LA MIA TERRA VOL,1

Biografia

 

Fantilli silvano nasce il 26.01.1966, presso l’ospedale di agnone (is) dopo un travagliato e tortuoso viaggio accompagnato persino dai carabinieri del posto (schiavi di Abruzzo ch)dove i genitori e tutta la famiglia risiedeva.

già dai preamboli ha tutta l’aria di una sciagura e non di una nascita che dovrebbe essere portatore di allegria e di sorrisi. Passa l’età della pubertà a schiavi di Abruzzo valli ch e a Roma,a un certo punto i genitori decidono di stabilirsi definitivamente a Roma per motivi di lavoro del padre, ma questa parentesi dura poco e sono costretti al rientro a schiavi per una grave malattia della madre, passa l’età adolescenziale a schiavi (valli) conseguendo le scuole medie del posto poi prosegui gli studi tecnici trasferendosi in un vicino centro in riviera sempre in pv. Ch scerni, passa i primi anni in convitto per la difficoltà di collegamenti e per le condizioni atmosferiche che la montagna possiede, li a breve si trasferisce in una casa in affitto sempre nello stesso centro per permettersi una vita più tranquilla e serena senza spirito di caserma che regnava in quel convitto, li a breve si trasferisce in un altro centro molto più grande che offriva molto di più Vasto che diventa la sua città adottiva e la porterà sempre con se sin all’età adulta, e qui inizia la lunga convivenza e rapporti con il fratello, continuò gli studi nella vicina università Gabriele d’annunzio di Pescara facoltà di architettura e diventò arch. designer d’interni, ben presto si trasferii a Pescara , sin dalla tenere età divenne comunista contribuendo prima nelle lotte schiavesi e poi abruzzese scolastiche e universitarie, ben presto entro nella fgci abruzzese e poi nelle file del PCI , rimane tutt’oggi coerente con le sue scelte giovanili, molto critico verso l’attuale sinistra italiana sia centro sinistra che la sinistra radicale, attualmente non milita in nessun partito politico

 

ben presto si trasferii a Pescara, per intraprendere il lavoro di interior designer e agente di commercio sett. arredamenti., per poi trasferirsi a Roma che passerà l’intera vita come arch. designer d’interni e imprenditoriale per interromperla per problemi di salute in particolar modo per retinopatia proliferante per poi dedicarsi alla scrittura e immergersi in un percorso di introversione esistenziale.

 

 

 

 

FANTILLI SILVANO

PREFAZIONE


“Dedicata alla mia esistenza “

 

 

 

In questa valle cosi estesa cosi rupa cosi gelida aspra e cosi calda e verde, questa valle cosi da me amata, si trova precisamente nel cuore dell'Abruzzo nella provincia di Chieti , Schiavi d'Abruzzo, e il paese più alto della provincia di CH, e situato sopra una montagna di 1162 m sul livello del mare, si estende su un territorio immenso che situa come estensione al secondo posto della provincia di Chieti, e si estende e si fa avvolgere prima dal fiume sente e poi dal fiume Trigno.
Le sue frazioni si inerpicano lungo le pendici tutto intorno, la mia frazione e situata più a nord di tutte le altre, per rendere più idea al lettore e situata nei confini tra Schiavi e Castiglione M.M, e si chiama VALLI.
In questa valle, che la mia vita ha preso forma e progetto e indirizzo nel lontano 1966,in cui la società contadina viveva la sua forma più espressiva, la mia adolescenza si trovava nel bel mezzo della società fatta di sacrifici,fisici-economici,i lavori agricoli svolti, non erano altro che sacrifici fisici e quasi di “sangue”
Però nel mio ricordo di bambino, li ricordo volentieri, anche se ricordo benissimo il sacrificio che costava, erano gli anni che la mia famiglia come tante altre, vivevano di agricoltura o con qualche pensione di anzianità. Ma il mio ricordo più forte, che fa quasi dimenticare tutto il resto, la convivenza quotidiana con un grande personaggio ,che approfondiremo più avanti e mio nonno (PALMERINO).
Il punto fermo della mia esistenza, il simbolo della mia vita, e la perdita e stata una cosa incolmabile, anche oggi all'età di 52 anni.
La mia valle artefice, di illusioni e di realtà avvolte perverse, affatto si che proprio quel territorio cosi accidentale cosi gelido cosi poco produttivo, pare che tutti ce l'avevano con noi.
La mia famiglia, uguale a tante altre, con le stesse risorse economiche sociali con la sfortuna di attraversare, una grave malattia che accompagnato tutta la mia esistenza, con non precise connotazione da parte di tutti i medici contattati.
Ma nonostante ciò, mio nonno, un grande uomo di mondo e di esperienza e di giudizio a portato noi ragazzi (io e mio fratello) a istruzioni che tutte le altre famiglie sognavano.
“Io e mio nonno siamo esistenti ,
mi tiene per mano
mi da consigli, si trattiene con me
la sera a darmi consigli
siamo ancora oggi insieme
e l'altra parte di me
che mi accompagna sempre”:
Peccato che nella realtà non lo posso far partecipare alle mie gioie o ai mie successi terreni. Tutto questo ha fatto di me “LISADATTATO”; non ho potuto mai divertirmi ,senza pensare al mio problema famigliare, stavo a parlare con gli amici e pensavo sempre a quello, stavo in giro e pensavo quello, mi sono iscritto alle superiori ancor peggio mi isolavo mi appartavo per pensare sempre e solo a quello, e se qualcuno si avvicinava, pare che invadeva la mia area privata e intima.
Tutta la mia esistenza, è stata accompagnata da questo dramma, e molto spesso mi mettevo a pensare e mi chiedevo perché proprio a me ?
Ma tutto questo, mi e servito a maturare fuori dalle regole di tutti gli adolescenti, mi sentivo grasso per essere uguale a tutti; mi sentivo grasso per mettermi a origliare insieme a tutti, mi sentivo inadatto a troppe situazioni, fuori posto, il solo problema era dentro di me e nella mia testa, mai libera mai serena ,ma sempre compensata dal mio problema di sempre, anche se la vita va avanti e la nostra visione della vita cambia, ma il problema e sempre quello di sempre.
Il solo impegno politico, pareva aver fatto di me, una persona piena di stimoli, progetti, pieno di voglia di vivere, e perseguire un ideale, per cambiare il mondo, ma dopo un po’ anche quel mondo, che mi circondava non mi bastava più perché troppo reale, e spesso rincorrevano a sbagli.
E così mi sono sprofondato nei miei autori preferiti di cultura politica e filosofica, in cui volevo trovare l'affermazione della mia tesi politica e culturale, in maniera ideale fresca convincente, e non andare a presso a personaggi reali che non potevano darmi altro che delusione.
Per ritornare al discorso del LISADATTATO, continuo nella scuola superiore, nella vita sino ad oggi, non lo so se i problemi successi in tenera età non si cancellano più o sono io, che non ho voluto scollarmeli. Per dare una ragione di vita, al mio modo un po’ riflessivo, appartato, in solitudine con quel modo di vivere con se stesso, oppure se quando una persona si forma in certi ritmi, e per troppo tempo è costretto a inseguirli, è difficile cambiarli.
Ma una cosa mi è fissa dentro il mio cervello di adulto; la sfiducia verso tutti, perché l'essere umano, anche se piccolo, riceve tante cattiverie non riesce a fidarsi più di nessuno, anche se dopo tanto tempo, qualcuno pensa che hai dimenticato. Invece più gli anni passano più il mio cervello rispolvera, il bene e il male dell'esistenza, viene nella mia mente, l'immagine di mio nonno con il cappotto invernale che ci accompagna a scuola a noi ragazzi quando nevicava: con quel cappotto color militare non lo scorderò mai, il mondo in cui penso che questa perfezione la possiamo cogliere e dedicarla agli ulteriori anni di mio nonno.
Mio nonno (Palmerino), chiamato da me e mio fratello “nonno’”. Nel 1981 si ammalò di ictus e questo fu il suo decollo sia personale che emotivo, dopo un po’ che lo subì, si era rimesso per la troppa voglia di accompagnare noi verso il compimento degli studi, e cosi per qualche anno continuò a venire a scuola a domandare l’andamento dei mie studi, forse nessuno lo sapeva e nessuno lo saprà mai, lui già prevedeva che una volta decollato lui nessuno pensava a noi, e se è così, in parte è vero.
Più anni passavano e più il male lo attanagliava e gli levava le forme vitali dell'esistenza, sino a renderlo immobile a letto. Questo fu il periodo più drammatico della mia esistenza il suo essere si degradava e io non potevo fare niente, volevo ribaltare il mondo ma ero inerme.
Vedere il simbolo della mia esistenza, abbattersi, arrendersi, abbandonare questa vita, quasi volevo arrendermi anch’io, quasi volevo morire anch’io, perché pensavo che la vita senza di lui non aveva senso, non aveva futuro.
Una mia amica all’epoca mi scrisse “che la materia si trasforma e cambia solo forma, che si chiude una finestra e si riapre un portone.
Io la ringrazio per il conforto, però per me non è successo. Si è solo chiuso il portone e le finestre e non si è riaperto più nulla. Ha solo creato un grande vuoto che non si colmerà più.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’uomo

 

Inutile…

Sempre più inutile…

Affonda…

Le sue radici…

Nel passato…

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ORSO

 

L’orso del mondo,

si apparta,

affila

l’arma d’esistenza,

 

la solitudine

vagliante

del mondo che in me

dove il prezzo dell’io

 

va ricercato in me

e nella mia esistenza,

dove il mondo è maggioranza

io sono minoranza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PROVOCAZIONI

 

UMANI

E’ INUTILE URLARE

DI PATENTI MAI CHIESTE

PERSONAGGI…

DEMANDATI A RAGION…

D’ESSERE

LA CUI RESPONSABILITA

VAGA…

VERSO MONTI

E RISVOLTI INFINITI

DOVE NESSUNO

Può CHIAMARLI

AMICO…

L’ESSERE INFRANTO

DI dignità ASSEGNATE

DI SOVRASTRUTTURE

SOCIALI….

FALSE E AMBIGUE

IO VIVO L’ESSERE

IN TUTTA LA SUA FORMA…

UMANI…

ASTENETEVI

DA PAROLE VUOTE

DI COMODI

MAI RECEPITE

SE LA CAUSA

NON LA SOSTENETE…

NULLA IMPORTA

LA SOSTERRO’

DA SOLO…

SENZA SE E SENZA MA

E NON SENTIRO’

LA MANCANZA

DEL VOSTRO

URLARE… URLARE…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’IMMIGRATO

 

Vieni amico mio

Tieni la mia mano

Uomo senza nazione

Tempo

Religione

Partito

Fai che il mio cuore

È la tua casa…

Insieme sconfiggeremo

Il razzista

Il violento

Il guerrafondaio

Amico mio senza nazione

Tempo

Religione

Partito

Vieni verso un fratello

Che la sua esistenza

E il viaggio

Attraverso

Nazioni

Regioni

Città

Con valigie e cuore pieno

Di sogni e speranze

Verso il mestiere di vivere

Questo è il mio cuore.

 

 

COME ERO

 

Bambino corri

Verso la vita

Tortuosa

Vile realtà

Con gambe rotte

E pantaloni cenciosi

Su strade

Polverose,

fangose.

Innevate

I miei giochi

Erano i lavori agricoli

Case come alveari

La strada era la palestra della vita

L’anziano era il sapere

Di quella società

Ma i campi dorati ci accarezzavano,

i grilli e cicale

era la colonna sonora

di quelle sudate giornate

ma la natura era veramente amica

compagna di vita e da rispettare

e non materia

di avversità

questo era la mia società

 

 

 

SCHIAVI

IL MIO CUORE

 

Il campanile

Gelido sul monte

A un metro dal cielo

La neve scendeva lentamente

Sembrava fiocchi di lana

Che lo accarezzava

E scivolava via

Il paese del sublime

Della perfezione

Dell’immenso

Giù nella valle impervia

Nelle sue strade tortuose

E a picco nella rupe

Dove… dove…

Il ”cafone”

Schiavo della sua stessa

Esistenza

Ma… il cuore e li…

 

Tra le rupi e i pendii,

tra vivere e sopravvivere

tra vita e sofferenza

 

comunque il mio cuore e li…

 

 

 

 

 

 

 

Il mio credo

 

Non schifiamo i perplessi

Difendiamo gl’oppressi

Non indugiamo

Verso gl’umili

Verso gl’indifesi

Alza il grido

E con lui la voce

Si fa roca e zampillante

Ma noi chi siamo

La pietra o la vipera

Il padrone o il servo

Lo straniero o il diverso

Il delinquente

inesistente

L’ingiuriato o l’ingiuriatore

Chi sono non capisco

E casco nel baratro

Della ragione

 

 

 

 

 

 

IL FALLIMENTO

 

L’affondo e la negazione

Del non ritorno

Del giorno dopo giorno

Sempre più giù

Nell’abbandono in cui la morte

E la liberazione

Della condizione umana

Ma la vita cos’è?

L’abnegazione per la realizzazione

Del proprio essere

Se questo non avviene

E la fine

Oppure

la vita

Vale sempre la pena

Viverla…

Oppure

Una vita senza ritorno

E meglio interromperla

Prima del fondo

Dall’umiliazione

Di essere uomini…

 

 

 

 

 

 

 

 

LA VITA

 

Quel sogno

Di evadere da quella

Realtà schiavizzante

 

Il sogno…

Di progresso

Verso realtà mai conosciute

Verso un mondo complicato

Confuso, con voglia di confondere

 

Il sogno

Di affermazione

Di ribellione

Verso schemi

Convenzionali

E falsi

Il sogno

Di una vita vera

Vissuta

Stare dalla parte giusta

Senza rendersi conto

Di quel vissuto

Di non ritorno

 

Il sogno

Di cambiare

La società

E la voglia di stare

A l’ombra di quella bandiera

Ma che delusione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Montagna
E la storia…


Sono la valle
Sono il vento
Sono le rupe
Sono la strada

Sono il tutto
Per non perdere
Mai il controllo
Della mia terra
Della mia esistenza

O valle mia!
Che mi hai dato tanto
I grandi simboli
Il rigore
L’onestà
La laboriosità
La vita traversa?

Ma la valle sei tu
Nonno mio?
Che dopo tanta esistenza;
non ci sei più
e pure la luce
della valle si e spenta
e con lei mi sono spento
anche io.

 

 

 

 

CHI ERA MIO PADRE

 

Quel giorno lontano

Dalla mia finestra

Vedo quell’uomo

Spaesato e perso

La tristezza nei suoi occhi

 

Il mio essere bambino

Forse represso

Forse incosciente

Nessuno voleva…che io andavo

 

Era l’uomo vagante… forse dell’ira di chi era,

ma io cosciente

che volevo

andare da lui

 

tutti dicevano… era pericoloso

ma è mio padre!

Mi chiesi…

E cosi fu

Il mio sguardo

Il suo sguardo

Si incontrarono

Si fissarono

 

E poi si fondono

Con un abbraccio interminabile

Forse l’unico…

Anche nella vita

Cosciente futura

 

Era li che volevo stare

Era un pazzo…

Volevo stare tra i pazzi

 

Era finalmente mio padre…

E li vicino accucciato

Stavo bene

Quel coraggio

Dell’io mi salvò

 

Quel canale

Anche inanimato

Freddo

Era mio amico…

 

Era il solo ostacolo

Tra me e mio padre

Il mio essere

In un attimo

Si fuse

Con mio padre

 

Forse preferivo quell’ira

Con il senno di poi

Mai un abbraccio

Mai una carezza

Solo nell’ira

L’uomo diventa sé stesso

 

Addio

Uomo di mille risvolti

Di verità mai dette

Di segreti mai svelati

 

Ma sempre mio padre…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NONNA

 

Caro scricciolo…

Dal volto segnato dal tempo

Una soluzione sempre pronta…

 

Da un figlio

Mai corrisposto

Alle sue aspettative

Che compiva sforzi

Al di sopra delle sue possibilità…

 

Scricciolo…

Di cuore mio

Dove ti sei locata?

Questa città indegna

Che mia colpa

Ti toglie la vita

 

Ma quel letto,

l’ultimo tuo sguardo

che imprecavi il mio aiuto…

e io volevo dartelo…

 

Mi sentivo

E mi sento

Responsabile.

Sei e sarai

 

Mio scricciolo

Grande, piccolo

Ma pilastro

Di questa discussa vita

 

L’ultimo saluto

Inanimato

E frastornato

Ma discusso

Ma mio

E soltanto mio

 

L’evaporazione

Verso un mondo

Non più mio

Ma freddo

 

Cara nonna mia

Sei…

Sempre…

Nel mio cuore…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LE GENTI D’ABRUZZO

 

In quella valle

Ancora una volta

La negazione della vita

Si fa realtà,

 

il grido,

si alza nel silenzio

spettrale e blasfemo

dove tutti sono assenti

 

ancora…ancora…ancora

una ferita,

nel cuore… ancora sanguinante,

dove niente esiste

e niente appartiene ai terreni,

 

dove nulla viene dato,

natura e istituzioni

viaggiano…

e vanno dove tutti non esistono

 

e lì…

in quella valle…

dove individui

si frastornano la vita

nel mestiere di vivere.

 

 

 

 

 

MONTANARO

 

Uomo…

Spettrale…

Nel silenzio

Nel dolore,

nel buio infernale

 

dove tutti gridano

ma nessuno può sentire…

li si può finire…

per puro caso…

dove tutto sembra normale…

dove macigni di confuse carte…

arrivano su tavolini

mai presiedute…

da sedie

inesistenti…

da uomini

non curanti…

di una vita solita

nel tram-tram della vita…

ruffiana e becera…

 

Dove la vita…

E la morte…

Possono e debbano decidere…

Dove la storia dormiente

Sì impossessa degli stadi…

Dell’esseri viventi,

MONTANARI,

buffi e goffi…

dove nessuno sa

e nessuno decide…

Il cuore

L’anima

L’abruzzese silenzioso

Al didentro di casa sua…

Grida, a una natura

Dove tutto arriva,

e tutto va…

 

immagina?

Promesse che non saranno mantenute…

Lo stato degli assenti…

Dove troppo spesso

E’ presente il solo montanaro…

Vede…

Provvede…

A se stesso…

 

Dove tutti non esistono…

Dove il masso inanimato,

e con lui la natura si ribella

si spacca si oppone

alle logiche degli uomini

cosa siamo noi…

eppure… eppure… eppure…

siamo gl’unici a rispettarla

cosa siamo?

Dove vogliamo andare…

Dov’è il domani

Dove materia e sostanza

Si fondono…

In esistenza,

mai vissute,

mai appagate…

ma il sol orgoglio di vivere

nella propria terra….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

schiavi

 

l’assente il vuoto

dove tutto tace

nessuno parla

il delirio umano

si annida

con onnipotenza

prepotenza

ottusa,

parola

vuota

urlata nel vuoto

serve al

convincimento

personale

di onnipotenza

e gridare

al mondo

io esisto???

Mente gelata

dal freddo

invernale

il delirio

va confuso

con cultura

politica

dove la valle deserta

è impervia

non si oppone

dove l’unico lume

e il proprio essere

ci danno dentro

sin che possono

pur di rientrare

tra le file dei compari

sin all’avvilimento

della natura

più in là

un albero

ascoltandolo

piange nel suo

appassimento

perenne

 

 

 

 

 

 

La mia liberta

 

Diseguali solitudini,

volontariamente mi apparto,

dal contesto sociale,

evitando quando è possibile

 

coinvolgimenti emotivi,

schieramenti aberranti

dettate da convenzioni,

convenienze…

 

sentirsi estraneo

necessario per tentare

una testimonianza vera,

libera, originale,

 

e non imposta dal mondo

circostante

seppure o maggiormente,

o maggioritaria,

 

dando dimensioni e universi,

di comportamenti differenti,

che possono appartenere

a minoranze infinite,

 

costringendomi…

a l’isolamento…

che vengono vissute

con dignità,orgoglio,

 

addirittura con fierezza,

con sconforto…

di chi si sente

abbandonato…

Uomini vili…

Che si aggrappano

Alla miseria

Materiale del vivere….

