistenza si è accanita
contro te.

 

Di aver mangiato
goduto 
quel tuo frutto troppo a lungo, 
di avere controllato e riflettuto tutto 
nei minimi dettagli...
per cosa? 
Per poi
ricominciare, 
il solito circolo vizioso 
dove le esperienze
l'esistenza
si ripetono... 
in un ciclo di stagionata vita
in un ciclo che porta inevitabilmente
all’esasperazione 
e anche i nervi più sani, 
più stagionati
in un travaglio
tortuoso esistenziale 
che ti impedisce di accettare 
i sentimenti in uno stato 
di totale genuinità.

 

La paura 
di essere delusa e presente
e di aggrapparsi 
eccessivamente alle cose, 
ti da la sensazione di un solo attimo, 
e della piccolezza dell'animo umano
la paura... 
di non aggrapparsi 
abbastanza...
ho di non essere abbastanza forti...
e lasciando forse troppa 
libertà 
di quanto in realtà 
ne serva solo un attimo.

 

La paura 
che qualcosa ti sfugga
e di non saper dosare
di non saper gustare abbastanza 
bene 
in quantità giuste 
per un vivere 
adeguatamente nella situazione
attuale... 
e passata... 
di vivere il presente,

 

di non saperlo vivere?

 

E sapremo 
un domani reggerci 
con le nostre gambe? 
E quando la sensazione
di calore
d'amore 
determinerà 
un solo l’abbraccio...
un bacio...
e non viceversa?

 

La paura di non saper amare... 
adequatamente come tu voi
o di saper amare nel più totale 
dei modi, 
di riconoscersi negli altri, 
che siamo unici
e siamo una coppia 
di appartenenza reciproca.
Che I nostri cuori si uniscano
in un amore eterno

 

La paura 
di aver reciso i fili d’oro 
dell’infanzia. 
Con voglia di vivere
e carichi di sogni e speranze
La paura di un’ ingenuità 
a volte eccessiva 
o di una diffidenza 
altrettanto esagerata, 
ha compromesso
il concretizzatasi naturale...
e invece 
il più delle volte 
in paranoia ossessiva. 
Di essere presi 
ed abbandonati, 
ho di abbandonare. 
E poi c'è lei... 
la paura 
di vedere con altri occhi 
cosa siamo diventati 
con tutte queste paure.

 

 

 

NON E VUOTO
MA AMORE

 

non sentire il vuoto
dentro di te
ma dai libero sfoco e senso
al tuo cuore... 
non aver paura
di darmi amore
solo perche voi proteggere 
il mio domani

 

Quel tipo di vuoto
che tu senti dentro
e ti perseguta il cuore e la mente
che occupa il tuo quotidiano
e solo amore
per me 
che solo abbandonando 
il dolore del passato
poi vivere l'amore per me
del presente...

 

sembra 
che ancora trovi troppe mura
dei dolori del passato
per riuscire a colmare
il piacere del presente...

 

Ma io non mi arrendo.
E con il mio immenso
amore
che lo amalgherò
con quintali e quintali
di dolcezze e carezze e baci
che ti sprofonderai
nei miei abbracci
in cui 
Spezzerò le tue catene
e scioglierò in tuo cuore nel mio
e tutti I fardelli 
che ti tengono prigioniera
e il freddo dell'abisso
sarà solo un lontano ricordo...
e li metterai in bacheca
come fardelli passati d'esistenza

 

E sarà 
solo allora che lascerai 
in quell'oscurità le spoglie 
della schiava
repressa che c'è in te
e quel ricatto di vita
che vige e sopporti
come una clava
sul tuo capo
sarà un lontano ricordo
e assaporerai
la vera 
unica
liberta.
E io saro li in un unico corpo con te
e ti proteggerò
per il resto dell'eternità.

 

 

 

LA LAVA VETRI
TIMIDA

 

l'auto che sprona la vita
che ondeggia nel vento
come una spada
taglia l'aria di ghiaccio
e ci richiama alla vita
in un pomeriggio di noia
e rutin di un essere nullo vuoto
un essere in punta di piedi 
mi richiama alla vita
avvicinandosi con grazia
ondeggiante
in una strana gentilezza
avvolta da una timidezza
da un sorriso impacciato
che taglia il viso
e lo rende affascinante
e brillava...brillava...
nascondeva segreti e sofferenze
e con sguardo profondo
voleva entrare nel mio essere
per dirmi come ti chiami
ma la timidezza...
e il sorriso trattenuto
e mano mano che io mi allontanavo
si spegneva sempre più...
ma quel sorriso
fiorito
che ha inciso la mia mente
e lo porterò nel mio cuore
ci sarà domani
ad attendermi in quel marciapiede
di ghiaccio
a chiedermi ancora aiuto...

 

 

 

SE CI SEI MI FAI MALE
SE NON CI SEI E PEGGIO

 

Che dolore
mi sento
al petto
corrode in mio cuore
è un dolore che cerco di contenere 
ma a volte mi sfugge 
e mi pervade
e mi distrugge
sento di morire
ache I miei occhi
lanciano I suoi segni
di pianti torrenziali.

 

Un dolore 
idescrivibile
inafferrabile
che colpisce il cuore, 
l'anima 
e giunge fin sopra agli occhi...

 

Arreca lacrime 
lacrime
di veleno
e di rabbia 
che invane 
non curanti
e crollano 
fino a scomparire
nel tuo viso;

 

Il tuo pensiero 
persiste
si annida
è perfido, 
malvagio, 
quasi spietato
di ondeeggiare tra I miei sentimenti.
Mi graffia 
l'anima
e affiora nei miei sorrisi, 
mi morde 
mi scava
i miei pensieri, 
mi calcia il cuore...

 

Fa male,
fa male,
non resisto 
sento a pezzi 
a brandelli
il mio corpo 
si scompone
e si ricompone 
per cercare di ritornare 
allo stato primordiale
e normale.

 

Fa male, 
fa male,
soffro
soffro
anche gli occhi 
ne danno annuncio
che sopportano 
le mie lunghe frustrazioni e delusioni;
però ostinatamente
mi ripeto
tra me e me
sono forte, 
tento di reagire 
in ogni momento 
e dimostrare che valgo
un po di dignita ancora.

 

Ma il mio cuore non sente ragione
e solo amore per te...

 

Adesso sto meglio,
chiudo gli occhi 
almeno nei sogni
ci sei tu...
e in mio cuore
si acquieta...
domani chissà,
un altro sogno
un altro arcobaleno
un altra stella cadende 
per ora lotto 
e lotto ancora
per vivermi l'Anima
in sazietà d'amare.

 

Se ci sei, 
maledetto pensiero,
di te
e del tuo amore 
fai male...
ma Se non ci sei, 
però, 
è peggio...
perchè vuol dire
che taci
silente 
che stai aspettando 
il momento opportuno 
per distruggermi.

 

Non voglio questo, 
voglio solo mandar via le lacrime
riempire il mio cuore
del tuo amore 
e dar il benvenuto agli infiniti sorrisi;
e alle interminabili primavere
molto non pretendo dopotutto, 
è ciò che ognuno desidera 
per essere felice
perennemente insieme a te
e io combatto caparbiamente
ed io lo pretendo.

 

Sono abbastanza forte 
coraggioso
da superare ancora, 
I tuoi mille labirinti di pensiero
ma ci sono momenti 
che mi sfuggi
ti distogli da me
il tuo gelo
mi perseguita
e mi getta in piena agonia...

 

Ci sono momenti 
in cui la Vita 
e I nostri momenti
di aureola
mi passano 
davanti e non ho la grinta 
la voglia
la volonta
di afferrarmi al vento.

 

Per la tua assenza
il tuo vuoto
dimostratami...

 

Ma sono forte ed anche 
se a volte crollo 
sono sempre pronto a rialzarmi
per te
e difendere il nostro amore.

 

E adesso domani
all'infinito
scalerò 
un'altra volta 
e mille volte
ancora 
la montagna 
le montagne
del dolore,
e vincerò, 
me lo assicuro,
te lo assicuro 
la forza 
la grinta
l'amore
per te 
la troverò 
ancora forza 
avrò sempre
per te...
Mi assicuro 
ti assicuro
che la sconfitta
non fa parte di me
e la rassegnazione 
non si degnerà di esistere.

 

 

 

AMORE NON TI RICONOSCO

 

quando la realtà 
ti taglia le vene
e gli occhi si appannano
e trovano l'oscurità
e ragione perversa
tra mille rivoli
e labirinti
senza fine
e il cuore zampilla
si agita 
ti chiede aiuto
e l'amore che provo
per te
mi fa piangere 
lacrime di sangue
e lo sento 
che è l'unica 
cosa... 
di unico...
d'importante... 
della mia vita
altro.. 
è deserto
e steppa...
ma non mi resta che piangere...
piangere......
piangere...

 

 

 

ANCORA TI SENTO 
SULLA MIA PELLE

 

Non so 
non so...
come iniziare 
questo cammino di latta
che mi perseguita il cuore
e mi graffia la mente.

 

Ho sentito
ho sentito... 
tante tue bugie,
troppe bugie 
che ti mascheravano
da una cruda vita
tante illusioni 
mi hai fatto affrontare, 
tante delusioni 
e tanta tristezza 
ho dovuto sopportare
e sbatterci contro
un muro di omertà...

 

Penso 
penso
che ne sia valsa la pena 
perché mi ha aiutato 
a crescere e reagire...
a capire 
e a capirti

 

E lo ammetto che molto spesso 
piangevo 
piangevo
e volevo chiudermi 
in casa e restar lì, 
solo, 
in solitudine
finché non fosse passato
quel senso di viscido 
e di menzogna
che mi scivolava sulla pelle.

 

Ma poi ho capito
purtroppo
che non passano 
così le brutte situazioni, 
le brutte sensazioni
che ti corrodono
dentro il cuore e l'anima
devi 
devi...
metterci tu del tuo,
e non cercare di evadere
o peggio chiedermi
di cambiare 
per far cambiare qualcosa
qualche circostanza
per rafforzare la tua ragione di esistere.

 

Non ho mai creduto 
di esser forte 
ostinato
nonostante il coraggio lo uscissi 
per emozione
di un sentimento antico
in queste situazioni
e in queste circostanze.

 

Ero obbligato 
dal mio cuore
dalla mia anima
a superar tutto 
e non nascondo di aver urlato 
dolore inaspettato... 
E ancora 
ancora...
mi corrode
le offese 
e le bugie 
mascherate da consigli avvezzi
da scoperte tortuose 
mi feriscono 
il cuore
graffiandomi 
corrodendomi
l'anima 
ormai piena 
di cerotti.

 

Una volta 
che mi pervadono e mi colpiscono 
l'Anima 
il cuore
non c'è più niente da fare, 
piango... 
grido... 
soffro... 
batto i pugni 
contro il muro
il tuo muro di latta 
e non mi resta altro che scrivere
e meditare.

 

Il problema è che penso troppo
e tollero troppo
di quel sentimento antico
serio 
onesto
e sincero 
a cose che non dovrei. 
Ho sempre dato il massimo 
per te 
per tutto il resto
della tua esistenza 
che magari non dovrebbe
non dovrebbe...
neanche lontanamente
interessarmi, 
e coinvolgermi
ed invece io me ne interesso
e ne divento parte attiva
per farti reagire.

 

Cerco sempre il tuo sorriso, 
perché so quanto le lacrime 
siano pesanti da sostenere
e da sopportare 
Oramai ogni ostacolo mi sembra 
più alto e insormontabile
ma tra me e me 
mi ripeto 
salterò ancora di più
e più in alto, 
forse non ci riuscirò 
al primo colpo... 
neanche al secondo... 
ma continuerò 
fin quando non lo avrò superato.

 

Con la paura 
e il coraggio
ed il terrore 
affronto 
ogni nuovo periodo
e ogni nuovo ostacolo, 
ma con la forza 
di non voler mai mollare
per quel tuo sentimento antico...
Penso 
penso
di poter 
voler
superare 
ostacoli 
e situazioni 
che in passato mi hanno già toccato 
anche se continuerò a soffrire 
saprò come comportarmi
e mi faranno rivivere
momenti 
istanti 
passati
Ed il mio coraggio 
e la mia ostinazione
fa a botte 
con le lacrime, 
e non riescono 
a convivere tra Loro..

 

Niente 
di te
mi lascia impassibile 
o indifferente,
tutto mi crea emozione
e vita 
ma tutto riuscirò a superare, 
versando di nascosto una lacrima
amare 
e di ghiaccio
di qualcosa di unico...

 

Ma c'è qualcosa che non riesco 
mai a superare ...
è il sentir dire 
che sono solo un amico
come tanti
che passano nella tua vita 
e a sentirmi uno sfigato, 
di non aver capito
che non merito niente...
nulla 
mi lasci sconfitto 
sul campo di battaglia.

 

Non posso 
non posso
riuscir a non piangere 
e superarlo, 
mi colpisce il cuore, 
l'Anima 
che me l'hai già distrutta.

 

Il mio coraggio ci prova, 
la mia forza cerca di sostenermi 
ma il dolore è più forte di tutto...
tu non sai che dice, 
ma non sai il dolore che causa;
Sarò forte, 
resistente 
ma non imbattibile.. 
Quelle parole mi rimangono 
nella memoria,
mi corrodono dentro
le ho sentite sulla mia pelle, 
so quanto dolore mi hai creato,
e rimarranno per sempre indelebili
incise sul mio cuore 
e l'anima.

 

 

 

LA VERITA'
DI UN VOLTO DI CARTONE

 

parole su parole
critiche su critiche
giudizi su giudizi
di un terreno non tuo
di un privato
non concessoti
blindato
invidiato immagginato
sognato
nelle tue notti gelide e vuote
di una costruzione
di un tuo metro
di valutazione
di un tuo passato che ritorna in te
e si fa pesante e avverso
costruiendoti 
un film di avvenimenti
inesistente
e ti chiudi in un grumo di peli
di gabbia
dalle folte sbarre
di un ricatto di vita
di un uomo arso
che mai amore 
a saputo dare a te
e tu oggi in questo tuo mondo
dalle alte mura
ti sei seppellita
e isolata e con te
il tuo cuore 
e la tua anima
si è pietrificata
e non ti sai più sprigionare
per dare amore...

 

si io 
dalle alte braccia
e dal cuore tenero
e nobile
mi sono impegnato
per abbattere
queste mura
ma solo il fallimento
ha conosciuto il mio cuore
e mi sono costretto alla resa
per dirti addio...
ma prima dal profondo del mio cuore
voglio dirti grazie
per avermi riportato
nella retta via
per avermi fatto rendere conto
con il tuo carattere avverso
quante cose belle
di valore
uniche
ho nel mio mondo
che circondano la mia vita
che quotidianamente 
riempuiono la mia esistenza
di sentimenti 
e di vero amore
da parte di persone uniche
importantissime
anche con mille sbagli 
e mille difetti
ma sempre al mio fianco
per combattere la nostra battaglia
e lascio a altri
seppellirsi
nei ricatti perenni
di beni materiali e arsi
di un cuore bendato
tra mille sbarre
e io mi terro sempre stretto
il mio amore
e il vero amore
che mi da aria
ossiggeno per vivere...

 

 

 

L'URLO
DEL TUO SILENZIO

 

Non parli!
sei silente...
E le parole che non dici 
più
mi feriscono l'anima.
Tutto gela nell'urlo 
il chiasso
del silenzio,
gelano 
i passati colori, 
gelano 
i profumi,
odierni
gela la mia stessa vita,
smarrito
smarrito
nell'opprimente 
acquitrino 
dei perché.
Vorrei leggere nei tuoi pensieri,
alla ricerca delle passate parole 
che non pronunci più,
vorrei entrare 
entrare...
nelle tue stanze segrete
per capire dove è nato il cancro 
che ha ucciso 
dialogo...
e il nostro amore.
Vorrei .. 
Vorrei .
Ma tu non parli!
E le parole che non dici più
suonano come una sentenza definitiva,
inappellabile :
"Se il silenzio deve essere, .. 
che il silenzio sia"
in una chiarezza di fuoco
di un mancato
e irraggiungibile amore...

 

 

 

L'ABBRACCIO A DISTANZA
Sorrido,
e quando sorrido
e finalmente
asciugo...
asciugo...
queste mie lacrime 
di rabbia
e solitudine..
che scendono
scendono...
dai miei occhi
che ormai
non hanno motivo di esistere.
Più...
Pensami,
e fammi sentire...
pensami forte
e fammi bollire il mio sangue
e fammi sentire vicino
anche quando sono lontano
fino a sentire 
le mie vibrazioni
la mia voce,
che ti accarezza
il tuo viso d'angelo...
le mie mani,
ormai sono spirito
il mio profumo
si intensifica
e ti fa chiudere gli occhi...
Io sentirò
sentirò
dentro di me
i tuoi pensieri 
itrappolate nelle onde
dei miei capelli
Penseremo
unilateralmente
e ameremo
con una sola testa
un solo cuore
una sola anima..
E quando sentirò
il sussulto
dei tuoi battiti
avvertirò
dentro me
il tuo via libero
e arrivarà
come un onda
un uragano
magnetico
aprirò le mie braccia
e ti avvolgerò in quel turbine
e ti accoglierò
per donarti
rifugio
d'arcobaleno
di colori e di fiori
e lo richiuderò 
su di te
come i petali
porporei
di una rosa rossa
al tramonto
dove la terra bacia il cielo
mentre tu
ti appisolerai
tranquilla
chiuderai 
chiuderai...
gli occhi
sul mio petto
sentirai I miei battiti
che ti faranno da carezza
e le mie mani nei tuoi capelli
di seta
e ci sentiremo compenetrati
d'anima e di cuore
e storditi d'incanto
eterno
in un abbraccio
sconosciuto 
abbatteremo
spazi e distanze
e nulla ci dividerà più.

 

 

 

SCHIAVI
NELLA MIA VALLE INCANTATA
Le lucciole ondeggiavano
in quelle sere
d'estate 
nel campo dorato
di spighe di grano
volavano luminose 
e lasciavano una scia d'amore 
negli occhi di umili straccioni
curvi e sudati
seduti in umili seggiole
di foglie di canneto
davanti alle loro masserie....
intenso lo stupore
negli occhi
di noi ragazzini...

 

Ci trovavamo in una valle,
dimenticata 
di felice risate di piccole cose
e di racconti che volavano
e il dolce incanto del nostro sorriso 
riempiva d'amore 
il nostro animo 
addirittura 
più del magnifico paesaggio
ormeggiato da incanti naturali
di montagne
che costruivano il muro
per l'orizzonte
amaro.

 

Quella sera era una di quelle 
sere... 
dove la fatica
d'umili esseri umani
le faceva godere
attimi di pace e di traquillità
dove la giornate
era passata come un giorno di tempesta
ma in lontananza
in qualche umile masseria
si sendiva ronzare fischiare
dalle trasmissioni
confuse e mischiate
una canzone 
una bella melodia
di marina...
marina...
In quel momento
io e la mia
famiglia
e le famiglie 
di altre masserie
di tutti gli umili cafoni 
si alzava un canto dolce
univoco da sirena
che si alzava in volo in quella valle
che piccola era solo
in apparenza
in superficie
ma dal cuore grande
sincero.

 

Ma sicuramente 
in profondità 
anche gli angeli 
e le nuvola 
arrossate
a forma di ariete 
sopra le nostre teste 
babine e sprovvedute
ci proteggevano
dall'intemperie del mondo
che non conoscevamo. 
Il villaggio era desolato e appartato
fatte di un grumo di masserie
dalle strade polverose e inpervie
da abitandi
umili e cenciosi
e cafoni fatti di miseria 
vissute.

 

Il villaggio era distante
da tutto e da tutti
ma era autosufficiete 
di vita di melodia e di amore 
ma io solo 
dentro me sentivo 
di essere in un universo 
parallelo.

 

Un universo dove il bene, 
di un padre che mi aveva abbandonato, 
con mia madre, 
e le sue infinite 
ciarpame e grattacapi 
che mi isolava dal resto della valle 
che mi ferita, 
e non c'erano...
frastuoni
ho feste,
ho organetti pimpanti
che mi rallegravano
e mi sollevavano 
il dolore di all'ora...

 

Solo il cullare 
e lo sdraiarmi al colle isolato
e preferito
il soffiare lento del vento
che mi accarezzava e mi faceva sentire vivo,

 

quelle mie stelle, 
cafonili
quelle nuvole 
di quel bianco cencioso vestite 
e il palpitar di quel cuore mio
come il suo
di goccia
d'amore si nutriva.

 

 

 

SCHIAVI CORREVA L'ANNO 1970

 

La fervita mente
di oggi
di un dimenato 
e irrequieto
ricordo
riaffiora
di quell'adolescenza
andata
di quella valle 
dove ll mio essere prendeva 
forma e vita, 
sia pure... 
esile... 
e timida,
come la cruta realta
della terra amara 
ci forma a essere
in quella realtà 
di anfratti semplici e severi,

 

dove la vita
tutti i giorni 
ci metteva a dura prova 
anche per il mio essere bambino.
In quella valle cosi cara,
cosi percorsa 
di un epoca 
poco simpatica , 
con i suoi stradoni
fangosi 
e polverosi,
dove il piede piccino
a fatica sfancava...
ma il formicolaio 
di esseri umani 
che andavano... 
e venivano...
con i suoi mezzi 
di trasporti da soma
o meglio quadrupedi, 
per i propri laboriosi lavori
di sostentamenti famigliari,

 

il ricordo bambino
di una fronte asciugata
dalla tramontana gelida
e di ghiaccio
era cosi la vita
di guerra d'esistenza
da quelle parti 
a quei tempi
bui 
e cupi.
La mia famiglia 
come la sua
e altre ancora
era composta, 
da 5 persone 
a breve di una notte agisrale
divenne sei, 
un arrivo dirompente
una festa
di una intera comunità
l’arrivo di un nuovo fratellino.

 

Tutti li
in quella masseria
di due piani
da stanze circondate da sedie
e una camera in cima alle scale
siggillata

 

e il via vai 
di esseri umani
io bambino
incalcolato
sgridato
tentai piu volte...
di domadare che stesse succedendo
una nonnina dai tratti 
carezzevoli e dolci
mi rispose
con un fil di voce 
e arrivata la cicogna?
E mi disse?
E arrivato il fratellino lo voi?
Ho lo porto via io?
Io quasi l'aggredi
e con voce sicura
arrogante...
minacciosa
le dissi da qui non esce!!!!
ma che non si formuli
falsi pensieri
di una realtà triste
di una società
fatta di gente
istintivamente divertita 
allegra
nei bambini traspirava l'amore nei suoi
e un sorriso tagliente
spizzante,
a differeza della cruta realtà..
non fatta di
apparenza...
ma di sostanza 
essenziale, 
cruda 
ma reale 
dove l'essere si mischiava 
e si confondeva 
con la natura circostante
e si colorara
in metamorfosi con le stagioni

 

SCHIAVI 
NUDO CON LA MIA TERRA 
DAVANTI ALLO SPECCHIO

 

I Capelli bruzzolati
e calvi
mi giro
notte
e giorno
Non lo so più,
dove guardare
dove andare
non m'importa più.

 

Guardo
riguardo
il mio viso riflesso
rigato dal tempo
nello specchio
dei ricordi, 
ma non mi riconosco.

 

le tante lacrime
colate lungo 
le guance 
impastandosi
con l'amarezza dei ricordi, 
i capelli ormai
sono volati via
e depositate
detro alle tante sofferenze di vita
in terre non mie...

 

la mia coscienza 
e piena di nodi...

 

Sono così stanco
sfinito...
sfiduciato...
da non riuscire 
neppure a pensare
a riflettere, 
di cosa sono diventato
vorrei tanto piangere ancora, 
per sfocarmi
ma non ci riesco.

 

Lo specchio 
dei miei ricordi riflette
solo mio corpo nudo
sgualcito
di una carcassa stretta
vincolande
di non poter guardare 
oltre l'orizzonte...

 

Non sono nient'altro 
che la mia anima
il mio cuore che batte
che il mio corpo
non sopporta più...

 

Probabilmente
le terre solcate non mie
I selciati...
le scatole murarie
che mi hanno
possesedute
protette 
non si ricordano 
più...
neppure come mi chiamo, 
perche sono l'uomo 
del vento...
forse
solo persone che mi hanno
conosciute
hanno addosso 
il mio profumo 
della mia pelle
e della mia rabbia...

 

mentre il vento batte
sulle mie tempie
di una terra negatami
in tenere età
e non mia
Una rabbia 
impetuosa 
inarrestabile
mi sale...
mi sale...
dallo stomaco
I grampi mi assalgono
invadendomi la gola
la saliva e fatta solida, 
ma la ingoio come fosse 
una medicina 
oblicata
sentendone 
il bruciore 
mentre riscende
dal disagio
di una terra non mia.

 

la testa 
si fa pesante
mi gira improvvisamene, 
cerco un appoggio
una spalla
una mano dolce... 
ha un tratto
La mia schiena
cede 
batte contro la parete, 
scivolo lungo il muro finché 
avvisto 
gli ultimi lineamenti
la vista si appanna
si spegne
e mi dico
non cado
non cado
a terra.

 

Respiro
respiro
profondamente
sperando 
che passi il senso di nausea
e di disagio, 
ma so che non passerà.

 

A un tratto
le fotografie dei ricordi
ritorna 
in mente con violenza,
e si susseguono 
a velocita
inarrestabile
le rupe le viuzze
gli occhi le parole I discorsi cattivi ,
mi invadono
e non riconosco piu la mia terra
la mia gente
tanto sognata
in ogni istante
dell'esistenze
nel mio girovagare
nella guerra della vita...
a un tratto 
una mano
un posto
un viso
un vento famigliare 
mi accarezzano
mi cullano
mi sorridono
mi afferrano dolcemente i capelli 
della nuca invecchiata.

 

Un tremito 
un palpitare violento
mi avverte 
che è meglio
accontentarsi
del presente
e del luogo che la realta
ci ha dato
e non pensarci, 
ma come posso non farlo?

 

Rivoglio la mia terra...

 

la mia traquillità
dei luoghi bambini
dei miei arcobaleni d'esistenza
Ho ancora
intriso in me il suo odore
il suo sapore 
feroce in bocca.
I suoi visi dialoganti
e amorevoli

 

ridatemi la mia terra...

 

 

 

SCHIAVI 
TROPPE VOLTE HO ACCAREZZATO 
QUESTI MONTI CON IL PENSIERO
E I SOGNI

 

Lo fatto tante volte 
l'andare e venire
a cavallo dei miei sogni
fissando
I numerosi soffiti
che la vita mi ha punito
di visitare...

 

la mente
Sussurra un canto antico
con l'odore di fresco
e il sapore salato
e nel pugno
di una mano tremolante
e intolezita
ormai
strigo 
la terra sudata
e indegna
verso di me
però 
non so bene a di chi
è la causa...

 

Non c'è differenza
si può pensare. 
È vero, 
l'ho fatto tante volte,
e non sono
e non sarò il solo
ho per piacere, 
per vanità, 
per divertimento,
o per rimpianto...

 

ma sento
con I segni del tempo 
che questa volta e diverso
mi sento un 
nessuno 
costretto...
in un luogo non mio
in una vita non mia...
forse 
Avrei dovuto saperlo 
che l'amore
e I sogni 
è solo per le principesse 
nelle favole.

 

Ormai
dal sognato monte
con testa reclino
con occhiali abbassati
Gli occhi mi lacrimano
mi bruciano forte, 
me li tocco, 
li accarezzo
sono bagnati...

 

però 
Non mi sembrava 
di piangere,
ma di ridere..
mi sento sollevao
sto volando
e accarezzando 
con la mia mano
l'erba fresca e verde
dei lineamenti
delle mie montagne
eppure lo sto facendo
riflesso
con il cuore in gola...

 

questo corpo
di carcassa
che da tanti anni
mi trascino
e di cui ho tanto combattuto
è stato da tante 
amato 
mi sembra una gabbia,
indolezzita 
vorrei non avere più forma
umana, 
essere come un agelo
o una nuvola...

 

Un dolore
intenso
cupo
si fa largo nel mio petto palpitante, 
comincio a singhiozzare.
Sto cedendo
in mio passo di sempre
Mi sembra di essere ritornato
di nuovo bambino, 
come quando ritornavo 
nella tetra casa di mio nonno 
dopo aver fatto visita mio padre...

 

In villaggio mi chiamavano tutti 
"il randagio coraggioso"
quell'isadattato
senza tempo 
non avevo
l'aria sofferente,
anzi insolente 
sembrava semplicemente
che volevo aggredire il mondo...

 

Io allora
ero troppo piccolo
disarmato 
per capire questo 
mia nonna mi disse 
che mio padre era di passaggio 
come uragano 
e che un giorno 
si fermasse per sempre con noi 
e ci dava tante carezze e baci
ma questo mai avvenne
fino al resto dei suoi giorni...

 

mi chiedevo
continuamente
nel suo lontano rietro
Ma si ricorderà di me? 
Mi riprende con se?
Farà mai parte della mia vita?

 

mi Chiedevo io in preda all'ansia...
e mai avvenne...

 

 

 

SCHIAVI: QUEL SAPORE,QUELL'ODORE
CHE MI HAI APPICCICATO ADDOSSO PER SEMPRE

 

Sì,
quel magnifico si
di gioia e di grinta
presto svani
nel tuo labirinto di pessimismo
che mi appiccicasti
adosso 
in tenere età
certo che tu diventerai
una astratta
materia
negli alveoli del deserto
dopo che una mamma 
inpreparata ti creò
sarà diventata regina
dei deserti
volanti.
Oggi nei miei capelli grigi
Mi tuona ancora mia nonna. 
Su un tuo ciao 
mamma mia...
fatti coraggio.
Allora io mi avvicinai 
me la fissai 
con quel viso dolce
e dagl'occhi stanchi 
e appannati dal tempo
e la baciai sulla guancia
grinzosa
dall'aria di chi ne ha sopportate
tante 
e troppe nella vita

 

e mentre oggi
ritorno a casa
tra quelle stesse mura
prego di rivederti
per domantati tanti
anfratti
che gestisti

 

ma rigiro gli occhi al cielo
e subito
azzurro 
viene presto
come sempre
ma tu dalle scarpe d'acciaio
e cuore di pietra
mai sei venuto...

 

Forse 
la mia corazza
orma consumata e stanca
ho deciso di farmene una ragione
e vedere
gli occhi del mio amore
per il mondo 
e se riuscirò
a trovarne una ragione
una giustificazione
del tuo io
nel mio...

 

I tuoi ricordi 
mi fanno male
come una ferita viva
e sanguinante, 
vorrei incarnarmi in un altra corazza
e rimanere ciò che sono diventato...

 

Vorrei solo che tutto questo martirio
finisse, 
ma riesco solo a piangere.

 

Qualcosa mi 
fa guardare le mura sgualcite
e mi punge il petto,

 

lo tocco con la mano
il mio petto
senza capire cos'è
che mi massacra l'esistenza...

 

Sono costretto 
al tuo ricordo
ad aprire gli occhi 
di ghiaccio
contro la mia natura
lottando conto il bruciore
della vita
e delle lacrime.

 

Mi ci voluto tanto
per mettere a fuoco 
il piccolo ciondolo
da te lasciatomi 
in eredità
e per formare la stella 
che ho creato in me...

 

È la Stella Polare
della negatività, 
portala con te
e non lasciare tracce
in me...
dice una voce dolcissima
nel mio essere
e nella mia testa.

 

Ti indicherà il cammino 
la via d'uscita
al momento giusto
e per la strada giusta...
Rigiro il piccolo
cuore
come un oggetto
prezioso
da maneggiare con cautela
fra le dita sento il tremore...
ma lasciandomi 
avvolgere dal calore
dei battiti
amari 
di quei ricordi... 
Sento 
sento 
un torpore 
un soffocamento
soffuso in tutto il corpo, 
come quello che si avverte prima di morire
in traquillità.

 

“il mio cuore Mormora 
a occhi chiusi cercando 
di evocare il candore 
e la dolcezza del tuo 
viso e dei tuoi occhi”....

 

 

 

SCHIAVI: IL CONTADINO CHE E' INCISO IN ME

 

Sono nato in una freddosa
notte di gennaio
dove la neve
impazzava sui tetti
di travi
e tavoli di legno
Contadine
e il peso li curvava...

 

il vissuto
trai I freddi ghiacciati
di focolari
fumanti
e affumicati
che accecavano
gli occhi lacrimanti
di un vivere
Contadino...

 

morirò
sgualcito
ripiegato
tra le pieghe
dell'esistenza randagia
di una citta confusa
di un anima
Contadina
repressa...
I valori 
incisi in me... 
il rispetto
del mio sistema... 
la solidarietà
dei simili
vagabonti
che porto in me... 
la lealtà
di una vita profondamentee lineare 
fanno parte della
mia casa
e della nostra civiltà 
Contadina
e dell'essere profondamente
convinto e orgoglioso
di un modo di essere...

 

hooo 
civiltà 
mia civiltà
di oggi avversa
spesso tradita 
e barattata per materialismo
di una società
smarrita
e radici smarrite
per confusioni d'indirizzo
dell'essere....

 

io dal contadino avverso
represso
ma di anima incisa
Non rinuncerei mai
a ciò che sono
stato
e a ciò che sono diventato... 
e nell'esistere Contadino di ieri
e sopratutto di oggi
non per mestiere
ma per essere
non per scelta materiale, 
ma per 
"semplice voglia di terra"
un bene indossolubile in me...

 

Sono
appagato
sorridente 
soddisfatto
tra gli ancespi di natura e vegetazione,
tra I miei rozzi 
e sacrificati ricordi
di una guerra chiamata vita
tra le mille casupole
dalle ante e pietre cadenti...
mio 
solo mio
il sapore quotidiano 
della mia Terra 
e delle sue armonie
mi rendono gigante
perenne... 
e sono per me
l'orgoglio
bambino
trasformata in poesia volante
di un cosmo esistenziale
di cio che siamo...
e questa è
la vera essenza 
della mia vita, 
la Terra
e il mio sangue...
è gli orizzonti 
il mio DNA.

 

 

 

SCHIAVI: QUELL'INVERNO COCCOLATO DA NONNO
1

 

Il mio fagotto
d'esistenza
in que dicembre
lento calmo freddo
e si avvicinava un Natale innevato
panorami e atmosfere
di un ricordo tagliente
degli uccellini
pigolanti
a riparo da noi.

 

io abitavo
in una valle
che a sud
il fiume sente 
e a monte alte montagne, 
la mia masseria modesta
ma confortevole
parte integrante
di un grumo di case
fumante
dove il vociare
dei festeggiamenti
rasseneravano e rinvigorivano
di odori e sapori tutta la valle.
In cucina
dove le nonne
indende alle faccende
c'era un bel focolare
scoppiettante
di una luce calda
luminosa
quasi sacra
di legno d'ulivo
e tutta la masseria era calda 
perché I miei nonni
mettevano in tutte le stanze
dei bracieri 
rotondi di rame
montati su treppiedi 
in ferro battuto
e emanava odori
accoglienti
e di padronanza.

 

Ma occorreva
munirsi
di molta legna
nei periodi caldi. 
avevo solo sei anni 
con statura possente
e definita
e gia conosceva benissimo
e ne ero amalgamato 
del territorio 
cicostante
che si estendeva 
intorno alla nostra casa
e dell'intero grumo di case, 
compresi i sentieri 
I rivoli
che salivano verso
la valle
il sente 
o verso le montagne 
a monte 
che facevano da muro.

 

I miei nonni 
si fidavano 
di me e della mia libertà
e perciò mi davano
spesso 
l'incarico delle provviste
e della raccolta della legna. 
La legnaia vicino casa
doveva essere sempre piena.

 

ma quell'inverno 
Tirava aria di sciagura
era particolarmente rigido
e la neve ricopriva porte e finestre...
e tutti i componenti della famiglia
anche io bambino
pensavano 
che ci si dovesse
mettere particolarmente
mettere al sicuro, 
tagliando 
e spaccando
legna
nel piazzale antistante.

 

quella mattina 
la neve impazzava 
sulla mia finestra
e la tramontana fischiava,
mi sentii afflosciato
dalla gola soffocare
dalla testa pesante
e fu l'inizio
dell'epilogo d'esistenza

 

al chiamo
di nonno per dirmi
che era ora di andare a scuola
la mia risposta non segui
e si sussegui per più di tre mesi
il rigirarmi
in quel letto sudato
d'inciampi
ne segui mia madre
con più profonda lena
che nessuno seppe per molto tempo
definirla
e nell'andi rivieno
delle stagioni e dei medici innevati
all'inteno della masserie
nessun seppe 
riconsegnarmi
mia madre comerà

 

un giorno 
in lontananza da li
io e mio nonno
dai lughi e profondi
ragionamenti
sull'accaduto
lo guardai 
e lo fissai 
e mi persi dentro le sue grandi mani
ma il suo sguardo perso
rassegnato
il mio animo babino 
abbatte...
e intanto ci inoltrammo 
con I nostri attrezzi 
lungo il rocchiame scosceso
di un giravolta di sentieri
per dirigerci nel bosco
per tagliare la legna 
dove avevamo buona 
legna da ardere...

 

Una tramontana
disperata e gelida
come noi
sferzava 
le nostre facce
e i nostri visi
arrossati 
ma io babino
pensieroso 
ero tranquillo
tra l'immenso 
di grembo di parole
carezzevole 
che nonno
dalla sua bocca fumande
seria pronunciava... 
intanto il cielo
era cupo, 
tranne qualche bianca nuvola, 
e il sole
brillava sulla neve, 
quando faceva dei spazi
a capolino da una nuvola e l'altra, 
mandava un certo tepore
e risaliva il vapore...

 

Almeno questa era la mia
sensazione ... 
Passò poco tempo. 
E ci eravamo spinti
abbastanza dentro
la boscaglia inteialata
di rami e foglie
e il muro creò davanti a noi 
in alto notai un buco 
che trapelava quache raggio di luce
e mi diceva che era ancora giorno.

 

Improvvisamente
il mio cielo 
si oscurò 
e una fitta nebbia
e tempesta di neve
calò su tutto il paesaggio
fin dentro la boscaglia. 
Io
noi
cominciammo 
ad avere paura 
di non farcela
e di perdere l'orientamento
e nei nostri pensieri
fissi
il resto della famiglia
e mia madre
trabballante.
E in lontananza con un filo di luce
riuscimmo a vedere
quella macchia bianca
la nostra masseria...

 

Per nostra fortuna, 
poco lontano noi,
e la nostra tanta esperieza
del territorio 
si poteva scorgere 
una grotta
una cava
un buco 
scavata nel fianco della boscaglia
forse un albero
cavato 
in passato...

 

io e mio nonno
ci muovevamo con cautela,
e la sua mano mi guidava
e raggiungemmo
e ci entrammò. 
Sul suolo morbido c'era uno strato 
di foglie secche
I miei piccoli piedi si sprofondavano
candidamente... 
Probabilmente 
prima di noi
anche altri
avevano tirato a salvo la vita li
forse 
legnaioli
ho i pastori
vi facevano soggiornare il greggi
e cani
e loro stessi, 
in caso di pioggia
tempeste
o di nevicate...

 

io e mio nonno
ci sedemmo sul morbido tappeto
che ci accarezzava
ci proteggeva
come candite piume d'esistenza 
e dopo un po',
per la tensione
che risiedeva dentro me
e la stanchezza
di bambino, 
mi addormentai
vicino e accoccolato 
sulle ginocchia di nonno
che subito
provvide ad avvolgermi
in un grande cappotto militare...

 

mi svegliai
dopo
un tempo interminabile
e incalcolabile
al crepuscolo
in un letto confortevole
con vicino una grande mano
che ancora mi proteggeva...

 

ma ero angosciato
di come ero finito li... 
e chi aveva abbattuta la distanza
da casa
e tutta quella nebbia
ma li a breve 
diedi un piccolo sguardo
all'ambiente
e sopratutto allo sguardo 
e il sorriso di mio nonno
mi riaccucciai
e continui traquillo
il mio sonno
tra I pensieri
custoditi
di mio nonno 
in quel tornare 
a casa.

 

 

 

LAMPEDUSA 
IMMIGRATA
NEL MIO CUORE
Arrivai
in un alba tranquilla e soave
con borsa 
del sapere
della conoscenza 
e del conoscere
e osservavo ogni angolo 
del mio cuore
e del loro
con occhi languidi
e polso fermo
all'orizzonte
un sole pugente
arrossato che cadeva
piangente...
Si nascondeva
e di sorpresa
nel crepuscolo
della notte 
una stiva
di fortuna
e malconcia,
riuscii intravedere
mentre una passeggiata di ghiaccio... 
teloni di plastica, 
bidoni e funi.
E da quella tana...
notturna,
abbagliata
da fari artificiali 
da gente comune
e di dovere
ho sentito
vibrare il mio cuore
nell'osservare i primi occhi sgranati
bianchi e supplichevoli
arrivare da una barca...
che i primi immigrati 
raggiunsero me
era
speranza...
il sogno
che si avverava...
lo stesso che risentivo dentro me 
di anni prima
fissavo 
e fissavo
Tutti giovani... 
Trentuno ragazzi...
in fuga 
dal loro inferno
di vita vissuta
e c'era tracce profonde 
nel loro giovane viso
e occhi, 
in fuga
tra le nostre braccia
per essere protetti
e crucciolati...
Da una baia 
rasente
che si imbarcò
di straforo,
un piccollino 
di solo 15 anni
sobbalzò fuori 
da quella stiva
ricoperta di teli rinfusi 
e mi fissò, 
la sua faccia di bambino
mi ferì, 
ma i suoi occhi
mi assalirono e mi penetrarono
in ogni mio poro 
o membrana 
dei miei battiti 
erano grandi e furbi
gia parlavano con me,
non conoscevo nulla di lui...
ma mi accumulavano da una vita...
era un un fulmine, 
una spada
determinato, 
scattante
dentro di me 
è il mio passato...
io distratto
dall'evento e da quegli occhi...
rinvenni in me... 
Come si capisce 
ascoltando il racconto 
un singolare 
clandestino
profugo
arrivato 
li a Lampedusa
in quel porto di ghiaccio 
cremito di umili
uomini come me...
In una traversata 
che l'ondeggiare verso la libertà
che non sarebbe...
mai cominciata
se menti di poteri
per sete materiale
per pochi spiccioli
lo avessero
scoperto in tempo...
E invece
il bello incredibile
è avvenuto
ed è sbucato
come un fantasma
ai miei occhi...
come un angelo
dalla tana,
che importa da dove venisse...
che lingua parlasse...
che religione fosse...
ormai era arrivato nella terra della libertà
e questo conta...
ondeggiando
ondeggianto
in una carretta di libertà
dopo le prime cinque ore
di mare e di vento
che raseva
ai bordi del suo corpo
la navigazione
si trasormò
in orizzonte,
e di terra
quando 
erano già sparite 
gli ultimi lembi d'addio
di quelle facce di terrore
e dall’altra parte
la sua terra
scomparve per sempre
non si vedeva …
che solo i ricordi
che danzavano dentro se...

 

 

 

LA DEMOCRAZIA

 

La democrazia 
si è servita di noi...
e soprattutto
degli ingenui 
e indifferenti....
per rivelarsi un falso storico , 
è l'oppio dei popoli
un'invenzione per tenerci a bada ...
per affari estremi...
per l'alta finanza 
ha completamente sostituito la politica ....
la burocrazia ...
l'affarismo...
il clientelismo...
ci schiaccia 
Siamo disperati 
rassegnati e persi
in una ragnatela
di villanterie...
che questa ciurma
ci ha ridotti...
con le pezze al culo ......
non saranno questi i simboli del futuro ?
forse sono un anarchico??
o uno di buonsenso?

 

 

 

I BATTITI

 

Lei era sotto quel manto di gioia, 
non sentì il rumore
del vento 
che batteva sul suo corpo 
della chiave della vita
nella serratura del dolore, 
quella chiave del dramma 
che lei 
gli aveva strappato
il cuore.... 
dalle mani di seta
scivolava melodie...

 

un anno prima
solo un anno prima..
cacciandolo 
dall'amplesso dell'orizzonte 
e nel profondo 
della valle fiorita 
a gola infuoca
le
lacrime 
salate. 
Arrivò lui,
il vento sottile 
silenzioso 
strisciante
come una carezza
di viole...

 

sulla soglia 
Annusò nell'aria
un avido sentore
di un profumo 
conosciuto famigliare
l'aria ancora tiepida 
di un corpo 
inanimato fatto di battiti 
e palpiti irregolari. 
Quel profumo di giglio nell'aria
fissarlo in testa, 
un attimo di adolescenza
come luce di un tunnel 
su carta fotografica,

 

prima di varcare l'essenza 
del sapere
una soglia vagante
bagnò
la sua fronte.

 

Il tempo interminabile
si fece breccia
e smise di battere 
e lo spazio d'esistenza
d'essere mia, 
la materia mi inghiotti 
da un ingordo 
buco nero...

 

E se
ne andò
svolazzando 
via da solo, 
bagnato dalla pioggia
e dai mille pensieri
della sera. 
I due isolati 
tra lampioni
e carte ricoverate
che lo separavano
da casa 
sembravano scorrergli
veloci
sotto i piedi come un fiume 
come pista rotante
di lava bollente
che stringeva la vita
in un pizzico di pazienza
di una vita avvolgente.

 

GLI AUGURI DI BUON ANNO

 

lo voglio dedicare al tutto
e al niente.
Alla famiglia, 
agli amici, 
ai giorni passati 
a fare festa.
A chi nella vita è sempre presente. 
A chi ci dà fiducia, 
forza ed energia. 
Ma sopratutto 
a te nonno 
che da lassù
mi guardi 
mi proteggi
e mi abbracci nel letto, 
che ancora ora
e sopratutto ora
mi fai sentir protetto.
insieme 
a quel vecchio maglione, 
che, anche se è liso, 
mi indica i paletti della vita...
e mi ci sento troppo bene, 
come dentro a un tuo sorriso. 
Questo 2017 lo dedico 
a chi c'è e a chi ci sarà.
sempre
che farà parte di me
e a me
e alla mia forza
a al mio coraggio
e tenacia
e che sia determinate
per questo nuovo anno

Buon anno!
amici - clienti - conoscenti
virtuali e reali

 

 

 

LE COSE

 

sfuggono
si avvitano
si soprappongono

 

dietro a avide parole
fatte di fumo 
lento
di un glaciale disinteresse
e di un distratto
sapere

 

ma le più straordinarie
sono dentro noi
dentro al nostro cuore
in un espressione acuta
di occhi languidi
e umili

 

accadono a noi 
ce sempre
chi ci sa leggere 
i nostri silenzi 
e i nostri sguardi chini

 

in un giorno
grigio
e nebuloso
che sembra 
un giorno 
qualunque
insignificante

 

i nostri sguardi 
si incontrano
e si fondono
e l'esistenza 
diventa arcobaleno...

 

 

 

L'ANNO NUOVO CHE VERRÀ

 

con tutta la tua pace
e traquillità
con tutta l'amore che hai
e che avrai
con tutti i tuoi sogni

 

e le tue passioni 
per le cose belle 
che ti hanno 
accompagnato 
con tanta sofferenza
e tanto onore
fino ad oggi,

 

e di aprire il tuo cuore
verso i tuoi simili
senza distinzione
di credo
o di pelle..

 

a tutte quelle che verranno
con passione
e pazzia 
e che sapranno
arricchirti
personalmente
professionalmente

 

e renderti glorioso
e felice.

 

 

 

SIAMO RESPIRI SMARRITI

 

Che si cercano e si attraggono 
In um muro di oscurita
Nell immensita degli oceani
Dove i sensi
Si avvitano nell anima incantata
Nell immensita dei cieli sensa fine

 

L uomo volgare 
Assente nel propio io
Di una rude insensibilita 
Di un folle disagio
Di un anima persa
Che manca di respiri
Fiorente che si caricano 
Di entusasmio e speranza

 

 

 

SCHIAVI
CARO PAESE MIO
IN QUALE INCUBO SEI CADUTO

 

in questo campanile di ghiaccio
in arse parole scivolano
appicco nella valle
degl'inferi 
ominicchi che non riconoscono se stessi
la storia di chi è gitano di natura
di una terra ingrata e dura
dove le carovane di noi stessi
in scarni fagotti
fuggiti nelle viuzze fangose
verso mondi e società altruistiche 
accogliente verso di noi
in cui ci a dato vita dignità
e affermazione verso una società
dell'esistere di essere uomini..

 

si
si
io mi apparto 
dalle palpebre abbassate
e il cuore tumultuoso
dalla delusione della mia gente
di menti e coscienze
guastati
dal benessere...
materiale
dove il cuore e la coscienza si e fermata
e da questo campanile di ghiaccio
mi rivolgo a te
mio cielo
stellato dove ai registrato storie
e vite di benessere
e dolori 
e rammentargli il dovere di essere uomini

 

cielo
mio compagno
che sai i miei battiti 
e testimone della storia
e delle vite di questa gente
rammentagli e riportali all'origine
e fargli risentire vivere un attimo
del loro passato
per riattaccargli un cuore
e una coscienza
in cui si rendano conto
il dovere di essere uomini umili
e avere i stessi diritti
di esistere 
di vivere
in un mondo dignitoso
senza confini
geografici
religiosi
politici
e etnici...
ma solo la dignità di essere uomini...
e non costruire muri
steccati
per paura
del nuovo del diverso
dove tutto benessere po portare
e migliorare le coscienze 
di questi guerrieri
asettici
chiusi nei loro alveari
di latta...

 

 

 

L’ILLUSIONE DI CABIARE VITA

 

Ho percorso milioni di chilometri
Negli abissi dell esistenza e del tempo andato, 
ho camminato 
Nei rivoli con la spada nel cuore
E dell anima turbolenta
nei gorghi di solitudini,
Ho trovato me stesso
E la mia pace
sono passato 
sopra voragini di sofferenze e disperazione,
Che hanno costruito me stesso

 

con gli anni che sono venuti e andati.
Ho dvisto dileguarsi nei loro occhi
La vita intrapresa 
Abbiamo attraversato giorni uguali, 
Condividedo la vita
E in poverta materiale 
Abbiamo trovato i nostri esseri
gi giorni solitari e gli oceani del tempo,

 

per trovarti, 
Per aspettarti;
Inpennato
Negli occhi lacrimanti di delusione

 

ti ho cercata,
Nei giorni insipidi e tediosi, 
Nell asettica della nuova citta
tra panchine solitarie,
Ho irradiato milioni di vocaboli
piene di foglie,
Che volavano via
i giorni bui, 
di pioggia, 
E giorni vuoti, 
Ho trovato me stesso
Tra la moltitudine sbaraccante e persa
e adesso ci sei tu,
ti ho trovata e non ti lascerò, 
finche vorrai… 
finché ci sarò..

 

 

 

LA VITA SCIVOLA VIA

 

Scende 
negli occhi
l'amaro pensiero,
delle ferite subite 
ti confonde
s'incupisce, 
di chi ti raschia
e ti vuole portare via
quel poco di vita che ti resta
per propri interessi.

 

Il sangue e lo stesso sangue
delle tue vene 
nell'anima 
e nel cuore
risale piano il magone e si espande,
tremante e con la voglia di esplodere
e i malesseri 
nell'animo 
mi divorano,
e il pensiero
del senso della vita
e dell'esistenza perversa
tra vivere e sopravvivere
e non trovo più la misura.

 

Sei triste o sei felice,
provi ad ascoltare tutto ciò che il cuore ti dice,
più niente.
Perché per troppo tempo taciuto, sfruttato, offeso,
e oggi senza speranza
la dignità prende il sopravvento 
e chiude le porte del cuore
e vuole andare per la sua strada

 

da questo cuore
Non sgorgherà più acqua da bere
per nessuno 
e penserò solo alla mia vita.
Il cuore
Non mormora più cose dolci
come la mia sorgente
di sempre.
Ma Sorge
e muore
nell'azzurro e rosso orizzonte
dove mi confonderò
silente 
il punta di piedi
e sparirò.

 

Scivola la vita
nel tempo
dei capelli bianchi
e la forza prepotente
di essere ferito sanguinante
mi pervade e mi assale.

 

Ma Nell'infinito
di questa vita
inutile
tutto si disperde...
e alla fine 
non resta niente.

 

 

 

QUANTI PENSIERI MI ASSALGONO

 

Camminavo lento,
in quel solco di verde 
e mi attardo
a osservare 
ciò che dentro di me
è inesorabile
per evitare 
di vedere l' umana 
spietata sofferenza:

 

con concentrica
sofferenza
mi mischio
con...
Luce soffusa...

 

in quel mattino, 
i miei passi lenti attendono 
di una ragionevole riflessione
al mio bisogno astratto
di un anziano 
logorato nel corpo 
scarno e nella mente.

 

Parcheggio
il mio malandato corpo
e il mio sgualcito libro 
dei miei voleri 
su una scomoda sedia,
fatti di poveri ormeggi 
recuperati qua e la
portati via della corrente

 

con la poca linfa vitale
che mi resta 
che goccia 
dopo goccia 
pervade le mie vene 
stanche 
e inospitali,

 

mi sorprendo 
e assisto 
a queste risorse
inaspettate
con movimento 
lento e preciso
di vita dimenticata.

 

Conto le gocce 
delle lacrime
per non pensare...
agli effetti su di me 
che l'anima non si rassegna
alla lena...

 

impassibili 
sguardi appannati. 
Un sorriso forzato, 
di circostanza
trovo un saluto
di quello che mi resta
della mia sincerità...

 

nella vita
amica 
non trovo più nulla
per battermi
per una causa
che si può vedere
nel tempo che mi resta...
e nell'infinito 
della materia umana

 

 

 

LA CITTA SPACCATA E OFFESA

 

dallo sguardo distratto
da un giornale consumato 
e disinteressato
di un panorama tagliente
e mozzafiato
mi fermo
mi innalzo
mi distacco
con consapevole
solitudine...

 

e vedo 
come noi esseri pigri, 
improduttivi, 
troppo stanchi 
o senza nulla da fare, 
forse la spesa
o guardando le vetrine
ho rinchiusi
nella solitudine
tranquilla di casa nostra 
o uno scarno aggiornamento 
di stato sul PC, 
con dito leggero e maligno
con tono ingiurioso

 

reduci
da una nostra esplorazione 
nei nostri labirinti mentali 
e ansiosi di ritornare 
in uno stato 
di catalessi malinconica, 
ci sentiamo come ladri 
inopportuni
in apparenti
a stare in giro 
per troppo tempo
e vivere tra la gente.

 


La città ci confonde 
ci assorbe 
ci confonde
e ci rimescola
in un gruppo 
vestiti anonimamente,
e urliamo 
correndo tra passerelle 
inesistenti
di vicoli depressi, 
senza dare spettacolo
individualmente
e farsi riconoscere 
e con la fretta
di sfuggire
alla cruda realtà 
di chi non vuole arrivare 
alla sua verità
ma quella della massa...

 

ci togliamo
dal ragionare
e ci rifugiamo
a casa 
per sollevarsi
dalle tragedie altrui
senza farsi coinvolgere
e ci scaldiamo, 
sobbalzando e bestemmiando 
per i rumori improvvisi, 
che guastano la pace quotidiana
della nostra alcova...

 

e ci ributtiamo
nella nostra malvagia solitudine
dove da lontano
attraverso i vetri
lo stridere dei treni
in frenata sui binari 
ci disturba
ma ci accompagna 
e batte le ore che comunque passano
e noi non curanti
battiamo e ci dissolviamo
nel nostro orto di benessere.

 

 

 

QUANTO TORNA IL SOLE TRA NOI

 

Sentirsi
solo
vuoto dentro, 
asettico e inutile
come una grande spugna 
che assorbe i ritmi sociali
che inizia a seccarsi 
dalla rutin della vita
e cerca una goccia 
di serenità
senza pace, 
senza speranza,
per una vita che va 
come dentro un involucro
o un miraggio 
dalle tinte fosche 
senza orizzonte
ma solo un incubo.

 

Il vento
che batte
e mi accarezza
incessante 
mi rulla
la mente 
mi riporta agli albori basilari
dov'ero
tra monti e colline verdi 
ancora
prima di iniziare, 
questo viaggio maledetto
chiamato vita
e mi dicono
vai avanti 
perché non puoi rassegnarti
e ammettere 
a te stesso 
che sei tu quello arreso
e disteso, 
nella polvere,
e reso invisibile
da questa società di vento...

 

la mia terra non risponde 
per riposare,
e io mi sento perso 
questo universo. 
Poi mi frastuono 
e non capisco più niente 
e ti svegli di nuovo
dal sonno secolare...

 

Il vento
batte 
e batte ancora
e soffia 
ti porta 
l'alito del mare amico, 
dove abbandonai gli ormeggi
per salire
dalla profondità, 
della vita
e della morte... 
silenzio 
silenzio...
le onde, 
le onde 
le onde 
le onde 
ancora mi traballano dentro. 
Questo guscio malandato...

 

Tanta natura
e tanta bellezza 
è destinata a dissolversi 
negli occhi immortali!

 

Non sai
e non puoi
sapere
il mio dolore 
è il mio desiderio 
di portare amore? 
Non sai 
il dolore
il fuoco
e la violenza 
del desiderio dell'oblio?

 

Non sai 
quanta bellezza
racchiusa e repressa
dentro il mio cuore
e la faccio consumare 
della fiamma repressa?

 

Posso solo rimanere
Cenere 
dimenticata 
nel deserto sconosciuto
e di un cuore asettico
e di occhi non vedenti.

 

La tua goccia
racchiusa nei tuoi occhi
lampi e bianchi
che illumina l'immensità 
dell'oscuro mare 
sembra acqua
dei miei torrenti bambini 
e corre 
corre
per vie sconosciute
e supreme, 
di valli incantate
che solcano
cielo 
cielo, 
cielo 
dove non potrai 
mai permetterti di arrivare
ormai.

 

Sogno i miei monti
inerpicati e pericolosi
il mio mare in tempesta, 
sogno troppe volte 
di sprofondare, 
di affogare,

 

Tu sei ormai
irraggiungibile
non esisterai mai per me, 
sogno 
quell'angolo 
di paradiso 
verde e tranquillo
che si allontana sempre più
dal mio orizzonte... 
Il desiderio 
del mio cuore 
morirà cullato e rassegnato
da bianche immagini sbiadite
che lentamente 
lentamente...
si spengono, 
e quella promessa 
sussurrata 
nel mio io...
non sarà mai vissuta
o rivissuta 
da me 
nella mia terra
nel di dentro della mia casa
maestra.....

 

 

 

QUESTA MIA ITALIA SENZA PROSPETTIVE

 

Ho vissuto 
tante tragedie 
e soprusi
per cinquant'anni,...

 

qualcuno dirà
che è troppo
e chi troppo poco.

 

Quel qualcuno
innocuo e non curante
che i pensieri scivolano via...
non è in grado di stabilire
ho non vuole stabilire..
quali sono i loro limiti

 

ma la sopportazione
e cosa nostra
e del nostro io...

 

Ho cercato
impegnandomi
e intregnatovi...
di essere onesto
e non gioviale
e condiscende
di ciò che non è...

 

ho commesso
e ne commetterò
tanti errori
nel mio vivere...

 

ho fatto tantissimi
tentativi
in una società sorda e monca,
ho cercato di darvi
e di darmi un senso 
e uno scopo
per combattere
usando le mie ultime risorse,

 

di fare del malessere
un mestiere
un’arte.
Ma le domande energiche
partigiane non finiscono mai,
e io di sentirmi lisadattato di sempre
sono stufo
e annoiato
di discorsi di circostanza
e di convenienza
di persone vili.

 

E sono stufo anche di promesse
di terra ingrata
e amara.
Sono stufo di mettere la mia forza
e fare sforzi sopra umani
senza riconoscenza 
e senza ottenere risultati,
stufo di critiche
vuote e insignificanti,
stufo di colloqui e relazioni
di puerili assenti e vuoti sociali
di riconoscenze inutili...

 

stufo di sprecare parole
non recepite
da un popolo di assenti
sentimenti
e desideri
per l’altro genere
di competenze
evidentemente
sono di troppo
che non hanno bisogno di me..

 

 

 

LA MIA VERA LIBERTA'

 

Cosa 
ci spoglia veramente
e ci solleva e ci fa volare
per renderci veramente 
liberi 
di sognare...
di agire
di poter semplicemente vivere
la nostra vita
e poter dire
la nostra verità..
spogliata
leggera
dalle soprastrutture della società
bigotta
e omologata

 

senza alcuna limitazione,
di circostanza
ho di ricatti economici
o sociali
tutta la nostra verità
su di noi,
sui nostri veri pensieri 
più sinceri,
e più profondi...

 

e confessiamo
i nostri più profondi desideri
e sogni...
ma Solo l'irrealizzabile
ci fa sperare
in un futuro
nostro...
il fatto di raccontarli
significa essere se stessi
e sollevarci
di essere materialmente esistenti

 

e non doverci
farci condizionare
e preoccupare
di ciò che dobbiamo
rappresentare
per poter apparire 
ciò che altri vogliono
solo perché gli eventi,
ho i schemi convenzionali
lo necessità...

 

gli altri
guardano
e guardano ancora
per condizionarci
e imporci
e riportarci
molto spesso...
o quasi sempre
noi stessi
e farci diventare noi...

 

ci vogliono imporre
e cucirci
determinati 
"abiti".
Ma io
furibondo
pazzo sognatore
voglio volare
e cavalcare le mie nuvole
libero 
e libere 
nell'infinito...

 

 

 

GUARDO

 

Guardo
E in solitudine 
di questo immenso
mare, 
di pensieri rabboccanti
mi tocco
sento
il mio respiro roco invecchiato
e unendomi
a l'infinito
e sentendomi tutt'uno
nel mare dei ricordi
che mi circonda...

 

sentendomi
i battiti
che sono parte viva 
di me
e sensibile con il mondo,
che va
come un fiore
dai suoi profumi immacolati 
un albero
che ombreggia
il mio sguardo
una nuvola 
che mi tende la mano
e mi fa sentire libero

 

o il semplice
un ricordo
del tuo sorriso con petali di rose
un soffio di vento
che mi accarezza e mi porta il tuo alito delicato
di un ricordo infinito...