Di apparire

E non dell’essere…

 

 

 

 

NONNO

 

Il tuo viso,

e il mio mondo

i tuoi incoraggiamenti

sempre…

più presenti…

 

la tua mano,

che accarezza i tuoi capelli,

li conservo con me

come vezzo

di quella personalità

 

la tua mano,

coperchio del mondo…

dalle insidie

della mia esistenza…

 

quel rinascimentale

era padre

amico

confidente

simbolo di una scuola d’esistenza

era ed è…

scuola della vita

 

i suoi occhi

incisi nella mia mente

vivi e coraggiosi,

vedevo la vita passare

 

e consumarsi

un uomo,

un simbolo,

una colonna di vita…

 

ma il mio pensiero

giovane

non si voleva fermare,

per riflettere…

del poi…

cosa poteva succedere…

 

in quella realtà silenziosa

dove giornate soave,

carezzevoli,

passavano

dove nessuna esistenza

si rendeva fondo.

 

Caro nonno,

i tuoi occhi

sempre più spenti,

il suo consumarsi,

 

e il mio

non essere

all’altezza di proteggerlo.

Deludendo…

Tutte le sue aspettative…

 

Era l’uomo

Di tutto…

E di noi

Società viva

E perspicace,

dove l’esistenza

 

valeva la pena viverla

solo per lui…

 

il sol motto di esserci

forse masochista,

narcisista,

ma c’era…

ma il poi chi era?

e chi lo conosceva?

Il mio girovagare

Pertanto per il mondo

Montagne;

d’illusioni.

Sogni e perversione

 

Ma il sol ritorno

A casa

Era li al centro del cosmo,

 

era lui che dava

forza,

anche senza parlare…

 

ma il poi. Chi era?

E chi è?

 

Non lo so…

Sicuramente la morte,

congiunta, a un uomo

che non chiede

niente e nessuno

che se ne va silenzioso

 

ma il sol silenzio

di vivere in pace

ma per sol motore del mondo

 

caro nonno

illusione

forse sogno,

un giorno,

ci ritroveremo…

 

E sicuramente…

 

Saremo un sol corpo,

una sola anima,

un sol cuore.

 

E accucciati

L’un l’altro

Vivremo per l’eternità…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA MIA TERRA

 

Silenzio…

Tacete umani

Perché la natura

Mi è compagnia

Anche se la mia

vista è assente

Ma il cuore

Sente la voce dell’universo

In cui la parola

E’ un gergo astratto

Ma il linguaggio della natura

Arriva sino al mio cuore

È l’eterna alleata

Che non tradisce mai

 

 

SCHIAVI

Sono figlio della mia gente

 

Sono grezzo

Schietto

Montuoso

Pietroso

Arido

Ma resterò parte:

di questa rupe

strada polverosa

vita,vile,sinuosa

ma comunque armonioso

con questo orizzonte

dove il mio sguardo

troverà sempre alleati

e il mio cuore si apre e si riempie

d’allegria,

trova sempre in ogni angolo

i miei ricordi

mi armonizza

mi dà senso di vita,

di linfa

di coraggio

la mia stessa vita

che gli può dare senso

 

 

 

 

 

IL DISTACCO

 

La mia vita e la:

la solitudine nella moltitudine

il distacco, lo vivo tra uomini

di questo mondo

il vivere al di fuori

per osservare,

in serenità

la mia esistenza

ma il mondo troppo rumoroso

per permetterlo

ma voglio comunicare

urlare

oppormi

discutere

sino alla fine del lume

della ragione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NON SONO DÌ QUESTA TERRA

 

Chi sogna e

chi vorrebbe sognare

Chi lavora e

chi vorrebbe lavorare

chi sono

e chi vorrei essere

terra mia

dalla massa

alla piazza

da latente apprensione

degli averi

non voglio

essere di questo mondo

di padroni,

di abusivi,

d’illegali

di approfittatori

dove la legge

siamo noi stessi,

incapaci

e privi d’identità

 

 

 

 

 

 

 

IL SOGNO

 

Giù nella piazza

Il naso all’insù

Quel palco

Sotto le bandiere rosse

Protetti dall’euforia

Il sogno…

 

Ma il naso all’insù

Verso il sogno da realizzare

Il 68…

Quel movimento

Quelle persone

Il diritto

Il dovere

Di valere

Di appartenere

Di essere protagonisti della storia

Di seguire

Di partecipare

Di sostenere

 

Quell’omino

Ma grande

Che guardava lontano

Dritto nella storia

Di noi stessi

Esseri studenti

Esseri lavoratori

O solo uomini

Di nome Enrico

Era il palco la sua casa

La bandiera rossa la sua cravatta

E per cuore

Aveva i simboli

Della libertà

Dell’uguaglianza

Della lotta

La politica

Era il mestiere

Di grande lena

Gl’ ideali lo faceva grande

Era li tra i lavoratori

Era li tra i studenti

Sino alla fine

Estenuato dalla fatica

Parlava a stento

Attaccato a quel microfono

E poi…più niente

Ci lascia vuoti e soli

E quel sogno

Se ne va con lui

Tutti cosciente

A quel funerale storico

Di milioni di persone

Che stavamo dando l’ultimo

Saluto a un simbolo del sogno

mai più realizzato

grande Enrico

ci manchi…

a noi tutti

ma il mio cuore

di tanto in tanto

zampilla e volenteroso

di concludere quel sogno

 

ma nessun più ha voluto o potuto

proseguito quel tuo, nostro sogno

chiamato PCI

chiamato libertà

chiamato uguaglianza

chiamato partigiano

chiamato pacifista

chiamato ambientalista

chiamato bandiera rossa

chiamato Avanti popolo

 

grazie…

piccolo…

grande…

uomo…

Enrico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chi ero

colui goffo!
In strade polverose
stanche, come gli
uomini che la vivono
quella vita.


A picco sul monte,
cosi grezzo, pietroso
inanimato,
ma compagno di vita.
La visuale ancora

cerca compagni
e alleati, si ferma
giù al pendio, con filari
di vite e distese di olivi,
simboli di vita.



Ha l'orizzonte, frangimenti
di alte querce, che bloccano
l'orizzonte e strappano
le mie ali…
come sempre
che nella mia storia
troppo spesso,
si ripete.

sono comunista per sempre

                      il comunista:

                    dal cuore vero
                   dal cuore vivo
                    anche solo
                   anche contro
                  ma sempre vero
                    il comunista:
                    della verità
                     dell'onestà
                  anche scomoda
                 anche antipatica
                 ma scopritore
               di verità mai dette
               la verità scomoda
              la verità fuori dai schemi
                il comunista:

italiano
                    anticapitalista
                      antifascista
                   anti democristiano
                      partigiano
                    anti lobbistico
                    antirazzista
                     ambientalista
                     animalista

                   il comunista:
                  sempre illuso e illusorio
                 di cambiare la società
                 in cui vive.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA MIA CASA

 

E giù

La mia casa

In quella…

Valle impervia

 

Nessuno ha mai

Osato parlare

Perché tutti

Sono muti

 

Come i monti

Come le valli

Come le colline

Come i boschi

 

Come le isolate

Giornate invernali

Dove la natura

Dice silenzio

 

E la neve…

Ci chiama

E’ compagna

 

Questo è la mia casa…

Quella casa in apparente

Silenziosa e inesistente

Una macchia bianca

Nel cosmo

 

Che nessuno vede o sente

Solo il mio cuore

E il mio essere

Ode la musica

Di quegli ambienti

Giù nei dirupi

Quella casa

I miei ricordi

I miei avi

I miei legami

I miei affetti

Si fermano

 

Ma la mia impossibilità

Di andarci

Mi ricorda

Chi sono io?

 

Giù i tornanti

Mi avvicino

A una realtà

Che mi appartiene…

 

Anche…

Se sono anni

Che non la abito.

 

Ma giù

Quella macchia

Bianca inanimata e

Fredda

Per me è la vita

 

Essere uomo

Mi ricorda sempre

Chi sono io…

 

Ma quanti passaggi

In quei luoghi

Ma quante delusioni,

ma che bello

tornarci… comunque…

 

 

 

 

 

 

 

L’ABRUZZO

 

Il tonfo, il buio, il grido

Di una terra aspra

Dove l’anima si ribella,

dove la natura crudele,

una guerra di venere

 

dove tutto…

verso una realtà cruda, schietta

l’Abruzzo e l’abruzzesità

si fermano e gridano ancora una volta

con volto composto e dignitoso

 

siamo noi montanari

in cui non è stato dato niente

dalla natura, se non le nostre energie

e ancora una volta

ci viene tolto tutto

 

e la nostra forza

incline, di perseveranza

di contadino di lunga lena

abbiamo la dignità di ricominciare

 

terra dalla crepa buia,

l’abruzzesità, incline al montanaro

di lunga lena

 

e proprio noi

costruttori del mondo

che parliamo con la terra,

perché nostra amica

non possiamo reclinare

a ciò che ci viene negato

 

l’aquila di simbolo e di nome

vola alto…

svolazza dalla bandiera schietta

e ci richiama,

maledetta bella giornata, di sole

da una maledetta compostezza,

nella valle del dolore

facce pietrificate

maledetto ordine

verso l’infinito

dove il dolore è vita

 

dove tutto è confuso

tra realtà mediatica,

e l’io profondo

veniamo…

da un tempo senza nome

dove le nostre mani

portano il segno dell’esistenza

 

 

 

 

 

 

 

 

L’AQUILA

 

Il mio cuore sanguina…

L’abruzzese…

In apparente…

Non conta…

E non accusa…

Si accuccia…

E pian… ge?

 

Siamo silenziosi…

Come la nostra esistenza…

La realtà gemella

Della nostra stessa vita…

 

Siamo noi,

la valle delle lacrime,

il sangue…

il sudore…

la rabbia…

verso realtà infinite

dell’io più profondo…

 

quello spiano…

silenzioso…

schietto… severo…

dove tutti fanno

i conti con il proprio essere

presente…

e futuro…

 

alzando gl’occhi…

allo sfondo libero,

nel monte innevato…

ma sorveglia le genti

in tram…tram di routine.

Dove nessuno

appartiene a noi stessi,

dove l’essere materiale…

non ha senso…

 

l’aquila…

di vita…

dalla storia aspra,

di vita e di morte

dove il comune

sentire…

rappresenta la vita

 

la vita e la morte

sottile dilemma

della vita…

 

L’aquila…

Simbolo di capoluogo,

dove l’Abruzzo piange…

e con voi…

figlio senza padre…

senza storia….

Senza vita…

 

Valle di lacrime,

di personalità spente,

evaporate,

rose sfiorite,

l’abruzzese…

si spegne…

il gran coma…

resta piatto…

clandestino…

e con lui l’Abruzzo

silenzioso…

e laborioso

 

si accuccia vicino

ai suoi cari…

dove uomini-donne

-giovani-bambini…

ci salutano in una dimensione,

blasfema, odiosa,

indescrivibile

 

coscienti che il futuro non sarà mai lo stesso…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA FINESTRA

 

Lo sguardo…

Va e si ferma

Su quel ramo

Quell’uccello

Si ferma

E il suo sguardo

Si ferma con lui

Guarda verso di me

La mia povertà…

E il suo freddo…

Si fermano…

Più in la

Un omino impaziente

Gira tra la neve…

Senza curarsi

Del cantore

Che stava vivendo…

Ma lo vive non curante…

E io già vecchio

E solo un lontano

Ricordo…

Che ricchezza e povertà

Non esistono…

Ma solo stati d’animo…

Ma sempre inciso nella mia mente…

 

 

 

 

 

La rivoluzione

 

Schiavese degli ‘anni 80

 

Parole… urlate incise

Sui muri

Di balconi

Come bandiere

Sventolante

Volavano

Alto

Sotto il cielo azzurro

Verso

Libertà infinite

 

Invadendo vallate…

Dove contadini

Depressi

Come

Formicai

Si annidavano

Dove

Il cuore

Gridava…

Rivoluzione…

Rivoluzione…

 

A pugno chiuso

Schiena retta

Che sia minorenne

Che sia ottantenne…

Giù…giù…

La piazza freme…

E il cuore batte

Bandiere rosse

Al collo

E giù…giù

In prima fila

Tra cafoni

Professionisti

Studenti rossi

La camicia rossa

Del dott. di Carlo

Era il simbolo

Indelebile

Della nostra

Lotta per la causa…

E della…

frastagliata vita

 

e sui balconi tonanti

il Cirulli e il de Simone

lanciavano parole

simboli

della battaglia

epocale

il sogno

si avverava

finalmente liberi…

 

rimbombavano

nel tempo

e rimarrà sempre

inciso nel mio cuore

ma dirò

sempre

sin in un filo di voce

che c’ero

 

rivoluzione… e rivoluzionari…

schiavesi

svegliatevi

dal gran sonno

secolare

 

tra menati e menatori

nei labirinti

frazionistici

tra rischiati e rischiatori

di vita

tra congiunti e scongiunti

per speronare la causa

 

 

compagni

questo siamo noi

e il nostro tempo

adesso…

tocca a voi…

Giovani schiavesi

Su la testa

Perché i schiavesi

Vi aspettano…

Uscite dalle ubriacature

Di festeggiamenti altrui

Tocca a voi

E al vostro coraggio…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LIBERI… LIBERI

 

Schiavi

Paese di sogni

Di cuore

Su la testa gente

Gonfalone

sventolante

 

Anche se sbiadito

dal tempo

ma il presente vola

dove i sogni

sì ravvivano

e resistono

indenni

dal tempo

 

liberi… liberi

schiavesi… schiavesi

non partite

restate… restate

ritornate… ritornate

qui c’è sempre

il vostro posto

e riprendete

quel sogno interrotto

da personaggi

contestatori

di loro stessi

dove la lotta si fa dura

e persistente

 

Liberi…liberi

Di vivere

Dove la vita

Tentano invano

Interrompercela…

Da latenti interessi

 

Noi…

Proprietari di vita

Di chi può scegliere,

 

su la testa

verso il monte

appicchiamo la bandiera

 

liberi… liberi…

liberi di vivere

e far vivere

liberi di volare

 

tra i monti

vallate

uliveti diradati

territori

contestati

dal tempo

 

troppe genti

deturpano

sfruttano

il nostro avere

 

 

liberi…

libero…

sono stato…

Sono…

E sarò

Dove nessuno ci può

Fermare…

La forza del volere

Anche soli

 

Contestati

Umiliati

emarginati

La mia lotta continua

Anzi si rafforza

Senza timore

E nessuno può fermare

La forza delle idee

 

Liberi… liberi… liberi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abruzzo

 

Vissuto… lontano…

Gabbia dei miei pensieri…

Dove tutto il rammarico…

Muore…

 

Gabbia… gabbia…

Di un mondo che muore…

Trituratore….

Di vite…

Menti…

 

O pensieri di vita delusa

Di politica mai connessa

Ma Itaca… Abruzzo…

La mia terra…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Amore

 

Stanza!! Stanza!!

Inanimata!! Vile!

Prigioniera del mio essere…

Riflessioni…

Tortuose… di notti

Insonnie…

 

Stanza su stanza…

Luogo di perversi…

pensieri… riflessioni

Inespresse…

Sacrifici dell’essere

 

Giorno indefinito…

Appiccai … un quadro…

Poco riflettuto…

Forse… ero… è

 

Unica armonia…

Asettica vita!!!!!!!

 

E lì …

Involontariamente

Crucciolo…

Il mio amore

 

 

 

 

Fratello

 

L’uomo di gesta…

Luce dei miei occhi…

Forma di veglia…

Dove la vita si è espressa…

finalmentEEEEEEEE…

affermazione

di esseri

infranti…

infiniti

di gesti fatti

di cammini… sguardi…

visi delusi… occhi… lacrimanti…

vita frastagliata… imprecisa…

Di laboriosità… affannosa…

L’urlo del successo…

Spento da uomini ingrati…

Ma mi resta…

La gloria…

Di essere stato…

il bastone… dell’esistenza…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Porta

 

Da lì uscii…

Nei tempi…

Remoti…

Da quella porta…

 

Del…

Paese di cuore…

D’affetto…

Di liberta terrene…

 

Riponendo vagoni…

Di speranze mai avverate…

Verso porte di città

Infiniti…

Eterne…

 

Arrivato entro porte…

Fumose…

Sconosciute…

Prigioniere…

 

Da prigione mai lasciate…

Da un’esistenza…

Sofferente…

Di ribellioni…

Mai attuate….

 

Essere sofferente…

Arreso per pene…

Inafferrabili…

Da posti inafferrabili…

Porta della libertà…

della concretezza…

dell’affermazione…

Custode di verità…

E amori indefinite…

 

 

 

 

 

 

 

 

Amore

 

Parole… volanti…

Inutili…

Di un cuore…

Pauroso…

E tremolante…

Verso viso…

Candito… innocente…

Indifeso…

La voglia …

Di vivere…

Passioni… inespresse…

Paurose debolezze…

Ma sol progetto…

 

Essere vicini…

A quel cuore…

Che troppo spesso…

Ho fatto sanguinare…

 

L’irrequieto…

Valore… dei sogni…

Tra spine… e orgogli…

 

Ma liberi di amare…

Indipendenti, autonomi…

Menefreghisti …

di chi vuol essere nostri…

Amici…

Amore… amore… il sol progetto che conta…

Amore

 

Borghi…

Paesi…

Viaggianti…

Vagoni amorosi…

Di irrequiete tempeste…

 

Vite… vite…

Mondi…

Inconsci…

Il sol voler amori…

 

Cuore irrequieto…

Di realtà burrascose…

Come foglie in autunno…

Nella cascata tremolante…

Verso percorsi indefinibili…

 

Vite, unite…

Del ragione di esistere…

Nel sol scopo di opporsi…

Di realtà irreali…inafferrabili

 

Vite tumultuose, sinuose

Il cuor fermo verso le viscere della terra…

 

Fermi nel loro essere…

Custodi del loro amore

Urlate gente…

Noi non sentiamo …

Non vediamo…

Sentiamo solo il nostro cuore…

Nell’unione  perenne…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dio

Uomo vile…
Alla ricerca del suo dio…
L'avrà trovato ???
Strutture clericali…
Che si sostituiscono all'io…
La negazione dell'essere…

Vita non vita
Di esistenza frastagliate…
Di assenze divine e terrene…
Irrequietezza…
Del carattere avverso
Dell'essere soltanto 
Uomo laico…

La mia terra…
E la mia esistenza…
Sempre assenti…
Il mio dio…
E l'attaccamento alla 
vita…
forse inutile…
ma partigiani di vita…

 

 

 

 

 

Il naufragio

giù…
giù…
tornati dopo tornati
la strada si affossa…
si impazza…
a picco…
all'orizzonte 
l'arcobaleno…
avvolge…
accarezza…
quel muro di sasso…
che protegge…
la valle innevata…
che solo i merli…
la osservano…
Il silenzio…
Tombale…
Inanimato…
Interrotto…
Solo…
Più… più…
Il merlo…
S’avvicina…
Quasi chiede…
Solidarietà…
Quasi parte della stessa…
Valle…
E il tonfo…
Lo spillo al cuore…
Lo zampillare 
Tra cuore…
E testa…
Che si vuole
Zampillare nel vuoto…
Quel vuoto a lei…
Fraterno…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’occhio

 

 

Filo…

Capello…

Luccicava…

Batteva…

Inadeguato…

Troppa… luce…

Poca… luce…

Palpebra… si dibatteva…

Si ritorceva… su sé stesso…

A un tratto allungo…

La visuale verso l’orizzonte…

Mai raggiunto da quell’occhio…

A un tratto una lacrima cascò…

il tonfo…

La palpebra…

Si abbassò…

Cessò la realtà…

Inizio l’immaginazione…

Che penetrò sin dentro…

Le viscere della terra…

Dove inconscio…

Sornione… traballante…

Sognava l’abisso della vita…

Tra realtà e fantasia…

Si immerse nell’eternità…

 

 

 

 

 

Sguardo

 

Tonfo…

Imbarazzo…

Confusione…

Concretezza…

Viso…su viso…

La tromba della vita…

Urlò…

 

Le viscere… dell’esistenza…

Tra me e lei….