 

TI CERCO IN UNO SGUARDO

 

E ti cerco
amore mio
con lo sguardo
forse un contatto...
le tue mani sudate

 

il mio sguardo...

 

cadde
dentro i tuoi occhi
languidi e caldi
e quel brillare
e scende lacrime
con senso amaro

 

cerco in angoli sperduti 
e remoti
se tutto questo fervore
di una natura ribelle
ha un senso
ma un senso non lo trovo...

 

sguardi 
e sguardi sommessi 
e scambiati
in un silenzio
di carta

 

che mi attraversa
il cuore
e lascia i brividi
mai compiuti

 

trovo troppe cose
in uomini vili
e mercimonio del dolore
in quelle risate leggere
e volanti
di circostanza
e per noi amare...

 

sembrano pietre
lance 
di un fulmine
che si abbatte su di te
e su di noi...

 

qualcosa di definitivo 
di astratto...
mi scombussola la vita,
era il sol filo di sabbia
che mi teneva in vita...

 

se la tempesta
dell'illusione
mi travolge
e non trovo
esistenza
che mi faccia
battere
per una via d'uscita
che mi tenga qui...

 

in questa vita inutile...

 

Ti cerco
quando come parte
essenziale di me
e il solo filo conduttore
di questa pur misera esistenza...

 

voglio evadere, 
con te

 

amore mio....

 

senza che qualcuno
che sia in grado di sbirciare
e sottovalutare
e volarci sopra

 

e non valutare
con giusto peso
i nostri silenzi più grigi
che sembrano pane per noi...

 

Ti cerco perché sei tanto
sei tutto
o universo...

 

e forse
sottovalutandomi
con semplicità 
del vivere
in solitudine
te ne puoi rendi conto...

 

 

 

 

 

il tempo inesorabile
gira e va
con silenzi 
dolorosi
di pagine
troppe volte 
gia scritte...

 

 

 

MI APPARTO

 

Mi apparto
nella mia solitudine 
di pensiero
e osservo i contorni della società
mi crea un insieme
di sensazioni
indescrivibili,
incontrollabili 
e i miei battiti
scandiscono
infinito
l'impalpabile
radicati 
nel mio tempo.

 

Cerco di lasciarmi andare, 
senza vivere 
nulla di terreno,
facendo ondeggiare
la fantasia del domani 
credendo nella mia forza 
che la vita mi ha sempre dato...

 

Ascolto qualsiasi
sensazione che mi coinvolge
e mi attraversa l'anima
e un semplice battito
mi fa sentire vivo
e libero
come una farfalla.

 

Assimilando
dalla natura
e dai rigogliosi alberi 
la voglia di esistere
e di vivere
e di dimostrare 
a me stesso
i limiti 
sin dove mi posso spingere...

 

che nonostante tutte
le mie paure
le mie fragilità
sono ancora qui,
a combattere un altra battaglia...

 

perché credo
nell'azzurro
del cielo. 
E nel verde che mi circonda
e mi fa ancora meravigliare
e chiedermi
chi sia il proprietario 
di tutto questo...

 

Nella mie ultime lacrima
di sale che scendono
dove le mie emozioni
non si trattengono più
e non le voglio più far stare qui
in questo limitato
cucciolo di carne...

 

e in questo limbo
di piedistallo
di questa società perversa
e le voglio fare arrivare al mondo
piccolo malconcio

 

con un mio filo di voce
sussurrando
e in punta di piedi
tutto me stesso.

 

 

 

LA FORMULAZIONE DEL PENSIERO

 

Nella capacità
di pensiero
di un amico
di un fratello...

 

di sostenerci...

 

Nell'energia forsennata
incondizionata
degli occhi 
di una madre
che ci spinge
e ci ama.

 

noi figli
del progresso
e del benessere
che si perde
nei labirinti della vita
e nei mari in tempesta
dagli occhi sgranati
di chi tace
per un lume di libertà...

 

chi pensa
e si illude
di ritrovare
tutto li
dove lo ha lasciato
quel finto benessere
il genitore
e la sua realtà
tranquilla
in quel cruccio-lo
astratto
di avara carne.

 

Solo
Nella capacità di ascoltare
storie contorte
lontane da noi
ma di vita
e soprusi
di capire il dolore
della storia
e della formulazione del pensiero

 

ogni nostro
piccolo gesto del sapere
può creare ricchezza
anche solo un nostro sorriso
può creare libertà...

 

Nel sentire emozioni 
e i brividi
e sensazioni...

 

che salgono
dai nostri simili
in tutto il nostro corpo
e nella nostra anima
ci fanno ascoltando le note
vibranti di felicità
che ci fanno amare di più.
Eliche battenti
che frastorna le battenti braccia
e gli occhi languidi
dalle palpebre stanche
e indolenzite dal bruciore del sale
delle traballanti
acque glaciali
della libertà...

 

tu uomo
ricurvo e chiuso in te stesso
dalla cultura becera
e fagottato
dai tuoi averi
guarda più in la
nella valle del dolore
impersonale
e se riuscirai
a denudarti
troverai la luce...

 

 

 

 

 

 

 

Siamo bolle....
ondeggianti...
di sapone.... 
soffiate....
dall'uragano del cuore...
dal destino...
che tace...
in una nuvola di pace...

 

e le carezzate dei miei venti,
deformate.... 
dagli eventi...
crudeli
di uomini 
in apparenti...

 

 

 

CHI ERA MIO PADRE

 

Quel giorno lontano
Dalla mia finestra
Vedo quell’uomo
Spaesato e perso
La tristezza nei suoi occhi
Il mio essere bambino
Forse represso
Forse incosciente
Nessuno voleva…che io andavo
Era l’uomo vagante..forse dell’ira di chi era,
ma io cosciente
che volevo
andare da lui
tutti dicevano…era pericoloso
12
ma è mio padre!
Mi chiesi…
E cosi fu
Il mio sguardo
Il suo sguardo
Si incontrarono
Si fissarono
E poi si fondonooo
Con un abbraccio interminabile
Forse l’unico…
Anche nella vita
Cosciente futura
Era li che volevo stare
Era un pazzo…
Volevo stare tra i pazzi
Era finalmente mio padre…
E li vicino accucciato
Stavo bene
Quel coraggio
Dell’io mi salvò
Quel canale
Anche inanimato
Freddo
Era mio amico…
Era il solo ostacolo
Tra me e mio padre
Il mio essere
In un attimo
Si fuse
Con mio padre
Forse preferivo quell’ira
Con il senno di poi
Mai un abbraccio
Mai una carezza
Solo nell’ira
L’uomo diventa se stesso
Addio
Uomo di mille risvolti
Di verità mai dette
Di secreti mai svelati
Ma sempre mio padre….

 

 

 

 

 

 

 

nel cruccialo
di noi stessi..-
in un estremo piacere 
che proviamo 
nel chiuso del nostro essere...
nel parlare di noi stessi...

 

non interessati
a tacere...
a sentire...
ad'ascoltare..

 

ad'imparare...

 

ma solo farci temere
nel bel mezzo..
del nostro egocentrismo
dell'io...

 

di non concede 
e darne affatto
spazi...
ho voce.. 
a chi ci ascolta...

 

 

 

 

 

buon ferragosto
Di nuovo
e di vento
con forza
dei grovigli di pensieri
fatti di guerra e di pace...
ma volano ancora
i miei capelli bianchi
tra vecchi e nuovi vicoli
di pensieri e di sogni
è visuale un po sfuocata
tra vecchi rovi e borragini
che mi riporta l'eta babina
dove trovo i vecchi profumi 
e presenza di te...
nonno incantato
che mi senti tra le mie righe
di vento,,,
e mi sfuggi dai pugni chiusi 
come sabbia di mare
non so se riesco a trovare
il filo dei miei giorni
la mia esistenza piatta e vana
non so se vuole trovare 
la forza di una nuova vita
e dargli un senso
dove tutto intorno 
il senso non lo ha...

 

 

 

NUVOLE
DI SABBIA

 

Quanto costa questa mia vita
Hai giocato con me
fino al lastrico
come il vento
della mia infanzia
che non trovava il nido alle nuvola,
sparpagliandomi
in questo mare d'esisteze
confondendomi
nei mille colori
di finte realtà
fino a dissolvermi.

 

Finché sono rimasto solo 
senza nido
ha riguardare le strade percorse
e riperdermi nel mio cielo
bambino...
e non trovo più niente di me
nemmeno tra queste nuove...
e vecchie consumate mura...

 

dove erano un tempo
popolate dei miei pensieri...
guardo ancora la porta socchiusa
che il vento spira vecchi pensieri
e ricordi
di odori passati...

 

ma le voci sono assenti
la natura e gli orizzonti 
mi avvolgono
e mi fanno riflettere
ancora una volta di me...
e del mio immobilismo
di vita presente...

 

ma non sono io
ma solo la sagoma
svuotata d'essenza di me
mi guardo allo specchio
e mi vedo
sbiadito e invecchiato
ma dentro i miei battiti...
nulla...
non trovo nulla...
che valga la pena di reagire
e ritornare in me...

 

 

 

 

 

IL VIAGGIO DI RITORNO

 

Ancora una notte
mi culla...
in un viaggio frastagliato
tra passato e presente
di una musica pizzicata
tra vecchi ricordi
in strade
di un tempo sognanti
e oggi rassegnate

 

Non era più un gioco,
di velocità forsennata di un tempo
dove la strada sembrava mare
in conquista
e io il pirata conquistatore
del mondo
e dei mondi nuovi...
guardavo sfuggende
gli occhi di chi mi voleva bene...

 

era un continuo 
camminarci e navigarci dentro
hai sogni in tempesta 
senza neanche
rifletterci
e avvisarci di dove stavamo andado, 
era come avere la febbre
la frenesia e l'adrenalina
impaziente da cosa dovevamo conquistare 
senza neppure riflettere e curarci...

 

Ma noi...
non volevamo guarire. 
Eravamo ammalati. 
senza saperlo
Di noi. 
della nostra avidità
arrivistica...

 

Era simile a una musica
rimbombane e frenetica
che sentivo solo io. 
dentro di me...

 

non Mi lasciava
spazio per me
è delle mie pene
irrisolte del passato...
come un'attesa
di uno spazio infinito
di un orizzante interminabile
e meraviglioso,
versi nuovi mondi
da conquistare...

 

bagnato
dai riflessi di rugiata
vedevo i miei passi lenti
riflessivi
di un sentiero straniero sconosciuto
fatti di fatica
accumulati da una lunga lena
di un percorso tuortuoso
per l'affermazione di me
in un mondo selvaggio
popolato da orsi e di iene...

 

in questa prima sera
di ricordi
di questo mondo nuovo...
non trovo piu traccia
di quella forza che mi guidava
e anche quegli orizzonti
si sono scuriti...

 

 

 

IL GELO TRA LE DITA

 

Sembrava 
che navigavo
su mondi innevati
tanto sentivo
il gelo tra le mie vene
forse è arrivato l'inverno,
anche se ero sommerso 
da un sole cocente
che mi tagliava la gola
e mi bloccava il respiro 
ma tra le dita cera il ghiaccio...

 

La mia solitudine
di riflessi...
onteggiava
e riempiva 
il vuoto
che mi possedeva
da giorni...

 

ogni mia giornata era vana e persa...

 

Mi svegliai
presto quel mattino,
e la mia mente vagava
tra vecchi ricordi
ma qualcosa mi sfuggiva 
sul presente...
cercai di sognare
vecchie passioni 
per riscaldarmi 
l'anima .

 

Non badai 
al mio mio tragitto terreno,
ma volevo farmi onteggiare 
e cullare dalle nuvole 
mentre assorto dai miei battiti
tra cielo e terra...
ero ormai assente
lo sguardo assente vagava.

 

mi svegliai 
e mi fermai, 
mi guardai intorno 
e tutti gli orizzonti
si ripiegavano
ma io non curante
e proseguii avanzando lentamente
per mete inapparente
dove nulla e definito 
assorto dai miei pensieri 
volli solo perdermi
dimendicare
e aggraapami
a quel millesimo 
di sogno che mi restava
per farmi cullare
da quella scia
chiamata sopravvivenza...

 

 

 

ESSENZA DI ME

 

Nasce
si rimurgina
si assapora nel buio
involondario
qualcosa
che vibra nell'anima
e si dibatte nel cuore
che chiede la vita
se pure tra mille insidie e ingiustizie
in una valle di lacrime..

 

nella notte
del bianco e nero
dove la vita nera
e tabula rasa
dei pensieri vani
dell'essere umano...

 

trovo un urlo un magone
che si trattiene in gola
nel silenzio astrale
che vuol diventare voce.

 

la mia essenza
che si rivela
si impone
e non si ferma
in me
e nel sentimento,
di vivere
i giuramenti
che non posso mantenere,
in questo tempo
imposto...

 

la memoria,
mi fa andare altrove
finché
il cuore batte
non ci rimane altro
che vagheggiare tra i miei sogni
liberi...
anche se il mio
cuore stanco...

 

 

 

GIRA LA CARTA E VIA

 

Quel nome
Quella foglia tremolante
Quell’orizzonte consumato
Era scomparso così,
in quell’io
dei ricordi 
come un bocciolo
di queil fiore 
che uso come segna libro 
di quell’io
non rammento nemmeno 
un lontano ricordo
come se
vengono divorati dal fiume
di onde in piena...

 

della vita
rimangono solo 
parole nulle, 
gettate lì chissà da quale poeta
dalle consumate illusioni
del proprio io desistenza

 

ma…
sembrano
lontano millenni 
da un tempo…
scandagliato da suoni
dei sudati stivali

 

Come nessuno
aveva mai immaginato, 
se n’era andata,
quella vita provvisoria 
inghiottita…
ora in quell’involcro
di una medaglietta alla moda
fredda sul petto 
della madre che trema, 
di un caldo amore
e di lacrime amare…
svanito in un frullato
d’esistenza….

 

 

 

TERRA NEGATA
Quelle lacrime torrenziali
sembravano gocce di metallo,
che solcavano la mia anima
era rinchiusa quella terra in me,
i suoi lineamenti sono gli alveoli
della mia esistenza
il suo volto,
e il mio sorriso… 
al mio risveglio…

 

le sue piogge
sono lacrime amare,
che annidano
le mie paure,
le mie speranze
sono nei suoi orizzonti.

 

Quella che da piccolino
Correvo…
Solcavo…
Nelle sue viuzze d’alloro…
con i pantaloncini
Corti impolverati
E dai strappi fugaci…

 

non andava a dormire 
senza spolverare
e stringerla tra le mani
la terra nelle mie pieghe
dei miei pantaloni…
le stesse del mio cuore palpitante…

 

anche…
anche se… 
quella terra
mi e stata negata
forse nemica…
però se non mi da
il bacio della buona notte, 
non riesco a dormire….

 

con la luce accesa,
voglio guardarla negli occhi 
come a stringerla,
come un bambino
strappato dalle mie mani
in tenere età…

 

il suo pensiero
seppur amaro
ma solo sfiorarla
trovo la sensazione 
dell’eternità…
Ieri,
oggi…
il domani
era volata via,
lontana dal mio gomitolo
di cuore

 

dalle tante vite umane;
costretto a vivere
ero diventato
un filo indipendente…
che mi faceva soffiare
in una ballata, 
che vagava, 
e vorticava, 
negli abissi 
del suo io,
lontana come non mai,

 

 

 

QUELLA VOGLIA DI LIBERTA’ 
NEL DESERTO DEGLI UOMINI

 

Vista dall'alto…
con gli occhi degli assenti...
Quello scorcio di mondo
sembrare una foresta,
inesplorata
impenetrabile
mantenuta dalle crude rocce gelide
appicco si ergeva…

 

da quelle terre emerse
millenari…
un piccolo
uomo…
ebbe vita e forma
era un piccolo scoglio 
rannicchiato
lasciato
forse tra le pozzanghere
delle ultime piogge
non curanti della vita
Soltanto i gabbiani,
parlavano con lui 
che cercavano con il becco
qualcosa tra i sassi…

 

e gli facevano
compagnia a quel cumulo d’essenza 
vestito cenciosamente…
chiassosamente…

 


ma con il gelo
si innalza tra le nuvole
e il viso 
navigava
e il cuore palpitava
tra i veli nevosi della corrente.

 

In lontananza
Sentivo le voci soavi
Che battevano il tempo
Di mio nonno
Che rassicuravano e mi cullavano…
In quel sonno 
Fatto di melodie e spine
Ma ondeggiavo
Tra le molle tempeste
fuggivo nell’eternità
Di chi non si arrende
E di chi vuole vagare tra i sogni infiniti…

 

 

 

DIMENDICARE
I VISI DI CHI TACE
Come può cominciare 
la giornata 
una vita…
un urlo
un sorriso, 
una parola,
urlata
trattenuta…
tra gola e stomaco…
una carezza
tra cuore e anima
e poi via
tra rupe e viuzze impervi
e montagne e fiumi d’ignoranza…

 

Sono fuggito
Da me stesso
e scappando dal passato,
ignobile e strisciante 
credendo di poter dimenticare 
la paura...
di non poter raggiungere me stesso…

 

era un tunnel senza fine
delle voci riflesse
dentro me…

 

non ho capito
all'epoca.
All’età 
Dell’Adolescenziale…

 

E oggi
In Ogni ruga, 
ogni filo 
dai miei capelli bianchi
c'è una piccola 
grande cicatrice sanguinante
una sofferenza 
e un solo rimpianto, 
che valgono gocce di sudore e sangue
quello di non esser andato 
via molto prima.
con le mie ribbellioni
e opposizioni

 

Come ho potuto illudermi
e credere 
che il passato si può svanire e dimenticare, 
cancellare le sensazioni
le sofferenze 
e tutti suoi brividi, 
le paure le angosce…

 

Per anni 
mi sono torturato e tormentato 
e per istati odiato 
cercando di farmi 
anche del male all’anima e al cuore
volevo punirmi mettendo in discussione
la mia integrità culturali
e tutti i sudori vissuti per raggiungere ciò…
mettendo in discussione la mia esistenza…
e riportandomi oggi
in una vecchiaia che desta
dal fisico destabilizzato
in un fossato d’ipocrisie
in un tempo infinito
in cui si fermato alla clava 
dalla natura e selvaggia
che si e ripresa i suoi spazi
che urlano 
e urlano ancora
di parole mute
insignificanti…
di uominicchi privi di se
che invadono le terre di confine
e di nessuno…
che io voglio vivere….
La mia eternità….

 

 

 

STRUGGIMENTO

 

io vedo
sento
gli odori i battiti
che si innalzano al cielo 
al cielo di corallo
dove il velo
si prepara a scendere
tra fiori e tetti fumanti e soavi...
le cose 
che corrodono alla mente 
al cuore
oggi che non servono più,
mi viene come.
se ritornassi piccolo 
e ti svegli
e sgrani gli occhi
e non trovi la mamma...
e ti senti solo 
e triste e abbandonato
e provi pena per te,

 

e per tutto l'universo...
sei solo tu
avvolto in un alone di desideri 
di chioma in un mare di abissi, 
che hai voglia 
di qualcosa di terreno
di solito di palpabile
di banale consuetudine
come l’odore della domenica
di quella sterile e ricca vecchia casa 
che ormai lontano ricordo
non c'è non può esserci 
perché tutto e perduto…

 

oggi riprovo questo quando
vedo sento le cose superflue
che non servono.
non perché sono vecchi ricordi 
ma perché sono nuove sensazioni, 
ma non usate e ignorate…

 

In quei posti 
di casa mia
e sopraggiunto il vuoto
come per cose
luoghi che hanno altri odori
e sapori e non sono amate
nella giusta misura...
da parte di chi quelle mura
le abita ancora tacendo
e io mi trovo immerso in una sterilità
d’affetti

 

 

 

 

 

1

 

CARA TERRA DI MEZZO

 

E viene la mia silenziosa sera.
E nel silenzio che mi integra con me stesso 
E mi apparto con il mio io
Le Luci si smorzano
Si abbagliano e invadono la valle, 
il rosso amico fraterno
della sera al tramonto 
si dissolve sbiadendosi lentamente
come mille pensieri 
ed il cielo rassicurante e paterno 
blu cobalto 
si copre e si ammanta di stelle
lucenti...

 

Ogni puntino amico
mi piace credere
e sento le sensazioni e gli odori 
e le voci dentro me
presenti e rappresenti l'anima 
di chi e dentro di noi 
e ci ha lasciato…

 

Tu le senti
le fissi e lei sembra coinvolgerti
e ammiccarti maliziosi 
da lassù, 
sembra di sentire i loro stessi battiti
e inviarti consigli
e messaggi d'amore…

 

Io il mio cuore
Tremante palpitante
E La mia anima
ci sono solo per te.
tu le guardi e le fai tue
e sembrano avere i miei stessi sorrisi
scaldandomi il cuore e l ‘anima...

 

Si proietta verso il cielo 
Le tue ombre
non più il verde
ma di cuori
degli alberi silenziosi,
ma le sagome e i labirinti 
delle case si illuminano
e si riscaldano
e io nella penombra ormai
ti trascino per mano via con me...

 

 

 

2
CARA TERRA DI MEZZO

 

Lucette 
Calde e timide 
si accendono qua e la 
come lucciole
nel tepore della sera,
come navicelle nello spazio
danzando fra loro furtive
in quello scorcio
di mondo inesplorato.

 

Dietro ogni finestra 
Ogni lucciola si consuma 
il rito serale, 
di un’esistenza che vive
si riunisce il sentimento
il cuore l’amore. 
E nell’essenziale palpita di gioia, 
la giornata e conclusa 
resta gli ultimi rintocchi serali
mentre la tramontana
batte i vetri
e lei che prepara, 
pulisce, 
accudisce 
i suoi amati cuccioli…

 

il compagno 
di una vita tortuosa
e avvezza a una resistenza acuta
e uno sguardo suadente
scambiato
per non dimenticare
chi sono.

 

E mentre la voce secolare 
Che lui incarna, 
e in una vecchia carcassa d’esistenza, 
si sente solo 
nel suo silenzioso letto rammenta
la grandezza di chi tace
e riflette con nostalgia 
quando quella baldanzosa
e guerresca vita
gli aveva offerto 
e ormai non aveva
nulla da chiedere 
ma tanto da dare.

 

Ma non vorrei lasciare 
il calore della casa
silenziosa e notturna 
per svolgere devastanti
azioni introverse dentro me…

 

perché ora 
immerso nei miei pensieri 
di ieri e di oggi
sono solo con le mie paure,
e con le sue fatiche di chi tace
e si dispera.

 

Ma non per quelli
Inversi e labirintici 
che come 
di una longeva
inutilità di desistere
con azioni inutili
per vivere
dentro di me…

 

il limite massimo di vita
gridano al tempo di fermarsi, 
di frenare di rallentare
per riposare
e interrompere
la folle corsa 
sin che ancora 
sono in tempo per vivere 
e non perire,
nella sua stessa carcassa
di resistenza…
ci può essere altre esistenze
tranquille 
da vivere e da godere, 
ma forse anche diversamente
anche tanto 
da soffrire, 
forse...
per essere vivi...

 

 

 

1
ADREMO LONTANO INSIEME

 

Non capisco
Le mie stesse sensazioni 
Non riesco ad analizza
come possa essere successo
che il mondo che inganna
gli occhi che appannano
di una realtà che desta.

 

Guardavo 
Ancora con occhi stanchi
E offuscato dal tempo
quella meta prefissata,
con lo stesso metro
del giocatore di vita
di sempre 
ma il traguardo si spostava in la, 
anche se non sembrava distante
ma la fatica di un uomo ferito
era li che giaceva… 
vedevo improvvisamente crollato 
su me stesso
di ciò che mi ero prodigato
a costruire...

 

sentivo le zolle scivolare
sulla pelle ruvida
di una scorza dura e vagabonda
con i segni del tempo
più in la mi scrutavano 
gli occhi arrossati d’emozione 
di chi mi vuole a se
per darmi coraggio e fiducia
per un uomo che merita…

 

vorrei vedere con i tuoi stessi occhi
dei ricordi saturi d’amore
che battono dentro me in ogni istante
ma tutto ciò e solo sogni
posso solo avere il privilegio
nei ricordi di averti seguito
e amato…
e oggi accarezzare la tua foto 
dentro me…

 

 

 

2
ADREMO LONTANO INSIEME

 

Forse… 
Ho corso troppo
Tra i fermagli dell’esistenza
È messo a nudo troppo volte
Per essere libero…

 

ho provando a vivere
in una solitudine selettiva 
i miei sogni tortuosi
e ricercare 
le colpe da attribuirmi 
Forse nella mia cecità volontaria
Verso i vari masserizie sociali
gli eventi mi hanno portato 
essere ruvido
il silenzio perverso
Continuava a farmi da compagna...
In questo percorso introverso
Dentro la carne…

 

Aveva conosciuto
La mia verità 
Nascosta tra quei versi filosofici
Assimilati e fatti miei
Per dare inno 
Alla mia esistenza…

 

La mia Libertà 
Di versare lacrime mie
sincere
senza contaminazione 
per trovare una salvezza, 
forse in un alone di un angelo. 
in una situazione di forza, 
in un lavoro di lena antica, 
Mi sentivo infranto
Deluso di me
E morto dentro
Finché non conobbi la via d’uscita, 
che risiedeva dentro me…

 

mi sono dato una rivincita 
mi ha dato 
come una boccata
d'aria 
e così ho ripreso
a respirare
a vivere
ritmi antichi...

 

come in un sogno 
bambino mi trastullavo, 
deciso di essere vivo
e inseguirlo
dentro in un ritmo frenetico
per l’affermazione di me… 
come in un'azione nobile
ti convincerai che non hai sbagliato niente, 
hai solo confuso 
l'approccio in contatto
invece che rincorrere i sogni,
prendili per mano
abbracciali con te
rendendoli palpabili reali. 
A farli tuoi
Cosi insieme andremo
Lontani
Insieme
Mano nella mano…

 

 

 

IL CORAGGIO DI TACERE

 

Mi fermo
A guardare
Con occhi Di un bambino 
un istante, 
aspetto che la nebbia si dirada, 
sento il sangue scorrere
nelle vene
il mio cuore che batte… 
frugo mi immergo
con gli occhi 
con l’anima…

 

la piazza deserta
inanimata
desolata.

 

Non vedo
Che me stesso
Nel chiasso dei miei pensieri
Intorno niente...
Blasfemo…

 

L’introverso tace
Mi sembra d'aver toccato
Le parti vere
Intime della mia esistenza
la vetta 
il culmine
della mia vera felicità...

 

Oggi protetto e avvolto
Dalla mia terra
Finalmente…

 

che non m'aspetto
altro che la pace
in tranquillità…
i sensi fermi
intorno a me più nulla 
rientro nel mio guscio 
di casa
e nel didetro dei miei sensi 
alla fine 
d'una vita vuota,
e consueta 
ed eccola
che si rilancia in una folle corsa...

 

 

 

ATTRAVERSO LA PIOGGIA

 

Avevo fatto 
il possibile e l’impossibile
per dimenticare
quel percorso amaro
E volevo trovare il motivo 
di quel viaggio.

 

Molto bravo nel percorrerlo
nel farlo risultare avvincente,
ma troppo disinvolto per essere vero…

 

Sentivo in me
I ritmi vitali 
I minuti le ore
Che passavano veloci 
Come un treno
Di un ritmo inutile
nelle giornate inutili…
ignote...

 

I passi miei lenti
Cadenzati
Di chilometri avversi, 
camminare 
nel libo
mi aiutava 
a distogliere l'attenzione 
dai grovigliati pensieri…

 

i miei occhi avvezzi
volessero modifiche il paesaggio,
lunare… 
con la conseguenza 
del mio avanzare inesorabile, 
e trattenessero i miei pensieri 
nel grumo labi ridico e cavernoso
più secreto
per lasciare posto ad altro…

 

 

 

AL DIDENTRO DI CASA MIA

 

Sentimi a casa
E volare
in quel posto vissuto
Dal mio stesso essere
Di pace e liberta
questo mi dava forza e coraggio 
E libero di volare
di pensare e di poetare
la vita in gola
che si consumava in agonia inerme
tutto quello che volevo
aggredire il mondo
in quell’angolo frastagliato…

 

nella terra di confine…
di mezzo
alla vita astratta
in un filo di pensiero…
sapevo 
che tanto non sarebbe
durato molto
nell’incolto della vita.

 

Ero lontano dalla mia vera terra
E anche la mia casa 
pareva volermi negare l ‘ingresso
ancora una volta 
non era riconoscente con me.

 

La strada del picco
Del gabbiano
era incolta per me, 
anime né per la vita né per la morte
mi riusciva a quietare l’animo.

 

Forse il mio animo
Il mio carattere
La mia cultura per la vita
Lo avrebbero 
rifiutate entrambe
quei anfratti ingabbiati
di servilismo astratto...

 

anche se in quella terra di confine
la neve e pioggia e il freddo
cominciò a farsi sentire 
e a bagnarmi la vita perversa
non mi fermai
e a testa alta battei il dolore
e la vita…

 

La mia salute
Mi perseguitava
Le forze si intorbidivano
non era certo l’armonia della ragione
ma il non arrendermi
e oppormi
era sempre in cima 
ai miei pensieri quotidiani.

 

arrivato al culmine 
di mezzo della vita
non avevo voglia di perire,
e meritavo un'altra possibilità 
infatti remai con forza
contro ogni avversità amara
non mi fermai nemmeno davanti alla rupe.

 

Fu armonia dei miei sensi
Naturali 
quella combinazione di malessere e di luce, 
di ombre, 
di suoni 
e di colori 
che si adattavano
a me
e al mio animo 
e a quei leggeri brividi
che percorrevano lungo la schiena 
che li sentivo addosso
che mi corrodevano la vita...