Forse…

Un grampo…

Allo stomaco

Forse dolore…

Forse una rosa rossa,

che zampilla al centro dell’esistenza…

dolore… dolore…

inconscio… incompleto…

non cosciente di me…

ò… ò… ò… indescrivibile

 

 

 

 

 

 

 

 

Terra Negata

 

smarriti delusi…
illusione
delusione…
invisibile
esistenza negata…

uomini vili
senza diritto di esistere…
urlano… urlano…
per trovare…
alleati…
di persone perse…
in una terra bollente…

uomini che rifiutano 
di essere…
appannaggio…
di vite negate…
già…
già…
a loro stessi…

uomini
immigrati…
verso coloro…
che loro sono stati…
indifesi…
traballanti…

mercimonio 
di carne umana
di Terra Negata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Democrazia

 

Ho!

Labirinto…

Mai valutato…

Di libertà…

Mai espresse…

Urlo… urlo…

Cittadini…

Del mondo…

Non fatemi…

Azzittire…

urlo…

urlo…

oppure…

fatemi…

morire…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Camminavo

 

Camminavo…

Paesi…

Città…

Monti…

Verso realtà…

Brucianti…

Sfuggenti…

Non adeguate…

Finalmente…

La mia casa…

 

 

 

Vita

 

Mi giro…

Mi rivolto…

Macerie… macerie…

Baratro…

La fantasia…

si acceca…

Soffoco…

Soffoco…

Spenta…

Spenta…

Il tunnel…

Il nero… nero…

 

 

Anarchia

 

Datemi l’aria…

Datemi l’ossigeno…

Cara signora… libertà…

Discussa… mai vana…

Amiamoci…

Amate…

Amerete…

Anarchia…

Potere…

Volere…

Cara libertà…

Vai nelle pieghe…

Della vita…

E riprovaci…

a risolvere…

abusi…

e soprusi…

Cara libertà…

Democrazie inespresse…

Democrazie soffocate…

Difendile…

Con guanto…

Casco…

Scudo…

Cara libertà…

Resta con me…

 

 

 

 

L’azione

 

Finita l’ora…

Non state tranquilli…

Sorniona esistenza…

Il malessere del non agire…

Si deve arenare…

Fare…

Fare…

L’esistenza libera…

E’ solo un lontano…

Ricordo…

Nuovi partigiani…

Unitevi…

E’ arrivata l’ora…

Di combattere….

Dittature…

Dittature…

Mai conosciute…

L’ora… e vai…

Pancia e cervello…

Urlano…

Urlano…

Noi…

Voi…

Non possiamo

Più aspettare…

L’esistenza…

Dell’agire…

Si fa incombente…

Prima che il buio…

Scenda tra noi…

 

Cara terra

 

Perché…

Perché…

Mi cacci…

Mi isoli…

Dalla tua vita…

Nonostante sono parte di te…

oh…

oh…

Terra…

Viale…

Fiume…

Erba…

Che siete parte di me…

Perché!

Perché!

Non posso essere…

Parte di te…

E vivere…

Silenzioso…

Solenne…

Nella mia pace…

Vitale…

Nella mia terra…

 

 

 

 

 

 

 

Parole

 

Spezzate…

Interrotte…

Calunniate…

Per dire…

Frasi sconnesse…

Nel deserto… del…

Chiasso…

Baccano…

Dove noi…

Siamo degli arredi…

Frasi urlati…

Mai recepite…

Nel deserto dei sordi…

Dove tutti pullulano…

Noi poveri esseri pensanti…

Dove ci rifugiamo?????

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carcere

 

Sono il carceriere…

Di me stesso…

Dove vita è coraggio…

Si soffocano…

Sotto il segno del tempo…

Dove l’esistenza…

Si inchina…

Al coraggio…

Di vivere…

Il peso… il peso…

Di esistere

E tale…

Persistente…

Nel sol motivo

Di essere nati…

Carceriere di me stesso…

Risolvi… risolvi…

Tale esistenza…

Mai chiesta…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rammarico

 

Nel siluro

Dell’abisso…

Trovo…

Trovo…

Paesaggi sfuggenti…

Dove immagini…

E realtà

Si frappongono…

E giù giù…

L’orizzonte…

Placa…

Placa…

Barriere…

Barriere…

Monti…

Dell’ormai irraggiungibile…

E’ solo l’ultimo viaggio…

Verso realtà mie…

Dove l’essere

Si placa…

L’arrivo ormai appiattito…

L’occhio…

Segugio…

Osserva…

Batte…

Lineamenti vecchi…

Ma ormai giovani…

Lacrime…lacrime

Sgorganti…

Cuore…

Zampillante…

Il saluto accorato…

E’ ormai un addio…

Di una terra…

 

 

 

 

Che raggiungerò…

Ormai…

Ormai…

Solo nei sogni…

 

 

 

 

Illusioni

 

Strade…

Viuzze…

Cenciose…

Polverose…

Ma sempre parte di me…

Uomini…

Cavalli…

Ragazzini…

Affaticati…

Affaticati…

Sudanti…

Dal tempo…

Della guerra…

Del vivere…

Quotidiano…

Sogni su sogni…

A ripercorrere…

Con la stessa fatica…

Di un tempo…

Essendo…

Cosciente di essere

Parte integrante

Della mia terra….

Galere indefinite…

Mi attanagliano…

La vita…

Orizzonti…

Visuali…

Che non mi…

Appartengono…

Forse un giorno…

Nella vecchiaia…

Con occhi…

Appannati…

 

 

Dal tempo…

Mi può far vedere…

Diverse quelle realtà…

Ma cuore… anima…

Vuole ripercorrere

Accucciandosi…

Fino alla morte…

 

Per morire

Almeno per morire…

Nella mia terra…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il raccolto

 

L’occhio

Si sperde…

nell’immenso…

mare dorato…

di spighe…

grano… grano…

pelle…

nuda…

cruda…

il sudore…

di sangue…

che scende…

del sol leone…

cocente…

nonno come si evita tutto questo?

Sguardo perso…

Occhio grinzoso…

Cappello con fazzoletto volante…

Rassegnato…

Stupefatto…

Di non avere la risposta…

E il fanciullo…

Uomo…

Vecchio…

Non arriverà maiii…

 

 

 

 

Sogno

 

Sogno…

Sogno…

Dalle ali indefinite…

Cavalli galoppanti…

Corridori ultrasonici…

Verso il mio nido…

Eterno…

Ma sempre irraggiungibile…

La voglia…

Bloccata…

Da esseri superiori…

Si fa…

Impetuosa…

Incontenibile…

Il sangue…

Bolle…

Ribolle…

Sale al cervello…

Ma volere non sempre potere!

La mia cecità…

Maledetta cecità…

Rende irraggiungibile…

In apparente…

Il banale…

Ma quale vita sia questa?

Io voglio solo la mia terra…

 

 

 

 

 

Fanciullo

 

Nel mare dell’immensità…

Nella valle del dolore…

Uomini…

Amici…

Irrompono…

Lo scrosciò…

Suono…

Delle cicale…

Più in là…

Un albero piange…

Striminzito…

Indifferente…

Ma sopravvissuto…

Dal furore…eterno…

Degli uomini…

Un ombrello galleggia…

Nel campo assolato…

Dove le urla…

Del fanciullo…

Sovrasta…

Le cicale…

E la fatica…

Degli uomini…

Nel sol leone…

Si sospende...

In un campo…

Amico…

Fanciullo…fanciullo…

Forma e sostanza…

Di vita rude…

In apparente…

Dell’essere…

Invisibile…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esistenza

 

La mia esistenza…

È un muro…

Di ghiaccio…

Sciolto…

Dal sudore…

Zampillante…

Di sangue…

Vita strappata…

Da esistenza…

Negata…

Il pugno…

Nervoso…

Che strappa…

Che nega…

All’eternità…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lisadattato

 

Cammino…

Cammino…

Lungo il sentiero…

Della mia esistenza…

Dentro il groviglio dell’essere…

Dentro il labirinto della mia anima…

Dentro il mio tormentato e sinuoso cuore…

Esploro…

Voci…

Sguardi…

Odori…

Sensazioni…

Alla ricerca del mio “io”…

Lascio abbandonato…

Da qualche parte…

Nel furore…

Del sogno…

Della realizzazione…

Dell’essere…

Ritorno…

Ritorno…

Nella vecchiaia…

Dei ricordi…

Per trovare…

Sensazioni amiche…

Di una terra ingrata…

Ma sempre parte di

Me…

 

 

 

 

 

 

Caro…

Amico… mio…

Prendi… la mia mano…

E seguirmi…

nei meandri…

più oscuri… e più segreti…

Della mia esistenza……

E dell’anima…

Forse ti annoio…

Forse ti tartasso…

 

Ma voglio comunicartelo…

E con te al mondo…

Di cartone…

Che tutto scivola…

E va…

Nel dimenticatoio perenne…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Adolescenza

 

Cara adolescenza…

 

Forza…

Sudore…

Dolore…

Lacrime…

Sangue…

 

Il tepore…

Del sol leone…

L’odore del fieno sfasciato…

 

Rivoli su rivoli…

Dove uomini umili…

Si massacrano l’esistenza…

 

Forza…

Sudore…

Lacrime…

Sangue

 

Riversano nel campo…

Per la sopravvivenza…

Del sostentamento vitale…

 

La famiglia…

Si riversa…

Nella fatica…

 

La natura…

Incantata…

Si rivolge contro…

 

La sola salvezza…

Fatica…

Dal sudore…

Lacrime…

Sangue….

 

Quella pianta…

Di pero cosi naturale…

Ma cosi salvatore…

 

Cara adolescenza…

Segnata dal tempo…

Ricordi…

Su ricordi…

 

Fatica…

Sudore…

Lacrime…

Sangue…

 

 

 

 

 

 

Il ritorno

l'intillo
l'appanno
monti
dopo monti
si scorge…
si erge…
dritto…
fiero…
al centro…
e in cima…
sbiadito…
sbiadito…
purtroppo…
dal mio occhio…
tremolante…
ma vispo…
vedo in lontananza…
qualcosa che mi appartiene…
forse famigliare…
ma privi di vita…
e di animazione
quello che un tempo…
trovavo ad aspettarmi…
ormai reso gelido…
dal tempo passato…
ma sempre terra mia

 

 

 

Mondo

 

Mondo…

Mondo…

Lasciami solo…

Per favore…

Per favore…

Non ho voglia…

Energia…

Volontà…

Di farne parte

Ho voglia

Di sprofondare…

Solo e soltanto…

In me stesso…

Tutto ciò che mi circonda…

Non mi interessa più…

Grazie

Mondo…

Di lasciarmi andare…

Nel mio io

Alla ricerca …

Della mia felicità…

In altre forme

In altre realtà…

 

Grazie mondo…

 

 

La speranza

 

Solco

Su solco….

Per arare

Il terreno della vita…

Giù… giù…

Nella steppa

Il contadino…

Sconsolato

Illuso…

Deluso…

Dal mancato…

Cambiamento…

Della propria terra.

Realtà dura e cruda

Persiste…

Secolare…

Marmorea…

E infinita…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Caro vecchio fiume

 

Scorri e vai…

Onda su onda…

Verso il futuro…

Un tempo

Parenti intimi…

Ormai… ormai…

Oggi…

Con il segno del tempo…

Ormai irriconoscibili…

Ma la tua brezza…

E il mio sguardo perenne …

Si incontrano…

Si parlano con gli occhi…

Non più con…

L’euforia di un tempo…

Ma il tuo ritmo delle tue ondee

sembra musica…

Che rimbomba nella mia valle…

Il tempo si è fermato…

Anche i rintocchi delle campane…

Nulla cambia…

Solo la natura….

E sovrana… irriconoscibile

Allo stato brado…

Quasi se io fossi di troppo…

Un tempo una cosa sola…

Ma nel paesaggio…

Nulla è cambiato…

Mio caro fiume

Con il tuo letto secolare…

La tua musica perenne…

Che vai verso mondi infiniti…

I miei occhi vecchi…

Stanchi…

Delusi…

Si accasciano…

Nella tua amicizia…

E si affidano…

Nel tuo trasporto eterno…

 

 

 

 

CARA BANDIERA

 

Cara bandiera…

Bandiera delusa

Umiliata…

Strappata…

Da uomini

Vili…

Imbellettati…

Da poteri…

Mai dati…

Cara bandiera

Scusami…

Se mi son ritrovato…

Alla tua ombra…

Nel profondo…

Pianto…

Per il disonore…

Che ti hanno dato…

Cara bandiera…

Quante lotte…

Quanto sangue…

Ho buttato…

E ho visto buttare…

Dai miei compagni…

Per portare…

Alto…

Retto…

Il vessillo…

Della libertà…

Cara bandiera…

Rimessa…

Piegata…

Il sol saluto…

In lontananza…

Del mio cuore…

Cara bandiera…

Scusami….

Scusami…

Non sanno ciò che

Fanno…

Cara bandiera…

Senza la tua fierezza…

Voglio accasciarmi…

Insieme a te…

E perire…

Con te…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NONNO…

 

buon natale a te…
essere speciale che da lassù…
mi guardi e mi rincuori…
siamo insieme tutti i giorni…
nella malinconia e nella felicità…
ma nulla può mai essere come
quando eravamo insieme…
buon natale a te…
essere speciale…
mi manchi sempre…
ma soprattutto a natale…
il tuo vuoto incolmabile…
e lo so non sarà mai come eravamo…
ma il sogno…
vuol essere rassicurante…
che almeno…
almeno…
questa notte…
mi accuccerò tra le tue mani…
e mi sveglierò…
nel natale dei desideri…
buon natale a te…
buon natale a te
essere speciale…

 

 

 

Cara amica mia

 

Amica di sempre…

Con tante avventure…

Solitudine spende…

Amicizie disinteressate…

Il naso…

e occhioni all’insù…

 

Compagna mia…

Amica mia…

Il tuo scodinzolare…

faceva festa grande…

in quei giorni bui…

la casa si vestiva a festa…

 

essere in apparente…

dove uomini vili e distratti…

volevano distrarmi…

nel guardarti…

ma il mio essere…

era solo per te…

che voleva aver vicino…

 

con il tuo sguardo dialogante…

musetto accucciato…

sulle mie ginocchia…

orecchie diseguali…

una su e una giù…

 

in quel giorno…

dove tutto sembrava normale…

dove i ritmi naturali e artificiali…

salutavano la giornata…

dove tutto sembrava niente…

 

il tuo essere aveva chiesto…

di salutarci….

Ma nel mio io…

viveva la tragedia…

L’appanno…

Il diluvio…

Dove il tuo respiro…

Scandagliava i rintocchi terreni…

 

Occhi languidi…

Mi chiedevano aiuto…

Per l’ultima volta…

Ma io inerme…

Trasmettevo inutili carezze…

Ma volevo volare…

Su mondi infiniti…

E portarti insieme a me

Dove tu aleggiavi…

Con Le tue falcate raggianti…

 

Ma nulla ci fu

i nostri esseri…

Si divisero…

Dove il vuoto…

La notte…

Scese nel mio essere…

Il voto…

Incolmabile…

Neanche il tempo lo stempererà

 

Cara amica mia

Dagli occhi parlanti…

Orecchie disuguali…

Dal pelo bianco…

Dalla coda falcante…

 

Mi hai dato tanto…

E io con il rimorso di poi

non sono riuscito…

a darti quel poco….

che mi hai chiesto…

 

nemmeno il tempo…

è riuscito

e mai riuscirà…

a stemperare…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il ritorno

Nell’alveare di sabbia

 

La gelida mattina…

Era compagna…

E faceva eco…

Le rimbombanti emozione…

Il cuore che zampillava…

 

La distanza sembrava…

Irraggiungibile e interminabile…

Il viaggio sembrava un volo…

Nello squarcio della mia esistenza…

 

La rinascita dei tempi che furono…

Luoghi…

Panorami…

Strade…

E viali…

Deturpati dal tempo…

E dissipati dagli uomini…

 

Il ricordo…

Di un passato tagliente…

Appannati va i

segni del tempo che va…

interrompevano…

il vivere presente…

 

visi atteggiamenti…

del tempo che ha sterilizzato…

il ricordo…

dove la tragedia…

in lontananza…

mi rabbrividisce la pelle…

 

in quegli abbracci…

un tempo fratelli…

oggi in apparenti…

ma l’emozione…

dei luoghi…

che un tempo comuni…

dolori…

 

i lager di un tempo…

di esistenze travagliate…

il rivisitare…

il dolore riaffiora…

e i visi di gente che gema…

su un capo che vola…

 

caro amico mio…

il segno del tempo…

non fa vivermi…

l’emozione del presente…

ma comunque il

tuo viso mi è famigliare…

 

solo quel viso inciso nei ricordi…

di espressioni…

che in apparenza non so leggere…

forse mi chiedi aiuto…

ho la delusione del tempo…

di sentimenti mai vissuto…

per l’euforia di gioventù…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La tempesta

 

Lo scroscio…battente…

Di una pioggia…

torrenziale…

alla mia finestra…

E il boato…

Di tramontana…

Attirarono lo sguardo…

 

E con sé il mio corpo…

In lontananza…

Il nevischio…

Vesti a festa…

Il paesaggio…

 

Le nubi che ribollivano…

E mischiavano…

La mia tempesta terrena…

Con pensieri turbolenti…

Di passato e presente…

Dove la mia mente…

E’ con se il mio io…

 

Forse solo le nubi…

In quel cielo di carta…

Potevano capirmi…

Anche se la natura…

Volevano rasserenarmi…

Ma il mio essere…

viaggiava lontano…

 

Verso monti irraggiungibili

Senza tempo e senza spazio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La mia libertà

 

Cara libertà

Nessuna….

Nessuna penna….

Potrà mai scrivere….

Nessuna…

Nessuna pagina

Potrà mai raccontare…

Perché…

Perché…

È solo mia…

È soltanto mia….

Forse solo un’ape…

Ò

Una gaza…

Potrà…

Capirmi…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cara nazione

 

Addio…

Addio…

Nazione mia…

Dove con perenni…

E perpetui…

Conflitti…

Ho

Combattuto…

Per te…

Con il sudore…

Con il sangue…

Ostinandomi…

A portarti verso il sereno…

Troppe volte…

Mi hai fatto ribollire…

Il sangue nelle vene…

Ormai…

Ormai…

I nostri monti …

Si sono salutati…

Verso gesta inconciliabili…

Uomini senza tempo…

E senza gesta…

Han fatto…

E han scelte strade inconciliabili…

Cara nazione mia…

Ormai vecchio di combattere…

Anche il mio sangue è terminato

Posso solo dirti addio

Addio di cuore…

E di mondo…

Dove tutto tace…

Tutto appare…

È nulla è….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono solo

 

Uomini uguali…

Si appiattiscono…

Dietro…

Gesta insignificanti…

Uomini falsi…

Corrotti…

Imbellettati…

Si ostinano su vecchie polemiche…

Dove i diritti negati…

E privilegi…

Mai dati…

Uomini Umili si affossano…

In una vita vile…

Dove i diritti…

Han perso la strada maestra…

Dove maggioranza…

Fanno la moltitudine…

Politiche…

Che han perso…

Significato…

Destra…

Sinistra…

Centro…

Han perso d’indirizzo…

E io no…

Non mi immischio…

E non appartengo…

Ma desisto…

E dal profondo… dell’io

Con fil di voce

Sfinito…

Dal età del tempo…

Ancora mi ribello

Strillando…

Al mondo

Vai dove gli altri non vanno…

Dove urlano all’agguato…

Solo li voglio andare…

Voglio essere minoranza…

Addirittura solitudine…

Ma con vera…

E forte…

Identità…

Lascialo lì…

Mondo apparente…

E fai i conti…

Con la coscienza…

Dove altri non arrivano…

 

 

 

 

 

 

Parole gelide

 

 

Caro amico indelebile

Non fermarti alle gelide parole asettiche

Volate

E scritte

Da un cuore di pietra

Dove la storia

Ha fermato i ritmi

Caro amico indelebile

Parole

parole

Di carta

Argomenti indefiniti

Non racchiudono e non racchiuderanno mai

i sentimenti

calori

caro amico indelebile

di mille esistenze

di mille personalità

da mille storie

mai raccontate

dove sensazioni e battiti

e fervore

e rabbia di sangue

non si fermeranno mai

amico indelebile

fermati

e vai

negli alveari dell’esistenza

dove tutto c’è

e tutto si ferma

su un muro di sasso

scritto da lettere cubitali

con il sangue

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cara fanciulla

 

Dove…

frasi spezzettate

Urla inafferrabili

Le gema vanno e si diffondono

Letto marchiato

Tetti innevati

Suoli fangosi

Realtà inerme

Uomini senza tempo ne’ volto

Si fermano

Per pura e conformità

Ma nulla capisce

le geme e il dolore

Non curabile da uomini vili

Cara fanciulla

Nessuno ti può capire

Il percorso si fa cupo

E la notte scende

Per salutare la giornata

E il tuo essere fa aurora

A un latrario

Che può fare primavera

Dove

Dove

Le finestre diventano gabbie

Porte

Diventano blindate

oh essere che vuol volare

Su mondi soprecciti

Dietro un sipario di roccia dove tutto ti aspetta

In un letto sudato

In un vecchio ospedale

Dove la fanciulla geme

Lo sguardo

Esile smarrito

Dalle mura ghiacciate

Che si sperde

Nell’indifferenza

Umana

Più in la

Il mio essere bambino

Non considerato

Il mondo indifferente

Quasi superfluo

Lo sguardo

Arriva a me della fanciulla

Che geme

Che sembra una spada

Che lascia delle ferite

Indelebile

Fino alla mia vecchiaia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Viaggio

 

 

L’armonica suona a festa

E risuona

E si diffonde dove casa è grucciolo

Ma monti lontano mi chiamano

Il viaggio imminente

Impazienza di un uomo che tace e va

Lo sguardo

Languido di rammarico mai dato

Verso amori sfuggenti

Uomini di contorno fa da spola

Strada su strada

Valle su valle

Terra aspra

Il tepore settembrino e compagno

Le montagne mi avvolgono

Verso l’impennarmi

Di amare delusione

L’orizzonte mi apre la via

Verso carceri inconsiderati

Ma il presente mi apre uno squarcio di luce

ho l’incubo del presente

Dove antichi sapore

Mi illudo di lasciare

Dove il grucciolo della riflessione si fa suadente

E irrompe lo sguardo verso l’infinito

Scorge…

Panorami perfetti

Dove uomini pazienti

hanno perfezionato

L’alveare di muro

Quella spada nera che mi assale

Vorrei prenderla

Vorrei stringerla

Ma mi fa scorrere

E mi fa infilzare sempre più

Il presente inafferrabile

Per capire il futuro

Finalmente la destinazione è data

Dove il formicaio mi assale

E mi trovo dentro

A gemere

Si quando non è dato…

 

 

 

 

 

 

NELL’ALVEARE DEL CUCULO

 

 

GIRA IL FOGLIO E VAI…

DOVE IL SOLE NON PUO SENTIRTI…

ANCHE IL TRAMONTO E’ CALATO…

NOI SIAMO QUI

IN UNA PIAZZALE DÌ GHIACCIO

DOVE IL DOLERE RIAFFIORA…

 

LE CICATRICI NON SONO ANCORA DEPOSTE…

TUTTO PIANGE…

PALAZZO DALL’ESPRESSIONE IMPONENTE…

DOVE L’ANIMO RIBOLLE…

DOVE TRUCCATI UOMINI…

HANNO MARTORIATO IL PASSATO…

E ANCHE IL PRESENTE FESTOSO…

RIAFFIORA VECCHIE…

FERITE SAGUINANTI…

 

MA ORMAI…

I SEGNI DEL TEMPO

SONO DEPOSTI…

I RANCORI RIAFFIORANO…

DI VITE NON VISSUTE…

GIRA IL FOGLIO E VAI…

DOVE NESSUNO SI FERMA…

E NESSUNO CI Può VEDERE…

 

MA TU IN LONTANANZA…

RIASSERENI L’ANIMA…

IL TUO SGUARDO…

SUADENTE…

ANCHE LA PIAZZA ASETTICA…

LA NATURA STEPPA…

RINVIGORISCE…

 

E

NOI…

SIAMO QUI…

CON I SEGNI DEL TEMPO…

MAL PERPETUATI…

MA IL TUO SGUARDO…

RASSERENI QUESTA VALLE DI LACRIME…

 

MA Più IN LA…

UOMINI SENZA TEMPO NON OSSERVANO…

 

GIRA IL FOGLIO E VAI…

TRENI SU TRENI…

VAGONI SU VAGONI…

CHE TRASPORTA…

IL MIO DOMANI…

MA IL TUO SGUARDO PENSANTE…

E RICCO di RAMMARICO…

LO porterò…

NEL CRUCCIOLO DELL’ANIMA…

PER SEMPRE…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cara amica

 

 

Onda su onda…

Stazioni e vagoni…

Di sogni e destini…

Mi hanno

Trasportato…

nel cammino della vita…

 

nel piazzale di ghiaccio…

di antichi gesta…

e antichi orrori…

oggi tutto tace…

dove i ricordi

squarciano il presente…

 

solo

il fiore della tua esistenza

fai…

fai…

vestire a festa la piazza…

 

ma scivola e va…

verso mondi…

che io non so leggere…

anche in te

vedo…

vedo…

che risiede ormai la malinconia…

anche se un tempo eri la sola che mi rasserenavi…

cara amica

onda su onda…

vai…

vai…

nella sopraelevazione del divino…

e resta…

per sempre…

quella che eri…

e lascia a noi le frustrazioni…

terrene…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le parole

 

 

Gelida carta…

Che non traspari e stai…

Scrivi…

Parole…

Racchiudi pensieri…

Avvolgi malesseri…

Non trasmetti sentimenti…

Al di là del magno maestre…

Regna il cuore…

Dove tutto tace…

Nel silenzio della notte…

Racchiudi pensieri…

E lui pulsa…

E pulsa…

Con allegri battiti

Per un sereno

Avvenire…

 

 

 

 

 

 

 

Storia

 

Mai raccontata

nessuna

Pagina o libro potrà mai raccontare

Perversa

Tortura

Ghigliottina

Nulla può racchiudere il presente

E può raccontare l’infinito

Dove tutti passano per dire la sua

Ma la storia è la storia

Di me e solo di me

Solo l’inconscio

Potrebbe materializzare

La tortura

La frustrazione

Di una vita che non desta

Non appare

Non si denuda

Ma sta

Qui

In questo mondo

Di cartone

In questa moltitudine di lacrime

Con gran baccano

Uomini

Che si accingono alla vita

Ovattata e conforme

E io

Da solo

me ne sto

non desto non appare

tutto è vano

E

solo

l’infinito

un giorno potrà raccontare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Schiavi

Cara terra mia

 

 

Io ti porterò sempre nel grucciolo

Del mio cuore

Come vezzo

Come vessillo

Tutte le sofferenze

Sono ormai sogni

E ricordi

 

Uomini

soli

Senza simboli…

Ne appartenenze

imbellettati

Conformi di una…

Strana…

Strana…

storia corta

Con consensi mai dati

senza progetto

ne’ vita

 

Che volevano distruggere

il mio pensiero

la sola presenza

era…

era…

ingombrante

 

che hanno fatto di me un gitano

in apparente uomo

non sa dove

è la sua casa

e la sua dimora

 

ma il pensiero

la ragione

la ribellione

con strana e in apparente

stupefacente

sorpresa

 

lo ritrovi

incisa nella lapide

del tuo paese ormai morente

di usurpanti

idee

 

che hanno fatto di

te il ricco decadente

morente

come il tuo paese…

morente

 

io ormai con capelli brizzolati

e viso segnato dal tempo

di quelle pene che mi hai inflitto

emarginato e perso

del

tuo…

tuo…

latente razzismo…

 

 

ma il morente paese

grida…

grida…

libertà…

Libertà…

E mi chiede aiuto

Io gitano di sempre

Monti…

Varchi…

Tendo la mano…

 

E quel grucciolo conservato

Nel mio cuore

indelebile

Che Il tempo non ha sbiadito

E li me lo ritrovo

fiero…

Fiero…

arzillo…

 

La tua forza ormai arenata e persa

Potresti

Ormai…

ormai

con il segno del tempo

Dirmi

Che Il tuo pensiero indenne

È vincente

 

Ha superato la storia

Della mia puerile esistenza…

 

Paese mio…

Terra mia…

La tua liberta…

E’ come

L’aria

L’acqua

E il sangue che scorre nelle mie vene…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Schiavi

Caro paese mio

 

Le tradizioni

I monti

E rivoli

Arsi

 

Che frastornano

il mio presente

e compromettono

il mio futuro

 

i dolci ricordi

fanno primavera

anche il tartassato

e tortuoso passato

si illumina

riaffiora

 

per una rivoluzione

persa e inutile

elusa

riportando il presente

in un tonfo passato

 

dove il combattimento

si faceva duro e vile

verso dinastie

oppressive

 

paese mio

appassito

e perso

il nostro trentennio

è diventato il loro

 

spazzando

il mio pensiero

rubando il mio paese

e trattandomi d’ estraneo

 

ma il presente è una triste novena

dove tutti passano

dicono la loro

ma nessuno si ferma

 

e la triste realtà

si ritorce

verso ottuse

menti

che hanno perso

la sfida della storia

dove si ritrovano

un pugno di macerie sociali

 

paese mio

paese mio

deluso e perso…

perdonami…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

cara nazione

 

 

cara nazione...

paese…

villaggio…

 

baciami… baciami ancora

portami nel tuo altare…

io partigiano di sempre…

con le mani spellate

dalla fatica…

e dal tempo…

 

cara nazione…

baciami baciami ancora

anche se mi hai deluso e illuso…

e scacciato più volte

ma sempre nazione mia…

 

cara nazione mia…

il mio cuore

sanguinante…

dalle spine…

dell'ingiuria umana…

 

trovo rifugio…

e protezione

solo nella tua bandiera…

 

cara nazione mia…

baciami… baciami ancora…

che io sin un fil di voce

canterò fino alla fine

il tuo canto liberò

 

 

 

la porta

 

chiudi...
chiudi quella porta...
chiudi...
chiudi pure quella toppa...
ma da un fil d'aria resta...
eppur fischia il vento…
eppur fischia il vento…
ottusi steccati...
poi annullare te stesso...
tu che imponi il tuo deserto...
ai tuoi figli...
prima o poi quella porta
cadrà...
o con la forza...
o per volontà...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

il diverso

 

lui mi guardò
con occhi sanguinanti ...
schifato...
guardo
il mio occhio appannato...
guardò...
e riguardò...
la mia diversità...
e se ne andò sempre più schifato
ma quando toccò a suo figlio
di gettito 
diventò...
altruista...
e tollerante...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

chella sera

 

era la srane come na carta 
l cical cantavan a fescta
l luccappell allumnuvan 
lara..
l regli d gran 
com palizz

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Io ti chiedo

 

Ed eccoti qui,
come si sta… 
ad aspettare osservando 
come uno spettatore che 
non sa cosa sta succedendo.
Intanto il tempo passa e tu
sei lontano da me.
Ti chiedo solo un ricordo, un pensiero.
Che quelle frasi che mi fai 
leggere siano davvero per me.
Ti chiedo un pensiero. 
Una parola.
Fa che io continui a vivere dentro di te. 
Nel tuo cuore,
che come me, quando ti vedo, 
il cuore si ferma e sembra di scoppiare 
per quanto ricomincia dopo un po' a ribattere così veloce.
Allora io ti chiedo, resta.
Non importa la lontananza, la tristezza,
le parole mai dette...
gli sguardi mai dati
la malinconia e la nostalgia. 
RESTA.
Fallo, perché lo vuoi anche tu.
È strano come le cose si riconciliano così dolcemente.
Stanotte ti ho sognato. 
Ho sognato che tu mi abbracciavi nel pullman, 
così dopo tutto questo tempo. 
Mi abbracciavi per un po' e poi dopo te ne andavi, 
via lungo il corridoio. 
Ed io incominciavo a sbattere i pugni e a piangere. 
Poi mi sono svegliato, e sono tornato alla realtà.

 

All' orizzonte


nell' immenso abbraccio
tra cielo e mare
lo sguardo si perde:
l'anima s' acquieta.
Volano i sogni
sulle ali
d'immaginari ippogrifi,
e si disegna nel cielo
la libertà
in una trama di celesti utopie.
Respiro leggera
la consapevolezza
di percepire l'incanto
della mia anima
in sintonia con Universo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

amicizia perduta


tra mille rami di pietra
guardai i tuoi occhi vaghi
e sfuggenti...
dove un torrente di tempesta
mi assaliva
il cuore si fece 
sinuoso e impetuoso
la ferita si fece fiume..
poi mare
da quell'amicizia vana
mi saluta...
la tua falsità non chiara
e affronta mari burrascosi e persi
Vorrei, ma non ci riesco, 
a volare alto
e perdonarti...
ma mi fa star male, 
ci provo e ci ricasco, 
è più forte di me. 
in dovere di uomo...
mi dice...
La fiducia...
l'amicizia
dove è andata a finire, 
prova tu a non impazzire, 
come faccio a perdonare....
Dammi tempo per pensare, 
non chiedermi di restare, 
forse sarò pure illuso, 
non lo so ...
ma alla tua amicizia 
ci tenevo
ma voglio provare a varcare altri 
mari.
e immergermi
nella tempesta vana
dei tuoi labirinti pensieri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

cara amicizia

 

tu che mi hai trascinato
in questo mare di pietra 
dove i confusi sentimenti
riaffiorano
nell'impervia natura 
del tuo essere...
cara...
la tua amicizia 
mi trastulla..
mi intriga...
anche se so che già vana…
ma comunque la custodirò
nei labirinti profondi
del mio cuore
e farà da ferita 
e farà da sofferenza 
alla mia travagliata vita...
in quella valle
dove i tuoi occhi
sovrastano il monte
dove la mia anima 
aspetta...
la vana poesia
forse arriverai
con le tue mezze verità
oh vane verità
mai espresse
cara amicizia
sentimento
da mille risvolti
ma vissute 
e godute
spesso fraintesa
ma amicizia non è amore
lo vuoi capire…
trastulla la tua mente
intrisa nelle tue verità

bentornata amicizia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

una notte speciale

 

nei tuoi occhi...
Ti regalerò...
l'universo che va...
verso una notte italiana 
tra favola e realtà…

Cena a lume di candela,
musica leggera...
luce soffusa... 
la passione,
nei tuoi occhi...
noi due liquefatti 
ed emozionati.
Una camera elegante
vestita di passione,
tra pelle...
cuore…
e luna...
lenzuola di seta 
e petali di rosa,
i cumuli amore infinite.
Una luna luminosa...
che ci assale
le mille stelle cadenti

Insieme
ci bagneremo,
berremo e mangeremo 
di passione e desiderio.
Ne usciremo forse 
ubriachi ma,
felici e soddisfatti
del nostro amore senza fine.
e Tornerò nel tuo universo,
dormiremo sospesi.... 
abbracciati...
per poi immergerci...
nell'aurora 
e nei profondi panorami...
e il monte ci sovrasta
e volentieri ci lasceremo perderci
per darci infinito 
amore...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL TUO SGUARDO


per troppe volte 
mi sono fermato 
e mi sono perso
in quello sguardo
suadente e sinuoso
a guardare i tuoi occhi
e a dialogarci
a cercare 
cosa cercassero 
in me...
ho trovato
le tue domande fulminee
brucianti
dietro un mondo 
che non racconta...
solo io mi ci sono affogato
e mi sono dileguato
in quelle dolci parole
correvano dietro... 
dentro il mio midollo
lasciando emozione
e brividi...
di colui che non sa...
il tuo sguardo appassito
perso dentro la mia anima
mi interroga ma non dice...
più volte si ricopre 
di inutile parole
forse solo per un istante 
sono entrato
il quel cuore chiuso
per dirgli inutile domande
mai risposte...
forse cercavi
quello scrocco..
in cui in un'istante si fece
impetuoso...
incontrollabile
in cui la luce degli occhi 
diventa fuoco...
e perdersi verso
strade sospese
nell'arcobaleno 
dove trovare 
la nostra casa
eterna...