 

 

 

LA SENSAZIONE DELL’EBREZZA

 

nell’aria…
la brezza ghiacciata
scivolava via
il rossore delle guance
sprigionavano calore…
non era proprio freddo, 
era la sensazione
di essere nato li
dove le mani si sprigionano 
e diventano angeli
ma l'aria era cambiata 
in quell’angolo di mondo
e a me non piaceva…

 

Ero…
Commosso…
Emozionato…
Il cuore batteva… 
da una sensazione 
che partiva da quei vicoli cechi
che la malinconia
ripercorreva i bordi scuri
dell’esistenza…
amara
dove la pelle disossava la vita…

 

dall'animo…
dal corpo,
sentivo sfuggirmi la vita…
guardavo inalato
tra le nuvole di vetro 
lasciandomi la sensazione
di essere testimone
infinito 
e di poterlo descrivere 
in modo improprio
forse volando
tra i miei sogni
ma utilizzando parole 
che possono uscire
dal cuore

 

riprodurre
la distanza
con l’intensità
della passione
e con profondità 
di chi e immerso
in un'esperienza …
planetaria
in un attimo… 
in un solo momento…
si tira fuori il vivo…
il reale
la carne viva
che il sangue zampilla
tra le dita…

 

solo alzandosi
e svotandoci
dall’essere sociale
intriso
di una melodia stonata circostante 
possiamo rivelare parte
o totalmente
l’autenticità di noi stessi…

 

la nostra parte
taciturna 
che vive nel silenzio
di noi stessi
nascosta 
e che non ama farsi vedere
quasi mai…

 

mi assento un po’ 
dall’essere uomo…
ammiro il paesaggio
mosso dalle onte di tramontana
e la neve accarezza la vita
svolazza tra i miei capelli
ingrigiti…

 

nell'ampia pozzanghera
in cui siamo finiti…
lì davanti al mondo di carta. 
Il lampione 
Svampa
E si disperde…
E io immerso 
Nell’alone della sfera luminosa
Secolare.... 
Il resto e realtà perversa e assoluta
Di un uomo silente
Che le parole gli accarezzano la vita
E poi finiscono
Nello scroscio 
continuo dalla pioggia
che risciacqua la vita... 
cercai di seguire
le mie mani
e gli occhi che fissano l’orizzonte
incantato
dei monti innevati…

 

 

 

1
QUEL MALEDETTO INCONTRO

 

Da quel maledetto 
Nido di tranquillità
dove il dito
Marcava il mondo infinito
Sillaba dopo sillaba
Che scivolavano lungo la schiena
Tra mille brividi
Gli occhi si appannavano
E tra mille sogni d’immaginazione
Davo colori e forme
E immaginavo la vita vera

 

Ma dall’incontro fatale
Dove la natura 
Mi correva dietro
E i miei sguardi distratti 
Di routine banale
ero
Impaziente
Frastornata
E suonavano nella mente
I dolci versi
Di una poesia trasmessami
Via chat
I miei occhi pallidi
Scorse nei primi attimi
Di una macchina
Apparente e fuggitiva…

 

I suoi occhi
Dolci che avevo disegnato
Dai bordi del suo viso candito…
Erano li…
Tra sogno e realtà
Mi sfuggiva dalla vita
Il dolce sedere
Il mio esse svuotato
Lo penetravo lo scavavo
Tra gli alveoli
Tremanti di me stessa
Tra i gesti
Garbati…

 

A un tratto
L’affannato respiro
Si tramuta in orribili gesta
Inaspettato
Di spietato
Anacronismo…

 

Il divincolarmi
Di scariche di forza
cominciai a correre
tra mille anfratti
che mi scivolavano intorno 
e in preda alla paura...

 

scappai 
e cercai di fuggire
da quell'incubo che avevo
appena iniziato
e non avevo voglia di viverlo ancora
cercavo sbriciarmi
di volare via come una rondine
da un’ala spezzata
e le battevo
più velocemente possibile…

 

lontananza sentivo lo scroscio
di quei grossi minacciosi passi 
che si avvicinavano sempre più
al mio core 
che batteva a...

 

Mi
Dibattevo affannosamente
guardami attorno 
per cercare
un appiglio
qualcuno con sguardo amico… 
qualcosa di sicuro, 
una via d’esistenza
che rafforza la mia fuga…
ma il vuoto orizzonte 
e il niente 
che regnava di fronte a me…
mi impallidiva 
e quel buio pesto…
della oscurità della notte…

 

Sentivo il cuore in gola
voleva scoppiarmi
in torace si fece caverna 
in petto 
sì allargo 
e nel suo battito 
mi perdevo 
intravidi in lontananza
in uno squarcio di luce
i suoi occhi di fuoco
che lacrimavano sangue
e in un grido profondo
minaccioso…

 

si perse tra le mandibole
del mio amico di sempre
che ritrovo le mie gesta di sempre
e riaffiorarono i contorni
reali di un viale alberato
e io e il mio dolce amico
scodinzolante e baldanzosi
fummo la cornice 
delle immagini gloriose
di quella sera…

 

 

 

 

 

Lo visto nel buio 
Quei tuoi occhi lucenti
Che mi ridanno la vita
I tuoi onteggiamenti
Sono corrosioni
E friccicori
Negli alveoli del mio cuore
Irrequieto

 

Più in la la piazza irride
E bombarda di inutili fantonie
E le mie mura
Mi suggeriscono
Tranquillità e torpore

 

 

 

 

 

1

 

Nonno.
L'ultimo anno

 

Sguardi penetrati e assenti
Il continuo fissare il soffitto
Di fuoco...
Dove la vita sfuggiva
Ai sensi astrali
Di un continuo soffrire...

 

Ma il guardarmi
Il quel sott'occhio di luce
Che per me eri la vita 
In protezione
Ti dico

 

Che dopo tutti questi anni di luce
E con lena di mia vita 
Trovo ancor maggior vuoto
Di una lustre d'esperienza
E nel tuo posto caldo
Mi accuccio per ristabilire
Il contatto per una ragione d esistenza
E sentirmi protetto...

 

 

 


CARA MADRE.
DAGLI INVERNI INNEVATI

 

nel silenzio blasfemo 
dove l'anima tace
e la sofferenza consuma...

 

guarda e riguardavo
i tuoi occhi incantati
da una visuale bambino
dove mi sfuggivi alla vita...

 

il continuo sfuggirmi
e trasferirti nel luogo del dolore
in quella rete che ti sorreggeva
da manovalanze umane amiche..

 

io aggrappato 
e non volevo mollarti 
la tua mano calda
l'unico appiglio di sentirti mia...

 

a un tratto...
in quella piazza innevata
e ghiacciata
tutto il corteo
corso per sorreggerti...

 

si fermo
e in un lampo di luce
tutto svani
in un auto color marino
in una fredda accelerata...
si allontano
e anche la tua mano calda si allontano
dal mio essere barbino....

 

lunghe furono
quelle notti 
di un asettico silenzio
immersi di un manto di neve
ghiacciata 
dai camini fumanti
potevo solo guardarmi la fiammella...
che si avvitava e ondeggiava su se stessa...

 

 

 

IL DIARIO DEI RICORDI

 

Ogni giorno che passa,
in queste età dismessa 
tutto solo
e senza fretta,
con un sottile
filo di forze
e parole sussurrate
forse la speranza desta, 
quello sguardo d'amore
per i miei amati orizzonti 
non sono del tutto esaurite,
quelle filo di vita 
che mi resta
sono ancora ancorato,
testardamente…
a perseverarla…

 

io ci credo…

 

Camminavo in quella riva 
Del mare,
come trent’anni prima 
ero lento, riflessivo…
e guardando l'orizzonte
riaffiorano tanti tumultuosi ricordi...

 

una lacrima 
che scendeva
e solcava
il mio viso
bagnandomi 
la guancia, 
e si infossava
sulla sabbia 
dorata 
poi scivolava via... 
e abbandonandomi
svaniva…

 

La natura
Che risiede in me
la conoscevo 
la consolava
la cullavo, 
tra le mie membra 
profonde…
sentiva battermi addosso
il soffio del vento 
che mi accarezzava
i miei luoghi ricordi,
di una terra maestosa
e amica…

 

nel ventre di chi tace
e riflette parole sussurrate
sento 
l'acqua che mi fasciava i piedi stanchi
del lungo cammino della vita…

 

mi faceva sentire leggero
e libero di volare,
per un solo attimo di penombra, 
spensierata…

 

Ora avvolto da un legno
dei ricordi 
in cui i faceva da ponte,
tra quei panorami 
e il mio io 
antico
in cui mi ricostringeva
a rileggere quelle pagine…

 

i molti freschi fiori 
incorniciavano
i miei ricordi di fuoco e di fiamme
degli antichi amori….
Nei loro visi baldanzosi
E scanzonati
Di una spiensieratezza giovanile…

 

Si sono accorti 
Solo ora del mio divenire
In quei luoghi di sabbia e di vento
Dove i pensieri 
E i vissuti
Vanno e vengono…

 

Una foto la ricordo
Incisa nei miei ricordi
Dove svolazzano dolcemente
i suoi luoghi capelli, 
e il sorriso sul suo volto 
ormai da tempo 
svanito il suo ricordo
il suo sorriso
e la speranza se ne va…
nella cruda terra…

 

Solo un antico legno
Trasportato li per caso 
Dalle antiche correnti
Di un antica e caparbia lena
Testimonia di me 
Di noi
In cui abbiamo affidato 
Il nostro desiderio di futuro.

 

 

 

 

 

CARO PADRE

 

Ma tu partito silezioso
Te ne sei andato
Ma quante domande
E quante risposte in sospeso
Racchiuse in te....

 

Quelle verità mai dette
Ma quanti secreti
Avvolti dal tuo manto
Dissacrato del tuo atteggiati...

 

Quel tuo sguardo interrogante
Che più volte
Nella notte mi svegliano
Perche io

 

Nelle verità nascoste
Di un padre volante 
In cui la tua vita la porta con se
Senza trovare spiegazione in se
E guardarsi finalmente dentro

 

In una vecchiaia pacifica
Quieta...
Di chi sa essere in solitudine
Se stesso...

 

Ponendosi
Al di la
E all'infuori della massa 
Che tace

 

 

 

LA VITA CHE MI PENETRA DENTRO

 

L'atmosfera il tepore
La compagnia dei dolci affetti
Dei tanti ricordi
Dai passaggi invisibili
Di un passato vivo dentro me
E sentivo gli odori
Vedevo e sognavo i dolci gesti
Di quel caro nonno presente…

 

Era quella che volevo 
Mi facevo felicemente avvolgere
E lasciavo incorniciarmi dai miei libri
Preferiti
E alzandomi con gli occhi spigolosi
Incontrai quegli occhi penetrati 
In cui leggevo condividevo
di quelle cose giuste
e di essere li insieme…

 

c'era silenzio,
le dolci parole
armonizzavano tutto in me 
la stufa accesa fumava e riscaldava 
la stanza e tutti i vani della casa
guardavo il fuoco baldanzoso
e tanti pensieri mi assalivano
vecchi e nuovi…

 

quel luogo 
apparentemente asettico desertico
dove tutto si ferma
tutto si delimita…
ricomincio io… 
e i miei ritmi vitali 
e solo il dolce abbaiare
del mio amico 
interrompe il cantore
in quella campagna arsa
e la natura ne è proprietaria 
in quella sera di fine anno
tutto era intersecato
al posto giusto
Era il giusto posto
E il giusto momento
Per essere finalmente felice
Forse del niente
Che era il tutto
Per me…
per iniziare a scrivere
con penna indelebile
dentro me...
di quel nuovo percorso
dal sapore antico
ma avvincente
dove ce la vita
e non la morte…

 

tra un pensiero ed un altro
di parole che non dicono nulla
di persone vuote,
di loro fantasie e realizzazioni
che si annidano altrove
di misere ricchezze materiali
che me le strillano 
e mi frastornano…
per convincere loro stessi...

 

 

 

L’EPLOSIONE DELL’ESSERE

 

mi fermai un attimo
su quel bordo
in quel ciglio
consumato dal tempo...

 

più giù
nel precipizio
il torrente mormora
in solitudine
e scorre silente
come in un saluto
dei vecchi tempi
lasciato in sospeso tra noi…

 

mi presi fra le mani
la testa
accarezzai i vecchi capelli
ma dentro sentivo
un tumulto
allungai lo sguardo 
giù appicco
ma l’orizzonte
sì sbarro improvvisamente
da un muro vegetale di arbusti
e l’occhio incredulo
di antichi passaggi…

 

mi intrufolai tra la vegetazione
maestosa silente inesplorata
le foglie accarezzavano il viso
ma il mio essere impotente
si sentiva piccolo
smarrito 
in un sentiero irriconoscibile
difficile da immaginare
in quello stesso luogo
appezzamento
di antiche proprietà
che un giorno passato
era fatica
sudore
per una sopravvivenza vitale…

 

il silenzio e la maestà del luogo
mi fece capire
che orma io li ero di troppo
e la natura circostante
chiedeva rispetto
e spazio
mi pareva di percorrere 
strade e luoghi preistorici 
epiche
ho essere piombato nel mezzo 
di un film girato in una savana…

 


forse io,
avevo ben capito
in quel camino 
più di ogni altro uomo, 
come mi sentivo
ribollire vecchi ricordi
e persone care 
in quell'istante
mi fermai
in quel luogo più nascosto
dove in un tempo bambino
era il mio secreto....

 

non so se era rabbia 
l'amarezza
di un tempo scivolato via
e troppi ricordi
mi riportavano li
mi scalpitavano nelle viscere
i sudori di una fatica astrale
e le antiche carezze
di un uomo bambino
ma sentivo il mio petto
come una mandria
di cavalli infuriati imbizzarriti
che gli recava paura...

 

mi rendevo conto
di sentire 
di vedere
il martirio abusivo in quella terra
martoriata dalle fine di un esistenza
vorticosa e avversa
forse in una calamità naturali
degli assenti
dove tutto rivive 
come agli antichi albori...

 

l’impatto l'esplosione
dell’impersonalizzazione
di una tigre
che solcava antiche foreste
era forte
essere lì in quell’istate
avevo assistito vissuto
una violenta esistenziale...

 

mi sentivo imbecilli 
come uomo
come essere umano
nato li
tra le zolle gelide
di una pietraia vile
dove da sempre hanno calpestato 
gli animali rispettosi della natura amica…

 

ormai non capiscono più nulla
forse mi sono fatto contagiare
influenzare dall’unicità dell’uomo
negli assetti naturali...
e ammettere che siamo belve
che distruggiamo inquiniamo e ammazziamo
i nostri simili 
come furia umana
per attaccamento 
al dio denaro…

 

In nome del mio essere
che non conosco
e ne voglio conoscere
violenza alcuna
vi chiedo scusa
di esistere
io e i miei simili.

 

in quel cammino
mi allontano in lacrime...

 

 

 

 

 

LA MIA STORIA RUVIDA

 

Caro amico mio
Guarda
E guarda ancora
Ti prego
Sul mio volto
Di creta e specchio
E rifletti…
tacendo
E imprimendo
Rispetto amico…

 

Per ogni individuo
Astratto o astuto
Semplice o complesso
c'è una storia
antica che traccia un solco antico
come un fiume
che rumoreggia e poi si acquieta
e se ne va via silente

 


che in pochi
o nessuno
sapranno 
o non vorranno leggere.
Con troppe convinzioni 
dati
Complessi blindati 
Troppi finti e infiniti sorrisi
Con altezzose superiorità 
Di vita 
e finti benessere…

 

io nel mio silente
paludoso percorso
ho saputo coprire 
le mie lacrime di ghiaccio
e di miele…

 

Troppe volte
In quel …"Sto bene" 
Tranquillo…
Ho nascosto gioie e amarezze…

 

Mi hanno reso muto
Nel mio dolore. 
E ho nascosto tante emozioni 
sono scorse
sulla mia ruvida
pelle, 
e lasciando brividi 
lungo la vorticosa schiena
mantenendo e sprofondando 
dentro di me
nei pori profondi
fino a modificarle l'anima...
Sul mio volto
Ruvido
Si sono assorbiti i chiodi di una vita

 

Mi porto dentro la mia storia 
che difficilmente
interesserà
o verrà raccontata 
per intero…

 

nella verità di chi vive fra le ferite
con caparbietà
e con ostinazione…

 

caro amico mio…

 

ho voglia di scivolare via,
lontano dai tuoi occhi 
che non sanno leggere
e si accodano a quei tanti 
conformisti anomali
di una società che mi è avversa 
e non sanno capirmi…

 

la mia palude d’esistenza 
me la abito
me la crucciolo
mi e compagna
e mi guarda con occhi 
languidi d’amore
evitando vivamente
e avversamente
le soprastrutture sociali
inutili e vuote…

 

il dolce navigare
tra gli amplessi
trovo la vita 
che mi piace 
viverla 
nuovamente
e unicamente
dentro me
e fare i conti
con me stesso
e con la mia anima di sempre…

 

 

 

 

 


SCHIAVI.
NEVICATA DEL 1970

 

La neve scendeva lenta 
Soave candida
In un ballo secolare
Dai camini fumanti
Di un ondeggiare
Ricamato 
Gli odori si alzavano lenti
Invadendo

 

L’orizzonte dell’alba
Montana
Confondeva la vista
Tra cielo e terra
Un tetto riverso a nord
Formava grondaie
Brillanti
E ghiacciai pendedi a matite
Dai clamori antichi
Di caverne
Raccontate a scuola
Dal manto navigante
Di onde
Insormontabili
Di umili anfratti di stivali al vento
Di umili uomini
Che arrancano la fatica perenne
Le strade sommerse
Dal mando isolato
Noi troviamo la vita
Nei nostri alveari
Di casette al vento
Il camino ardeva lento
La fiamma onteggiante
Riscalda il paiolo di sagne
E nel lato il cucino
Sbolliva salsa di rosso 
E profumo accogliente
Nell’avvicinarsi la mezza

 

Il grido delle mamme
Chiamava a raduno
Bimbi frettolosi e infreddoliti
Pieni di neve…

 

Nonno borbottava lento
Con il suo consueto
Fiasco di vino rosso
E imprecava silenzio…

 

Alla radio il tgr enunciava
Le notizie di franco 
Che chiedeva la grazia al papa…

 

E lui di antiche gesta spagnole
Scendevano lacrime torrenziali
Di ricordi non raggiunti
Di amori non realizzati
Per decisioni
Di potenti avversi…

 

La finestra
Sommersa da neve
All’orizzonte il sole cadente 
Segnava tramonto
E illuminava di rosso
Tutta la vale
E rifletteva nei nostri visi bambini
Di un cantore
Paradisiaco di una vita protetta…

 

 

 

QUEL DRAMMA.
CHIAMATO TRAQUILLITA (PISCHIALTA)

 

Quei giorni D’inverno
Dove la giovinezza
Volava via
Dai capelli neri
Intrisi di fumi e odori
nostrani
Scivolavano lenti

 

La neve candida e soave
Continuava scendere
Con i stessi gesti secolare
Trasformando il panorama
In meraviglia incantata

 

Nel nostro tortuoso e umile vivere
Il fuoco ardeva Tranquillo
Il paiolo bolliva
Il cucinino per la salsa
Ardeva lento…

 

il vociare impellente
Chiassoso di miseri problemi
Del vivere materiale
Le pentole rumoreggiavano…

 

Gli odori mi attraversavano
I problemi si affocavano nell’ultimo
Bicchiere che la vita ci soffiava…
In chiacchiere ventose
Di chi la vede dai vetri scivolare
Di esperienze passate
Di un dramma di dolore
Per noi famigliari

 

Nell’alveare
La voce rimbomba di chi tace
In una tragedia avversa
Che lo consuma vivendo
Il cuore palpitava…

 

Dei pezzi che vanno
E la lucidità impazza
In quei gesti e sorrisi 
Che prudono dentro
E le lacrime mi solcano il viso
D’impotenza tremante 
di una mia sofferenza 
avversa…

 

lo guardo
lo riguardo i sui occhi
arrossati dall’emozione
dell’ultimo nostro successo terreno

 

in quel letto di sofferenza
in quella stanza che sento ancora
i tuoi battiti
sincronizzati con i miei 
giace chi mi porta
con sé per sempre
e chi per sempre
e per ultimo mi ha accarezzato il viso…

 

solo la umile
solitudine mi fa sorseggiare
quel vuoto cavernoso
dove tutto tace
e tutto inanimato 
come quel correre 
in carovana per un pianto perenne
per dirti addio…
per me 
per noi
per il tuo grazie di sempre 
per averci cullato protetto
e amato infinitamente…

 

se poi torna…
la valle cruda…
e vuota…
lascio la porta socchiusa
e ti aspetterò in perenne 
gusto e pazienza…
torna… torna…
carne della mia carne
il cuore batte…
e batterà per sempre solo per te…

 

 

 

CARO VISO ROSEO

 

in quel viso luminoso 
e profondo
da troppi anni trovo la vita ormai
dai tuoi languidi occhi 
trovo il mio faro d’esistenza

 

dai tuoi pezzetti di sguardi
che ti brillano gli occhi
E ti lacrimano d’emozione
ma non esprimono
emozioni e passioni
in quelle solitudini trattenute
di doveri dati
e mai raccontati…

 

sento nei tuoi sguardi suadenti
lo zampillare del tuo cuore irrequieto
sono i stessi che custodisco dentro me
in un fuoco che arde perenne
quasi un sangue che vuole invadermi 
la testa l’anima e i pensieri
nel camminare disinvolta 
e nel mio camminare riflessivi
trovo quel filo che ti avvolge a me

 

in quei complici amici
di confidenze e sogni e passioni…
sempre i rumori altrui a distoglierci..

 

che rimbombavano in parole vuote
mentre i nostri cuori battevano
e i nostri occhi lacrimavano
dove…il coraggio…volava via….

 

 

 

MISSIONE DI PACE

 

Papà
Ma papà..
Nel silenzio di casa mia 
Ti dico…
ma che tipo di lavoro fai
e come lo fai 
per stare lontano da me 
per tutto questo tempo 
inesorabile e quieto…
mentre io vivo solo 
con i fiori di loto…
in questa falsa vita normale

 

Sono un difensore
Della patria e della libertà 
e lavoro per le nazioni 
unite in missione…

 

ma papà…

 

ma quale liberta?
Nostra?
O Loro?

 

Ma il nostro paese è in guerra?"

 

No piccolo amore mio
ma altri paesi si.
nel mondo 
e da soli non sono 
in grado di difendersi.

 

Ma da chi 
Da cosa 
si devono difendere
papà! 
anche noi 
tranquilli…
nelle nostre tiepide case
ci dobbiamo difendere?

 

Dormi amore mio
Vedi la cameretta nuova
Affascinante e di marca
Ti protegge…
ora sei troppo piccolo
per capire 
un giorno capirai e scoprirai...

 

e giovedì sera e diluvia
e lo scrosciare dell’acqua
mi mette paura:
papà! 
Ma tu dove vai?

 

Resta con me…

 

devo partire…

 

Amore mio…

 

per una nuova
missione di pace…
all'estero…

 

amore mio
figlio mio 
non piangere… 
sono pochi mesi 
poi torno 
te lo prometto…

 

caro papà
Ho solo sette anni 
Però non piango
perché parti, 
ma piango 
per il tuo lavoro 
che andrai a fare…

 

caro papà
papà mio
Uomini, 
donne, 
bambini 
muoiono…muoiono
ancora inutilmente 
proprio in quei paesi…
dove voi militari…
chiamati
tutori di liberta e di pace 
andate a battete
le vostre
così dette missione di pace…

 

là dove la guerra impazza
spietatamente,
per ottusi uomini 
e altri bambini 
piangono… piangono…
come piango io adesso…
papà mio…

 

la "guerra" e "guerra" 
papà lo so!"
allora perché vi nascondete
dietro false parole
“missione di pace”?

 

caro figlio mio
Hai ragione
sei un ometto ormai, 
ma devi capire che la guerra 
nessuno essere umano 
la vuole.

 

né il tuo papà
e ne i papà 
di altri bambini 
nel mondo normale…

 

ma solo vili astuti uomini
che in pochi 
destreggiano i poteri occulti…

 

i veri potenti di questa terra
che tutelano i propri interessi loschi…

 

vedi caro figlio mio…

 

piccolo mio…

 

quasi sempre nelle nostre guerre
il nemico non ha divisa né stemmi 
ho in apparenza sono uguali a noi…

 

Dormi bimbo mio…

 

Bimbo mio… 
Dormi Tranquillo…
In un lago di pace
Dove tra noi ce la culla
Di seta volante
Dove i sogni affiorano
Tra le maglie
Incantate…

 

Piccolo mio…

 

È sera si avvia
Per essere vissuta
Tra i battiti e le carezze 
Che vanno e vengono…

 

ciao papà…
perché taci 
a muso duro
So che devi partire
per lavoro amaro e bieco
e so pure che un lavoro oblicato
vai a fare…

 

papà mio…
ma una cosa per me
la devi fare?

 

Me la faresti?
una cosa per me?

 

Prendi questo sogno
Questo cuore irrequieto
questo fiore rosso, 
e quando scorgi 
con le tue mani dorate
che altri inzozzano di sangue amaro…
e fra le vostre macerie 
di un villaggio sconosciuto
che nessuno mai
a osato armarsi 
il corpicino innocente
di un bambino amico
mai conosciuto…

 

papà mio… 
prega…
prega…
con il mio stesso cuore…

 

di sicuro mi vesto
con i stessi panni 
del suo papa
se accadesse a noi
farebbe la stessa cosa…

 

papà mio
ma cosa importa 
a un bambino 
della divisa
uguale o diversa dalla tua.

 

Papà!
mamma! 
Che sono quegli occhi?
Come mai
Come mai…
Papà mio…
non torna?

 

Mamma per favore
Ti prego
non rispondere,
con parole avare
come acqua che consuma gli scogli
sono quei tuoi…
occhi languidi a farlo per te…

 

papa…
papa mio…
perché non torni… 
lo sai che sono cresciuto 
purtroppo ormai
e non tornerai più vero?

 

mi avevi promesso…
che mi raccontavi tante cose
al tuo ritorno…

 

ma se non lo farai vivendo
cambierai materia
non lo farai la sera prima 
di addormentarmi!!!

 

lo farai…
ti immergerai…
mi accarezzerai… 
scivolerai…
come acqua gradevole
in ogni angolo
del mio corpo 
e del mio cuore bambino…

 

e nella notte pungente 
mentre dormo
mi cullerai
e entrerai nei miei sogni
secreti…
e ci faremo compagnia per sempre
papà mio…

 

 

 

IL TONFO NEL SILENZIO DEL MIO CUORE

 

Fissami con i tuoi
Profondi e enormi occhi 
adesso mi guardano dentro
scavano nel profondo 
prepotentemente
mi strappano
lembi di carne viva…

 

via via
il mio cuore di pietra
i tuoi occhi sonnecchiano 
e poi 
e poi
in quella fessura
in quella maglia 
d’esistenza
chissà dove vanno 
chi sa dove.

 

Mi scavano
come se nell’immerso
Trova la vita 
Ma dell’acqua ho bisogno 
di aria pulita… libera
che le mie ali
volano
e i miei polmoni si gonfiano
si riempiono di ossigeno …
e ti dicono addio…

 

in un silenzio e luce
in un l’apo d’aurora.
Chissà se la troverò
e se la rivedrò,
chi sa se mi ridarà
un briciolo di luce amica
e se il mio cuore batterà 
ancora per te.

 

 

 

DOPO DI ME NULLA

 

Lei venne
A scolpirmi il mio cuore
Con quel… scusa
Con occhi pungenti
Cui racchiudevano tutto

 

di te
la mia pelle
e piena di tracce 
di un passato virulente…

 

forse schiva,
disillusa
impacciata
dagli occhi arrossati 
ma con quel sorriso
dolce…

 

acceso 
contagioso
di chi e persuaso
che non si vuole mai arrendere...

 

Tu avevi ancora i solchi 
Nelle tue mani 
rosa e delicate, 
in una carezza
hai scavato il mio cuore
di pietra 
ancora per farne melodia…

 

ti sei affidato a me 
ti sei fidata 
di un dolce folle
per camminare tra i sogni
di nuvole di fumo...

 

E senza nulla 
Ti sei tuffata in quell'assurda 
Avventura amorosa
Dove la gelosia
Camminava lenta
Sotto un filo di pelle…
E di tutto 
di quel che è stato
inghiottito dal tempo, 
con un tenero abbraccio 
ti ho spogliata 
degli amori 
inchiodati di ieri…

 

e lasciandoti con i tuoi stessi vestiti
con il tuo stesso manto gioia 
pero volontariamente 
della tua vita 
hai detto addio…

 

Quel che e stato
È andato via
Con i brutti ricordi
e hai avuto
un sussulto
nel cuore
malato
malato d’amore 
e il prima di me si e bruciato
e nel tenero dimenticatoi
l’hai buttato...

 

Quel che accadrà
E che verrà
Tra noi
Sarà melodia …

 

dopo di me 
non apparirà
perché non lo vorrai
mai più conoscere...

 

 

 


QUANDO IL SILEZIO VOLA VIA

 

Dove
Il mio silenzio amico
in quel tacere irrequieto
di pace e di grazia terrena
odo friqquellarmi parole
e pensieri…

 

tra quei piedi
silenti e stanchi
in solitudine
la natura amica
che nel suo divino
fa tremare le sue foglia di pace…

 

il pettirosso lo ignora volando
e battendo le ali
in una lena naturale
secolare…

 

chissà
mai perché non si rifugia 
tra le pieghe
degli inutili baccani
di quel vociare
perverso di quel vuoto
rumoroso e perso nel vuoto…

 


il mondo irrequieto
dietro numerose e inutili file
ne sente 
il terrore antico…

 

ignorando
battiti di visi e occhi
che lacrimano
in nostalgie di pensieri
pesanti…

 

Forse disperato e perso
muore, il silenzio
tra le mani solcate
dal vento
di sudori e fatiche…

 

forse muore tra i miei battiti
di fatica, 
a comunicare concetti
in commoventi tramonti 
che sfociano
nel buio profondo
di chi tace...

 

i sogni rassegnati
di chi non vuole
più credere a nulla
con vuoti irreversibili
senza speranze del domani...

 

Allora silenziosamente
Custodito nel mio profondo
Del silenzio volare via
in una terra non sua…

 

e vola come angeli 
d’inverno
tra la neve che scende
e l’erba bagnata
vuole cercare immensità di chi tace…

 

emozioni mi battono ancora
tra le lacrime dì addio,
le parole si smorono
nell’immensità 
senza fine...

 

 

 

IL DESIGNER CHE ARREDA

 

L’occhio
In una linea s'avvia
Come un poeta
In una poesia di curve
Che si avvolge dal tepore
Del fuoco
Che s'impenna
Dal colore armonico
Dell' arcobaleno di solidi
Che ci invita 
A entrare in una canzone amica 
Di un dondolo
Sonnecchiando dal libro
Dal sapore antico 
In una porta di corazza
Si chiude dal di dentro 
Di casa mia

 

 

 

QUELLA LANCINANTE FERITA AL CUORE 
PORTA IL TUO NOME

 

mi apparto
che ero bambino
in un angolo desto
Apro il mio piccolo
Custode di memorie andate
In un diario di dolori…

 

Su quelle pagina bianche
Trovo ancora i tuoi 
occhi sgranati
E vogliosi
Che mi perseguitano la vita
Sento odore del tuo sesso…

 

E quella mano
Che si aggira 
nel mio corpo bambino 
che la tua voce 
rimballa tra le mie palpebre
per implorare le tue infinite voglie
perverse

 

la mia penna 
stretta tra le tue mani
tra le dita maestose
che si agitano
in miei piaceri non voluti,

 

sei ancora pronta 
in tenere ferite andate
per riversare ancora oggi 
inchiostro rosso di dolore
su quel foglio di corallo…

 

e oggi in quei stessi 
luoghi consumati dal tempo
solitari smorti 
sento lo stesso soffio del vento, 
carico die tuoi profumi
di te di ieri
mentre io ero bambino…

 

mi traballa
irrequieto
il mio cuore
il solo ricordo, 
mentre io sdraiato
tra i tuoi guanciali infiniti
dagli odori di un sesso consumato, 
e in tuo corpo che conteggia su di me
perseguitandomi
tra ingiurie perverse…

 

oggi all'ombra 
di quella pergola di ieri,
mi vengono a trovare
i stessi vecchi ricordi
che mi perseguitano ancora...