 

 

 

solo per chi può sentire

 

Canto per te che mi vieni a sentire
suono per te che non mi vuoi capire
rido per te che non sai sognare
suono per te che non mi vuoi capire

Nei tuoi occhi c'è una luce
che riscalda la mia mente
con il suono delle dita
si combatte una battaglia
che ci porta sulle strade
della gente che sa amare
che ci porta sulle strade
della gente che sa amare

Il mio mitra è un contrabbasso
che ti spara sulla faccia
che ti spara sulla faccia
ciò che penso della vita
con il suono delle dita
si combatte una battaglia
che ci porta sulle strade
della gente che sa amare

 

 

 

Nel tuo silenzio

 

È nel tuo
silenzio che cercherò
di cullarmi...
complici di un comune sentire
anime frustrate...
ti richiamano...

già sai...
che le nostre
menti sono unite...
e plasmati dal cuore
innalzano pensieri
e dicono questa 
è la strada...
e in turbinio d'emozioni
appagano desideri
nostri

 

 

 

 

A TE

Con le tue parole di sasso
Dietro dogmi e retoriche
Hai costruito la tua facciata
La tua maschera…
Mostrandomi inutili 
E in apparenti sentimenti
Forse un giorno
In serenità
Con il tuo essere
Capirai…
Il mio valore
Le mie ferite sgorgavano sangue
E mi rifuggirò nell’abisso
Dove troverò me stesso
Il mio rifugio 
Al sapore amaro
Dalle pareti di porpora
Dove infondo 
Al tunnel 
Verserò lacrime di rugiada
Che innaffierò
Il tuo cuore in fiore
Che un giorno
Sboccerà…
E ritornerà..
Da me…
Dolce essere

 

 

 

 

 

Io e la mia anima

 

Forse solo nel cuore
Di chi non crede
C’è la strada
Dopo i grovigli
Dei confusi pensieri
E sentimenti inespressi
Ritroverai te stessa
L’anima torturata
E ferita
Non si assopirà
O si rassegnerà
Dietro inutili gesta
Di grezzi materialismi
Ma troverà il tempo
Il luogo…
Per portarla a sé...
E dove si dissolverà 
Nella sua valle
Verde e fiorita…
Ma giù nella baita
Dal camino fumante 
E dissolta nella natura
Troveremo il nostro nido

 

 

 

Nel mio pianto

 

Nel mio pianto 
Ritroverò la strada
Della mia esistenza
In questa valle di lacrime
Innaffiata da pesanti 
E acrobate debolezze
Di un amore che va 
Per la sua strada…
La sconfitta di uomo che sta…
Un pianto…
Dal sapore amaro
Ancora il sapore
Dell’ultimo bacio mattutino…
La mia mente intrisa del suo sguardo
L’odore della sua pelle
Ancora infusa con la mia
Il suo sesso 
Che frastorna ancora 
il mio essere…
ma un carattere che va…
verso orizzonti sconosciuti
da me irriconoscibili…
un tempo fusi 
in unico indirizzo
pianto amaro…
di un amore perenne
di percorso 
e una sensazione di lunga lena…
il sapore di un pianto…
che muore…
nelle lusinghe della vita
reale…

 

 

 

 

lo so...


la tua amicizia 
era un fardello...
ma volentieri
sopportavo...
e il mio continuo
interrogarmi...
un fardello mi facevano vivere...
troppe volte...
ho guardato all'interno...
della tua anima...
e ho trovato...
il labirinto…
la palude...
ma il tuo negare…
e il tuo divagare...
con parole...
e frasi spezzettate…
e la tua corazza....
non mi fa stare assopito…
mi puoi anche...
buttare via...
se vuoi...
ma la mia mano... 
sempre tesa resterà…
ma il tuo malessere
lo puoi chiudere in un fortino...
ma li resterà...
e con…
il tempo...
ti corroderà...
si farà grande...
insormontabile...

 

 

taci...


taci...
e nel silenzio...
apri il tuo cuore...
fatti coinvolgere...
dalle storie della vita...
la vita una sola...
e vale sempre 
la pena vivere...

 

 

 

 

 

 

 

torna...


torna...
per favore ritorna…
in questa valle di lacrime..
in cui mi hai abbandonato...
sommerso di cicatrici insanabili..
senza te
io lo so...
e tu lo sai...
questa non è la tua vita
lo so
che ti ho fatto
vibrare il tuo cuore
e non celarti 
dietro a grezze parole
non avere paura
fatti trasportare dal vento
tuffati in questo mare 
burrascoso...
ma che ti porterà…
verso il sereno
e diventerai un raggio di sole

 

 

 

cara amica

 

le frastagliate
e confuse
parole...
nelle tue nervose 
mattine
insonne…
con inutili insulti
e giudizi avventati... 
per coprire verità nascoste
e sentimenti inconfessabili...
solo un giorno porterai a me...
io sono sempre io...
e tale resterò...
sono di plastica…
e le tue grezze parole..
scivoleranno...
come l'acqua sui sassi...
e son sicuro di aver 
rapito il tuo cuore
e con il tempo lo 
conserverò nel fortino 
del mio cuore
e la vita
mi porterà verso il sole
e tu tornerai a me

 

 

 

MA TU DOVE SEI?

Mi prende
continuamente
il desiderio di chiamarti
di scriverti...
ma non voglio
interrompere il tuo
rispettoso silenzio..
ma io ti penso...
ma quanto ti penso...
è un chiodo ormai...
che mi corrode
la mia mente 
e il mio cuore
ma tu
dove sei?
La risposta è lì,
scritto in un scarno 
messaggio...
leggo e rileggo...
mi hai bruciato il cuore...
in poche parole,
non dette...
e sentimenti deposti
solo per la freddezza 
di una vita materiale del dopo
in un ultimo messaggio
che già mi avvisi
che tu ti saresti arenata
ma io non credevo...
dal tuo brillante carattere...
che i nostri sentimenti
li sciupavi e li vendevi cosi...
ma tu sei qui nel mio cuore...
e non ci credo che finisce cosi…
nonostante mi facesti promesse
di mantenere altre promesse
che ora si sono dissolte
come bolle di sapone al vento,
ma il solo orgoglio…
ti fa restare li a guardarmi...
appassita te ne stai...
desolata di un tempo che passa
inesorabile...
io sono sicuro che il tuo cuore 
è colmo di me...
ma perché mi vuoi uccidere?
in questa lenta agonia
dove tutti e due i cuori
c’è il segreto...
e il sereno
del nostro amore
chiamami…
chiamami…
chiamami...
non lasciarmi morire
in questo strano
crampo al cuore
e io...
come macchie d'inchiostro,
su pagine di vita da consumare
bevendo acido di stelle
il ricordo 
e le ferite…
che sanguinano...
delle tue delicate dita
che scorrono e si perdono
in lettere parole di porpora
in una gelida tastiera
mi fa ritornare il sereno...
e le mie lacrime
orma diventati fiumi incolmabili
che nessuno riesce più ad asciugare
e i tuoi occhi.
sono solo dei dolci ricordi...
ma che fai?
ascolta la voce del tuo cuore
è la stessa del mio...
e vieni a me...
che ne facciamo paradiso…

 

 

La partenza


in apparente di una maschera di gioia
viso su viso
compare la tua corazza 
di vento e tempesta
di parole non dette
e frasi spezzettate
di una confusa mente
dove il coraggio di vivere
si arena…
e io...
in interminabile 
istante a tratti triste
una lenta agonia 
per colui che parte;
momento di pianti 
e gemiti per chi ivi rimane.
Talora,invece in quel lampo,
finisce un terribile sgomento;
un raggio di sole
trapassa la tempesta,
ne dirada le tetre nubi,
illumina quel pallido viso,
fa sciogliere il cuore 
come neve al sole.
Le lacrime diviene dorate
auree stille pieni di giubilo
e come d'incanto
il cielo diviene d'azzurro.
Quei lugubri e intrecciati 
binari di una stazione
si trasformano 
in sentieri orizzonti
di lieta speranza
Colombi bianchi svolazzano 
al fischio del capotreno;
arriverò alla tua dimora...
dove finalmente
butterai la tua corazza
e mi mostrerai i tuoi alveoli
di dignità....
e forse troverò
l'inizio di una nuova avventura.
lunga vita a colui che non desta...

 

 

TE NE SEI ANDATA COSI

 

Te ne sei andata così
silenziosa...
i tuoi passi
non si sentono
nel nulla mi hai avvolto
Mai avrei pensato 
sarebbe stato così grande
Il vuoto che mi ha colpito 
è stato improvviso
Mentre pensavo 
a quanto fossi sciocco...
Te ne sei andata così
Senza un saluto, 
senza un perché
Un avviso per questo nulla.
Te ne sei andata così
E me ne sono accorto 
quasi per caso
Perché a te non importava 
che io sapessi
Perché le ultime parole 
sono state di odio
per me
e non hai esitato di buttarmi via
e senza considerare 
l'amore che provavo per te
svendendo i miei sentimenti...
tu mecenate di sentimenti...
che ti celi dietro 
a mille parole di ghiaccio
non potevi fare altrimenti
Ma ora che te ne sei andata
Io non so che fare
se raggiungerti nel mondo
reale...
e guardarti finalmente 
negli occhi e nell'anima
Così sicuro del mio amore
Così accecato 
dalla mia passione
Non ho visto che mi stavi liberando
dall'enorme fardello
che mi ha scaricato
Non ho pensato 
che il momento così temuto 
È già arrivato.
d’altronde me lo aspettavo
Forse era un preavviso
Tutto questo nulla che sentivo dentro
Un preavviso del tuo liberarmi
Ma non sei riuscita a capire
Non hai voluto capire
i miei sentimenti
E così ci siamo 
lasciati nella nostra incomprensione
Ma ciò che mi fa e mi farà più male
È che io ci soffrirò
Sentirò la mancanza 
delle tue parole quotidiane
La sicurezza della tua presenza
E l’importanza che davo a te.
Ma tu
Tu continuerai felice e serena
nella tua corazza codarda
di cartone
in cui ti sei dissolta
ma forse un giorno
ti sveglierai dal tuo sonno secolare
e finalmente
ritornerai in te
e ragionerai nel senno di poi
e io non ci sarò...
E non posso che darti ragione
ai tanti errori commessi...
Anche se per me è tardi ragionarci
Non è più tempo 
per le parole né per i sogni
e spero che un giorno
i nostri occhi
si incontreranno 
e finalmente
si diranno tutto l'amore
che hanno provato
l'uno per l'altro...

 

ME NE STO QUI AFFACCIATO ALLA MIA FINESTRA


Me ne sto qui, affacciato
alla finestra e
guardo i ricordi 
che di te
pian piano appaiono dal nulla
sembrano tanti piccoli bambini
impauriti e un po' timidi,
corrono di qua e di là e
faccio fatica a seguirli.
Me ne sto qui affacciato
alla finestra
e lascio cadere
questo buio nel cuore.
e ancora colmo di te...
Non ho paura.
Adesso sono forte.
Me ne sto qui affacciato 
alla finestra,
e tutto ciò
che vedo è un riflesso 
bianco senza luce,
un freddo abbraccio,
parole che scompaiono veloci.
Me ne sto qui affacciato
alla finestra e
chiudo gli occhi,
sento le tue mani 
accarezzarmi il viso,
e stringermi il cuore...
il tuo calore,
il tuo profumo.
Me ne sto qui affacciato 
alla finestra e
canto l'amore,
canto il mare, 
canto due occhi
e un universo.
Me ne sto qui affacciato
alla finestra tutte le notti.
e aspetto il tuo ritorno
amore mio...
Guardo le macchine sfrecciare 
veloci e incuranti
della città morta
e delle insicurezze che
camminano per strada smarrite
e delle persone 
che le inseguono per distruggerle.
Di notte c'è tanto baccano. 
Urlano le mura dei palazzi,
le strade, 
le anime, 
i letti, 
i corpi. 
Urla tutto nella mia testa.
Ed io me ne sto qui affacciato 
alla finestra per sentire l'odore
di un pianto lontano... 
e l'eco di un dolore vicino.
il tuo amore per me
Me ne sto qui affacciato
alla finestra perché dentro
tutto parla di te
e le stelle sono vicine.
La luna sorride così piccola com’è, 
incurante degli occhi
che cercano in te speranza.
Ed io sto qui affacciato 
alla finestra tutte le notti... 
perché tu da
quella strada sei venuta
e da quella strada te ne sei andata, 
sento
ancora il rumore 
dei tuoi passi incerti di primo mattino,
e quelli stanchi e pesanti della sera.
Sento ancora il frastuono
del tuo cuore sul mio petto.
Ed io sto qui affacciato
alla finestra perché tu dentro mi rapisci.
Sto qui affacciato alla finestra 
e qui t'aspetto.
torna... torna...
qui c’è la dimora per te...

 

 

DELUSIONE E TRADIMENTO

 

io qui me ne sto
a cantare la mia lode
anche se i sogni 
non sono del tutto deposti
e i crisantemi mi sorridono
io nella mia rabbia mi annaspo
dove le lacrime 
in un viso di porpora
diventano di carta e invisibili
che volano verso la gabbia 
dei miei pensieri
io che ho deposto il mio fardello
nelle tue mani di fata
dove il tradimento 
lascia un sapore amaro
e forse ingabbia la mia anima
ma tu che ti racchiudi nella tua valle 
di carta
volontariamente ti apparti
nel tuo carcere di carta
e va verso un muro di sasso
io che deponevo 
inutile speranze 
in un cuore di sasso
dove tutto scompare
dove lascia lancinante
ferite sanguinante...
la tua voce stridente
affiora e va
rimbomba nella mia mente
di parole spezzettate 
e confuse idee
di cose non dette
né per speranza 
né per coraggio
nella tua vita 
si annida la verità
anche se inutili pianti
ricerca inutile responsabilità
per nascondere la cruda realtà

 

 

CARA DELUSIONE

 

Perché...
perché
mi vuoi per forza abbracciare
e trascinarmi via con te
e spezzarmi il cuore
già sanguinante...
tuo viso di ghiaccio
che frastuoni 
il mio presente
e la tua voce 
stridente e stonata
pronuncia parole 
spezzettate 
e confuse...
di vecchie bugie 
e frasi false 
per coprire il tuo domani
ominicchi...
che guastano il mio presente
e offendono il mio domani
sguardi persi...
verso direzioni mai considerati
ma prima o poi incontreranno i miei occhi
con l'anima impannane
ti dico...
cosa segnerà la nostra strada
forse una delusione 
oppure la tua anima
si denuderà 
e mi confesserà la vera strada 
del cuore 
dell'anima
verso l'arcobaleno
amico fratello di tante avventure 
dimmi tu la vera strada
fatta di curve stritolanti
o condurrà dritto al sereno
E tu faccia di ghiaccio
e cuore di sasso
e parole inutili
che detieni il mio fardello 
e tutti i miei sentimenti
forse
forse...
un giorno
capirai
con il coraggio di aprire 
tutte le pieghe del tuo cuore...
cara delusione
adesso solo tu mi puoi capire
e forse solo con te
posso guardarti negli occhi
e aprirmi
e confessare 
tutto il mio malessere...

 

 

 

CARA SOFFERENZA

 

per troppe volte ci siamo 
guardati negli occhi
e ci siamo presi per mano
per troppe volte
mi hai distrutto l'anima
e mi hai bruciato il cuore
ma tu fratello amico
con quello sguardo 
imbarazzato 
e occhi bassi
e pensi di celare segreti
inesistenti
che guardi il mare
di sabbia 
e fissi un punto all'orizzonte
per dire basta 
a questo supplizio
ma il tuo coraggio 
di guardare l'arcobaleno
quando e come lo trovi...
si mi hai trafitto il cuore
hai riempito i miei occhi
di lacrime…
e anche io guardo basso
e altrove...
dalla delusione
mai ammessa
ma la mia speranza
non è deposta
e guarda sempre
la buona novena
e se tu guardi
gli occhi innocenti dei tuoi figli
poi capire il mio essere

 

 

 

LA MIA STAZIONE

 

ancora una volta
mi trovo in questa
stazione desertica
in una panchina
deserta...
e luce soffusa
l’insegna dell'ultimo bar mi saluta
il treno si avvicina
fischiando
quasi allegro del suo arrivo
ma io qui me ne sto
nella mia panchina
appartato...
i visi smorti dei passeggeri
e i miei occhi l'incrociano
quasi per chiedere amicizia
ma io preferisco alzare 
gli occhi al cielo
quasi che la mia solitudine 
mi colma...
e mi fa sentire
vicino al cielo
con il ghiaccio nelle vene
a osservare il mio cielo
stellato..
e aspetto la mia stella...
non so la direzione
il binario si sperde
nel buio della notte
l’ultimo vagone mi saluta
e oltrepassa l'orizzonte
ma quale sarà la mia strada
occhi sgranati
con lacrime costante
mi fa guardare il mare
quel mare in tempesta
e di sasso
chi lascerò alle mie spalle
e quale stella porterò
nel mio futuro
chi lo sa.....

 

LA STEPPA

 

in questa steppa
di sentimenti
amori
e poesia
mi annaspo
dove l'erba stagna
il cielo di carta
e una rugiada 
che sembra ghiaccio
di terra e di velo
quel muro di sasso
che blocca e racchiude 
il mio domani
e l'orizzonte
di occhi flaminii
e voce rimbombante
racchiudono
l’asettica avventura
di colui che passa
in questa strada polverosa
e desertica
ma forse intriso in se
può trovare
l'addio
tu con viso sfuggente
e carattere da lupi
hai voluto
buttarmi in questo 
deserto di lacrime
lo sfondo e amaro
come la tua esistenza
che sembra una routine 
fatta di favole
amare 
e poi mostrarti assente
solo guardandoti 
il tuo domani
nella tua pianura
fatta di fumo e di vento
quando riconoscerai 
la tua strada maestra
e ritornerai in te
e ti sveglierai dal sonno secolare
e finalmente canterai
la buona novena

 

 

 

ANGELO DI VETRO TU

 

Tu che aleggi
invisibile in apparente
nei miei cieli
e condizioni le mie aurore 
e i miei tramonti
in questo mondo
di ciminiere e di fumo
dove il maestrale
spazza via le idee
dove il chiasso 
e il baccano
distraggono
vanificano...
io mi alzo in volo
e immerso 
nella nuvola dei sogni
con il cuore sanguinante
a sommergere la tua valle
in un mare
di sangue e di spine
che solo cosi
la speranza
che...
ritroverai
la strada del mondo
dell'arcobaleno

 

 

COME LE FOGLIE
IN AUTUNNO

 

le foglie del mio autunno
ondeggiano volano
mi accarezzano come rondine
mi salutano con un ciao
e poi spariscono
verso l'orizzonte...
il mio sguardo si sprofonda
e si sperde
in quel viale 
fatto di desolanti panchine
ricoperte di foglie
desolate e abbandonate
e orribili ricordi
riaffiorano
le mie vene si gonfiano
si agitano
il mio cuore zampilla
sembra una tempesta
i miei occhi vedono il mare
e le tue vane carezze
sembrano di sale
e si sperdono
in un ricordo 
fatti di odori 
e armonia
sotto il tuo arcobaleno
si potrebbe sognare
di passeggiare 
mano nella mano
con un dolce abbraccio
in un sentiero
fatto di rose e tulipani 
che porterà di sicuro
il sole e il sereno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NON CI SEI
MA IO TI VEDO
TI SENTO
SENTO IL TUO PROFUMO
LA TUA VOCE
MA IO LASCIO 
LA PORTA APERTA
FORSE UN GIORNO 
TROVERAI LA STRADA...

 

 

 

IL TUO SGUARDO
A TINTE FOSCHE

 

Fatto 
di ghiaccio e di neve
fatto di prati verdi
e odori montani
i tuoi occhi 
che sembrano sciabole
che ogni volta
trafiggono il mio cuore
il tuo cuore di sasso
che allontana
le perplessità
e si scioglie 
al solo pensiero 
di presenza
il solo aleggiare
il tuo odore
accarezza le mie notti
e accompagna i miei sogni
le tue mani sempre presenti
che accarezza in ogni sua forma 
il mio corpo
il tuo dormire
nel mio abbraccio infinito
hai trovato la tua casa
è inutile...
varcare monti
pianure...
montagne...
citta...
il tuo amore
è qui
a guardare quando 
è profondo il mare
e l'orizzonte
fatto di ostacoli di rose
e tulipani
e vai ma poi ritornerai sempre
nel mio giardino 
sotto il mio arcobaleno...

 

 

AMORE MIO

 

nei tuoi occhi vedo il mare
troppe volte in tempesta
fatti di troppi attimi 
ansie
perplessità
mentre nel mio cuore
si sprofonda nella sua solitudine
e si apparta
e si ripone nel suo cantuccio
per esprimerti
che lì dentro ci sei tu 
e solo tu...
forse 
forse è solo la strada
diventa ripida e difficoltosa
la vita può sapere di sale 
e di sole
ma nulla può scalfire il tuo mare
io ti voglio seguire sino
all'apice dei tuoi sogni
ma non levarmi il sogno 
voglio le tue rose
voglio il tuo sole
ma vieni nel mio cuore
e sdraiati e fatti accarezzare
e dondolare dai miei 
energici sussulti
fai che gli alveoli carnosi
del mio cuore
diventi il tuo cuscino
e la tua casa
amore mio 
sei parte di me
e non scinde 
dalla mia nuova strada
difficoltosa e impervia
ma tu sei qui...
e li resterai per sempre...