 

e comincio dibattermi 
a dialogare 
in un sanguigno ricordo 
di te
per un attimo fisso i tuoi occhi
di ieri e di oggi mamma ormai
e mi chiedo se il tuo fanciullo
non sia pure mio…

 

i pensieri mi dibattono
e mi fanno sudare amaro
e ben presto mi fanno reclinare 
altri battiti irrequieti
se ne aggiungono…

 

il vento tra i miei capelli grigi
mi è complice e amico
e confesso le tue perverse atrocità,
ma mi porta forti odori 
legati a te 
e quei pensieri,
palpitanti a un tratto si fanno rabbia
mi inebria e mi confonde.

 

tanto in questa età
di fine rancore
sono solo
con occhi lacrimanti 
e quel foglio porta il tuo nome
e il tuo cucciolo porta i miei occhi
con miei atteggiamenti antichi

 

e il cuore e il ricordo rimasto
in quella pagina di vita 
irrimediabilmente vuota
ma le gesta volano 
con le mie stesse ali di libertà…

 

ma quanto ero bambino…

 

 

 


ANCHE LE NOSTRE ALI HANNO UN NOME

 

Con questi occhi di granito
Di oppio umano 
Anche se le nostre ali 
sotto i nostri piedi scalpitano
sapremo volare
inerpicare
su pervi ascensori 
di carta, 
e li possiamo solo
colorare con il nostro amore,
e ci faremo cullati
dalle nostre sole braccia.

 

Ma la tenacia antica
Di chi non desta
Riusciremo sempre
a spiccare il volo 
anche contro avversità
e vento…

 

perché la nostra passione
il nostro amore
per la nostra tortuosa vita 
è più forte di un tornado…

 

in questo la Luna di vento
ci illuminerà la vita
e nella tua dolce notte scivolerò
e mi infosserò 
tra le tue lenzuola 
e conforterò e scalderò 
il tuo dolce corpo…

 

io sono il Sole, 
che sorriderò al tuo giorno amico
nuoterò tra le insidie
del tuo sguardo languido 
mentre mi avvicino sento il tuo cuore
irrequieto
e nelle tue labbra vivo i tuoi stessi battiti...

 

Ci sono cose che li senti dentro
Le culli
Le custodisci allungo
e cui non riesci
ho non hanno 
un nome 
per una vita…
ho una spiegazione logica…

 

ma in un attimo
in due occhi 
un cuore 
che vibra i tuoi stessi sindromi 
ti avvolge e ti sconvolge una forza…

 

che si diffonde solo successivamente
in un abbraccio
univoco 
atteso da una vita 
tra mille timidezze e paure
e si propaga in tutte le loro azioni, 
spingendoci in una piacevole follia d’amore 
e desiderare fondersi
diventare uno stesso battito
in una altra persona...

 

 

 


SCHIAVI
DI IERI NEL MIO CUORE

 

Sulla mia roccia velata
E innevata da un uccello che muore, 
e io come fossi incollato
a questo legno bucato
dai vivi ricordi 
che non vogliono morire…

 

vecchie dimore incasellate
e spettrale sul monte, 
dalle finestre morte e silenti
danno età perenni,
e raccontano storie 
di sensi
di colore
in un progetto divino....

 

a valle scorgendo antichi sentieri
seminascosti di una vita che va
da sopravvissute mulattiere
di pietrose storie
che tessono una ragnatela
di vita vissuta irriproducibile
dal un cuore che lacrima 
e scendono
come sassi di memoria...

 

Da lontano mi innalzo
Tra le dolci nuvole
ma non troppo
in un rasente sfiorare le vette... 
come una danza
nel verde guanciale, 
come se ascoltassi
i battiti di sempre 
tra il dolce canto 
del vento tra i capelli...

 

Mentre la pioggia scroscia
Sospesa tra la nebbia
Inebria a valle
Tra terre emerse in punta 
nell'aria uggiosa
sembra pianto silente amico…

 

io imbalsamato dagli occhi di piombo 
dal monte si erge 
Di sotto al freddo che trema, 
un solitario richiamo 
di un mulo che chiama....

 

Sui tetti sbiancati
E piegati dal tempo che va, 
come pipe sbuffanti
di camini fumanti
il ricamano antico 
una dolce scia di miraggi 
di fumo lento…

 

io Faro di sempre
dall'alto la mia luna 
taglia il buio cocente
un abbaio di cane vagabondo
mi dà la direzione che tace...

 

il Velo grigio tagliente
della nebbia che tace, 
a coprire meraviglia di vita, 
e far emergere le bellezze di sempre...

 

il mio cuore dei ricordi
li racchiuso tra cornici 
di legno intarsiate,
la veduta di un acquerello antico
come un fortino 
vestito e rivestito di vetro lucente...

 

A consacrare e vestire
Il mio mistero di sempre
Giù in quella valle antica, 
seminascosto tra le grosse rocce
muto silente imprigiona
questi lembi di terra
e il fiume sente
che e consacra e fortifica 
il mio fortino di sempre…

 

 

 


MI IMMERGO NEL TICCHETTIO DELLA PIOGGIA

 

Adoro immergermi
Nel soave ascoltare
del ticchettio della pioggia
che batte nei meandri amico
della natura inerme.

 

sui vetri,
solca una vita che va
il soffio del vento
mi accarezza un viso
che tace immerso in sé…

 

tra le chiome ondeggianti
degli alberi cantanti,
ma più di tutto amo
appassionarmi 
ascoltare le parole strillanti
degli occhi della gente
frettolosa e maldestra
di un imbarazzo amico...

 

 

 

L’ANIMA CHE ONDEGGIA SULLA LUNA

 

Sono l’anima
Che ondeggio tra le pieghe 
della terra amara
e camminano con passi lenti
sulla luna illuminata dai sogni,
sono un’anima irrequieta
che mi dibatto 
in cerca di numerose risposte,
sono l’anima d’amare,
un’anima che piangono 
nelle notti insonne
e nascondono il viso di giorno, 
con un sorriso smagliante… 
il sangue che scorre nelle vene
dalle lacrime che solcano
i miei occhi di ghiaccio.

 

Ma la luna che è in me sa, 
lei mi vive 
mi vede
e ascolta silente…

 

ogni mio pensiero
trattenuto maturato
dentro me, 
ogni mia parole sofferta, 
cerco di dargli un senso
di accontentare i sogni
in tutte le risposte,
ci sei tu

 

con il suo calore
negli alveoli del mio cuore, 
la mia luce di liberta
mi richiama a te
la mia attenzione 
dei prati in festa,
in quelle notti 
calde tra i grani dorati,

 

il mio sguardo
illumina le nostre strade,
e le tue lacrime
che solca il tuo viso
scivola lungo le mie vene…

 

 

 


L’ANIMA DI UN UOMO CHE TACE

 

Diventa piena
Vigile silente
Del mondo dell’essere
Quando si fa troppo frastuono
Troppi voci sovrapposte
Di un parlarle,
tra cuore e anima
che ci accomuna
in una stessa vita…

 

non discrimina
nessuna voce,
odore
culto…

 

L’anima
È nostra 
Ci fa da guida, 
lei, lei…
è un archivio
delle risposte amiche
che cerchiamo in ogni materia, 
ci dà un conforto 
silente senza che le parliamo...

 

Anime, 
che nella corrente
si abbeverano
che cercano di essere libere
di volare dentro a un arcobaleno,

 


in un ascolto amico, 
capite,
riscaldate,
che nessuno mai 
possa prendere il posto,
della luna lucente
nelle tenebre,

 

luce di vita, 
di bellezza amica...

 

 

 

NELLA VALLE DEL DOLORE 
CE IL SOLE A MEZZANOTTE

 

Là, 
dove in mio corpo giace
in giorni grigi
sfuggito dal vento del maestrale 
e le notti sonnecchianti
sono molto lunghi
nel silenzio tombale
del grugnito degli ugolati,
tra i silenzi delle contrade
ormai spente...

 

La scala 
di una vita di pioli limati
è insicura alta e stretta, 
bucherellata dal tempo 
e dai tarli 
resa viscida dalle mie lacrime
salate
lo sterco umano 
armonizza gli uccelli divini...

 

io non mi fermo
Continuo a salire verso l’abisso

 

Piove in una luce soffusa
dalla botola del tunnel
là in alto una vita giace...

 

I muri di quella pietra asciutta
Glaciale dagli occhi di ghiaccio, 
mi sento sporcho
di polvere umana
centenaria...

 

Mi sento sfinire,
eppure continuo nella triste corsa 
della vita
mi aggrappo alle transenne del tuo cuore
quel legno fragile 
e tarlato sono io..

 

 

 


NONNO.
IN QUEL CESTO DI STELLE

 

Tra queste stesse stelle 
Il mio mondo e annebbiato
Dal fumo nero
Vaghi sguardi
Vagano tra cespugli amici
dalle spalle laboriose e forti
che mi sorreggevano la vita…

 

la mia stella ha il tuo nome
“nonno”.

 

Ma quanto era grande…
Il tuo cesto dei ricordi
E chiuso in me
E nei tuoi stessi passi
Da quel monte vedo la tua stella
Che parla di noi

 

Sotto questo antico melo
Dei ricordi
Tutto e desertico
Anche il melo si è appassito
Con i miei anni tutto si restringe
E si affila 
E scorre dentro le mie vene
ogni cosa
vedo quel tuo sorriso…

 

il mio spazio di vita
si fa glaciale tra queste mura 
di cemento
il tuo odore e vitale, 
e lo sogno in ogni istante...

 

il ricordo multiforme 
in una ramificazione
di tante emozioni bollenti,
ed ogni anno che passa,
un nuovo legno
arricchiscono le pareti
del nostro nascondiglio personale…

 

Ogni monte che solco 
Mi sorride con le tue stesse scarpe
Infondendomi e rinnovandomi ferite…

 

L’acqua scorre lenta tra i miei capelli
Con gocce multiforme
Trasformandosi in lacrime di rugiada…

 

Il cammino con testa china
Diventa lento…

 

Ma il cuore si fa vicino 
e palpita tra il cielo azzurro
e io tra le spalle di mio nonno
di notte mi sveglio 
e in quel dolce traballare
a me pare di essere un astronauta 
dentro il libro dell’apocalisse…

 


tra questo cesto di stelle
il viaggio diventa lento
e il sudore appanna il vetro
dei ricordi 
petali di ciliegio ondeggiano
tra i verdi prati dei ricordi
e io inerme vado alla deriva…

 

 

 

MI APPARTO NELLA STEPPA

 

in questi rumori 
consumati dagli alveari umani
cerco di estraniarmi
e di sollevarmi in sogni acuti
in un sorso di felicità…

 

anche se
la ferita nel cuore 
del vuoto incolmabile
nei d’intorni dei deserti stabiliti
sembra ordinarmi un dolore acuto...

 

Forse e un oppio
O una morfina nel sangue,
solo in questa favola amica
per la realtà paterna 
che mi circonda,
mi fa sentire vivo
in un sorriso armonico
e annego nei dolci sogni ondeggianti
la tristezza
è l’inquietudine...

 

L’assenza 
Di umanità amica
Di un uomo chino
E in solitudine
senza conversazione umana,

 

mi scambio 
alcuni battiti
che guidano lo sguardo
in un emozioni naturale…

 

che dal didentro di casa mia,
che la vita in poesia,
passo dal glaciale asettico asfalto,
dove tutto si ferma ..

 

all’emozione,
dell’uomo che si fonde 
con la sua natura amica di sempre...

 

 

 

LA MIA NASCITA

 

La neve scendeva lenta
Nella valle dell’abissò
Le finestre fischiavano forte
E il ghiaccio le radeva
Le grondaie cavernose
Appesantivano i piccoli tetti
I camini sbuffavano come pipe…

 

Nel tepore saliente di un fuoco che arde
Una donna dal soffitto geme
Il formicaio si addensa
Nelle preoccupazioni meste
Di uomini incappucciati di chi tace
E guarda smarrito…

 

Un dottore primitivo
Con barba bianca 
Si avvita nei piccoli mezzi
Un cinquecento che ronza
E naviga nella fatica estrema
In trasporto della paziente
Traballa in una rete che si impiglia
In una spada si taglia a picco
Nel percorso di chi assale…

 

In fango ghiacciato si frantuma
Sotto le pesanti scarpe e sale
E nell’altura si ergere
Cumoli volanti e suntuose
Invalicabili di neve
L’auto si sommerge
In una traccia di vita
Che un filo si annoda…

 

Nel tratto la visiera armata
Diventa famigliare
Da un rombo amico
Di solidarietà estrema
L’arrivo incredulo
Nel luogo del dolore
Dove un H lampeggia ancora

 

Uomini fasciati accorrono
E Irradiano un viso disperso tra la neve
Piccole valige di arnesi 
Abbandonati per strada
Del futuro nascituro
Ferri attrezzato di un grido di vita
Arriva tra le rase del monte…

 

Gli occhi vispi di chi geme vita
Occhi languidi e persi di chi genera vita
Le porte si aprirono e l’urlo si alzò tra la nebbia
Ma la neve le filtro
In una lena forte e temperata

 

E la valle si infiocchetto
In sorrisi di vita
Fragorosa in un gelo di neve
In un portone d’arca
di tutta la famiglia riunita ...

 

L’INCONTRO.
DELLA PESCARA LAVORATIVA

 

Fu in un incontro
casuale di un annuncio sbiadito 
di una voce scarna
di vecchi telefoni al muro
Che sentii ansimare 
in un appuntamento
Quasi fuori citta 
in luoghi per me nuovi
Con un treno traballante
Tra i cespugli disordinati di una ferrovia
Isolata, 
arrivo a una citta a me conosciuta
Dai vecchi ricordi studenteschi 
e amori giovanili, 
tra i modernismi scartellate
la citta Dannunziana 
si riposava sdraiata tra il fiume e l’adriatico 
infondo le luci a festa luccicava 
l’apriva un lastricato di cemento ordinato
e fuso
la pineta condonava i bagliori 
del divertimento,
in quel deserto glaciale 
dove le idee volano
due occhi lacrimanti, 
laceravano il mio cuore,
che fu la mia vittoria
negli anni avvenire
ma il mio passo non desto e sfuggi 
verso via solferino 
dove il mio appuntamento ansimava impaziente…
mi trovai a suonare un campanello
e tra chiacchiere affaristiche
trovai l’avvenire e li a poco iniziai
ma nel cuore del ritorno
quei due occhi trascinai nel mio cuore
e nel bagliore delle notti vastesi
mi fecero ansimare
in una compagnia amica...

 

 

 

PRIMA PARTE

 

PUNTA DI SMERALDO
CON GLI OCCHI AZZURRI

 

In quello spazio del tempo
Dove la sofferenza tace
Un incontro tra i ciarpami umani
Il brillare diventa mio
Di sangue e sudore
E tra le mie lacrime
Raccolgo chi non ha pace
I suoi occhi grandi e sgranati 
Un sorriso aperto come l’arcobaleno
Un faro luminoso tra i lampi di tempesta
Con occhi chini 
Che non hanno pace
e penso al suo nome inciso sulla pietra
gelida…
in un lampo di luce
la ferita sanguinante
si fa smeraldo…

 

Anche l’altro piccolo angelo
Mi fa battere il cuore
Mi guarda con i suoi stessi occhi
Dalla sua incantucciata foto
Lucenti come una lancia
Come un fiore attraversa la mia anima
Una sorella della sua stessa lena
dallo stesso profumo amico
Ha solo due anni e mezzo
Ha un nome che mi entra nelle vene
E non mi da pace
dal significato avvezzo e poetico,
di quei poeti che non si raccontano mai…

 

“mazzo di rose rosse”.

 

In quella solitudine 
di disumana Follia che è la guerra

 

È rimasta in una lontananza avversa
La cullano ancora alcuni parenti
Nel lontano Pakistan… 
quando parla gli trema la voce 
ma si illumina come una rosa all’aurora
il suo nome e inciso sulla sabbia
in un alone di sangue e tempesta
ma il suo nome vuole cosi
come un ritornello di pace...

 

la sua luce 
mi fa guardare in profondità
oltre la sua barriera di normalità
di un smeraldo coperto tra i battiti
di una polvere d’indifferenza
quei suoi occhi
neri profondi 
mi irradiano una luce intermittente
che mi fa zampillare il mio cuore stanco 
che si spegne nel temporale
e si perde nell’abisso di sofferenza
quando parla
di sua mamma 
o del suo papà…

 

mentre il viso tra le sue ferite
si contrae nei battiti profondi
di una lacrima di sasso 
in una smorfia
riprende la sua voce
le sue mani come giacigli 
intorno al petto che tace
per proteggersi da tanti martiri...

 

A solo diciassette anni 
Con mani da uomo già
E sguardo da saggio
il copione delle tragedie si è annodato
tra i suoi occhi lacrimanti
quando un lampo di luce si è aperto per lui
con un primo drammatico capitolo 
quando a scuola di normalità, 
il prestigio amico
di scienze e biologia,
in un eccelleva silente
era il secondo
più bravo di quell’istituto…

 

le sue ferita di un paese 
che tra le vene non appare e tace
e gli strilla silenziosamente il dolore
della notizia 
della morte dei suoi genitori 
di un culto perverso
di un luogo dove la vita e l’amore
dovrebbe fiorire
in una moschea amica...

 

in una nuvola di tempesta
in una guerra religiosa Wahhabi
dove la fumosità si alzava lenta
e li penetrava dall’odio nemico
solo perché appartenenti
alla Shia...

 

La madre 
In un veicolo d’amore
In una sezione femminile
Pregavano la vita
In una religione islamica
e il padre gli era compagno...

 

in un urlo del silenzio
i colpevoli trovano la vita
di una vegetazione rasente e glaciale
in un omicidio silente
in uno stato assente
dove le mani sporche 
lasciano correre l’orrore
e affonda in una corruzione 
di un Paese...

 

NELLA SIMILITUDINE DELLA POVERTA’

 

La povertà 
pervade e scrosta la vita
il marmo delle facciate muoiono
soltanto in un sorso di confusione
di qualche cortile popolare…

 

l’Italia e ai limiti, 
di una periferia occidentale,
di un cimitero d’idee.

 

Il deserto pervade
E corre veloce in un’autostrada di sangue
Dall’Italia affiora solo parole vuote,
in nome dell’identità italiana
o addirittura impugnata dalla razza
come scorciatoia o avversione
per interpretare la realtà distorta,
nell’incapacità di gioire e condividere
le pluralità dei propri successi,
interculturali e religiosi
e mascherarsi nel bisogno
avvezzo e costante di una paura vuota…

 

E niente e nessuno
E diverso da noi
E non ci fa paura,
basta inventarne
e aprirsi nella curiosità dell’apprendere
una nuova storia 
e avere la percezione del rispetto
dell’individuo...

 

 

 

NOI DUE INSIEME SILENTI

 

in questa materia di ghiaccio
che ci accomuna la nostra spada
di tutto il resto blasfemo
in un silenziò acuto
dove il sangue scorre lento sotto pelle.

 

Noi Viviamo perché ci facciamo cullare 
Dal vento sotto l’arcobaleno
Tutto intorno tace
Solo i battiti del nostro cuore
Scandisce il nostro ticchettio del tempo…

 

Nell nulla
c'è il resto.
E sentiamo crearsi le parole
Vibrate sussurrate
Nelle membrane dell’anima
Comunicate con gli occhi
Che lacrimano e bagnano il mio viso 
E nel cantore Divino
Sento un urlo di richiamo
Che mi avvolge
E mi sconvolge
dal profondo e diventa affanno 
e mi fanno tremare d’amore per te.

 

Il battito zampilla trepida forte
Lungo la schiena ho i tuoi stessi brividi
il polso tremante e sfila tra le dita di corallo
e accarezza i tuoi capelli morbidi e soffici
come se abitassi nel mio stesso cuore…

 

La terra fervida
Si fa bollente 
La sento sotto i piedi tremanti
Ma sono felice nel fuoco 
che ha il tuo viso a fiori
e frutti succosi e dolce

 

e solo nel terreno fertile
in quell’inverno di marmo
ci hanno seminarono…

 

i tuoi occhi parlano
E i tuoi sguardi cantano la mia stessa canzone
E lacciano dei lampi al mio cuore
Che lo fanno vibrare 
di un miracolo melodico
che ogni aurora diventa orizzonte infinito...

 

Le gambe cavalcano la luna dei sogni
E sono instancabili 
le strade corrono in fiumi di parole
che brillano come stelle filanti
le mani diventano navi che ondeggiano 
tra i mari in tempesta
per imparare la forza la lena
per andare da soli negli oceani d’amore...

 

Le gocce di pioggia
Diventano fiumi torrenziali
che tra le line del tuo corpo 
ne accarezzano il cantore...

 

nelle domeniche
silenziose e desertiche
noi con i nostri ombrelli galleggianti
che s'aprono nell’abisso
di un amore che trema 
che vibra 
che tace 
tra cuore gola
e vanno navigando negli oscuri mari
e si aprono scivolando su questo legno alla deriva
sull'uscio di una partenza oscura...

 

Il respiro
Soffre 
Trattiene la voce
Vacilla nel parlare
In un singhiozzo finale
e soffia nel vento 
e affida al destino in un messaggio perenne 
ed eterno…

 

 

 

GLI OCCHI ADULTI
DI UN BAMBINO VIOLENTATO

 

con questi soli occhi
lacerati dal tempo
che è scivolato via
e con queste stesse rughe
sulla pelle consumata
dal tempo inesorabili…

 

sento ancora in tuo sapore
l’odore del tuo corpo
cavernoso 
di un sesso poderose
e la tua forza
che sovrastava la mia 
che si dipanava 
sul mio corpo bambino
con il pantaloncino di lana bordo
di finte promesse lucrate…

 

sento ancora la tua voce
che mi frastorna ancora
oggi più di ieri
di un urlo
di una frustrazione
di un’umiliazione
che sento ancora oggi sulla pelle
delle tue soddisfazioni
di orgasmi dati…

 

sento ancora le mie grida bambine
mamma dove sei
aiutami…

 

e la tua voce frustrata e carnosa
che diceva…

 

qui nessuno può sentirti
era buio isolato
la tua finestra chiusa…

 

oggi pure tu sei mamma…

 

e pure apprensiva…

 

come guardi negli occhi
tuoi figli?

 

e accarezzi i loro volti?

 

quelle ferite non ti assalgono
e riaffiorano?

 

e inutile chinare la tua testa
o arrossire i tuoi occhi verso me 
sei e sarai la mia frustrazione…
il mio blocco
la mia soglia di debolezza
la ferita degli sparti acqua
tra il bene e il male…

 

sei la mia tempesta
di un sentimento vero profondo
che la vita mi ha regalato
e io tra cuore anima 
cerco di custodire gelosamente
e senza guardare indietro…

 

fin che potrò…

 

in quel buco di fumo e petrolio
che mi hai intriso tu su di me
e in mio sangue amaro
porta ancora sapore del tuo sesso…

 

ma questo tu non lo poi capire mai
vivi negli anfratti
nei tegami bollenti 
nel ventre oscuro
di un glaciale ghiaccio di sentimenti

 

nell’inutilità dell’apparire
non ce spazio per un cuore
o sentimento alcuno…

 

fermati nella tua stanza oscura 
dove il tuo malato sesso dipana
e se le tue malate lacrime 
un giorno?

 

scendono
lasciale nell’oscurità
tombale del tuo essere
e cerca di non contaminare
il creato…

 

il tuo cuore di sasso
racchiudilo nella tua gabbia deserta
dove i sentimenti
non hanno né luce ne vita…

 

ti sento sulla pelle consumata dal tempo
ti vedo nei tortuosi sogni
con mani tremanti 
dove…
tutto si ferma
nell’oscurità dell’abisso
in un perverso vivere…

 

 

 

NON PERDERTI TRA I TUOI BATTI AMARI

 

In quell’ardore di sole
Dove le spighe dorate
Battevano a nord
Avrei dovuto…
Avrei voluto coccolarti
Fra quelle perle di sorriso
E Leggere i tuoi occhi 
arrossati e lacrimanti
che parlano di me…

 

Di una filosofia complicata
Dove un ragionamento acuto
Cascava tra i miei battiti…

 

Mi sorridevano mi parlavano
In una melodia antica
E sentivo le tue palpitazioni di fuoco
Il tuo ondeggiare
In uno sguardo fisso

 

Io perplesso dalle tante barriere
Ti lasciai andare tra le nuvole di creta
Mi appisolai su quello stesso tuo legno
Dove mi dibattevo con il tuo stesso cuore…

 

Ma in quell’alveare
Il vento soffiava lento tra le dita
E io accasciato vedevo dibattermi 
Sul mio viso i tuoi capelli…

 

E oggi tra queste ossa 
Stanche e traballanti
Vedo lo stesso rossore
Che mi guarda più emozionata che mai…

 

Ma al di la
Di quella finta allegria
È finta normalità
Vedo ombre velate
Di una malinconia 
Arguta
In un segno 
in un filo trai tuoi occhi dorati…

 

di pensieri e racconti 
inespressi e trattenuti
tra le tue viscere profonde…

 

in una mano 
in un pugno 
stretto di solidarietà amica
puoi ritrovare la luce
che porta il mio nome…

 

 

 


vol.I
IL MANIFESTO DEI RICORDI

 

Sfoglio queste pagine 
Ingiallite dai ricordi
Di un libro di pietra
Dall’inchiostro venato 
di rosso

 

ero bambino e abitavo
tra i sassi e l’aratura
in una casa di calce
e nonni animavano il lembo
di una casa in valle
tra distese di papaveri rossi
e paglia stagna
dove la fontanella ci bagnava 
i visi assolati e sudati
in una strada di fanghi battuti
ornati da selciati 
di maestranze antiche 
in un portone di quercia verde
contornato da pietra ornata
da scalpelli astuti
e in su silente una targa 
scalpellata il nome l’anno….

 

in cortile una pergola d'uva pendete
che ci rassodava la pelle
del sol Lione
in seggiole spicce
e visi scarni
sotto il porticato
dai lembi di pietra e fiori di camomilla
inerpicata tra interspazi di terra
cantine fresche odorose di vino 
imbottigliato
erano scure e possenti 
con le volte di pietra a botte
e il pavimento di terra battuta e fresca…

 

difronte a incorniciare
orti e giardini
dai sfavillanti odori di rosmarino
basilico e prezzemolo...

 

lì Abitavo in fondo alla valle
tra i ricordi e gli odori ardenti
di un occhio bambino
e i sentori di strilli 
e violenze gratuite 
di un mondo che grida dolore
dove la rabbia bambina 
sfocava in un dolore 
silente per guardare 
un uomo dagli occhi sanguigni…

 

i miei Ricordi
tra spini e fiori di biancospino
i miei amici,
gioiosi 
e spensierati 
in giochi tra cortile
e campi da arare
il profumo si aleggiava 
dei soffritti trapelavano
e dei minestroni freschi,
l'aroma del pane
e pasta appena sfornata
dagli antichi forni a legna
il buon odore delle frittelle impastate
a botti e sudori…

 

tra l’erba bagnata e umida
noi bambini cavalcavamo
la cavalla saura
con la orgogliosa criniera al vendo 
e volevamo tra i verdi prati 
e le galline pizzicavano 
e a stormi si allontanavano
dagli attendi occhi di una volpe
furba e astuta
su nel cielo i pettirossi pigolavano
e da un tetto le rondini falcavano…

 

e noi qui vivevamo…

 

vol.II
IL MANIFESTO DEI RICORDI

 

In questo giardino d’aprile
Fiorito da rose rosse e blu
Al tavolo di lettura
Mi dondolo con i miei capelli grigi
E tra le virgole
A testa china
Trovo te e me
Sento lo stesso profumo 
dopo un temporale 
persistente, 
pungente, 
gradevole,
per i sui arcobaleni 
evocativo di noi
e del mosto di vino rosso
che sorseggiavamo nei tempi andati
proveniente
dalla cantina nascosta tra le pietre...

 

Ogni volta
Guardo queste mura
di questa casa,
sento un tuffo un tremore
al cuore
di quei ricordi sgualciti
e filtrati dagli ‘occhi 
dal cuore del tempo
mi tornano alla mente
con nostalgia.
E sento le mie lacrime
Scendere come sassi…

 

E nel volteggiare

 

Tra i miei sensi,
e trovo l'olfatto
che mi avverte e si allontana
nel profondo legame
tra i sogni e l’emozioni…

 

fissa i ricordi,
come pietre miliari
li rievoca li riavviava 
e li sento vivi in me…

 

come l'aroma
delle piantine di pomodori
che coltivati giù a l’orto…

 

e le polveri di un alone di vento
che si alza lento
tra i mandorli e le rondini
e il vuociare di uomini impazienti…

 

e oggi mesto e solo 
tra le ceppaglie fitte e argute
le forze se ne vanno
e io aspetto con fiducia l’alba
nei miei autori preferiti
e tra le rime vedo sento 
il seguirmi dei tuoi occhi emozionati…

 

 

 

PISCHIALTA
IL MIO MONDO CHE NON ESISTE

 

mi ritornano continuamente in mente
camminando tra queste rovine
dove viali e rigagnoli deserti
regnano in una solitudine dormiente
i volti sudati e animati,
le anime irrequiete, 
i personaggi inapparenti
di un mondo silenzioso inesistente,
i pochi muri in terra superstiti, 
che ieri erano protagonisti
nella "pischialta" di ieri...

 

Sono storie mie 
Della mia gente
Disperse nel mondo vuoto
incise nelle pietre
nella mia memoria che mi consuma
delle mie valli,
leggende di vita vissuta
mai raccontate…

 

in malinconie non scritte
tra i sudori e il sangue, 
ma vitali per me
per la mia gente pensante…

 

e romantiche di un’essenza 
di un calore antico, 
gesta e azioni
di un popolo che non parla
perché non ha voce
e la sola lingua delle montagne,
della tramontana
della bufera 
di un tempo ostile e tenace
e generosa
in una lirica cocente e amica,
e magica 
di un ticchettio del tempo...

 

contadini
Pastori,
di laboriose fatiche
dove i balordi si additano
e si emargina da un paese antico
dalle loro lotte quotidiane 
di sopravvivenza, 
e delle speranze del vivere,
in silenti solitudini…

 

Un'esistenza lungo i crinali
La rupe 
di un'Italia scomparsa e nascosta,
e dimenticata tra i monti assolati, 
dove gli sguardi vuoti,
di amori veri e sinceri
e di vicende travagliate
di costanze e tenace umane…

 

in un cane
in una pecora
in una cavalla
trovano fratellanza
e si gemellano
si sostengono e si custodiscono
insieme tra loro
da corrispondenze 
da un rispetto
antiche inesorabile e indissolubili,
da una intatta costante sacralità
secolare del vivere…

 

 

 

LA LIBERTÀ’
(contributo a Gramsci)

 

Quante letture scivolate intrise
Tra i meandri dell’anima
E che ci fanno vibrare il cuore 
e stanchi di assimilare
E rigonfi e sazi di tanta bellezza…

 

Ma il mago l’alone ci riprende
Ci avvolge nella sete del sapere 
E ci fa rete e spugna...