 

 

 

CUORE D'INVERNO

 

sei come l'inverno
fatta di ghiaccio
e di neve
fatte di gelide montagne
di fumi e di nebbia
e il tuo cuore
lo hai chiuso
nel fortino della tua vita
e quotidiana 
e materiale
e io in questo scalino 
di ghiaccio
me ne sto
anche se
mi gelerò
ma aspetterò
che il calore 
del mio cuore
scioglierà 
i ghiacciai artici
e arriverà 
nel tuo cuore 
di ghiaccio
e io in questa 
gabbia di sasso
mi sono rifugiato...
a osservare il tuo tetto 
di cristallo
e la tua finestra mi sorride
e voglio cogliere
le primule sotto la neve 
per ornarla...
e portarla verso il sereno...

 

 

ANCORA LA MIA PORTA È APERTA

 

Sento cadere la pioggia,
che scivola via
come mille pensieri 
che assalgono 
il mio essere
dal profumo inconfondibile, 
dall'alone per dirmi che sei lì
ad aspettarmi
dal triste risveglio
mi dici...
è solo un sogno
e la ...
malinconia dentro 
di me mi assale
A un tratto
la tua candela 
che tanto illumina 
s'interrompe...
mi abbandona
e si spegne,
la delusione del sogno
mi assale
proverò a sprofondarmi 
ancora in un bel sogno
per riaccendere 
una nuova candela 
che faccia luce;
ad un tratto mi trastullo
dal mio sonno secolare
e sento rumori 
provenire dalle scale. 
la mia porta socchiusa 
da lungo tempo,
la vedo
finalmente 
che lentamente si apre
come i lunghi 
sogni mi suggerivano
a un tratto
i tratti e i lineamenti
del tuo viso
si fanno reali
e mi guardi,
dritto negli occhi
e tutta bagnata mi baci
e poco dopo alzi 
i tuoi occhi possenti
al cielo 
e nel vuoto
sento già la tua musica
che mi avvolge
e mi stringi la mano,
e mano nella mano
camminiamo nella mia stanza 
e ti riaccendo
per farti diventare ambiente
per diventare reale...
e ridiventare parte di me...

 

 

 

QUELLO CHE NON HO MAI DETTO

 

Cara ti voglio 
dire...
tutte quelle
parole rimaste
tra le labbra
che sono scivolate via
verso orizzonti
mai visti…
e mai vissute 
laccate di rosso, 
corallo...
indelebili nel mio cuore 
in tempesta
verso mari 
burrascosi...
le mie 
lacrime 
di felicità accantonate 
per quando sono triste

Quello che non ti ho mai detto 
o riuscito a dire
per l'emozione
di amarti...
è di questa pazzia, 
che persiste
e che dice ancora 
di amarti e sfiorarti
il tuo dolce viso 
con la mia mano 
tremolante
e le labbra umide 
con la mia malinconia
per il timore
di sentire le tue 
timide parole spezzettate
interrotte e singhiozzate

Le parole che 
non ti ho mai detto 
sono nei profili 
e aleggiano ancora
in quell'aria
rarefatta.
e spenta...
da ciminiere
e rozzi palazzi
di quei giorni perduti 
o quando l'amore 
bruciava sulla nostra pelle
arrossata dal tuo caldo sole 
immersa nelle acque salate...
del tuo candito mare
quando erano le nostre 
anime a parlare per noi.

 

 

 

IL RANCORE

Più volte in quello sguardo
mi sono perso
nei tuoi occhi mi sono affogato
Ti compiaci sulle mie labbra 
dorate e perse
di vecchi sorrisi
che sono allontanati
in baci aperti
in sorriso 
e addossi i tuoi
occhi impazienti e persi 
dentro i miei che attraversano 
la tua apparenza.
che si sperde
e si frantuma
nei freddi e perenni inferni

Le mie lunghe dita
affusolate e perse 
sono in viaggio 
e percorrono 
il mistero del tuo petto
e della tua anima
ribelle persa
nei i miei labirinti 
fatto di versi e musica
arcana di quell'antico canto 
quando il mio corpo 
sofferente 
e morbido è disteso 
in quell'alveolo 
di felicita dell'eden
accanto a quel dopo
in cui l'anima si acquieta 
in cui ti sento riposare 
e in quel silenzio
meglio di mille parole
fatta 
di penombra 
e di venti che ci trastullano 
e ci accarezzano 
e si sperde dentro 
il tuo sorriso secolare 
statico istante greve 
dove i venti abbattono i muri
all'improvviso annaspano
nei ribollenti e sinuosi 
i disperati pensieri. 
Braccia sollevate 
verso il cielo
verso appigli mobili 
e molli pensieri
in aritmia che prende 
forma e vigore
in quel circolare 
fatto di sangue e rancore. 
di un tempo lontano
che racchiude il tuo domani

 

 

 

SOGNO

quel sogno cullato
custodito difeso
tra gli alveoli del mio cuore
dalla stanza color corallo 
da quel cielo azzurro
dove mille uccelli
dipingevano e decoravano
il mio futuro
li deponevo mille speranze
tra viuzze
e ripide fatiche
fatti di camini accesi
dove la neve 
accarezzava la vita
da panorami fatti di verde
e di fuoco
i tuoi occhi già li portavo dentro
e il tuo viso già accarezzavo
con mille dita tremolanti
e con occhi rivolti al cielo
tra nuvole e arcobaleno
dove il tuo amore
aleggiava tra mille colori
e impazzava la musica
fatta di versi e odori
a un tratto il sogno
divenne realtà
dove i treni 
e mille treni ancora
affollavano la mia mente
e mille vagoni d'amore
ero costretto a trasportare
con me
ma un solo amore
fu la stella
che brillava
e illuminava la mia vita
eri la più bella
cara stella di mille avventure
guardami e guardami ancora
e affogati dentro il mio io
solo li troverai la strada
e nel silenzio sentirai 
le traballanti rotaie 
che frastornano
il tuo malessere 
fatto di nebbia e di fumo
e solo nel mio cuore
troverai la tua casa
fatta di sussulti
e pulsazioni che compongono
la musica del tuo domani
cara amore mio
i tuoi occhi
mi bruciano
e mi fanno mille domande
dov’è il nostro domani
e le tue lacrime
e la linfa 
che fa crescere la nostra vita
si seguimi nel nido del cuculo
fatta di alberi
e foreste sdraiate
dove l'arcobaleno
impazza
e i raggi solari 
ti trafiggono il cuore
irrequieto 
e solo li troverai
il tuo letto
tra i mille alveoli
del mio cuore

 

 

LA MIA STRADA
DALL'ALBA FOSCA

 

la mia strada fatta
di camini fumanti
rivolti al cielo
fatto di rondini e arcobaleni
la natura amica
mi richiamava 
dal canto delle cicale
e immense distese 
di papaveri rossi 
che volontariamente 
mi ci perdevo
e dai mille e mille vagoni d'amore
che mi hanno accompagnato
dalle viuzze strette e ripide
ho sempre guardato 
il mio domani
e ho trovato il sereno
si con questo viso
ti ho affrontata
ti ho guardata negli occhi
e spesso lo ammetto 
mi ci sono perso
e trovavo anche il mare 
e il sereno
ma tu con quella corazza
che mi spii 
con i tuoi occhi reclini
a terra
ti celi dietro a mille 
anfratti 
e strade convenzionali
che pensi di eludermi
ma io la mia novena
la recito 
e la reciterò sempre
tu da quel grigiore 
fatta di fumi e tempeste
come pensi di trovare
la tua strada
tu che consulti
quotidianamente
le mie rime
con la speranza 
di trovare te
o parte di te
di vecchi sentimenti
senza aver avuto mai 
il coraggio di viverli
si esci dal passato
e disfarti della tua odiosa 
corazza e affronta la vita...

 

 

 

Verità dal triste sguardo

 

caro amore mio
perché piangi…
e almeno tu
resta tra le mie braccia
dove tutto si dilegua
e si scioglie
e prende orizzonti
diversi
anche il mio sole,
cambia colore
e piange
lacrime amare
e sudore di sabbia
e non tramonta 
dove voglio io

la notte se ne va
tra nebbia e foschia
e il nuovo giorno 
appannato e gelido
con i suoi primi colori 
del mattino
mi viene incontro
i suoi colori
son diversi da come io 
li immaginavo.
La scoperta
della mia realtà che tace 
tra mille baccani
si presenta 
inaspettata 
dolorosa 
da capire,
si fa spigolosa
tra i nuovi angoli
aguzzano e appuntiscono 
i mille pensieri
caro amore mio
i vecchi sogni
si arenano
e abbandonano 
la strada...
maestra
ed il tempo
si è fermato
per viaggiare 
verso attimi infiniti
mi fermo
tra i filare e il canneto
trattenendo un po’ il respiro
che si fa faticoso 
e irrequieto
e si fa sempre più sottile.
E l’angoscia mi assale 
è diventa così forte
che allontana la speranza.
tutto intorno a noi
si oscura
la verità dal triste sguardo
troppo lontana
da raggiungere
troppo grigia e oscura da accettare.
ma noi caro amore mio
dal triste e intenso sguardo
ci fonderemo in unico sguardo
e in unica anima
e di sicuro scalceremo
tra la folla
e troveremo il largo
per ripartire
verso il sereno
verso luoghi incontaminati
e puri
e dove ci culleremo 
in un sonno perenne
trafitti dai raggi di quel mio sole
fatto di aurora e arcobaleno

 

 

QUANTO MI PIACI
DENTRO UN SOGNO 
DI CRISTALLO

 

il risveglio
triste risveglio ...
anche stamattina vano
fatta di un letto
di piume volanti
come una nave 
che non approderà 
mai...
in un mare in tempesta
dove una triste notte infinita
è giunta a termine

e i miei occhi si aprono 
imbarazzati e riflessivi 
battono e ribattono 
ammirano
i vani addobbi 
di una stanza 
graziata e avvolgente
e tutto al suo posto
ordinato e persa...
ma preferisco sperdermi
nelle mie immagini fatti di sogni
e immagini fantasiose

intanto…
l'alba vana e fumante
in un orizzonte
sfumato
tra mille ceppi
e canne al vento
posso intravedere
il tuo sguardo
che mi indica
il mio domani

questa mattina
seduto qui davanti
allo specchio
dove la mia anima
mi domanda e mi esamina
se veramente
questa è la mia vita

intanto il mio sguardo
attraversa una finestra 
fatta di cristalli
nella penombra dell'alba
scorgo
riflesso di un marciapiede
bagnato di ruggita
dietro a quel vetro, 
la gente con disinvoltura
e non curante
che sfila senza mai sfiorarsi,

scorrono i minuti 
nell'attesa
dove lo sguardo 
diventa sogno
di un incontro,
tra sogno e realtà...

quanto mi piace
lasciar libero il pensiero
la mente mia vola oltre,
tra monti e peschi fioriti

in un essere accompagnato
e fatto di timori e ansie
e il cuore vibrante
che mi chiede aiuto 
l'elettricità scorre 
scorre...
lungo i miei polsi 
e il fermento delle mie vene
che sembrano fili sospesi
nel vuoto, 
attraversano
montagne e mari immensi,
e pianure fumanti
dai primi raggi di sole
a giunger fino a te...

la tua stella brilla 
e brilla ancora
in quel punto 
dove tutto tace
dove alchimia
di desideri impazziti
e infiniti che oscillano
e lasciano un segno indelebile…
è l'amplesso tra la vita e l'amore

 

 

LA NOTTE

 

Il giorno mi saluta
e se ne va...
anche le ultime insegne
si spengono
i lampioni si diradano 
in un sentiero di nebbia
e rugiada
fatti di marciapiedi
deserti e rimangono 
i resti del vissuto
e io e la mia penna 
ritroviamo la luce
di un sentiero luminoso 
e vegeto
mi apparto nel cantuccio
del mio io e ritrovo me stesso
e su un foglio di corallo
salgo sulla mia nave
fatta di piume 
oscillanti e soffice
ma la mia stella mi sorveglia 
con il suo sguardo
mi avvolge e mi denuda
l'anima e il cuore
per trovare
l'essenza di me
si la mia stella 
fatta di dolce carezze
dove ritrovi i sui vecchi 
sguardi e sorrisi
in cui impazzavano 
le nostre dolci giornate
quelle giornate di sole
in cui ci perdevamo in noi stessi
e attraversavamo
immense spiagge 
che affollavano di noi
in cui l'orario si arenavano
e ritrovavamo la sera

 

 

 

 

SOLO UN ATTIMO D'AMORE

 

Solo un attimo,
mi sono perso
breve come 
una scheggia di luce
che abbaglia
e fuggente e brillante
come un raggio di sole
stai li...
denudata nei tuoi pensieri
immobile.
e sudata

Non andare via
mia stella 
per illuminare il tuo mare
colma la mia sete
d' amore
e abbracciami…
strozzami
consentimi
di averti solo fino all'alba
dove l'aurora ci sorride
e accarezzare il tuo viso
e la mia è voglia di vivere
viene avvolto dal tuo odore
e dal tuo sentirti presente
e io ho scelto
di esserci.

Solo un attimo
il tuo corpo
mi avvolge
mi sovrasta
così 
breve come raggio di luna
io perso stordito
non chiedo altro
di averti...
di possederti
di ripercorrere 
tutti i lineamenti 
del tuo dolce corpo

Un attimo d'amore
interminabile e illuminante
stravolgente e perso
dove in un orizzonte 
senza tempo mi ci perdo
ma che sia vero.

ma sei palpabile
in un vissuto stravolgente
in ogni piega 
del mio cuore
in ogni lacrima data,
che scende
nella mia guancia

solo un attimo
ti chiedo
o mia stella
di mare e di terra
che sei il mio faro
tra pianure e colline
e montagne incantate
ti chiedo
ti chiedo
un solo attimo d'amore
per perdermi
nella tua bocca infinita
e fondermi nel tuo corpo di venere
tra le pieghe del mio 
cuore e della mia anima...

 

 

LACRIME AMARE

 

anche in questa 
gelida mattina
fatta di foschia
e nubi piovose
sono appiattito
perso in un letto di carta
guardo e riguardo
quella porta aperta
ma nemmeno il vento
arriva a me
forse l'alito
di fiamma va verso
l'incantesimo di un altro io
ma la mia mente 
e il mio cuore
è ancora intriso 
della tua novena
il tuo sguardo 
si sarà perso
o forse avrà trovato
un muro di sasso...
posto un tempo incantato
e adesso soffre
e urla 
urla
e lancia
lacrime amare
o forse ti sei persa
nel tuo pianto
che non sai scegliere 
la tua strada
solo la mia porta socchiusa
può diventare
la tua libertà
tanto decantata
ma mai con il coraggio
di scegliere la tua strada

 

 

LA GABBIA

 

in un muro di sasso
ti sei reclusa
tra mille sterpaglie
e spine acute
e il tuo cuore
sanguina...
il tuo fortino di sabbia
si sta sgretolando
e solo il ricordo 
dell'odore
o dei miei ultimi scritti
ogni mia traccia
ti fa sentire libera
libertà repressa
di lacrime amare
e alzi gli occhi
al cielo
in quel cielo fatto di fumo
e invochi mille realtà
inafferrabili
e ti gruccioli 
nella mia musica
e sogni di tuffarti 
nei miei occhi
e nel mio cuore
ma il tuo cuore sanguina…
solo nella fuga
troverai la mia scia
di un tempo presente
che ti porterà in paradiso
fatto di fiori
e odori avvolgenti
e strilli…
strilli...
con voce assordante
di cuore e di gesta
di un tempo presente
e tuffati nel mio alveolo
eterno.

 

 

 

IL TUO MONDO

 

fatto di porte
serrate e perse
da pietre d'argilla
di mare e corallo
di lacrime amare
solo il mio cuore
sa rompere
i mille anfratti
fatto di un cuore 
chiuso in se
dove ho trovato 
mille ferite
e mille rivoli
e mille problemi
ma mi ci sono fuso
e dopo lunghe notti 
d'amore
dove ho assaporato
il tuo essere
fatto di odori e sapori
e aver accarezzato 
il tuo corpo
e sprofondato nel tuo 
sguardo confuso
e distaccandomi 
di poco più in là
da te
e ammirandoti
sprofondata ancora sudata
nel tuo letto
di piume sospeso 
tra mille stelle cadenti
e sei la più bella
ammiravo dalla tua finestra
mille orizzonti
dove mari e cielo 
si baciavano 
e si sperdevano 
in un lungo abbraccio
il mio sguardo
ribaciava e ri accarezzava
in un vento candito
il tuo corpo
già consumato dall'ultima
notte d'amore...

 

 

 

IN QUESTO RICORDO D'AMORE
PER TE

 

in questa giornata uggiosa
osservo rifletto
e mi appoggio
nella mia
cara finestra 
appannata inchiodata
dove terra e cielo 
si baciano
nell'infinito
dai miei occhi desti
intravedo il tuo alone
e nella rugiada
vedo le tue lacrime
anche il tuo cuore
richiama me...
ma nel tuo paradiso
vedo ferite
che sanguinano
forse la tua strada
passata è fatta
di malesseri e cuori spenti
dove hai trovato l'inchino
e nel girar la testa
tra mille inerpicate
e ragionate parole
incontri i miei occhi
languidi interrogativi
dove tu ti vuoi tuffare
e creare la tua nuova 
strada....
e dove il tuo nido ti accoglierà
tra le pieghe
di un cuore che già batte per te
forse tra mille sguardi vaganti
non hai trovato il mio sereno
perditi...perditi
tra le mie braccia
che ti accoglierà
e ti proteggerà
da questo mondo
immane e spinoso
e qui vicino 
il luogo di sempre 
del tuo arcobaleno
vieni...
vieni…

 

 

 

NONNO…

 

buon natale a te...
essere speciale che da lassù...
mi guardi e mi rincuori...
siamo insieme tutti i giorni...
nella malinconia e nella felicità...
ma nulla può mai essere come
quando eravamo insieme...
buon natale a te...
essere speciale...
mi manchi sempre...
ma soprattutto a natale...
il tuo vuoto incolmabile...
e lo so non sarà mai come eravamo...
ma il sogno...
vuole essere rassicurante...
che almeno...
almeno...
questa notte...
mi accuccerò tra le tue mani...
e sveglierò...
nel natale dei desideri...
buon natale a te...
buon natale a te
essere speciale...