 

Un nuovo scritto assimilato
Ci apre orizzonti e occhi nuovi
e ci rinnova in una frescura d’analisi,
e ci libera da concetti e barriere
di ogni ricordo del passato
casca e si dissolve,
e ci apre 
e ci riconduce puri e aperti
ad un'altra sorgente 
a un'altra avventura
e si ripete si rinnova in noi,
ormai scaltriti e aperti,
a nuova esperienza...

 

E il nostro sguardo 
Il nostro gusto si raffina si evolve,
i nostri nervi si distendono
sì assottiglino
per cogliere l’attimo
le minime vibrazioni
di una libertà nuova e inesorabile…

 

Sentiamo nell’isolamento
Appartati
Nell’angolo del sapere
che soprattutto da soli, 
senza il maestro ne guida,
possiamo accostarci e aprirci
a una visione perfetta e limpida
che ci fa sentire opera d'arte
con freschezza e sincerità
orgogliosi di essere sé stessi liberi…

 

tra queste sillabe o parole
quanti veli e barriere sono cadute,
quanti idoli infranti e delusi, 
valori rovesciati e mai pensati...

 

Verità concetti e pensieri acquisiti
che prima ignoravamo
e non riuscivamo a comprendere e a superare,
ora involontariamente soli liberi
senza vincoli senza accorgercene
ci salgono ci frastornano 
spontanee nella mente e nelle labbra tremanti…

 

Ricordiamo i concetti di Gramsci
O di Gentile
O di Croce
In una cultura che non ha colore
Per farci godere con tranquillità 
Il sapore di essere liberi 
con noi stessi e con gli altri…

 

Che osservare analizzare
anche le macchie distorte
e le muffe dei muri e cosa nostra
perché in essere accorti ai colori
ai particolari 
tra luci perfette
e rarefatte che l'uomo stesso può creare,
e ci pare dica cose nuove originali
che prima non vedevamo e non sentivamo
nostre...

 

Badiamo a bellezze legami estetici
di suono armonici 
e tra parola parola di sciogli lingue antiche, 
e tra periodo e periodo…

 

L’affermazione di un carrettiere
Arguto e solitario
riveste in noi tanta poesia
quanto un verso di Dante…

 

 

 

IN QUELLA GENUINITA’ ANTICA

 

Si Può anche
Involontariamente 
sentire, capire
già agli albori dell’essere
in quel camminare lento e riflessivo
di uno studio che ti scivola e ti desta
come il mare che l’orizzonte ti apre
gli occhi lucenti…

 

E calpestare quella sabbia salata desertica
e nei tuoi pugni 
tra le dita tremanti
stringi una sabbia 
incontenibile che va via…

 

E una vita che si inchina
nei tuoi sensi
nei tuoi battiti…

 

E smarrirsi tra le stelle dorate
e la luna che ti parla,
in un affanno perdi l'ossigeno
del sogno irrequieto e deludente,
di un’utopia che va via per sempre…

 

E la luce dei tuoi occhi emozionati
di un giorno qualunque,
mi incantano quell’universo amico,
di palme ondeggianti
e di mani che si giungono
e di bocche che si vivono
nel cuore che palpita
in un suono 
in una melodia dell'esistenza…

 

può capitare di guardarti
nel tuo profondo
tra i tuoi capelli carezzevoli
e di ritrovarsi smarriti e incoscienti
senza voler sapere dove
o perché…

 

e di rialzarsi e correre
nel solco del tuo essere
e senza capire il come,
e in quale direzione andare...

 

I miei occhi stanchi ti guardano
si bagnano,
le lacrime solcano
il mio viso rugoso…

 

Serro i denti per non parlare
perché basta il tuo sguardo
che crea armonia in me
sei la mia roccia
che non parla e silente
ma il mio cuore la sente e tace...

 

mi perdo volentieri
tra gli artigli disordinati
in quella delicatezza emotiva,
in quella sensibilità,
in quella genuinità antica...

 

 

 

QUELLA LIBERTÀ POETICA CHE MI MANCA
“Contributo a Fabrizio De André”

 

Il pensiero mi corrode 
mi corre dentro
sotto le vene
silente e rallentato
di quei ultimi fotogrammi
di quella tua morte…

 

Tante volte mi son morto anch’io
In quel giorno infinito…

 

ho cacciato tante volte 
il pensiero di solitudine
e di luce che hai lasciato in me...

 

e tanti come me
dei diversi 
degli ultimi
degli affini
che viaggiano in solitudine 
in ostinazione contraria…

 

Troppe 
E tante volte
Mi manca quell’acume giudizio
In rime e melodie…

 

Tante 
E troppe volte
mi sono detto
come la penserà Fabrizio?

 

Si può dire
Al difuori del culmine
Del pensiero sociale
In una visione superficiale 
e assente di uomini che non vivono
in sintonia con loro stessi…

 

che c’entra con te Fabrizio?

 

perché mi sono fatto uomo
e suo discepolo 
E mi sono nutrito
Abbeverato
Vissuto
tra le sue rime 
di melodia libere
di una protesta perenne
inesorabile e astuta
Al di sopra e al difuori del coro
Come i suoi versi parlando alle nuvole
Ai vendi
E affidando hai merli 
L’ultimo messaggio del messia…

 

E mi chiedo
Spesso e incessantemente
In questi venti e schiamazzi
Chi sono stati i carnefici
Gli aleatori del male silente…

 

E A chi poteva dare fastidio?
canzoni poetiche 
che tra le sillabe 
si nascondeva la vita e la morte
di un’anima turbolenta 
che vola e ci appaga
di una libertà attiva
e si abbeverava
e ci abbeverava
in una poesia vorticosa…

 

E non ci possiamo esimere
E liberare
in sordina
chiusi nell’asfittico mondo mediocre 
e dire era una canzonetta e basta…

 

non mi interessa
e non ho voluto approfondire
chi e come voleva azzittirlo
quella vena poetica notturna solitaria
di una libertà limpida e pura...

 

ancora in questi giorni
si consumano chilometri d’inchiostro
per non dire niente 
e si discute l’astuta notizia
su tutti i giornali
per coprirsi e appannare
per l’ennesima volta i responsabili
di stato…

 

si alza la voce dei ben pensati
di quei omicidi di uno stato deviato 
dove l’autore delle ceneri di Gramsci si alza 
in piedi 
e si abbracciano con il nostro caro Fabrizio
ciao Fabrizio 
sei con me 
e con noi per sempre
e non e la morte che cancella la vita
ma il messaggio
l’urlo che risuona
in una libertà indelebile…

 

che hai voluto
incidere con il sangue
nelle pietre marmoree
delle chiese 
e del potere…

 

 

 

IN QUELL'ALONE DI PIOGGIA SEI PARTITA,
IN UN ADDIO PERENNE

 

Sento il mio respiro
Affaticato
in quel cammino inesorabile
dentro di me le onde
di quel mare che era racchiuso
tra le tue membra vellutate
oggi sono distante da qui…

 

sento in tuo respiro sul collo
che sventola e mi fa sentire vivo
strigo in un sogno le tue mani
e i tuoi battiti
rimbombano in me…

 

Il mio tempo scorrere
Come onde del mio fiume amico
Ma il tuo amore e una goccia di rugiada
sulla foglia tremolante
di un petalo 
di uno spillo di rosa…

 

Sento ancora vivo il tuo sapore
Dell mare salato
che non era molto distante da noi
e da qui
sento ancora il respiro delle palme
che ci avvolgeva la vita
e del pettirosso
che cantava la tua novena…

 

adesso sei solo vapore
alone o nuvola
e siamo lontani
e ti fai cullare dal tuo
amore più grande
di diversa materia
e forse più strabiliante
di un’estasi…

 

di un sogno perenne
di cui ti sei volatizzata da me
e i tuoi resti si son fatti materia
in un marciapiede glaciale
e io inerme non ho potuto far altro
che rimuovere i tuoi brandelli…

 

oggi a distanza di decenni
non riesco nemmeno sognarti
a pensarti per le mie colpe…

 

il mio silenzio lungo acuto
sempre più pesante 
e diventato insopportabile
qui in questo spazio tempo
nell’età della ragione
sento ancora vivo quelle tue onde
di un mare che era riposto dentro te...

 

Eppure
Quella bustina 
Quell’ago
Quell’ultimo ago maledetto
Ci ha allontanati
Per sempre
Anche il tuo mare si e spento
Le tue onde,
non riesco a sentire più…

 

ormai da tanti anni
mi son fatto pietra
in cui sono incisi 
con il sangue
gli sguardi di quegli occhi lacrimanti
dei tuoi genitori…

 

io mi sento in cima
al nostro uno scoglio
dove strigo i tuoi venti chili di armonia
e accarezzo quel tuo viso di melodia...

 

Mi fermo immobile
e chiudo gli occhi
sento il tuo sussurro 
il tuo respiro lento
i tuoi battiti di tranquillità
e ti vedo strimbbellare la tua chitarra
della nostra canzone di ribellione
di de Andre…

 

il mio scoglio 
è una roccia affilata,
cocente
e scheggiato dal tempo passato,
senza te…

 

Tutto in un giorno frastornato 
E chiassoso
Nelle mura scrostate 
Di quell’università radente 
Tutto era iniziato da lì
Da quei tuoi occhi
Pungenti di occhialetti sapienti...

 

 

 

Vol.1
QUEL FILO D’ERBA CALPESTATO

 

Lei filo d'erba di sempre
Si faceva ondeggiare 
Dal tiepido vento dei sentimenti
Trasportata cullata
Dal suo amore puro...

 

In quei modi avvolgenti
E gentili primordiali
Pendeva dai suoi occhi
Dal suo corpo muscoloso
E scivolava non curante
Dai primi suoi piccoli rapidi scatti dirà
Abbassava gli occhi e sopportava…

 

A volte si opponeva
Ma il filo d’erba mollava
In un alito di vento
Non pensava 
Non credeva
Incredula di sentire sempre più
Calare aprigli e sassi gelidi
Tra l’anima e i suoi battiti
E Sopra l’esile corpo…

 

I suoi occhi iniettavano sangue 
Contro di lei
Si sentiva calpestata umiliata 
In una lurida vicenda
Che l’aveva travolta
E non sapeva opporsi e né giustificare
Anzi amandolo sempre più
Per farlo cambiare con il suo amore…

 

Ma dentro di lei 
Nel bocciolo vivo e genuino
Si sentiva una suola di scarpa
consumata da quel rapido tempo…

 

e lei incredula lo fissava
nelle sue lunghe notti dormienti
dopo la furia e il temporale
stanco si assopiva…

 

che quelle sue mani
quelle sue gesta
di una follia di tempesta perversa
era lo stesso ragazzo
che lei aveva scelto 
e amava follemente...

 

con occhi fissi nel vuoto
dentro lei si ripeteva
si giustificava
per trarre vita e speranza
dal negativo…

 

la cosa Sbocciata 
da una terra inesperta e giovane 
dove il seme non germogliava
per la brutalità…

 

forse era colpa sua?

 

che aveva inseminato con troppo fragore,
e caricato di troppa aridità nel vivere
in un suolo prematuro…

 

che non l'amava abbastanza
e gli dava spazio a vuoti
che si inaspriva con il vino cocente
nelle viscere perverse…

 

voleva trovare coraggio
in sé e nel suo essere
rinnegando sé stessa 
fino che poteva…

 

quella sua natura
in quel filo d'erba di sempre
che la impediva e la bloccava...

 

Era cosciente
che come tutti i fili d'erba,
come Lei dormiva troppo
nei prati...

 

si faceva avvolgere e coinvolgere
da qualsiasi alone di vento
che soffiava e batteva 
dolci sentimenti
che si faceva esaltare
con le sole dolci spennellate
mattutine di una tenera rugiada...

 

Il fumo si alza lento
E si faceva soffocante
Dentro di lei
E Tra loro
Che gli si inalava
Il cervello l’anima
E l’illecito si avvicinava
quella legale vita era perversa,
insopportabile
malavitosa
ma lui pareva
prendesse alito e sospiri di normalità…

 

Le sue mani come Cortelli
L’accarezzavano ancora
E i vani trattamenti 
erano come quelle paffute
dei bambini viziati...

 

ormai il suo essere spezzato
fattosi pietra
si allontanava da lei
e prendeva forza e coraggio
di fuggire
e chiedere aiuto
in un alone di vento 
per trovare la nuova vita…

 

 

 

LE NUOVE GUERRE DIMENTICATE

 

Da una poesia
Che sembra una spada
Noi massa distratta confusa
È spenta 
Dai piccoli interessi 
Di parte e di comodo
Ormai non abbiamo
Non vogliamo
avere idea
di cosa sia la guerra…

 

la storia dimentica
in nebulose nozione
e abbandonata in un cassetto buio…

 

Per fortuna
E per dovere dei nostri nonni
Siamo tutti comodamente nati 
in tempi di pace
e se qualcuno 
o qualcosa ci ricorda
la guerra mondiale
noi distrattamente giriamo 
pagina o canale,
come su cose date e acquisite…

 

ormai non ci coinvolgono
gli strazi, 
le persecuzioni,
il genocidio,
che l'intera Europa costretta 
e trasformata in cimiteri
e brandelli umani
ma sono discorsi
e ricordi eventi di storici impolverati di parte
o per pochi ottusi....

 

e del popolo benpensante
a nessuno interessi fare della memoria
del Passato 
un bagaglio una risorsa...

 

L'onda ottusa
dell'odio maccheronico
e populistico
innalzato da aloni di fumo 
dall’ultimo cavaliere errante
di una meschina campagna elettorale
sta per arrivare a ottuse perversioni
oscurantistiche e appanni di intelligenze umane
in razzismi latenti…

 

l’odio l’ignoranza e la non curanza
non ci fa fermare l’occhio guercio
di aberranti giustificazioni
anche contro chi trasporta
brandelli di piccoli corpi
con occhi lucenti e ingenui
come i nostri figli…

 

è molto semplice tirarsi 
fuori non partecipare
a disastri da noi stessi commessi
e dalla nostra idea di progresso
dove la fabbrica di morte 
desta silente dietro coperture miliardarie
di chi dovrebbe proteggere e sviluppare la vita…

 

la Ragione e un oppio di fumo
Che si assenta e si dirada
In una nebbia lenta 
Di chiacchiere da bar
E si disperde in fiumi di inchiostri
Di convezioni di potere...

 

Ma qui giù tra i vostri cannoni 
Si muore sotto mattoni di sangue
E strazia corpi innocenti
Di guerre mascherate
Di religione o credenze
Per svuotare i vostri magazzini di guerra…

 

 

URLALA CANTALA QUELLA LIBERTA’

 

 

 

Urla…urla…

 

Ragazza mia

 

Esci dal coro

 

Dai conformisti corrotti

 

Dalla paura di opporsi e imporsi

 

 

 

Trova la tua voce nella libertà…

 

 

 

L’orgoglio di chi tace

 

E non ha voce per innalzare

 

La tua bandiera fiera…

 

 

 

La paura

 

Si infilza nel potere che scalpita…

 

 

 

Nulla può barattare la libertà

 

In lusinghe e misere galere

 

 o licenziamenti vani…

 

 

 

opponiti

 

Fai la lotta dove i diritti volano

 

E la libertà non affoga…

 

 

 

ma non fonderti con i manganelli

 

Che cantano nelle mani

 

Di un potere corrotto e colluso

 

Per darsi dignità e autorevolezza

 

Per cantare sentenze elettorale…

 

 

 

Dai miei ruderi delle chiese

 

Voglio sentire quella voce

 

Che canta la libertà

 

Anche Gramsci si innalza

 

Dove gli amici lo Hanno deluso

 

Anche il teppismo settario

 

Contro Pasolini

 

Si rialza

 

 

 

Ma canta quell’inno di liberta

 

Che i nostri avi hanno conquistato con la morte

 

 

 

Cara ragazza

 

Dalla bandiera eretta e fiera

 

Non piegare quella testa

 

 E quegli occhi

 

Pieni di luce…

 

 

 

Noi noiosi illusi

 

Che cantiamo sempre l’inno di gioia per essere liberi

 

E a schiena dritta ti dico

 

Sei la nostra speranza

 

In cui ci appigliamo per essere vivi…

 

IL BUCO NERO DELLA STORIA MODERNA

 

Quanti eravamo

In quell’aratura

Di vento e cemento

Forse cento o diecimila

Che importa

Avvolti nella stessa bandiera

Che sventolava eretta e fiera…

 

Ma un grumo

Di ottusi e per ordine

del potere

Che si abbeveravano

Dei nostri stessi soldi

Che ci stappo la democrazia

E la libertà conquistata

Sin lì dai nostri avi…

 

In un buco nero

Di violenza e di sangue…

 

Ci sospesero ogni diritto

In quei carceri bui

Ci offesero

Ci umiliarono

picchiandoci

con violenza perpetrata

e ripetuta e gratuita

malvagiamente dall’abisso

con uno stato conviviale

di schiaffi,

pugni,

 calci,

e testate contro il muro...

 

Picchiava forte quello stato malvagio

Abusivo e arrogante

In quella divisa di fuoco

Di un grumo di incalliti

Irriducibili e perversi…

 

Di camerati gendarmi ritornati

Senza ordini precisi

che non si sapeva chi li aveva dati

E in nome di quali crimini da noi commessi…

 

Ci trascinarono di peso in bagno,

in tre o quattro gendarmi…

 

gli ottusi soprusi ci dicevano

con arroganza e disprezzo

Devi urinare,

 vero?

 brigatista...

 

Una volta arrivati

quell’androne di ghiaccio

di un bagno pigro,

con occhi multipli

arrossati di sangue

ci sottoponevano a un vero

e proprio linciaggio di gruppo in divisa... 


sappiamo che cos'è la violenza

dai passati crimini

di un Italia abusata

trucidata e violentata

dalla sospesione di diritti

e libertà

di uomini in divisa

dove le case erano cimiteri...

 

Ci siamo cresciuto dentro

Hai ricatti perenni...

 

Ho rubato i libri e una chitarra

Per istruirmi di nascosto

Correvo via dai campi

Con i calzoni corti

Dove i sudori consumava la vita…

 

Nelle sere ignude delle manifestazioni

Delle strade e dei stanzoni fumanti

Di barricate improvvisate

Dove il cappello del potere

Ci pisciavamo dentro

per inzupparlo di libertà

Giustizia e democrazia

Erano Ferree e furibonde

Le diaspore in quel canale di sorrisi…

 

Era lenta e perversa

La fatica nelle arature

per buscarmi uno spazio uno sguancio

nella società imbellettata

sudavo di fatiche e violenze

di prevaricazioni umilianti

per il mio pezzo di pane…

 

Per anni ho vissuto

tra gli emarginati

hai limiti della sopravvivenza

per dovere e per dignità

tra Tossici,

ladri di galline,

mafiosi, trans, stupratori…

 

La violenza i soprusi di quegli anni

La sentivi la respiravi come aria,

ma quel che ho visto in quel giorno

dove nel buio della storia

la democrazia si è sospesa

e tutto il mondo si ricorderà

il g8 di Genova

e soprattutto i nomi Diaz e Bolzaneto…

 

 In quei giorni dove i tamburi

scandivano i ritmi giornalieri

nulla e niente faceva presagire

che nel buio della notte la guerra

di ignoranti e ottusi sanguinari

il sangue silente facevano scorrere

per incorniciare la tomba della nazione…

 

mai avvenuto prima

e mai ritenuto possibile

dalla logica anche del più bieco pensiero…

 

 nei loro gesti ignoranti e ottusi

con gerghi e modi dell’olocausto

i finti e abusati detenuti non capivano

 come fare le vane flessioni

 di routine da loro previste

dalla perquisizione assurde

di primo ingresso in carcere…

 

il non capire autorizzava

queste menti dalle divise di fuoco

di ogni ordine e grado

di picchiarli a pugni

 e calci

 sbeffeggiarli e deriderli

forse quel sorriso

aveva radice profonde

che si affossava nella loro ignoranza

 di vivere a spese della collettività…

 

 Ho visto tanti malvagi e assassini

Ma uno tra tutto si distingueva

Era un medico,

 vestito con divisa di fuoco,

 togliere con disprezzo e malvagità

 un piercing dal naso

 di una ragazza indifesa,

docile e silente…

 

In quel abuso mostruoso

di quel momento

 sottoposta alla cosiddetta visita medica

 e intanto le diceva gli strillava

arrogantemente con disprezzo

fissandola con i suoi occhi insanguinati…

 

Sei una brigatista... 

Sei una brigatista…

 

CARA SOCIETA LIQUIDA

Con gli occhi stanchi
Vedo la frenesia 
di una società che si dipana
Si aggroviglia
E subito invecchia…

Un successo,
un risultato
di soddisfazioni personali
lente e fumose
con commenti improvvisati
con analisi senza ascoltare
un po' insipide
mal odoranti di chi non conosce la storia...

Quando qualche studioso
Alzando gli occhi
a elaborato le linee guida
del concetto di 'modernità

o società liquida'…

sorpreso e sbalordito
in quanta facilità si crea e si distrugge
con l'espressione viva
fugace
di una facilità di linguaggio
in cui si perde sé stesso…

forse una crisi concettuale
di comunità di agglomerazione
di un dibattere del divenire 
si disperde l’individuo
al quando soggetto

di narcisismo materiale
ed emerge individualismo
egocentrico sfrenato,
dove nessuno è radicato
né più compagno di strada 
ma avversario antagonista
di ciascuno e guardarsi con sospetto...

Questo protagonismo apparente
E soggettivismo finto e liquido
Come acqua di fiume
Che batte 
e consuma gli scogli e se ne va
ha minato i processi primordiali
della modernità,
fluida fruibile e fragile,
ammazzando ogni punto di riferimento,
tutto si perde si invecchia e si dissolve 
in una sorta di ruscello ripido
in cui la liquidità va via.

Si confonde dovere per diritto
I tutori della legge
Aguzzini di loro stessi
E l’individuo tace si accoda alla massa
E senza cultura ne storia
I solo punti di riferimento 
e l’apparire a tutti costi,
per qualsiasi vano motivo…

il consumismo ci coinvolge ci frastorna
ci sbatte in tendenze che non ci piacciono
ma ci fa diventare parte di sé stesso…

si tratta di un consumismo già vecchio
di un mondo che ci centrifuga
che il possesso e vano e inutile
gli oggetti ci sfuggono senza consumarli
di desiderio insoddisfatto
di cui non ci appaga,
volutamente…

ma ci rende dipendendi e obsoleti,
e il soggetto individuo
passa a una corsa irrefrenabile
da un consumo all’altro 
in un tritacarne bulimica
senza scopo e senza vita...


La modernità scivolosa e liquida,
la convinzione diffusa di massa
e che il cambiamento 
e essere sempre alla moda
è l'unica strada percorribile
e una cosa permanente 
che l'incertezza penetra in noi
è diventa l'unica certezza percorribile...

DIALOGO SUL TRENO SUL FASCISMO
DI DUE GENERAZIONI A CONFRONTO

Premessa
LAURA
“Seduta nella sua età di sempre
In un giorno grigio
di un’area metropolitana benestante in Brianza 
I sui occhi di mamma si posano
Sui discorsi giovanili di un gruppo di ragazzi
Ma in particolare su”:

GIOVANNI
Un ragazzo dagli occhi lucidi
E spalle chine
Da una famiglia
di conforto e di benessere”

GIOVANNI
Dice:
Il fascismo ha fatto anche cose buone!

A LAURA
Perplessa mamma silente
Se lo guarda nei suoi Occhetti lucidi 
Tra mille sensazioni
Pero dal vivo a freddo
a pochi centimetri da lei
non crede le sue orecchie…

GIORGIO
Un ragazzino come tanti
In una realtà rasente vibrante
con il giubbotto
con un treno gonfio d studenti
che tornavano da scuola,
in città viva
dove il sentore industriale
si sente a fior di pelle
come la Brianza…

LAURA
Tipo cosa?
per gli italiani?
e non per gli stranieri?

GIORGIO
Il fascismo non ha fatto cose
per gli stranieri??

LAURA 
Al contrario! 
Nessuno aveva mai 
concesso una simile
libertà allo straniero.

Non so te, 
ragazzo mio
eh, 
ma io sarei
stata moooolto più dura
e determinata
di Mussolini con lo straniero (tedesco nazista)...

A quel tedesco
“di Hitler” 
gli avrei detto che se voleva 
perseguitare gli ebrei doveva 
farlo a casa sua!

Il fascismo ha consentito
Hai tedeschi nazisti 
di venire a casa nostra
Sbeffeggiandoci e maltrattandoci
e fare i loro porci comodi…

Ha consentito a uno straniero
di deportare cittadini…

italiani nei campi di concentramento,
incarcerarli,
umiliarli, 
ammazzarli, 
rubargli il pane, 
il latte, le uova, le galline…

Poi, certo, 
se invece di essere un tedesco
eri un africano?

allora erano cazzi
perché i fascisti venivano
al paese tuo,
ti ti derubavano,
ti violentavano, 
ti facevano lavorare come uno schiavo…

GIORGIO A LAURA
Ma che sei, 
una professoressa?

LAURA 
Naaa,
figurati,
sono un famigliare di un fascista…

un mio famigliare ha fatto la marcia
su Roma…

Sono un’esperta del ramo
E sono di famiglia…

E voglio vedere se le cose
buone che ha fatto il fascismo le sai?

GIORGIO
Oh, 
mica stiamo a scuola!

LAURA
Dimmene una sola,
ti pregoooo!

Se me ne dici una ti regalo
dieci euro.

(al gruppo)
Dai, 
dieci euro al primo 
di voi che mi dice una cosa buona
che ha fatto il fascismo?

SCHERZO!
ma il gerarca lo ho avuto
davvero in famiglia…

Ha dato i soldi agli italiani?
I soldiiii?? 
Purtroppo quello proprio no,
guarda, durante il fascismo i salari erano bassissimi 
e gli italiani vivevano in povertà 
estrema e perversa...

Gli altri paesi progredivano 
si evolvevano
sì riprendevano dalla guerra
e noi
e noi…
in miseria…
facevamo la fame…

GIORGIO
Questo lo dici te!

LAURA
Purtroppo no…

lo dice l’Istat…

Controllate su Google…

Il Pil pro capite era un quinto
di quello che…

Facciamo così?

controlliamo quanto
c’era da mangiare durante
il ventennio fascista?

La quantità di carne,
formaggio, 
uova,
latte che l’italiano medio
poteva consumare??

Gli italiani avevano cibo
a sufficienza o morivano di fame?

GIORGIO
Silente
Abbassa lo sguardo
E la risposta è…

ta-daaaa!!!

LAURA
Ecco, 
guarda questa era la frutta
e la verdura. 
Vedi?
Gli mostra sul telefonino i grafici…

E queste le proteine…
zero!

Per questo erano tutti magri!

Avevano fame.
Tutti tranne Mussolini
e i suoi amici,
eh…

Loro banchettavano a Villa Torlonia
e infatti avevano una discreta pansa,
pure se nelle foto gonfiavano
il petto per cercare di tirarla in dentro...

E guarda che cosa è successo
appena ci siamo liberati
di quell’affamatore di popoli di Mussolini,
guarda questa linea che sale…

Cibooo!!!

Evvivaaaa!!!

Finalmente!

Benessere!!

Sono arrivati i diritti per i lavoratori…

il Servizio Sanitario Nazionale…

caro GIORGIO
è quella cosa per cui se ti rompi 
un braccio e vai al pronto
soccorso ti curano gratis…

certo…

molti anni dopo anche
le merendine con i coloranti
e i conservanti e le sorpresine,
l’egemonia totalitaria 
della finanza e delle banche
ma questa è un’altra storia…

Mi par di capire che quelli
di che si richiamano al fascismo?

così efficaci nel far propaganda
nelle scuole?

nella furia di rivendicare
di essere gli eredi del fascismo
e della Repubblica 
Sociale Italiana,
dimentichino di accollarsi
il buco nero della storia
e l’eredità della fame nera…

Non solo il fascismo
ha perseguitato i nemici politici,
sterminato gli ebrei,
gli omosessuali 
e ogni sorta
di popoli compreso 
e soprattutto quello italiano…

non solo ha negato 
tutte le libertà civili, 
saccheggiato, 
terrorizzato,
torturato e trascinato i popoli
in guerra…

ma ha fatto 
precisamente quel che più fa sbraitare
questi partiti e movimenti vuoti 
e che si richiamano a ciò…

il fascismo
ha affamato gli italiani 
e li ha fatti invadere e massacrare
dagli stranieri…

e gli stessi urlatori di fandonie
nel quale ripetono storture storiche,
fanno dire a uno studente
ricco di un benessere viziato
che odora di democrazia,
in treno,
che il fascismo ha fatto
anche cose buone?

ama scagliarsi contro
loro stessi
e le oligarchie europee,
il governo Monti,
la legge Fornero,
tutti i provvedimenti dei governi
che hanno oggettivamente
peggiorato le condizioni di vita
degli italiani e contribuito
a polarizzare la ricchezza
tanto ai ricchi 
poco ai poveri…

Bisognerebbe che più di tutti
se la prendessero con Mussolini
e il suo regime 
che agli italiani
li ha fatti morire di fame…

viva la libertà…
dura
guadagnata
e mai discussa…

L’ECCIDIO SIRIANO
CHE NESSUNO VUOLE VEDERE

Qui giù nell’inferno che tace
Piove bombe e razzi
Incessanti di occhi 
Sgranati di un bimbo che muore 
sulla parte d’oriente,
l’ultima enclave
di una ribellione siriana…

le domeniche si cancellano
dal dolore di una mamma che tace
e dalle antiche gesta
di una scorsa dura
di lacrime solcanti…

uomini inermi
subiscono i più pesanti
bombardamenti in sette
anni di guerra…

La parte orientale e occidente
fa de-escalation
Nelle zone calde si muore, 
dal glaciale concordate 
da Russia Iran e Turchia…

ottusi e cechi come parte
di un falso sforzo diplomatico
intanto i brandelli di occhi amari
volano tra polvere e fuoco
in questo inferno di violenza…

si fugge in quello che si resta
tra fagotti di bimbi che tacciono
ricoperti tra cadaveri e brandelli
di nafta e petrolio…

giù al mare tra i scogli frantumati
operai di contrabbandieri 
e mafie di mare
con le loro caravelle 
ricattano e spingono 
donne traballanti e affamate…

le onde glaciali
di un mare sereno
con l’orizzonte di sole
la caravella si abissa
scompare nell’immensità
come un licheno o alga si colora
e si muove a stenti…

nello sperduto spazio
dell’orizzonte
una luce fioca si fa effervescente
le urla di contrabbandieri fuggenti
la terra promessa si fa vera reale…

li pronto il Pietro
il volontario di turno
con cuore in gola 
e occhi lacrimanti
stende mani tremanti…

e incita una calma che urla
tra le ciambelle rosse
i coraggiosi fioccano
come viscidi di terra…

i bimbi dagli occhi bianchi
in Elisa si abbracciano
mamma ragazza e speranza
tende tremanti
gremiti a formicaio accolgono…

più in là nella piazza
dove il benessere impazza
macchinoni blu fiammanti
in palchi e bar
grida in parole vuote e desertiche
retoriche e convezione
aizza odio 
degli ignorati 
e dei sprovveduti
dal benessere che li avanza
e li soprappone…

io kabir dal mio fagotto
malconcio
da una storia lunga e complicata 
in questo lembo di terra
di fortuna
tremo e piango
diritto di vita
vi chiedo…


L’ANARCHIA.
E LA MIA FILOSOFIA

Di chi della politica
Ne ha fatto arte e delusione
Della filosofia un vezzo per vivere
E della storia un grucciolo da conservare…

Voglio parole nuove,
di un anarchismo voglio parlare
non di teoria
non di politica 
ma di società e d’individuo
e collaborare liberamente
con i miei simili
che giornalmente mischiano 
il sudore con il sangue...

dove in questo lembo di terra
tutti tacciono
dove stato e regione sono assenti
dove strade e salute 
vacillano tra la morte e l’arroganza…

Per questo,
l’anarchismo e l’anarchico
indica le forme di autogestione
abolisce il controllo delle lobby
e delle gerarchie…

che sia controllo statale
o capitalistico,
non necessarie ma dannose
per l’individuo e alla sua individualità…

mentre tutti le lobby
e il potere sparlano
in una conoscenza popolare
dell’anarchismo confuso
è di violenti e antistatale…

e invece noi siamo molto più sottile,
con varie azioni e sfumature,
che non solo semplice oppositori
delle lobby
e delle potenze governativa…

e invece gli anarchici
si oppongono all’idea 
del potere e la dominazione
necessari per una società,
di cooperazione dal basso
tra individui,
per una diversa organizzazione 
sociali politici ed economici
non gerarchiche...

tra incolti e interessi 
l’anarchismo e l’anarchia
sono il peggio rappresentate 
tra le numerose teorie politiche…

Generalmente,
sinonimi e associazione
tra “caos” 
e “disordine”, sociale 
e propensi a una “legge giungla” …

Il processo 
di travisamento 
non è senza paralleli storici…

e invece e l’unica strada
per ritrovare noi stessi 
e la nostra storia e filosofia 
del post-modernismo…

CHIAMATELA UTOPIA

Svegliato tra i grilli 
di cemento
da un pensiero 
che ronza racchiuso
che canta una musica
di protesta amica 
la propria morte 
dell’idea che tace...