 

 

 

 

TI HO VISTA


Ho visto 
le tue mani
scivolare via
il tempo fermarsi
da un attimo indefinito
in una luce speciale,
nei tuoi occhi
languidi
erano occhi profondi
ci vedevo il nostro mare
uno specchio di vita,
vissuta
di una tempesta arenata
pensieri 
combattuti mai arresi
di riflessi in momenti,
attimi battiti
carezze di sentimenti.
nel profumo di te
Ho ascoltato
più volte
il battito di un cuore
agitato
appoggiando alle ore
d'intimità
la mano sul tempo,
che scivolava via 
dal tuo viso
era poesia
sussurrata...
aleggiata
dei tuoi respiri
la carezza di un abbraccio
fatta del tuo io
intrecciato allo sguardo,
profondo avvolgente
che mi cullava l'esistenza
il profondo essere
intriso in me 
che c’è nell'anima,
e nel corpo
la luce abbagliante
che rimbomba nella mia mente
che mi riporta a te...
essere speciale

 

 

BUONNOTTE

 

Sera invernale,
i tuoi occhi sono fiamme
fredda 
nel cuore e nelle gesta
buia,
nel volto che trema 
senza stelle.
ma solo tu brilli
Profumo di legna consumata
e dove il tuo profumo
riempie l’aria e scintille dorate
di un viso che sale
salgono in alto
verso la tua anima
Fiamme rincorro fiamme
che scorre nelle mie vene
in un dolce calore
da brividi lungo la schiena
Il tuo viso colorito 
mi fa compagnia
e mi assale
e mi avvolge
mentre un leggero sorriso
d'aurora è inciso in te
s’apre agli angoli della bocca.
un fiore di corallo
Il tuo volto bello, 
candido dove scorrono 
le mie mani


così perfetto,
decantato
da una luna
che ti sorride
al tuo volto di fata
ha mandato a dormire 
tutti i pensieri.
che ricorrevano il tuo vento
La luna sorride...
a un viso candido 
e dolce che dorme
lascio il mio cuore
pulsare veloce,
di battiti e capricci
lascio le mani intrecciarsi alle tue,
dove sento il sudore
e il tremolio
immergo gli occhi nei tuoi
e mi ci perdo
e un sospiro mi sfugge.
e lascia un alone
l'incanto notturno
fa l'aurora...
e di già all'orizzonte
il sole bacia il mare
e i tuoi occhi 
e il tuo candido 
viso si confonde...

 

 

 

QUEL GIORNO ERI TU

 

ero frastornato
tra i miei pensieri...
intorno
Tutto era silenzio
e per caso
incontrai i tuoi occhi
quegli occhi già conosciuti
tra le distrazioni giovanili
e inciampai
nel cuore
alveolo delle mie culle eterne

così lontana
e vicine dalle mie terre vissute
e tu cosi indaffarata
tra mille ritrosie
per vivere la tua vita
eri deposta

li che aspettavi
il mio arrivo
in quel tuo nido
d'amore

il giorno
ti parlava ti sorrideva
e gli arcobaleni 
circondavano il tuo canto
in cui
richiamavi i versi 
del mio amore per te
fui disposto
ad ascoltare
a immergermi nei tuoi occhi 
e nel tuo cuore
fatti di luce e aurora
che aspettava 
il mio amore
fatto
di battiti e tremori per te

Quel giorno
i raggi del sole
filtravano tra i tuoi capelli
di seta e di fata
di quel cielo azzurro e quieto
si chinò sul mare
e pianse di gioia...
e noi finalmente
anime gemelle da sempre
fondemmo i nostri cuori
in una vita indefinita 
e eterna

in un unico
profondo
e silenzioso
blu!
si fusero
i nostri corpi 
e cantavano le lodi
d'amore eterno

 

 

 

DOLCE AMICA DIETRO I FILI

 

I tuoi occhi 
Che raccontano mondi
Indefiniti
Le tue parole
Di ferro che scendono
E scivolano
Lungo I tuoi capelli di seta
E io con un fil di luce
Appeso alle tue virgole di sassi
La sofferenza traspare
Le parole scandite
Da sofferenze e ferite aperte 
Io non riesco a vedere
Ma le tue sofferenze
Fatte di pause mai scritte
La mia luce si affievolisce il sudore 
Scende lungo 
La mia schiena
I brividi mi assale
La mia mente batte ribatte
insieme ai tuoi sospiri
I tuoi battiti rimbombano
Nel mio essere
Voglio esserci
Andare sino in fondo
anche se la rabbia
E il dolore mi assale
Le tue parole non dette
Sono di sasso
E rimbombano nella mia mente
Per trovare parole inadeguate
e perse
Ma le tue sillabe come spine
Nel mio cuore
Vorrei cantarti novene
Serene di un mondo
Che si apre
e dirti parole di corallo
per dirti di mondi
E arcobaleni
E prati e panorami fioriti
Dove ritroverai 
il tuo ossigeno
Dove la tua casa di cristallo
aleggia la tua valle
Si dolce amica
Li troverai la tua strada
fatta di sereno
e di arcobaleno
Ciao mondo raso
Di arroganze e soprusi
Ciao.....
Ciao
il mio mondo è a sud
tra i miei mari dorati
e i miei monti fioriti

 

 

IO UN GIORNO VORREI

 

Che i tuoi occhi...
la tua anima...
e il tuo cuore...
accarezzassero
il mio viso
consumato dal tempo
e la mia anima...
e il mio cuore...
 lo sanerebbero 
dai mille dolori
e ferite
passate
E io riuscirei
a rubarti il tuo cuore di corallo
per custodirlo entro il mio
è disposto a percorrere
strade rupe
è a picco sui monti innevati
tra cespugli e canneti
tra fumi e ciminiere
per portarlo verso il sereno
è sotto l'arcobaleno
dove la terra
e cielo si baciano
e il sole dorme nei tuoi occhi...

 

 

IL MIO PENSIERO MUTO

 

il vento batteva
sul tuo viso di corallo 
e occhi lucenti
e sui tuoi capelli
e sei il pensiero 
che profuma di giglio
di oleandri e tigli
che parla al ricordo
dei settembrini ricordi

sei una poesia di ieri
che recita versi di oggi
dove le colline
candide verdi
ricoperte 
da immensi filari
dove il sole all'orizzonte infinito
tuffandosi nel mare
dei ricordi 
dove la luce del tramonto
e il rossore che rispecchiava
cielo e mare
mi ricorda i tuoi occhi.

Il cielo,
settembrino 
ha pianto te 
dopo quella stagione calda
dove tu con i tuoi capelli al vento
hai presi nuovi orizzonti
i ricordi di versi muti
di poetica astratta
il ricordo delle tue risate
ridenti nei suoi muti ricordi
fatti di 
silenzi soffocati
i profumi degli oleandri 
vengono a me
come se il tempo è arenato
sotto quelle stelle cadenti
dei cieli adriatici
hai finto di sorridere.

e nel mio cuore
e sceso il buio
l'arsura del tempo che passa 
e segni del viso
dove le cicatrici 
segnano e scandiscono
una guerra di sentimenti
e il tempo
non ha affievolito 
i dolci ricordi
e oggi...
E’ l'inverno adesso
nelle mie mani tremolanti
e capelli brizzolati
adagia neve su mani asciutte, 
di un viso dagli occhi veneri
frugano ancora negli occhi verità
di un anima candida 
che vuole amore da me
ho passato il tempo a guardare nell'aria
di vedere aleggiare i tuoi capelli al vento
e angoli e vestiti
che non profumavano più di te.

Cerco ricordi
gloriosi e di corallo
pensieri invadenti 
che frastornano la mia mente
si mescolano al profumo 
di legna arsa
di un fuoco che scorreva 
nelle nostre vene
giovanili…
ancora lenta... 
la voce parla
tra le mie palpebre

trema nel silenzio 
spettrale di luci soffuse
dove la notte si accendeva 
ma io sento il tuo sospiro

sei con me
parte di me
ed io

l'ascolto.
le tue lodi
del tempo...

 

 

NON TREMARE AMICA MIA

 

io sono qui 
tra i venti del maestrale
che ti aspetto
tra parole spente 
e virgole di pietra
non tremare 
non tremare
tra gli anfratti d'esistenza
e rivoli di faticosi sospiri
e battiti 
tirati per forza o dovere
le parole al vento
taglienti come lame
se ti accarezzo 
con il mio dolce pensiero
e con il mio umile sguardo
è perché io sono 
sulla tua pelle
vellutata di fantasie 
d'inutile rughe
io in questa temperatura arsa
ambiente spigoloso e perso
che leggo le tue arse 
e schiette parole
che racchiude sofferenze passate
mi lascio andare 
tra i miei pensieri
di carta che vola 
come gazze al vento
per portarti le mie sicurezze
di un’esistenza fusa insieme a te

non tremare
non tremare
appoggiati alle mie umili spalle
e sfiora il mio umile viso
consumato dal tempo
che so sorreggerti
dai tanti ampassi 
è perché sulla tua forza
che poggio la mia dolcezza

non tremare 
non tremare
reagisci
che ci penso io a stringerti 
tra le mie braccia 
e gli alveoli del mio cuore
si siediti sulle mie gambe
e fatti avvolgere dalle mie dolci 
e sincere leali parole
fatte di cuore e libertà
sono quelle di un amico
che ha bisogno 
della tua fiducia
che abbiamo bisogno 
di questa notte
e tante altre 
tante altre ancora
per riflettere insieme a te

non tremare
non tremare
se ti scrivo questi versi:
in un fil di voce
è per chiederti permesso
per entrare in punta di piedi
nella tua vita di pietra
e portarti il sereno
e far aprire il tuo cuore a me
è perché ti voglio vicina
è perché ti voglio eterna
vivace e gioviale
come è eterna la tua idea
di libertà
che ti appartiene 
e che ci appartiene

 

 

L'UOMO DEL VENTO

 

io uomo del vento
Ho posato e riposato 
lo sguardo offuscato dal tempo
oltre le barriere dei tuoi occhi
e della tua anima che tratteggia
le rughe del tempo

per ritrovarmi su spiazzi
di memoria ondeggiante
di un passato che riaffiora
e desta il futuro

io uomo del vento
dal immenso sapere ,
non è rimasto che polvere al vento
ho stretto le mani chiuse
trattenendo sabbia dorata
per spezzare catene d’ acciaio
di sfiducia di vane realtà
che mi tenevano imbrigliato e legato

su falsi pregiudizi.
di passati ondeggianti
fatti da gelidi inverni
da neve affumicata dal tempo
ho combattuto e ricombattuto
tra canneti e ciminiere fumante
di un raso giudizio
di un pensiero piatto inutile
dove tutti passano e si affilano

io ho chiesto al vento
mio compagno mio amico
di darmi una scia 
di un uomo che si oppone
da una tragica strada
rupe polverosa e persa
ma solo mia

il vento che batte e ribatte
e ondeggia ma non si ferma
per darmi la sua libertà
a un uomo che della vita 
ne ha fatto una guerra
e lui schiaffeggiandomi
il viso segnato dal tempo
con il suo gelido soffio
fatto di sale 
ha rubato le mie lacrime
dai miei occhi
arrossati da un orizzonte
indefinito e perso nei tuoi occhi 
di stupore e sfiducia
ma amica di poco e di sempre

l’ultima lacrime di pietà,
versata tra i cespugli di vita
Ho camminato lunghi viali

e su strade 
polverose d'arso credere
per ritrovarmi disteso
appiattito e perso
di una ragione mai data
su deserti di sale rosso ,
e rossi orizzonti

ho chiuso gli occhi
infusi in quelli tuoi languidi
per non vedere il dolore 
di non riconoscere la mia vita
ho chiesto alla speranza
se la mia vita
può essere parte di te
e di darmi un sorriso 
di passione e d’amore

e lei guardandomi 
negli occhi lacrimanti
quasi indifferente
e con autosufficienza
ha strappato la mia anima
e dal mio petto 
ha strappato il mio cuore 
quasi senza palpiti…

io uomo del vento
che da un soffio 
o un click sono arrivato 
guardo i tuoi occhi 
languidi incisi e affogato nei miei
di fonderti e di foderami 
nel mio cuore...
traballante
e irrequieto che parla di te...

 

 

L'UOMO DAGLI OCCHI DI VETRO 
E CUORE FRAGILE

 

guardami...
e guardami ancora
nei miei occhi
di vetro e cristallo
e nel mio cuore 
ferito e sanguinante
io avrò estrema cura,
delle tue intime ferite 
e insieme troveremo la strada
e pensieri che terrò nel posto 
più segreto e caldo,
del mio inevitabile arcobaleno
*
Se tu fossi qui,ora,
angelo portato dal vento
a confessarmi i tuoi malesseri
invece di fammi penare in solitudine
con il cuore infranto per te

a calpestare la stessa 
sabbia umida mia
con i stessi miei piedi nudi
senza che la luce ci veda,
ma sento il tuo profumo

io già sento i tuoi passi 
sopra l'anima mia 
e cuore piangente
mentre solchi città e paesi 
lontani
tra rupe canneti e ciminiere
tra inside e dolori
i stessi che assalgono me

e senza che tu dica nulla
volontariamente ti apparti
sarà la marea 
del tuoi impulso 
o l’orgoglio 
del tuo carattere,
ad annegarmi
e ti urlo
e ancora ti urlo
questa è la nostra vita
la nostra possibilità
lasciti guidare dalla mia stella
che sarà anche la tua.
*
Avrò mani di seta
e cuore di cristallo
per non farti male dentro,
e i tuoi battiti culleranno i mie sogni
quando sui fili dell'orizzonte 
già vedo infinito
veglierò e appenderò 
ad asciugare le mie lacrime
e della mia malinconia senza fine.

*
Ci sarà anche il vento,
a battere i ritmi del tempo
e annoderà lembi dei tristi pensieri
sopra un mare in burrasca
con il mio cuore che si dimena
per te
dove nemmeno i gabbiani
troveranno spazio per volare.
*
Forse il tempo
ci darà ragione
nei nostri visi stanchi
ma traccerà un prato verde
con lunghi filari di biancospini
solo per noi,
ai piedi di un monte innevato
e un amore senza casa
regnerà nei nostri cuori
dove i tigli saranno cornice 
e ombre e rifugio
di un’eternità infusa in noi.

*
Anche la luna luminosa
sì è spenta e non osa stasera,
sei tu la stella che illumina la valle
e il mio cuore sazio di te

anche i brandelli di nubi si sono arenati, 
sospesi e infranti
ci sono coltri d'ovatta 
sull'alcova del cielo stellato
di un’orizzonte che ci avvolge
per ammansire nostalgie canaglie
ma ormai arenate
e per annerire diradare
i lampioni dei sogni.
*
È cosi immenso l'oceano
nei sperduti orizzonti
tra te e la mia vita
ma il cuore no
ma mi piacerebbe avere le ali.
per inondare tutti gli alveoli 
del tuo cuore e saziarlo di me.

 

 

LA PARTENZA

 

guardo e riguardo
le mie macerie
le mie ferite mi assalgono 
ancora una volta
i crampi allo stomaco
il grumo in gola
osservo la mia gabbia 
per dirgli addio...
eppure doveva essere la luce
lì mi aspetta il bagaglio del tempo
quante memorie
e quanti futuri
e quanti sogni deposti ancora...
il grigiore dei cielo straniero 
mi assale mi annienta
le paure mi corrodono 
ancora...
ancora...
ma voglio deporle
in terra straniera
li appassito come una foglie
cadente dal freddo polare
una panchina asettica
mi guarda e mi fa compagnia
il fischio di un treno che va
i visi sfuggenti che sfuggono 
come le mie paure
vagoni e vagoni ancora
montagne e montagne
di desideri e sogni
ma ormai il mio malessere alle spalle
dai finestrini grezzi crudi
di un treno che si lancia in corsa
i caseggiati di un quadro sbiadito e perso
dove un giorno avevo i miei sogni
oggi addobbi morti
da un muro di sasso 
che il mio orizzonte si ferma
e mi asfissia la mente
a un tratto tutto si buca si offusca
la notte mi viene incontro
la pianura tabula rasa
gli alberi e i prati 
si allungano e si sdraiano intorno a me
e brillano nella notte
alzo gli occhi al cielo
è la mia stella polare 
che mi illumina e mi abbaglia
anche gli alberi 
mi sorridono e mi danno il benvenuto
più a sud il sorriso del mare
mi coglie mi coinvolge
con mille gioie al cuore
il paesaggio è mio e io sono parte di lui
più mi immergo e più il cuore si apre
tra mille formicolii 
ma sono vivo
a un tratto l'orizzonte
s'illumina e quasi volando 
mi ci immergo e navigo 
con i remi dell'emozione
mi fermo mi giro 
le mie paure sono energie potenti
a un tratto giro lo sguardo
guardo i miei stessi occhi riflettere
di una persona che mi vuole
ma si emoziona
le sue lacrime sembrano torrenti
il mio cuore trema
ma ricolmo di gioia mi dà il benvenuto
a un tratto osservo 
una natura che mi appartiene
mi coinvolge parte di me stesso
e nello sfondo dove il cielo bacia il mare
i miei occhi si confondono 
in chi mi coinvolge
è lì la mia casa 
fatta di mura di vetro e cristallo
tanti sogni e paure o ritrattato 
nel benessere che mi ricolma
e il sorriso sovrasta la quiete 
e il silenzio
della gente che mi assale
sino a scomparire nel boato del nulla
e io nella mia solitudine di sempre
guardo nella profondità degli occhi
di chi mi desta
interroga la persona di sempre
fatta di ferite e gambe stanche
ma con il sorriso del domani
che mi attende e mi sorprende
e io con me stesso
tra vecchie mura
a me famigliari
mi sorridono e anche loro
vorrebbero interrogarmi.

 

 

VOLARE

 

io qui me ne sto
in questa nuvola
galleggiane ...
navigante...
dai remi d'emozioni
dai mari argentati
dei trabocchi
e monti e montagne innevati
tra ulivi e vigneti
in una strada navigante 
tra oleandri e allori
dalla città sdraiata
dalle tue storie
inerpicate tra mille ferite
e mille paure e mille fobie
l'hai trasferite nel mio
cuore indelebile
e l'hai depositato 
negli alveoli più profondi
cerco di girare il mio sguardo
nel profondo del mare
e navigare nei profondi 
oscuri abissi
ma anche li trovo te
la brezza marina accarezza il mio viso
e sventola i tuoi capelli
in ogni orizzonte vedo te
e senza te non esiste orizzonti
o sole o luna o stella
in ogni angolo
di queste città inanimata
di antiche e consumate storie
trovo il tuo odore intriso in me
fermati... fermati...
e girati verso le mie braccia
d'aurea d'aurora 
dove troverai l'arcobaleno...

 

 

IL MIO TEMPO

 

L'inutilità
di un tempo passato
di un treno che passa
dove ricordi e amori
sono deposti
dove... quando
la macchina del tempo
guarda i miei capelli
e la mia ultima ruga
i miei occhi...
e all'improvviso,
incrocio te
come un alveolo
dei tempi passati e presenti
di una consumata e vissuta città
dove vecchi ricordi
sono incisi
tra mura consumati dal tempo
e in lontananza vedo la stessa bandiera
che svolazza nel vuoto
dove io e tanti altri
con utopie giovanili
ci siamo appesi
tra pensieri e utopie
e quanto sangue abbiamo versato
ormai 
ormai 
inutile 
guardo la strada
del castello
e l'adiacente piazza
con il corso
che si innesta a sciabola
ancora come uno spillo al cuore
dove poi domandare i suoi ricordi
parlano ancora di me
e tu oggi...
con i tuoi occhi profondi 
malinconici
e pieno di ferite
e con il tuo andamento
timido e spaesata
oggi guardi me
e ti rendi conto
qual era la mia strada 
dell'inutilità
del tempo passato
dove i venti e la pioggia
hanno battuto intemperie
su queste mura ormai diroccate
e tu da questo tempo
inesorabile
quante ferite e dolori 
hai dovuto sopportare
e ritrovarci entrambi
con i segni e rughe 
dei visi che destano 
e guardano l'uno 
nella profondità 
degli occhi dell'altro
che raccontano tutto di noi
del tempo passato...
da sere anguste e perse
in solitudine,
o compagnie arse
tante lacrime trattenute e bloccate
dai nostri visi giovanili
perché non scendessero,
per orgoglio o per fugace
parole… 
parole…
silenziose
sguardi…
sguardi…
ferme…
ferme…
sulle labbra
dorate…

e a quel tempo inesorabile che è passato
c’è un lento manto di odio
di un mancato incontro
dove le nostre vite si destavano
e il sapore di oggi
ricopre la tua pelle...
dorata 
dall'odore di gelsomino
gli stessi che regnavano e inondavano
quella piazza 
da noi frequentata e consumata
l'attesa si è fermata
e io sempre qui
e tu sempre qui
non attendiamo altro...
tempo
solo la fine delle nostre strade...
da quei lampioni soffusi
da quelle vecchie insegne
ormai spente
un ultimo traballante uomo
viene verso di noi
fisso nei nostri occhi
come a scavare i nostri passati
e noi nella nostra voluta pazzia
lo guardiamo ancora 
e lo stesso dei tempi andati
e ti rendi conto dell'inutilità
delle nostre età pesanti
è quasi ostacolo 
di vivere oggi quello di ieri
e dare alito al tempo trascorso
ma guardarsi oggi dentro
come non abbiamo fatto mai
ci dice che… 
che il cuore già è fuso
e colmo di una storia già vissuta
e non aspetta di essere
accettata da noi
e costata
che siamo diventati 
una sola persona....