Svegliato irrequieto
dalla presenza della realtà
non presente di un muro 
schiacciato tra gli occhi perdenti…

da un purgatorio di marmo
di anime titubanti 
su ondate di cemento e fumo 
e la cenere sature
si sbriciola sulle mie spalle
il cielo stellato
in fondo alle mie
viscere e poi via…

Sono sparito tra la steppa...

I miei pilastri d’esistenza
I gemelli si diradano, 
le barricate scorrono veloci
rimangono le pietre ghiacciate
della nostra nazione di fuoco.

Appena
Mi appisolai qualche minuto
che la folla vociante e distratta
mi saluto in quelle idee arse
in quelle ultime bandiere
rosse,
l’urlo salutò...

Seduto
In un tappeto
in una terrazza volante
con viso scavato e sudato
e voce tremante
lo avevo guardato
assonnato e distratto,
in un lamento di fuoco...

Ero tornata tra la fantasia
Di un mio sonno,
e tra le mie braccia 
del mio amore
sorreggevo gelosamente
quell’idea giovanile
di libertà arguta...


RIGOPIANO.
LA STRAGE DEGLI INNOCENTI

Un Padre 
non si dà pace
con Coraggio e tenacia
il suo dolore gli strilla dentro
il suo capitale di affetti
lì ha lasciato nei ruderi degli inferni
tra l’ottusità delle istituzioni…

che da un anno
combatte si dimena
rincorre le istituzioni avverse
di un uomo arrogante
in cui la sua tonaca di sangue e del potere
lo allontana da se…

ma lui non si dà pace
cerca d’incontrarlo
un potere che ha fallito
nella povertà e della banalità
di una manifestazione antica e naturale…

lui il dotto l’arrogante,
di chi delle istituzioni regionali
ne ha fatto guerra e omicidi
di anime innocenti nelle avversità
di una natura ribelle
per uomini senza onore ne ritegno

il caro padre
non molla 
perché il dolore 
si dimena lo morde 
dentro lui…

vuole i suoi diritti
di uomo e individuo
un confronto una spiegazione 
di un pubblico esercizio che si assenta
su una guerra di dolore e sangue
Rigopiano dove gli occhi 
Delle sue stessa carne 
E delle sue viscere 
Geme tra le fumose macerie
Tra la neve di ghiaccio 
Dei lupi umani…

Ma quella strage degli innocenti
Nel cuore dell’oasi del riposo
E dell’incanto
Che tra le tenebre
Gli uccelli e i gabbiani
Svolazzano lenti in sospensione
Ma le istituzioni nell’incuria 
E nel disincanto 
l’Abruzzo tace nella sua vergogna irreversibile...

La lotta di un padre che vibra
che sente dimenare consumare
un dolore di un figlio perso,
che lo chiama e lo fa sentire
in una lotta partecipe irrequieta
senza fine
in tantissime persone si coinvolgono
gli attirano sentimenti e conforti 
di un Italia gloriosa...

ma lui il capo l’arrogante
il governatore 
di una terra senza colpe
continua a tacere a scappare,
anzi si scuda
tra i schermi di uomini 
che tremano e guardano con occhi lacrimanti
di un doloro fatto loro…

ma lui 
all’ incontro fugge si dipana
e dietro le nostre forze dell’ordine
si protegge e si nasconde...

Polizia 
Carabinieri impediscono
Al papà che combatte,
sottraendo il diritto di uomo e d’individuo
non so in base a quale legge
impedendo di frequentare luoghi pubblici,
anche contravvenendo 
alla legge…

forse solo fatta per se…

che dovrebbe garantire
a chiunque di essere libero
e di frequentare posti pubblici…

Siamo al solito di una storia vecchia
Di un esercizio perverso di un potere
Astratto...

Lui il presidente
Il fanatico
L’arrogante
La vedette di show televisivi
sta facendo una figura 
pessima e l’Abruzzo con lui 
dei soliti noti dei politici da bandire
che si celano in un grumo di sabbia
e come acqua di mare scivola via
dalle responsabilità...

dove scappi
il cuore e l’anima di un uomo qualunque
un giorno si ribellerà
ti prende e ti scolpisce 
come marmi delle chiese
di un uomo che i suoi occhi chini
verso gli occhi vitrei di suo figlio 
che piange i stessi dolori…


LA MIA VALIGIA DEI SOGNI

Piazza dell’ardore e del silenzio
Tra pietre chiese e scalinate
scalfiti dal nostro tempo malvagio 
piazza del popolo 
tra schiamazzi e urla cigolati
noi nel silenzio spaesati
tra sole e calura
e con gli occhi 
cantavamo la nostra canzone
dal cuore emozionati
ed in sintonia
cercavamo una sola cosa ...

tutt'a un tratto 
lo sguardo sereno che dal Pincio
alberato dalla terrazza
incolonnate dalla sapienza antica…

scivolavano flotte a formicaio
nelle stratungole
a rete di latta 
nel glaciale di gesta
gente che si dimena
in un amaro piato…

uomini esili scavati dalla storia
che si sospingono
sì sovrastano tra gente che grida
che va tra i sanpietrini di fuoco
in una terra consumata ...

mi trovo tra 
i labridi della storia
a correre senza capire…

come un dannato spaesato
nella mia valigia dei sogni
ho il cuore in gola
non ho più fiato
gli occhi mi lacrimano…

mi svirgolo
tra i manganelli di pudore
incontro lo sguardo rabbioso
di chi si dimena tra la legge…

tra i fumi e le gelide pietre 
mi raggomitolo intorno
a lei la faccio mia 
la dissolvo tra le mie viscere…

ma quelle pietre
e strade sconosciute
non so dove svincolarmi
e dove tra i vicoli sperdermi
e sperderci...

ma corro e mi scrollo di dosso
i malvagi di legge
che consumo quelle strade per caso 
e custodisco il mio grucciolo d’amore
tra le mie viscere
con la valigia dei sogni
e corro e corro
e tra i canneti ondeggianti
di un fiume scorre calmo Tranquillo…

e ne faccio
e ne facciamo solidarietà e pace…

mi trovo 
ci troviamo 
trascinati dalla corrente
silenti e fissi negli occhi emozionati
non so
non sappiamo 
dove ci porterà queste onde
magnetiche...

ma di sicuro
forti sicuri
e racchiusi nel nostro amore 
eterno 
ci salverà ...


LA MIA LIBERTÀ NON SI BARATTA’

Libertà 
Che mi appartieni
E risali dai triste occhi 
di una lotta sanguinaria
di barricate resistite per ore…

ieri tra fumi e sudori
di un ricordo vano
tra utopie e passioni…

oggi a malapena ti riconosco 
tra quel colore sbiadito
che eri tutto quello che avevo
i miei pensieri incantati
tra visi fuggiti via 
per resistere a un pranzo
e un’ultima cena cena...

libertà 
mia compagna e amica
di sempre
quando eravamo tutti
uno stesso gruppo
di lotta e di passione
da quella chitarra 
uscivano le sole note 
del nostro avvenire...

i pomeriggi di gabbie e d’idee
tra quelle mura insabbiate dal sole
libri impolverati di concetti pietrificati
e io e tu che la notte
ci perdevamo tra le onde 
e le tenebre di sogni 
di un nuovo mondo...

Mia libertà 
mi sento proprio tradito
abbandonato da idee e concetti
che non riconosco più mie
che barattano la mia libertà con il capitale
e tutte le mie lotte sono inutili e svanite
e oggi l'amore e la mia libertà...

Libertà 
E una signora chiamata vita
che ha superato la cinquantina
con i capelli brizzolati
con le rughe 
e trova l’amore dentro la luce 
e l’emozione di due occhi 
raggrinziti dal tempo...

libertà 
di quella ragazza
che ho perso dietro 
a quel barlume d’incoscienza
tra i marciapiedi di un fiume roco
che scorreva via Tranquillo
una corsa tra gli alberi che tacciono...

libertà
offuscata tradita
oggi ce foschia 
o un vetro uggioso
affumicato appannato
tra noi
e questo e solo colpa mia
e nostra
che ci hanno barattato la nostra libertà...

la Mia libertà 
E una religione
Che la porto racchiusa
nel mio cuore
Pronto a sfoderare
la spada per difenderla
o per obbligo o per dovere…

le delusioni son consumate
di compagni e uomini rigirati
in una pelle non loro
si son rigirati e scambiato
la vita con la morte…

ma io sono ancora qui
con la religione di sempre
a malincuore gli dico addio
e mi tengo in solitudine
la mia libertà...

Libertà
Può essere
dalle cambiali di pietra 
dai sapori pietrificati
di occhi schiacciati 
di un finto modernismo
post-moderno...

la mia libertà
e una religione 
dal libro di Gramsci 
dai discorsi e concetti assimilati
in gioventù e ormai inchiodati in me...

 

 

CARO BERLINGUER.
LA MIA FERITA ANCORA SAGUINA

 

In quel sentore
Del battito saliente
Di un uomo
Tace tra i singhiozzi
A stendo e malincuore ci saluta…

 

Anni tra sterpaglie
Di fumi confusi
Di chi non sa agire
Ho sofferto e soffocato
Per comprendere le motivazioni
E le ragioni di quel lutto...

Sostengo
E contrappongo
di avere tante difficoltà 
ad afferrarlo e viverlo appieno
quel trauma quello smarrimento
di quel non sapere più agire…

afferrai assai bene,
quel ferplei, 
di quella portata storica
di quel pensiero storico
e politico
e le implicazioni emotive
di quello che accadde
in quei istanti di fuoco...

il movimento,
il mio essere
motivato a discendere
in quella questione morale …

senza farsi coinvolgere
e schiacciare
dall’ultimo sguardo piangente
rivolto all’indietro di chi tace...

la storia
la sinistra
la mia motivazione
di quel periodo reazionario,
di un gruppo fumoso e violento…

scorreva fresco sotto pelle
di una volontà di non farsi coinvolgere
e non lasciarsi andare
tra i tanti coinvolgimenti emotivi…

Per tanti anni 
E ancora oggi
Resta l’amaro
Di quel cuore Pci
Continua a battere e a emozionarsi
E Scendono lacrime di sasso
Anche involontarie
In quel nome
Berlinguer…

Ad essere bambino 
uomo
di quell’ossatura di ciò che si è
resta nelle vene 
nel modo di essere uomo
di una sinistra italiana
ormai volata via…

la svolta
combattuta dibattuta
tra gli ultimi battiti
di una sinistra che va
e di compagni intorbiditi
di una pelle camuffata dai contrari 
la motivazione fu profonda
e lacerante
ma già coscienti di essere altro…

i combattuti diventarono noi
si voleva gettare altre basi
con retoriche e filosofie astratte
per cambiare la storia futura
della sinistra…

Forse l’intenzione la presunzione 
e di molti “svoltisti” 
di essere cosmopolitici 
e anticipatori di ciò che non era
e non riconoscere di ciò che si era
e le conseguenze di un risultato storico culturale...

e oggi il pensiero l’agire
di chi tace sdraiato
deluso e offuscato
di chi non trova orizzonte
percorribile
e si avventa nell’anarchismo libertario…

Silvano

 

 

LASCIAMI VOLARE
A MUSO DURO

Silvia 
dagli occhi azzurri
Libellula dei miei pensieri
Che volteggi 
e accarezzi ancora il mio viso
e io accarezzo i tuoi capelli di seta…

Il coraggio di esistere
Di resistere
e dire no
e scegliere
una scelta di vita
autonoma al disopra e al difuori,
la forza dell’abbaglio
il candore delle mani gentili
di un inganno
di promesse afrodisiache...

la fierezza dell’amore 
di chi non e riuscito
a coinvolgere e salvarti con il suo amore
con il suo cuore emozionato,
ma muso duro,
mentre facevamo l’amore
ti guardavo e mi perdevo nei tuoi occhi azzurri
distratti dal mio e nostro nemico di sempre…

e tu di nascosto mi deludevi
in quel tuo non saperti opporrere
di rifiutarti,
e quel guanto gentile di acciaio 
ti portava lontano da me

perché
quell’amore cosi puro non ti bastava più…

cara silvia 
basta veramente poco
per scegliere la vita
e non perderti dietro
hai miti bugiardi abbagliati
che ti rapivano la testa
di quel piacere momentaneo 
ed effimero.

Cara silvia 
Eri così sensibile delicata
Volteggiavi tra il mio cuore
Con gli occhi emozionati
E lacrime cadenti 
ti sentivo allontanarti da me
In quel modo indifeso e debole…

Forse non capivo
Ti fissavo e mi perdevo 
Tra mille domande e il perché
per cogliere il tuo istinto
i tuoi veri desideri…

il significato per me era fuggente
e impotente 
la tua storie mi sfuggiva 
che tra me e te cera il diavolo
e ti mordeva e ti consumava…

non pensavo mai che tra
i miei vent’anni appena
in quel corridoio scrostato
tra i simboli di pace e rivoluzione…

in quella chitarra 
dalle dolci mani affusolate
usciva il suono dell’usignolo
e i tuoi azzurri occhi
che si posarono sui miei
si nascondeva la lotta
per la vita e la morte…

mi coinvolsi 
e mi trascinai nei tuoi dolci 
battiti mi feci sentire dio
tra le nuvole e gli angeli
con i tuoi baci dolce miele…

lì a breve nei tuoi silenzi di neve
ti abbandonavi nei tuoi marciapiedi 
di latta
in un buco in mille
per soppesarti di peso
e rincorrere il salvatore di turno…

sai quel viso candido 
tra i fiori di limone
che si appisolo per sempre
tanti ragazzi silenti
furono carovana…

in quella pietra incisi l’epigrafo 
di pace e del tuo nome 
con le ultime gocce di sangue
del mio cuore straziato
impotente e deluso

ciao silvia
dagli occhi azzurri…

Silvano

 

L’UBRIACATURA DELL’ADOLESCENZA
SCHIAVI DI ABRUZZO-VALLI-PISCIALTA 
ANNI 80

Dalle viuzze arcane
Dell’arcata celeste
Di quel grano sfalciato
Un odore si alzava in volo
Con i miei otto anni andati…

Si spunto un urlo 
un pugno chiuso
In una bandiera
Che avvolgeva pensieri
E frastagliava ricordi…

Da un ceppo dall’ultimo
Bicchiere 
l’oppio 
scorreva lento sotto pelle
una polvere fumosa 
innacquava l’altura
la passione ardita
ardeva la riscossa…

visi occhi prosciugati
dal dolore perpetuo
di un sudore che scorreva
lento tra interspazi delle rughe
bambine…

occhi schiacciati
da muri scrostati
che spiavano in un lavorio 
lento sotterraneo
della mercanzia di voti schiacciati
da secoli sottomessi
di un ricatto del potere…

ma la riscossa 
si faceva viva e rossa
e sventolava forte
da quei giovani che ci cavalcavano 
l’avvenire
in un urlo di liberta
ci racchiudevano
e ci spingevano alla lotta…

il nostro solcare
notturno di un amico cantatore
di nome Oreste 
che ci spargeva tra le viuzze
controllate di un oppio
che ci accompagnava
e all’alba ci tirammo su 
tra merli e stambecchi…

e ci salutammo avvolti
tra l’ardore e la passione
in una bandiera rossa
fiera e rigida…

Silvano

 

I GIORNI BUI DELLA REPUBLICA

Ancora fumava
la rossa candela umana
Di un oppio di violenza
Inalata nelle stanze
buie di quel movimento
Un tono velatamente ironica,
dal sorriso gelido 
di chi la vita gli è sfuggita via
e deposta nell’oppio
astratto delle ideologie brigatiste…

scriveva con sangue 
che ancora gli restava
di un ex brigatista rossa


era una donna
ancora bambina
in gesti meccanici 
della rivoluzione armata
a partecipare
a quella strage epocale
era in via Fani…

era il presidente
era Aldo Moro 
che venne rapito 
da cinque uomini inpapocchiati
e usati
in una violenza pompati
per una scorta furono
uccisi 
da una raffica crivellati
e dall’oppio furono abbagliati...

in un post choc
fu ricattata
in uno scritto
è stato cancellato...

Prima di dileguarsi e sparire,
il messaggio e la battuta
è stata letta
da un altro ex brigatista rosso…


ancora l’oppio dell’ideologia
ancora galleggiava
e a l'uomo non gli piaceva
quello scritto lo taceva
in occhiate basse e avverse 
si perdeva…

e la lettera era troppo aperta 
e chiese alla donna 
ancora di "tacere"…

per rispetto per i caduti
per una rivoluzione
idealizzata
fumosa e persa...

Le sue parole sono state
riportate diffuse
e sono volate via…

che goliardicamente non curante
chiede di essere allontanata e protetta
come in una ragazzata…

e ospitata oltre confine
per i fasti e gli sconci
del quarantennale...

avendo conosciuto anch’io 
di quell’ideologia
e di quella setta 
denominata Brigate rosse...

provo vergogna
verso me stesso
per averli conosciuti e vissuti
e non persuasi
di quei compagni silenti
che appropriati della stessa vena
in nome della rivoluzione
li appoggiarono...

e oggi verso di lei,
in quella vena brigatista
talmente piena di idee ancora confuse
da non rendersi ancora 
neanche conto 
di quello che pensa o dice…

per darsi alido e alibi
di una vita sanguinosa alle spalle…

L'ex terrorista 
poi rincara
e confronta 
la sua schizofrenia
e dei brigatisti rossi
a quella di oggi
dei fondamentalisti islamici…

Lei volutamente
Per darsi dignità
e dimentica
che chi
gli dà consenso di parlare
liberamente...

è il nostro garantismo
e quello Stato
che loro volevamo
con l’oppio nelle vene
smantellare e distruggere
con la violenza e con la forza...

così ancora pregni
dell’oppio e schizofrenia 
che oggi giorno
vorrebbero prendere
alito e orgoglio
e confrontarsi
con i musulmani
che invidiano
il sistema sociale in cui vivono, 
e per idee vane vorrebbero distruggerlo…

ma lui con la presunzione di sempre
di chi ha avuto
ruolo e responsabilità
di quell’eccidio assurdo
degli anni bui
e del sequestro e uccisione
di Aldo Moro...

silvano

 

VOGLIO RESTARE NELLA MIA TERRA.
MA SONO COLPEVOLE DI SENTIRMI MALE
SCHIAVI DI ABRUZZO

In questo lembo
Di carne e petrolio
Tra le rupe e i crinali 
E spiazzi di oro e vegetazione…

Gli uomini del passato
Come ruderi delle chiese
vaganti
Dalle valigie di cartone
Si inclinano hai loro vecchi ricordi
E Vogliono trovare
La pace di una terra amica…

Uomini di tacita provenienza
Con lo zampillo tra le pieghe delle clientele
Di chi gode e non sa alzare la testa
Si aggirano arrogantemente
Negli uffici dei servizi sanitari
In direzione avverse…

Il gergo arrogante di chi vuole emarginare
Uomini che tacciono nei loro dolori
Accumulati nella loro travagliata vita
Costretti a sperdersi tra le pieghe 
Di un’esistenza amara…

Ma io dico no
Alle Lobbi di potere
Alle padronanze amiche
E ti strizzo l’occhio 
E ti dico no alle tue angustie
Alle tue vigliaccherie…

Perché sono vivo
Anche tra queste mura
Di carta oliata
Dove tu da padrone 
Diventerai il mio servizio 
Amico dovuto…

E in ogni tua arroganza
Troverai i miei occhi
Che tra le tue beghe d’ignoranza
Ti ricorderanno che sono 
Il tuo capo
E tu sarai il mio servo 
Per un territorio
Che respira aria inquinata
Di un abbandono perenne…

Ma in questo lembo di terra
Tra gelo e neve
Io sarò il tuo nemico 
Che debellerà la tua arroganza perenne…

Io tra musica e gelo
Mi avvolgerò nella mia bandiera
Per urlare a squarcia gola
I miei diritti di vita e esistenza…

Io in questo campanile di pietra
Saro la tua tortura
E guarderò lontano 
Tra i cespugli e le spine
Dove tu con la tua arroganza
Affogherai dissanguato…

Godi i passi lenti del silente
Di un dolore che tace
Ma lui e il tuo sostentamento
E lui uscirà sempre vittorioso
Senza rassegnazione…

silvano

 

IL PERVERSO GELIDO

In questo giovane di fuoco
Studente, artigiano di me stesso,
dai canali insolidi
dai libri consumati
dagli arcani 
delle mura scrostate…

mi invito
a camminare tra le cortecce amare
di un celebrale di fuoco
in una zona di marmo
di un interno irrequieto
mi voglio insegnare un percorso
di nomade e di pastori…

mi incontro con una realtà cruda
diversa
dalla mia,
sono quello che ha molto
da studiare
da imparare da una comunità,
avversa e scivolosa
però ancorata alla mia libertà

sono un lupo,
figlio
di una creatura
più riverita e perversa
della steppa amara.

Sono Sedotto 
dal mio stesso legame
di un pastore 
con il lupo…

mi affascina
l’astuzia della forza…

del mio animale di sempre,
un giorno
in un cucciolo
decido di addomesticarmi...

sono forte e Puro 
da un rapporto minaccioso 
di un governo qualunque,
sono il lupo
della mia regione…

silvano

 

IN UNA PERSEVERAZA ANTICA

Povero me in questo angolo dei ricordi…
Alcoolizzato di sogni e fantasie! 
siamo a un punto estremo
dei ricordi

in una disordinata mente
piena d’incoscienza!

Ehi vita
Amica mia
Compagna di tante stagioni!

Voi,
esseri intelligenti 
piatti e conformi…

Ho un fatale sogno
Tra passione umana 
E ambizione amica…

l’amore la traino
nell’intimità
da un decennio irrequieto…

ma io non esisto!

Penso alla natura
All’aurora
a un uccello amico
che pigola tra i primi raggi di marzo…

ma l’ipocrisia
di tante apparenze
dove la gente muore 
e si danna …

io viaggiante e viaggiatore di sempre
depongo le uova
nel nido di altri,
ingannandoli 
e obbligandoli a covarle…

pìì…pìì
facoltà di ragionare
d’incidere
di sentire,
di volare…

il mio sentimento
e un insieme di memoria
in un bagaglio incantatore,
l’immaginazione,
il sogno 
la fantasia amica…

i primi raggi 
mi assolano
in un tepore primaverile
amico fraterno
le gemme delle viti si pronunciano,
i prati si rivestono
di verde
e di rossi fiori,
i fili esili di erba tremule
gocce di rugiada scorrono
io come una gemma
come una fogliolina
di un tenero risveglio

sono solo a guardare in questa
radura di abbandono 
sono Stanco
le palpebre si abbassano
le lacrime scendono…

mi faccio condizionare
in una metamorfosi di allori 
di carne e cemento
è in un soggetto di spirito 
le passioni 
la ragione
sì sperdono…

io buffone
e ubriaco di sogni antichi
con la testa confusa
di cartapesta
in un bizzarro avvezzo
di ricordi
tra il tragico
e comico…

Invidio le vostre certezze argute…

Io vi invidio
In quel modello 
Da imitare…

Ma io preferisco fuggire
Nel silenzio…

Io Persona
di essenziale intendimento,
lento di mente 
per un disturbo silente
mentre in questa muffa sociale,
mi annaspo
mi duole avervi inventato
solo sofferenze inutile…

forse in un legittimo odio
di un essere 
inveterato,
implacabile,
accanito,
feroce,
mortale
è legittimo…

con stima e rispetto
mentre una luce mi attraversa
la mente
mi soverchia,
in una vivacità
mi pervade
ma vi abbraccio nel mio esistere...

Mentre le tenebre consuete
sì offuscano
le stelle si sperdono
la luce ci saluta
il sole va a dormire,
mentre le nubi corrono
e offuscano il mio cielo,
mentre io mi abbuio 
la reputazione,
il mio nome,
la mia memoria antica,
il mio ingegno
di sempre si sregolato…

il vizioso di sempre
conclude
tra canne al vento
dicendo che vi aspetto…

silvano

 

 

IL BUCO NERO DELLA DEMOCRAZIA SOSPESA
DALLA DIAZ A REGENI

 

Genova cantata
Genova di rosso
Genova reclinata
Dal sangue sprecato
Da un viso di un angelo che vola
Tra mille colori…

 

Verità velate
Dai fumosi palazzi
In un potere nascosto
I torturatori amici e scomparsi
Promossi e imbellettati…

Hai vertici di una punizione data,
e noi perbenisti puri
imprechiamo giustizia e chiarezza
a un Egitto bloccato
dei loro torturatori?

Lo sforzo preteso
E non credibile
a un Paese bloccato
dittatoriale
per uno sforzo
che non abbiamo
saputo dare...

visi squarciati
sgusciati da sangue
e brandelli di carne
tra ottusi manganelli
di una sete
di una vendetta avara
e occulta…

una verità pura sincera
di una giustizia dovuta
si alza in volo
dalle dichiarazioni di chi ormai
non vuole tacere…

dal magistrato
che non trattiene
alza la testa e urla allo stato
e invece puntigli e avversioni
di uno stato e un potere
che si mescola tra polemiche abusi…

Il potere
Il ministero
della Giustizia si avventa
acquisisce requisisce documenti
e avversioni
di una verità già data
dalle corti europee…

dalle dichiarazioni sincere
di un uomo che lavora e tace
in una carneficina messicana
si addentra
e nel suo indagare
accusa ribussa i picchiatori
tangibile
di un potere labiridico e avverso
a una verità coperta e data…

e invece
di dare finalmente fine
al buco nero
di una democrazia negata
sospesa
alle migliaia di giovani
che in quelle ore l’inferno
fumava tra mura lerce
di uno stato corrotto…

propone e oppone
un’azione disciplinare
al giudice che ha indagato
e date condanne…

di chi fugge sfugge
e non ha mai scontato
e coperti e laureati a ruoli
di prestigio e amico...

democrazia appesa e sospesa
di una bandiera che pende
in lacrime amare…

silvano

 

TRA INDIFFERENZA SI MUORE

Un padre che tace
Spaesato e silente
Dagli occhi 
Che sbrana 
tra vuoti e assenze
e la sua ragazza…

Morta…

Tra indifferenza
e fiumi di cemento…

sua figlia gridava 
in una morte solitaria
e ripeteva che voleva fuggire
dalle due bulle di marmo…

tra mura offuscate d’indifferenza
di quelle solite 
che la perseguitavano.

E ancora mi dispero
Tra ottusità e bugie
Di quell’autista intruso…

Di un bus di fuoco…

E tace e guarda 
E si fa assente,
in una valle di violenza
e non ha fatto niente…

solo io padre
di una morte di fumo
e indifferenza
grido nel deserto degli assenti...

Lei gridava
E giaceva
Portatemi via
Nella mia città di sempre…

Io oggi
padre del niente
E del nessuno
E nel rimorso che mi porto dentro
le palpebre si abbassano
e nel noi 
scappiamo via…


La mia ragazza
Voleva scappare via
Voleva corre via…

aveva paura 
di questo posto di cemento…

io padre di rimorsi e ferite
che mi lacerano dentro
e mi uccidono
con un senno di poi
sarei scappato via
con la mia piccola
in grembo
nella mia città di sempre
tra quelle sillabe dei ricordi
ho lasciato il mio cuore del futuro…

E noi moriamo appezzetini 
con lei.

In quella morte
Di sua figlia,
uccisa da sbandate
da presuntuose sociali
in quelle due bulle 
siamo morti tutti…

sì 
ci saranno le indagini d’inverno
a stabilire la morte…

forse anche la glaciale
superficialità
di qualche medico 
di bolle e di botte,
non mi ha soltanto sconvolto
ma mi ha ucciso...

Lo vista tra le tenebre
Di un sogno maldestro 
Che mi ha catapultato
all’improvviso
in una realtà violenta e perversa 
che nemmeno sognavo...

mi innalzo tra le nuvole di vento
e mi racconto
un dramma di cuore
che sto vivendo tra i battiti,
e mi appare
ora sotto una luce di sole
che trema tra i dolori pungenti…

di una morte non dovuta…

silvano

 

 

TRA INDIFFERENZA SI MUORE

 

Un padre che tace
Spaesato e silente
Dagli occhi 
Che sbrana 
tra vuoti e assenze
e la sua ragazza…

 

Morta…

Tra indifferenza
e fiumi di cemento…

sua figlia gridava 
in una morte solitaria
e ripeteva che voleva fuggire
dalle due bulle di marmo…

tra mura offuscate d’indifferenza
di quelle solite 
che la perseguitavano.

E ancora mi dispero
Tra ottusità e bugie
Di quell’autista intruso…

Di un bus di fuoco…

E tace e guarda 
E si fa assente,
in una valle di violenza
e non ha fatto niente…

solo io padre
di una morte di fumo
e indifferenza
grido nel deserto degli assenti...

Lei gridava
E giaceva
Portatemi via
Nella mia città di sempre…

Io oggi
padre del niente
E del nessuno
E nel rimorso che mi porto dentro
le palpebre si abbassano
e nel noi 
scappiamo via…


La mia ragazza
Voleva scappare via
Voleva corre via…

aveva paura 
di questo posto di cemento…

io padre di rimorsi e ferite
che mi lacerano dentro
e mi uccidono
con un senno di poi
sarei scappato via
con la mia piccola
in grembo
nella mia città di sempre
tra quelle sillabe dei ricordi
ho lasciato il mio cuore del futuro…

E noi moriamo appezzetini 
con lei.