 

 

 

LA MIA RELAZIONE 
DAI CAPELLI BIANCHI

 

Pensavo
pensavo 
a noi poco fa
alle parole dette 
e non dette
dalle emozioni 
di un tempo andato
e ferite ancora aperte
dalle taglienti realtà 
mentre insolite ombre,
di fiducia
vuoi trovare tra 
i miei capelli bianchi
e tra l'ultima ruga
d'esperienza...
un cuore di cristallo che trasporti
e con un mio spillo voglio trafiggere
dove troveremo
la nostra stagionata e comune via
lascia e deponi le tue paure e ansie
in terra straniera

le tue paure 
e insicurezze
oscuravano ancora, 
le vaghe speranze
e le cime dei monti
e anche le ali delle gazze 
migratorie verso i mari del sud
vuoi tagliare
e le mie valli scoscese derise 
del mio cuore che fai traballare.
Pensavo a te poco fa
e alle tue fiducie richieste
e io intrecciando quell'esile filo
di voce dove sono 
i fatti a parlare forte
che sa di memoria,

il tuo tintinnare ma gioiello, 
che sei emersa per caso
nel mio cuore
e ti sei piantata
con stabili radici
come nel fianco di uno
scoglio,
nel respiro quieto e silenzioso
del mare.
Ed io, immobile e fermo
piantato ormai nel tuo cuore, 
resto muto tra i nodi
e gli alveoli cavernosi del tuo cuore
e fatta di una rete intrecciata 
di battiti che mi cullano
nel mio sonno secolare e stabile,
sul freddo fondale marino
congelo i miei ricordi
dove la notte soffusa
è piovosa 
e io sulle spalle piegate
sorreggevo il tuo corpo 
e il tuo amore da sirena
e tu con le braccia conserte
di un uggioso fonema
prendevi la mia mano rugosa
e mi accompagnavi
nella mia strada della vita
sino all'ultimo respiro
e cosi tu in questo mare cupo
hai seppellito tutte le tue paure
per trovare l'infinito e l'eternità insieme a me.

 

 

SEI IL MIO MALESSERE
DI CUORE E DI GESTA

 

le tue sillabe 
spezzettate 
e tremolanti
entrano come 
spilli nel mio cuore
e distrugge la mia mente
le tue frasi dette 
e non dette
fanno scendere 
il sudore freddo
nella mia fronte
e si mischiano 
alle mie lacrime
e mi appannano 
la vista e l'anima
l'impotenza mi assale
lo sdegno di me 
stesso mi perseguita
solo di essere uomo
la mia immaginazione mi trasporta
dalle tue parole non dette
e ricrea quel lager
che colora il tuo ambiente
quella stanza quell'angolo
isolato e buio
emarginato 
è stretto dentro la tua paura
di essere donna
e degenera in una negata autostima
guardo e riguardo il mio 
angolo di mente e vedo te sempre 
più rannicchiata in te stessa
si gridami
gridami
verso le mie mani
tremolanti
e irraggiungibili
e il mio cuore
ma solo la voglia di abbracciarti
mi percuote l'esistenza
io già vedo le tue mani
tra i tuoi capelli di seta
e i tuoi occhi fissi sbarrati
verso la porta
quella porta
che ti taglia l'esistenza
gridami 
e gridami ancora
e prendi il coraggio 
di prendere questa mia mano 
e questo mio cuore irrequieto
e tremolante 
e datata dai segni del tempo
in cui ti porterà il tuo sereno

 

 

L'URLO DEL SILENZIO

 

guardo con 
i tuoi stessi occhi
orizzonti
tramonti 
e arcobaleni
però non parli!
e il tuo cuore 
lo sento assente
e i tuoi battiti
non arrivano a me
E le parole che non dici
sono come montagne invalicabili 
e mi feriscono cuore e l'anima.
Tutto gela nell'urlo 
del tuo silenzio,
e frastorna la mia mente
gelano i colori,
che un tempo vivaci 
gelano i profumi,
di te che un tempo 
ero intriso
gela la mia stessa vita,
che si è fermata con i tuoi silenzi
smarrita persa 
nell'opprimente
silenzio 
e silenzio di te
mi domando 
e mi acquitrino dei perché.
i miei occhi sono i stessi tuoi
il mio cuore è lo stesso tuo
la mia anima è la stessa tua
Vorrei entrare nella tua mente 
e nella tua anima
e leggere nei tuoi pensieri,
e vorrei essere i tuoi battiti
e intanto sono 
alla ricerca delle parole
che non pronunci,
e dei tuoi lunghi silenzi
vorrei entrare 
nelle membrane dell'essere
e delle tue stanze segrete

per capire dove è nato il malessere 
che ha ucciso il nostro dialogo 
Vorrei… essere in te 
Vorrei… vivere per te
Ma tu glaciale
non parli!
il silenzio mi assale
E le parole di gesta
che non dici suonano
e fanno rumore nella mia mente
come un tonfo
la sentenza definitiva,
mi assale
e mi sembra inappellabile:
"Se il silenzio deve essere,
che il silenzio sia"!
ma per favore
fai parlare il tuo cuore
lo stesso mio
e i tuoi occhi
gli stessi miei...

 

 

 

ME NE VADO

 

vado... vado
il sudore gelido
scende nella mia fronte
lacrime
lacrime che scendono
sulle mie guance
di un sapore di sale
però...
sì me ne vado 
me ne vado
non preoccuparti
e scusa se sono entrato
nella tua vita
se pure in punta di piedi
e rispettando l'alveo trovato
ma scusa se sono stato di troppo
e preoccupandomi per te
e scusa se ho osato amarti
e avvicinarmi al tuo cuore
che raggomitolato nel suo grucciolo
di vecchie ferite spente
e malesseri mai rimossi
con le tue vane richieste
di tempo che da tempo
di fiducie di sincerità
per giustificare la tua causa
le continue frecce
che hai lanciate
e frasi aride e gelide
spezzettate 
e equivoche
ma solo in me 
sono deposte 
i segni che hai lasciato
di un cuore irrequieto
ferito e sanguinante
ma il solo vivere troverà la ragione
forse un giorno
tuo essere insicuro senza meta
cercherà ancora il mio cuore
in quelle stesse strade 
a noi due famigliari
dove l'orizzonte
e il mare che baciava 
il cielo e faceva da cornice
al nostro bocciolo d'amore
ma quelle strade ormai deserte
e aride non troverai
che il tuo malessere di sempre
e ricorderai di aver perso
la favola e il nostro arcobaleno
e io adesso con il mio cuore
infranto e sanguinante
non posso che dirti
addio... addio… addio…
e non troverai più la mia scia
se vuoi a ferite ancora fresche
sai dove sono ormeggiato 
ancora per qualche tempo
per non dare alito 
che tutto è perduto
e il resto è stato solo 
un brutto sogno...
io vado... vado...
lascio la mia porta socchiusa
dove solo tu troverai la strada...

 

 

PERCHE' FUGGI DA TE STESSA

 

perché vuoi scappare,
dal tuo stesso cuore in panne
perché vuoi fuggire
lontano dai tuoi sentimenti 
senza voltarti mai
nemmeno dentro te stessa.
e dando alito a chi
ha sempre dubitato di te
anche alla tua ragione di vita
e ormeggiarti vicino
a chi ha saputo solo dirti "devi"
e oggi lo vuoi crogiolare dentro di te
e escludere me
che ti ho sempre teso una mano.
e porto il tuo cuore dentro me
io ho voglia di ricominciare
con te e solo con te
in questi sprazzi e viali di oleandri
dove tutto ci sorride
per vivere una vita che sia nostra
non scappare che 
il tuo cuore ti chiama.
E tu perché vuoi apparire
per forza mecenate di sentimenti
e tradire il tuo stesso credo
non scappare non scappare
che non riuscirai mai 
a sradicare il mio albero 
già radicato in te
o mi vuoi far credere
che tutti quei fiumi di discorsi
erano solo per usarmi
e poco dopo avere la soddisfazione 
di buttarmi via...
no no non puoi essere tu 
fiore di loto
in questa loggia di belvedere
di primavera in cui l'orizzonte
ci chiede aiuto
come sua parte...

 

 

LE PAROLE CHE NON PARLANO

 

ormai...
ormai...
le parole non parlano
ormai più
il silenzio rimbomba 
e fa baccano nella mia testa
i battiti del mio cuore 
si sono bloccati
la vista si è bloccata
all'ultimo fotogramma
dei tuoi occhi
i miei luoghi di sempre 
mi scacciano
ogni angolo è asettico 
e irriconoscibile
ma ancora profuma di te
ma la tua voce non la sento
ma perché non parli?
ma perché non urli?
il mio cuore ha bisogno 
di sentire il tuo baccano
non posso pensare
che sia indifferenza?
ma forse vivi lo stesso 
mio struggimento
e se è cosi perché 
non lo urli al mio cuore
che aspetta questo
per unirsi nel suo strillo 
comune infinito...
non far finta di guardare altrove
perché anche gli orizzonti dorati
respingono a te 
per ritrovare te stessa
e il tuo credo...
è inutile
che passi e mostri non curante
di quel sudato marciapiede di sempre
perché anche li trovi me
e trovi te stessa
ma perché menti a te stessa
perché lo fai
già sai che la via 
dell'arcobaleno è con lui
ma ti piace martorizzarti la tua vita
e quella di quel povero cuore agonizzante
che non aspetta un tuo cenno 
per ricominciare a vivere e a battere
dai... dai…
riinizia a essere te stessa
anche in una città nuova
ma di vecchi schemi
e la stessa natura
parlami di quel linguaggio
e odore antico di sempre
di quell'amore per me e io per te

 

 

 

Perso

 

Mi sono perso
e affossato nei tuoi 
languidi occhi
come una 
vecchia barca di legno
e galleggio tra i tuoi battiti
con le mie vele
che battono tra i tuoi pensieri 
confusi strappati
e io con il timone rotto
scorro tra le tue vene
in balia delle onde
del tuo cuore
e dei tuoi capricci 
e il vento che batte capolino
e io mi distraggo tra i labirinti 
della tua anima
e a nulla serve 
saper leggere le stelle
in cui ti ispiri
o conoscere le carte
in cui scrivi le tue pene per me...
non serve a nulla
tormentarmi e tormentarti
se il sentiero in cui viaggi
te l'hai smarrito
ma a me basta essere parte di te...
anche se alla deriva
e batti i scogli
o ti incagli tra le rocce 
io sono dentro di te
prima o poi ritroverai la strada
e io con te

ma io non cerco nessun aiuto
sin che sono dentro di te
non cerco nulla
solo i labirinti profondi 
del tuo cuore
vorrei solo
immergere le mani nude
tra i tuoi capelli
di seta e corallo
come acqua vorrei scivolare
in ogni tuo porro
del tuo corpo
per sentirmi parte di te
e guidarti nella mia barca 
dei sogni
e farci cullare dalle onde
di questo nostro mare di riviera
e farci riscaldare dal nostro sole
d'oriente che spunta
dietro il nostro nido
e farti approdare
in quel nostro porto
e condurti verso 
un approdo sicuro.

 

 

DELUSIONE E TRADIMENTO


io qui me ne sto
a cantare la mia lode
anche se i sogni 
non sono del tutto deposti
e i crisantemi mi sorridono
io nella mia rabbia mi annaspo
dove le lacrime 
in un viso di porpora
diventano di carta e invisibili
che volano verso la gabbia 
dei miei pensieri
io che ho deposto il mio fardello
nelle tue mani di fata
dove il tradimento 
lascia un sapore amaro
e forse ingabbia la mia anima
ma tu che ti racchiudi nella tua valle 
di carta
volontariamente ti apparti
nel tuo carcere di carta
e va verso un muro di sasso
io che deponevo 
inutile speranze 
in un cuore di sasso
dove tutto scompare
dove lascia lancinante
ferite sanguinante...
la tua voce stridente
affiora e va
rimbomba nella mia mete
di parole spezzettate 
e confuse idee
di cose non dette
né per speranza 
né per coraggio
nella tua vita 
si annida la verità
anche se inutili pianti
ricerca inutile responsabilità
per nascondere la cruda realtà

 

 

MECENATE DI SENTIMENTI

 

io come un barattolo
di latta....
preso a calci...
da un assassina 
di vento e sentimenti
fatto di parole incrociate
di pretese e confidenze 
soggiogate da mani 
puerile e spente
rilavate con coscienze 
grigie e spente
di facciate d'alloro e incenso
io cuore nobile
percorro la mia strada
tra gli arcobaleni
e nel tempo presente
incontrerò i tuoi 
occhi tra marciapiedi
annaspati di polvere
ma a me famigliari
e li entrerò nella tua anima 
fatta da un 
grigiore mai rilevato
fatto di frase fatte 
e maschere
ma ti scoverò 
tra la moltitudine 
di una città che muore
tra i sospiri di chi tace
convinto di sapere la novena
e stare nella sua strada giusta
ma io nel torto continuerò
per la mia strada...
fatta di arcobaleni...

 

 

MA CHE DELUSIONE SEI

 

Io non conosco la tua bocca 
e nemmeno i tuoi occhi
e non ho mai accarezzato 
i tuoi capelli 
ma sento il tuo urlo innato in me
che mi dice "ti amo" 
ed ignoro il tuo silenzio di voce
acuta che sfavilla orchidea
e mi sussurra nel mio cuore 
dolcezze e lo sento 
vibrare e accarezzare 
il mio corpo come acqua 
tiepida del tuo mare 
Eri il mio urlo di canto libero 
delle nostre primavere 
il mio lido
dell'aurora
e l’approdo
dei viali alberati
di tigli e oleandri 
di quella spiaggia assolata 
eri come il zefiro dolce 
e il vento di quell'estate 
che scioglie sperdeva i dolci lamenti
Con te 
con i capelli ondulati
io volavo 
tra mille paesi e città
varcavo i confini
di Normandia e di melodia risonante
io tra le tue nuvole di carne
in alto danzavo 
ma non conosco il tuo corpo
ma i labirinti della tua anima d'aureola 
che a te mi stringevi
ed una ignara mano
che scivolava lungo il tuo corpo
e sentiva i tuoi battiti capricciosi 
e guidava i miei passi 
verso un cuore traballante
Rivivo tuttora 
a ricordarmi i tuoi occhi
fu uno strappo violento
come un lampo che amplifica il mio tuono 
e una ferita profonda
che il sangue allaga i miei occhi 
e m’insanguina il cuore 
La mente frastornata traballa... 
Lacrime fumanti e amare 
e pianto a dirotto e disperato
sotto quel cielo stellato
da noi decantato 
ma fu nell'inerme e accorato
e disperato abisso

 

MA ERI VERAMENTE TU

 

dietro a fiumi 
e fiumi di parole 
candide e amare
di ferite confessate 
e sanguinanti...

ti nascondevi tu...
essere avvolgente e avvincente
di ieri e di oggi…
ma eri veramente tu ?
che mi hai trascinato 
tramite avvolgenti lettere 
e parole spezzettate
dal singhiozzo dei ricordi
e dell'emozione che io convivevo
attimo per attimo

e più tu andavi avanti
nei tuoi solchi d'esistenza 
e più io mi immergevo 
nel tuo cuore e nella tua anima
e con te il mio cuore dilaniava...
e le tue continue richieste
di sincerità e di fiducia
e dimostrazione tra parole
e realtà e fatti
verso di me
mi coinvolgervi e farmi capire
che la cosa era importante
e determinante

e invece oggi non ti riconosco...
ma eri tu
o un’inutile maschera
che mi volevi ammaliare
visto come oggi sei fuggita
indegna cruda 
senza anima...
o non hai retto 
a una misera difficoltà 
d'emozione e di paure
di essere coinvolta
in coinvolgenti emozioni d'amore

e che oggi vuoi allontanare
e le vivi soffrendo 
e dilaniata da inutili paure
ma perché non lo confessi
se sei veramente tu
quell'essere di ieri
cosi candida e avvolgente
di un angelo che ho incontrato 
lungo la mia vita

la stessa della calda voce
sentita dietro
un’emozionante telefonata
ma sei veramente quella...
e se sei quella
nel tuo nuovo comportamento
ma ti sei veramente guardata dentro
nell'anima
nella coscienza
nel proprio io
se eri tu
o se oggi sei tu
e stavi sulla retta via ieri 
o oggi...
o sei quell'essere inutile
che oggi mi vuoi far credere
io non ci posso credere
o meglio nel profondo del mio io
voglio ricordarti 
quella che eri 
angelo di gesta e sentimenti coinvolgenti…

o quell’essere di ieri
eri solo una maschera
per usarmi per i tuoi sfoghi di solitudine 
per poi buttarmi nell'arsa dei ricordi
passati
se così fosse 
che delusione
che puerile delusione
che meschina delusione

se eri
quella dei miei sogni
che io intendo conservare
nel grucciolo del mio cuore
ti chiedo
ti chiedo
di mostrare la tua vera anima 
e natura
e rivelami la tua realtà seppur cruda 
ma la tua realtà vera

per una volta seppur l'ultima
guardami negli occhi
e rivelami la tua aspra novena
o forse
forse 
vivi di inespresse verità
e sono una ferita per te
e sono il tuo tormento d'amore...

 

 

 

NELLA TUA PERIFERIA

 

dormi... dormi...
in questa periferia
d'anfratti e rovi
da viuzze e lampioni spenti
marciapiedi dirupati
di barattoli di latta 
arrugginiti
è qui 
è qui...
che trovi la tua vita
è qui che si annidano
le tue confuse idee
al di là di quel diroccato 
muro trovi la tua casa
fatta di cancelli
sbarrati 
e di catene
e per puro caso
in un periodo strano
son... 
caduto...
caduto...
anche io...
tra le tue ferite
e la tua tortuosa vita
e mi son 
impigliato... 
impigliato...
tra i tuoi rovi
di esistenza rasa e mai data
e ho incontrato 
i tuoi occhi
dilaganti 
di una strana luce
volevano raccontare 
di te...
di te...
le mille avventure 
di una vita spenta
uguale alla tua arsa piatta
periferia
ma oggi 
ormai...
ormai...
i tuoi occhi distratti 
spenti
e divaganti vanno 
verso altri monti
anche se 
mi hai fatto impigliare
nei rivoli della tua esistenza
e oggi guardi altrove
e ormai mi prendi 
a calci come i tuoi barattoli 
di latta arrugginiti 
nella tua periferia...
io mi sono impigliato tra i tuoi rovi
e anfratti dove gli aquiloni
non battono
e li ormai ho costruito la mia casa
di perle e corallo
tra i tuoi rivoli di esistenza
abbassa quello sguardo arso
cosi ormai impenetrabile e perso
e troverai i miei piedi
disposti a camminare per te
tra mille dirupi 
per darti l'arcobaleno