In quella morte
Di sua figlia,
uccisa da sbandate
da presuntuose sociali
in quelle due bulle 
siamo morti tutti…

sì 
ci saranno le indagini d’inverno
a stabilire la morte…

forse anche la glaciale
superficialità
di qualche medico 
di bolle e di botte,
non mi ha soltanto sconvolto
ma mi ha ucciso...

Lo vista tra le tenebre
Di un sogno maldestro 
Che mi ha catapultato
all’improvviso
in una realtà violenta e perversa 
che nemmeno sognavo...

mi innalzo tra le nuvole di vento
e mi racconto
un dramma di cuore
che sto vivendo tra i battiti,
e mi appare
ora sotto una luce di sole
che trema tra i dolori pungenti…

di una morte non dovuta…

silvano

 

 

CONTESTAZIONE GIOVANILE DEL '68

Il sessantotto
Volava rosso
Lento sotto pelle
In un anno rivoluzionario
Si fondeva la vita con la lotta
Sempre col giusto mai con il torto…

Il 1968
anno eccezionale
dai grandi movimenti
di massa e sociali
disomogenei
degli ultimi
e degli uguali 
operai,
studenti
e gruppi etnici
minoritari…

il planetario
e l’uguale
si scioglievano con la lotta
la carica
la passione
la contestazione…

e vacillava
i governi
i partiti 
e tutti i sistemi politici…

in nome e per conto
di un ribaltamento
di una trasformazione
radicale 
della società e della vita…

Questo fu globale
all’est come all’ovest,
superò la pelle
le tradizionali 
e le divisioni
dal nord 
come al sud 
del pianeta…

si concentrò
sul centro
del sistema capitalistico…

gli Stati Uniti
e i paesi del terzo mondo…

l’itinerario
sì caricò e si avvalse
di valenze e colori politico,
di contenuti
di protagonisti
differenziati
ma sempre uniti
nella lotta...

Stati Uniti, 
per le lotte
contro
la guerra del Vietnam…

la forma
si amalgamò
di un conflitto antimperialista…

Ad essa si combinarono
le battaglie dei neri
con i loro diritti…

alle condizioni di vita
e di lavoro…

fu l’anno delle vele rosse
con il sudore e con la forza
di una società
di evoluzione…

silvano

 

CONTESTAZIONE GIOVANILE DEL '68

Il sessantotto
Volava rosso
Lento sotto pelle
In un anno rivoluzionario
Si fondeva la vita con la lotta
Sempre col giusto mai con il torto…

Il 1968
anno eccezionale
dai grandi movimenti
di massa e sociali
disomogenei
degli ultimi
e degli uguali 
operai,
studenti
e gruppi etnici
minoritari…

il planetario
e l’uguale
si scioglievano con la lotta
la carica
la passione
la contestazione…

e vacillava
i governi
i partiti 
e tutti i sistemi politici…

in nome e per conto
di un ribaltamento
di una trasformazione
radicale 
della società e della vita…

Questo fu globale
all’est come all’ovest,
superò la pelle
le tradizionali 
e le divisioni
dal nord 
come al sud 
del pianeta…

si concentrò
sul centro
del sistema capitalistico…

gli Stati Uniti
e i paesi del terzo mondo…

l’itinerario
sì caricò e si avvalse
di valenze e colori politico,
di contenuti
di protagonisti
differenziati
ma sempre uniti
nella lotta...

Stati Uniti, 
per le lotte
contro
la guerra del Vietnam…

la forma
si amalgamò
di un conflitto antimperialista…

Ad essa si combinarono
le battaglie dei neri
con i loro diritti…

alle condizioni di vita
e di lavoro…

fu l’anno delle vele rosse
con il sudore e con la forza
di una società
di evoluzione…

silvano

 

 

SONO LIBERA DI RIBBELLARMI
SENZA SÉ SENZA MA

mi chiama libera,
tra queste mura di ghiaccio
e nei miei 20 anni ancora,
è figlia di un’italiana e un algerino
o
un abruzzese e un romano
o
un milanese e calabrese
sono italiana da sempre
di cultura e di gesta…

Lavoro duramente
in una Milano da bere,
una Roma da consumare,
e una Sicilia da godere
ma mi rifiuto 
di condivide e apprezzare
chi semina odio e tempesta,
gioca con gli interessi
e col razzismo
per fini elettorali…

sono una ragazza italiana
milanese
abruzzese
napoletana da sempre
la mia carta d’identità e tangibile,
però come chiunque
ha un genitore straniero,
è un crocevia d’impulsi e parole
di più culture e usanze
come ricchezze…

io vivo in Italia
sono dimezzata,
da più nature,
da più linguaggi
da più filosofie,
ma nessuna complementare
e si fondono e si completano
l’un l’altra…

mi sento sempre
ho mi fanno sentire diversa
in qualche modo...

non mi pronuncio
non parlo 
non accuso,
di razzismo
ma mi desto 
e mi impenno di essere libera...


in Questo sentimento amaro
sbandierato con fanatismo e leggerezza
per alimentare
stillicidio e dolore
in un razzismo strisciante
è foraggia
la macchina perversa
di una politica settaria
e coccola accarezza infatuata
da un ventre amaro 
degli sprovveduti 
in una liquefazione sociale...

sono l’esatto esempio
di una ribellione
senza tempo ne paese
per ammettere 
un’avversione verso chi ammette
la selezione dell’individuo
vivere o morire…

sono il frutto genuino
di un incrocio di culture e influenze
come il mondo secolare 
afferma da milioni di anni…

e non indire tutelare
la purezza 
in nome e per conto
dell’italico genoma,
che non è concesso sapere
da dove viene
e come si è formato
forse e solo un germoglio
delle ignoranti menti ottuse
e di paura del nuovo...

Un insulto cullato
Di un appello amico
E meditato in una confusione
Che è arrivato al culmine 
di una criminalizzazione tale
dell’immigrazione
dell’emigrato
che ci fa sentire offesi da noi stessi…

e l’oppio sprovveduto
dell’Invasione,
e della sostituzione etnica,
di una immigrazione forsennata,
e pulizia etnica…

il mantra 
la bandiera degli ottusi
fanno reclinare 
la testa a gli onesti


Il rifiuto opposto 
E contrario
è la conseguenza
naturale di tutto ciò
che ti fa sentire offeso
un po’ per rabbia 
e un po’ per ribellione.

E’ la risposta
Di un orgoglio fisiologico
E ferito
di chi si sente escluso e additata
in un’arcaica volontà di pietra...

Perché 
Con questa esclusione,
si costruiscono 
le bandiere e barricate
ideologiche e culturali...

Escludendo e urlando
Alzando steccati
In violenze e guerre
Di odii antichi...

silvano

 

SIAMO COMBATTENTE CURDE

Non vi ingannino
Non vi abbaglino
i nostri dolci sorrisi,
di donna
di figlia
di moglie
siamo morte tutte
nella lotta silente
e dimenticate
di cuore e di gesta
in una polvere di sabbia...

Ci hanno violentato,
in un’aratura di ghiaccio…

ammazzate in botte di sasso
senza guardaci negli occhi
e sparato da vigliacchi...

Hanno dimenticato il loro divenire
Di uomini
E ci hanno mutilato
i nostri rotondi corpi
di pelle vellutata…

i nostri valori 
e i nostri genitali, 
e li hanno filmati e diffusi,
ridendo schiamazzando di noi…

Eravamo solo colpevoli di combattere
perché ribelli irriducibili,
perché donne
mogli
e sorelle
che senza timore 
ne vergogna 
imbracciano un fucile 
di crema di fuoco...

Ma eravamo deboli
E lontane amanti
O solo ragazze coraggiose...

Abbiamo patito freddo e fame,
ricevuto sguardi dolci
di incoraggiamento amico e paterno
dagli ultimi
da chi aveva meno di noi,
ma dal sorriso,
e il pianto, 
siamo state impaurite
terrorizzate…

abbiamo pensato coraggiosamente
di potercela fare 
nell'indifferenza nella non curanza
di un mondo bieco
che ci ammirava amaramente
ma mai sostenute...

È andata a finire purtroppo
Nello sperdevi tra i raggi di sole
E sabbia cocente
come sapevamo,
non era una favola
un cammino
una battaglia
solo nostra...

O forse lo è stata per illuderci
Per farci combattere
Per farci avanzare
Tra fumo e sabbia di vento
Solo per il tempo indefinito…

In solo vent’anni
In quel germe di libertà...

SILVANO

 

 

LA D’ISUMANITA’ UCCIDE

In quello affanno vorticoso
Non riusciva a respirare
e mantenersi seduta,
il linfoma l’assaliva
e cresceva nel suo petto
di mamma coraggio...

La donna affannata e persa
Di una cosa vorticosa
In quelle mani di fata 
è stata soccorsa
e assistita
nel suo gemere
lungo un mese di traballi.

È morta Tranquilla…

di un parto, 
labirintico…

dopo aver dato
alla luce il suo grucciolo cullato,
da un piccolissimo germe…

il suo nome
e sulle pietre
delle chiese arcaiche
di una d’disumanità 
di una nazione
tra liberté e égalité…

.

I gendarmi di ghiaccio,
tra l’oltre alpi e pianure 
di un pacco
di un numero frastagliato
e non curanti si affocano
in un mare di malvagità
dove gli occhi
dei suoi figli li aspettano…

era di notte 
di un’ora incurvata
in un cuore spigoloso
che sguscia legge di sangue…

suo marito con l’animo da ultimo
e cuore da reale
di chi non possedeva
poco più di niente
ma lei era il suo capitale…

dagli occhi d’argento
e da poco che la donna soffriva
era malata
e lui con lei
trascinavano le gambe 
di un fardello perenne...

Per questa carità divina
Avevano e volevano
Raggiungere e congiungere
la sorella
in una Francia di cadaveri e di morti…

e in un forsennare
di un prolungata sofferenze
dove medici e divini
È stata volutamente
tenuta in vita
il più possibile,
per concludere la sua curva 
la sua opera divina
per assegnarli la vita
di un germe che nasce…


era di notte
tra gli alveoli e il tepore
di un neonato che nasce
in un padre che tace
assopito nel suo piccolo grembo,
anche lui maltrattato in frontiera
di una nazione che si invaga...

il piccolo germe
di un bambino che sta bene
in una culla
che testimonia la sofferenza
di un padre
di un mondo glorioso
sacrificato per lui…

il germe
frettoloso impaziente 
di una vita che aspetta 
tra le glorie di una nazione che canta
in un sudare di gloria…

silvano

 

IN QUEL GUSCIO D’AMORE

Il quel cammino di neve
in quelle curve di ghiaccio
nei sguardi incappucciati
nella mano stringente e tremolante
condividevo battiti irrequieti…

nel sormontare
colline di neve
in una sinusoide di cuore
nel grumo nel picco,
di lato, 
in un paese di vento…

in un tappeto
ondeggiante di note
di occhi cristallini
dallo stri bello
della chitarra d’amore…

trovo i tuoi occhi di fuoco
in tempi scivolati
tra l’ardore
di un sordo incredulo
di rupe…

e nel tempo maturo
dal grigiore di tempo
di una vecchia che avanza
in un battito nuovo…

il tuo roseo viso
dallo sfondo
di occhi delusi
nella tua solitudine
troverei la pace…

ferma beltà di emozioni
in quella vita vorticosa
dove svirgoli di rossore
di uno sguardo
emozionato…

ti depongo il mio cuore sgusciato
di un’emozione antica
troppo tempo trattenuto
tra il guscio di membra
da un corpo tradito…

silvano

 

LA SOLITUDINE DI FORZA

oggi più che ieri
in una solitudine amica,
di un deserto artificiale astratto,
giù in strada
al di fuori dei miei versi
ce un modo artificiale 
di un cartone affabile,
in una fuga vorticosa…

i rumori lenti
al di là del mare
in un grumo di rugiada
e dall’ansia di guardare
la goccia trasudata
di un fiore che non trattiene…

mi spaventano
l’impazienza
di fuggire distrattamente
di un ritmo in un ritiro spirituale…

mi sento protetto
nella mia solitudine
anche con i suoi morsi glaciali
ma la esorcizzo con i pensieri…

si fa incessante rumorosa
frastagliata la fornitura
di socialità
fantasmatica…

Oggi più di ieri
Tra fumi e cementi
Di concetti forsennati astratti
ci sentiamo terribilmente soli,
e sfuggiamo dalle svirgolettate d’anima
e le pieghe di coscienza amiche…

voglio un riparo astrale,
tra il vento e le spighe
di un pane sciolto in miseria
in una relazione sociale…

le rimbombanti parole
ormai barrate,
nell’illusione di essere forti
e presenti
sempre e ovunque…

un congegno volubile
robotizzato
che rappresenta 
il nostro impermeabile 
per essere soli
con noi stessi
e non con la luna...

tra i pianti in solitudine
trovo la mia pace…

Silvano

 

 

LA ROUTINE UCCIDE

In questo modernismo
E post modernismo
Dai sapori acquei
E liquidi
Il mio nemico
Di passioni deposte…


questa routine,
che mi osserva
e mi osanna la mano
in un ritornello
sempre uguale
sempre piatto
in una citta nemica
di una generazione rassegnata…

citta di nascita
e di cuore
dai tepori casalinghi
il vociare di una mamma tremante
di una comodità astuta…

giovani uguali
si abbevera di tranquillità
in scrivania glaciali
con il cuore stretto gola
tra una morsa,
di nullità perversa...

noi viaggatori erranti
dalle valige di fuoco 
in un espatrio amico,
mi fa sentire vivo,
e scardina esistenza
scardina la consuetudine,
ti obbliga e ti stimola
a rimettere a ricostruire
il tutto
in una discussione continua…

l’imprevedibile
amica e compagna
di un ritmo vorticoso… 
L’effetto ti sobbalza
È taumaturgico
Ti stimola
Ad arricchirti e agire…

a prescindere chi sei
dove vai
esce da ogni contingenza
anagrafica
o geografica…

silvano

 

 

LA NUOVA POLITICA CLERICALE

Il clericalismo
Manifestato antico
di uno sprezzo
per ogni laicità
e diversità…

espedienti, 
stuzzichini ultra pop 
a conquistare
un consenso mescolato
di timorati marchiati…

i terziari infrescati,
nel senso
francescano mirato…

come altrove citare
le fattucchiere 
per portare a sé i paurosi,
can bibbia religione
e magia
convinti dai marmi benedetti 
dei santi,
almeno nello Stivale
democristiano…

ogni consenso è possibile,
siamo pur sempre terra
di miracoli e di credenze,
con la macchina dei cattivi
e dei miscredenti…

ideale teca
beffarda
della politica più recente,
in assenza 
d’ogni sinistra…

nell’ordine,
ora la reliquia 
benedetta ora 
il Libro unico di testo...

Possibilmente sacro,
e bibbiesco
approvazione becero ecclesiastica...

Un pensiero unico 
che non contempla 
l’esistenza di minoranze
degl’ultimi
religiosi,
ebrei o valdesi,
o addirittura atei
agnostici…

E mi vorrete qui, 
perdonare lo sfoggio
di una cultura vivace

di memorie,
della dissolvenza
crociata 
nello spadone e della croce…


di catechismi e altari
di guerre 
pudiche e sante,
dove il peccato
ha un corrimano
antico
di spine acuminate…

e il figliol prodigo imbellettato
con la cravatta variopinta
e la giacca
slacciate dai bottoni madreperla…

silvano

 

 

LA MIA PASQUA DI FIORI DI MANDORLO

 

Pasqua tinta di dolce e amaro
dove il sangue scorre 
tra Aleppo e striscia di gaza
di un popolo senza occhi e senza terra
tra i razzismi e xenofobi silenti…

 

tra l’intolleranza
di un popolo in guerra
di una rivolta senza anima
ne occhi per piangere…

ma qui in questa aratura di verde
tra spaccati e ferite di vita
di un mandorlo di rosa che tace
e sonnecchia tra i rapaci secolari…

in un nonno presente
di un cemento di fumo 
tra gli spigoli di consueto
tra gli albori di vita…

in aurora
in una rugiada
trovo il tuo sorriso di pace
tra i tanti affaticati che tacciono
in un sonno presente…

ma nei miei grigi anni
dai passi lenti
e respiri veloci
mi inabissò nei vorticosi
sillabari passati…

trovo pietre e selciati di neve
a ondulare la festa di pace
tra un muro di apparenze 
e d’ignoranza 
cerco la fuga di stelle
di un libro vorticoso 
che mi dà pace…

silvano

 

L’UOMO DI GESSO
DI UN BAMBINO CHE MUORE

Da un occhio innocente
Di una tenerezza volgare
Di un bambino che piange
Di un odio adulto…

Macabre piccole cicatrice
Di latte
sgusciano un cuore
Travisato da bimbo…

Lui dai giocattoli di vita
Trova una vena
che gira di sangue
In un’anima annientata di dolore…

Un adulto che tace
Tra i crisantemi…

Da un barattolo vuoto
Rotolato nel vuoto
Di cemento…

Mente astratta
Di una realtà di carta
Di sillabe rinfuse
Che rotolano violenza…

Bimbo trastullante
Dal gruppo che schiera
Di un vagare
Di cenci
Tra svolazzi di carta…

In quella noia
Di un diversivo
Di una giornata di fumo
Nell’incontro…

Della pelle scura
Dagli occhi di mandorlo
Di un disadattare irrequieto…

Lui tra i ronzii quotidiani
Di una famiglia
Di abbeverati sociali
Trova l’odio bambino
che lo fa vincere di violenza…

in un atteggiarsi di forza
dove il pivello
non ha il lembo né il laccio
trasuda gocce di sangue
tra i suoi occhi di lacrime…

SILVANO

 

QUESTA MIA VITA FUGGENTE

Tra vecchi carruggi 
Di memorie sinuosi
I tuoi occhi arrossati e bagnati
D’emozione
Incise sulle pietre amare
Mi fanno sentire vivo…

tra questi intrighi
di ponti e marmi
di chiese scheletrici
di occhi scuri che cantano...

E ogni volta
Mi ritrovo A infilarmi
in una nuova passione infinita
l’emozione 
in un cuore che batte
alla testa è alle vene
e alla gola grumosa...

Questa mia vita tortuosa
non ha angoli
che sia di eguale misura...

ho una memoria
mischiata
tra i rigagnoli 
e sentieri stretti 
nei vicoli antichi 
bagnati dal sole
che mi graffiano dentro…

in quelle case bianche
dai tetti curvi
quasi a toccarsi a baciarsi…

in quelle memorie
di sopracciglia cadenti
di sapori e odori
che mi incidono dentro
che si sciolgono tra le tue membra 
di ricordi perenni…

silvano

 

LA MIA TERRA TRA I BATTITI

con gli occhi di forme
di ardite tinte 
di verde ulivo...

questo scorcio di mondo
non ha le pianure
vive...

in un territorio sinuoso
e le montagne cadono 
e svirgola
in vecchie ferite amare...

terre di gloria 
e ferite di vento...

dal grande passato 
vivo
e dell'avvenire
del tempo che spiana
e passa la vita
ogni volta va via…

musica
suoni suadenti
di cantilene 
di un dialetto spigoloso...

un raggio
che penetra tra gli occhi 
che asciuga le lacrime
e goccia dopo goccia
che cade come sassi
al sole…

è il mio porto
da cui si parte
senza andar via…

silvano

 

 

A LABBRA CHIUSE

 

Sento i tuoi occhi vispi
Che mi strillano dentro
Quell'emozione nascosta
tra parola bisbigliate
Trattenute,
custodite...

 

sento le tue piccole mani
mi tremano dentro
in un gelido battito
di ricordi avversi…

sento le tue labbra
sulle mie,
gelide tremolanti
come foglie al vento
e umide come rugiada…

e le lacrime calde
scendono nel mio viso
trattengo finché posso
il singhiozzo
nelle mie secche membra…

dentro di me,
sento i battiti impazzire
il mio cuore traballa,
lo fanno pulsare d'emozione...

il tuo malinconico
sguardo si gira a terra
vedo una barriera silente
malinconica,
di ferite fresche
sanguinanti ancora…
E come tanti innamorati
Sento un bocciolo
Una rosa sbocciare
con in bocca una goccia
una musica nostra…

nata dalla sintonia
di carezze sul tuo candido
morbido viso,
di baci tremolanti
di un’emozione che tace…

in un coro,
gelido
insicuro
che si fonde
tra i pori della mia pelle,
arsa
non ci sono parole
solo sguardi
che gridano
frasi d'amore...

Sì,
come in un’arcata
in un tunnel
di antiche chiese,
griderò a bocca chiusa
al mondo distratto
un ti amo,
inciso sulle lapidi
delle cattedrali celesti...

silvano

 

 

I RICORDI MI PERCUOTONO

Avanzava a picco 
In quella strada tra gli olmi, 
scalciando e sormontando
lievi colline ondulate di neve
soffice profonda
con i piccoli piedi tremanti
e sulle spalle curve
gravava i ceppi 
e la fascina...

Era un uomo bambino
Giovane e disgustato
Dai tremori del tempo
Di una vita esile...

Si chiamava
Piter pischialta abitava
tra i selciati 
di spiazzi ardui e severi…

in quelle strada retinate
e mulattiere,
dove uomini avviliti sudano
e sul ciglione
del pioppo si rifocillano
la vita amara...

Aveva freddo,
in quell’ aratura di ghiaccio
le sue scarpe improvvisate
sfondate dal tempo...

Quella mattina
Di aurore perse
le aveva
rattoppate tra i cenci
e pezzi di cartone di fortuna...

il fuoco ardeva lento
e traballante tra i tizzoni
il paiolo evaporava
di piccole bolle
tra il coperchio traballante…

la tramonta soffiava forte
i vetri tremavano
di un suono metallico
e la bufera ostacolava
gli orizzonti amici…

i tetti in poesia curva
tra i camini sbuffanti
di un isolano 
di merli e pettirossi radenti
di ulivi e querce intristiti
di un gelo che tace…

silvano

 

 

NEL RICATTO DEL LAVORO
SI DIVENTA FANTASMA

 

Un fantasma
Tra i lenti alveari
Di un Brosio di capitale
Di una corruzione arbitrale…

 

Uno degli ultimi
Ha le mani sporche
Di cemento e sale
in dodici giorni si dileguava
in un poco più di niente...

era un morto sociale
è un morto
che non meritava niente
nemmeno a fare numero
o notizia,
e nemmeno indignazione…
era li tra le polveri 
e l’erba secca
di palazzoni 
di petrolio e cemento
in sole cocente
di un lento andare…

È stato fino ieri un vapore
Un nulla
Solo un amaro destino 
di una vittima di periferia…

tutti con occhi bassi
per giorni 
avvolto nel buio
nell’invisibile…

di una colpa
di una rimozione collettiva
e dell’indifferenza corale...

di uno stato
di politica e politichese
di sindacati e aberrazioni
di pezzi e poltiglie
di un atto conviviale…

di ultimi e di fame
e una bandiera
bi polare 
di affari mafie clientele
e l’oppio ci fanno passare…

SILVANO

 

L’EMIGRANTE SENZA TERRA PROMESSA

Segen
Era lì che giaceva
Tra i legni consumati e concavi
E petrolio disperso
Le sue braccia pendule 
e magre, 
il viso scavato
dal sole e l’odore acre
e sofferente,
nei grinzosi solchi faticati…

gli occhi bianchi
luminosi e pieni di dolore
resteranno fissi indelebili…

nei visi 
nei cuori
degli angeli volontari 
di quel porto di ghiaccio…

nell’affanno di un volontario che tace
negli occhi smarriti
sente sulla sua pelle
l’urlo i battiti
di quel ragazzo che muore
in quell’arrivo fugace 
di un Italia appassita
pesava solo trenta chili…

Segen il tigrino
un nome di donna,
un soprannome 
collo lungo 
a struzzo
a cammello,
come quelli 
del villaggio di Mai Mine,
sopravvissuto dall’ultima guerra
d’Etiopia,
da dove Segen proviene...

Dopo giorni e giorni 
Che lotta
tra la vita e la morte
in quell’ospedale di pietra…

nell’orgoglio cavernoso
di un groviglio d’incisioni 
in un foglio di porpora
di una reliquia
in un testo amico…

il tigrino 
intriso di salsedine,
di un testo sgualcito
in un poema
custodito dal ventaglio di sangue
si alzano in volo

Segen 
Pelle e ossa
A stento si moveva 
Ma ancora si aggrappava
A quel legno 
A quello stinco
di braccia forti
amiche
di medico,
di un angelo volontario…

il suo canto
la sua poesia 
di dolore di Segen…

riecheggia ondeggiava
in quel porto di cicale
di marmi corrosi
in un saluto
a una terra promessa mai vissuta…

silvano

 

IL SOGNO VAPOROSO DI UNA POESIA ASTUTA

Con quel tuo sguardo
emozionato incisivo
mi brilla dentro
è ti sento vicina,
nel mio quotidiano avaro,
schietto…

ma io vedo
le schiette arsure 
che mi strusciano dentro
tra i mille lembi
di battiti amari
dove lo sguardo pendere
sguscia svirgola lontano...

In una società fungente scivolosa
dove le lotte la contrapposizione
colta e i sogni
svaniscono per fare
spazio al nostro isolamento
e alla nostra solitudine…

la collettività
la solidarietà
finisce dietro la porta di casa nostra,
in un individualismo assennato…

solo angeli con occhi lucidi
e invisibili
in una società conforme
bigotta
in solitudine strisciante
pazientemente
fanno la differenza
nella solidarietà astuta...

il crollo continuo,
non ci esime a ribellarci
per qualcosa di bello
per posare uno sguardo longevo…

lo sguardo lucido
emozionato
di una lacrima che scende
lungo una guancia corrosa
sono fiorellini delicati...

deboli,
di piccoli stupori,
di espressioni lucide
e di un respiro tiepido affannoso
di un’attesa
di un sogno...

per poter volare
vincere la realtà
la gravità
e perdersi
in una poesia vaporosa…

SILVANO

 

SOLO NEGLI OCCHI DEI BAMBINI VEDIAMO LA VERA GUERRA SIRIANA

le guerre
sono secolare
non cambiano mai
si nascondono scompaiono 
e poi riappaiono 
quasi a scadenza fissa
a rotazione…

nelle mille pieghe
di menti perverse
di una gravità 
di una maschera
di bugie e di lobby
di presunte armi chimiche
nella Siria scomparsa
invisibile
oggi e beffarda
è eclatante...

in quell’orrore
di fumo e miseria 
di bombardamenti cechi e sordi
di gas al cloro,
che ingabbiano i polmoni
degli ultimi
degl’invisibili
senza ne voce ne forza…

nei ricordi amari
feriti
dei bambini siriani 
sopravvissuti da una guerra sconosciuta…

sono un libro aperto
che si legge i loro dolori
le loro ferite
nei loro occhi 
lacrimanti e rassegnati…

che tacciono e gridano
se abbiamo 
se vogliamo
avere occhi e orecchie
per leggere per sentire
tutte le nostre colpe perverse…

ci affochiamo
ci sommergiamo
ci sgusciano dentro
i proclami i comizi
vuoti assenti
di un mediatico
dal viso spazzatura 
che ci fa riflettere e ribellare
se siamo veramente vivi
e veramente liberi di agire…

Silvano

 

L’ULTIMO GRIDO DI ALEPPO

Quando le immagini
si rotolano dentro
e si mischiano
con i fatti 
con le azioni
del momento 
nel sangue e nel sudore
delle ferite fresche…

il conflitto
non si racconta
Ma si vive
con le perdite
con i morti
con le lacerazioni
perdendo pezzi di carne
di cuore d’anima
di midollo
di un odore 
di un sapore
famigliare
scritti con l’inchiostro del DNA…

 

L’ultimo fotogramma
Di un ricordo amaro
glaciale
Lo sento dentro che mi corrode
Come una lama affilata…

L’ultima immagine 
stampata nell’anima
nel cuore
la sento scorrere sotto pelle
in un sangue vivo…

di un tramonto estivo
afoso
polveroso...

quella luce
quel sole
calante filtrante
che dipingeva i contorni delle case
delle macerie fumose 
di un insolito scenario lunare…

in quel colore arancio, 
gli stormi sbigottiti
spezzettati
che si alzavano in un volo astrale…

a ogni sparo, 
la mia carne
il mio essere si sfibrava
sì sfarinava a terra
con le stesse esplosione...

La mia auto 
Veloce che sobbalzava
svincolava veloce
sulla strada dissestata,
tra le voragini 
e i crateri…

in quella metamorfosi
di ghiaccio e ricordi
deponevo il mio passato
e deviavo il mio futuro
in quelle bombe
esplodeva e moriva
parte di me...

il mio sguardo lacrimante
cadente
su quel muro
su quel colore
sì voltata e si rigirava
più volte,
in una dolorosa sensazione
d’addio
alla mia città
alla mia terra
e parte di me stessa
forse mai conosciuta…

gli ultimi fotogrammi
di fuoco
lì ho scattato con il sangue
con il DNA
di chi ho lasciato a terra li
che sono parte di me…

e nel mentre i miei compagni
mi osteggiavano
mi sorreggevano 
i pochi brandelli
rimasti di me stessa
in quel viaggio forsennato
tra gli stormi
tra le nuvole fumose
e cadenti
per avvicinarmi alla frontiera
di luce...

Silvano

 

IN QUELLA BANDIERA MI AVVOLSI

Danzavo 
Sul soffice sonno
Di neve sul ciglione
del costato soave
sfinito tra i tiepidi piedi bambino…

nell’ultima goccia
di un grumo di sangue
in un abbeveraggio perenne,
in una poesia dai versi sanguigni
mi trascinava
una sconsolata musica
ribelle,

i vampiri assetati
in me regnavano
e consumavano
le prima neonate luce 
delle soglie dell’alba corallo,

in quel mare ondeggiavo
a oltranza sudato,
mi deprimevo
in una squallida saggezza
alleviata con amara sudata
allegrezza
di una vita
oltre la morte 
a cuor leggero degnavo…

un tempo 
uno spazio finito
mi illude ancora
nel rinascere nel nulla,
di qui la sua perfezione,
mi dona 
e riprende in sé 
una doppia
tristezza perversa
e mi guardarvi tra le luci...

la nostra opera di vento
a mani pulite
a coscienza sporca…

io riverso giaccio
sul dorso aperto
del torace 
sconosciuto scivoloso
in uno spigoloso,
legno,
lo scafo traballante 
rotto dalla corrente assolata…

mi cresco spontaneo
al ciglio
della strada pendente
in un piantume di fiore
mi ornamento d’immenso…

mi adorna mi addobbo
mi distoglie la voce
lo sguardo faticoso
di ciò che non appare
la ragione troppo confusa
per averne memoria viva…

in un neonato
nascituro sentimento
di una commozione tremante
l’acqua nel cielo 
umiliata
dalla misera terra…

vincente
sollevato
da un alito vento 
di un soffione volante
tra i canneti viventi…

i miei occhi socchiusi
in una stanchezza longeva
toccarono luce
in una mano di sabbia
il mio bacio 
tra i ciuffi d’erba si spersero…

SILVANO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cordiali saluti

silvano fantilli