SOTTO QUESTO CIELO NON VEDO PIU' LA LUCE

 

 

 

SOTTO QUESTO CIELO

NON VEDO PIU' LA LUCE

SONO AL BUIO
SENZA STELLE
 
Si voglio essere
Solo e profondo,
senza vedere ormai il nulla,
in questo mio tunnel del niente…
 
A forza di sognare
Il malessere in profondità,
mi sono sprofondato,
sotto questo cielo senza più stelle…
 
In questa intelligenza superflua,
che striscia e diventa boato
e rimbomba l’anima…
 
e solo in una leggerezza,
di sogno e di ali
mi fanno essere leggero,
come un gabbiano…
 
che mi fa sperare e immaginare
di risalire al di la
di questo corpo di carcassa…
senza vestirmi di superficialità,
o di banalità
di una diversità di barriera…
SILVANO
 
IN UN ALONE DI RABBIA
 
 
In questo alone di rabbia
In quest’assenza di luce,
anche i tuoi occhi
come lamine sono fuggiti…
 
i pensieri e i ricordi
sono spade taglienti
che mi incidono di fresco
in questa bolla di buio…
 
ma tutti questi ricordi dinamici,
mi giro mi rivolto come una sagoma
che il vivere accelera la decadenza,
dove finirà?
E dove finirò…
SILVANO
 
 
 
 
L'ESILIO DI LUCE
 
mi racconto in questo ultimo grumo
di lacrima che scendendo scurisce il volto,
e coccolo la mia corolla insanguinata,
e vivo traballante in questo mio esilio,
provvisorio di luce…
 
ogni ora e soffusa
ma mi trafigge un vuoto
sospinto dalla corrente
di un torrente violento,
non sente più la voglia
di quel richiamo di luce
dell’ultimo mattino prezioso…
 
mi sento decrepito
a guardare o immaginare
quel sogno mai visto
in quella luna immobile
sul monte dormiente…
 
mi uscì dai pori di pelle
quel tatto di tana
per cancellare quel sogno
senza orme ne traccia…
 
sento solo il calore dell’ultimo raggio
che si e perduto nel pozzo
proibito di luce…
SILVANO
 
IL PILOTA DI LACRIME
 
come un pilota di lacrime
che mi rigano il volto appisolato,
in questa altura di querce
nell’ultimo tornato di vento…
 
il grade sogno risiede
accasciato dentro me indelebile
lo sento forte e presente
nel posto più sicuro,
e mi trovo sommerso
in quella sua mano sinistra
che stringeva quella mia
da bambino…
 
che proprio in questo giorno
che corro tra gli ultimi
raggi degl’anni dismessi,
e il buio lo sento pesto intorno a me…
 
io lo vedo e lo sento…
 
in quell’immenso fazzoletto a quadretti
di stoffa che svolazza
e si sommerge il viso
e si asciuga il sudore
che scende in viso
e dal cappello rialzato…
 
discreto e delicato si gira
e non si fa vedere
in quel momento di debolezza
di fatica e di dolore…
il mio urlo risuona
si spampina tra i sassi
e gl’alberi desolati nella boscaglia
non accingono movimenti
e mi guardano impassibili…
silvano
 
 
I VAMPIRI DEI RICORDI
 
IL ricordo sventra e svela
quel cielo limpido
di quelle stelle veraci di lacrime…
 
i ricordi ondeggianti di quell’odore
struggente di quel vento galoppante
che secava il visi arrossati di ricordi
in quei nostri visi prematuri e giovani…
 
raccolgo abbracci di vento
come conchiglie di neve
con l'impulso del buio dei ricordi
ma nell’irrefrenabile di chi non si arrende
e apprezza gl’ultimi spiragli di luce...
 
Ripenso a quei passaggi
con una sottile lacrima di sale
che scende sul viso marmoreo
che svezza e nasce dal cuore
e si mischia nel sangue bollente
di quest’aria viziata…
 
ma il buio imminente
muore e rinasce
dentro me…
svolazzano nell’aria dei colori
le tantissime cartoline
dei luoghi vissuti
con i sapori dei piedi impantanati
e con la pelle viscosa e rugosa di ferite…
 
ho i fotogrammi di ogni attimo
che sfila come corrente furiosa
di gente in entrata e in uscita
dalla mia tormenta vita…
 
come le numerose corse
e baci frettolosi dati al vento
verso quei treni presi al galoppo
del fischio di partenza…
 
e in un soffio
ondeggiato ci siamo persi
tra quei sorrisi o lacrime in corsa...
SILVANO
 
SULL’ELMO DELLE VIOLENZE
SCONOSCIUTE
 
su quest’elmo di monte
le tue pupille sputano come gemelli
in espansione in quell’ultimo
lampo di luce…
 
l’orizzonte geme in coperta
e si dirada e si frantuma nella nebbia
e nei dirupi a picco di valle,
come nelle acque che spunta canneti…
 
e nel mentre ancheggi
in stratugole battute dal tempo,
odore di sesso e boscaglia
mi frantumano quel poco che mi resta…
 
eri tu l’alveare di fuoco e carbone
che ancheggiavi su di me
per renderti felice
di pozza e di puzzo copernicano…
 
mi sorsi la mente di rughe,
in avversi strapiombi di ferite
di vite fracassate e frantumate
nell’affossarsi in quel tuo sorriso,
sbeffarda di croci…
 
voraci e scrostati
ricordi mi mangiano vivo,
e scorrono veloci come sogni
appiccicato a quell’ultimo
tasto di suono melodico di sottofondo…
 
ardente appiattito
a quel tuo muro scrostato
dalle mie unghie del pianto
e soffocato del tuo busto di forza
di ordini rabbiosi
per penetrarti dentro…
silvano
 
NEL SUD SUDAN
DI AURORA
 
Glaciale rimembra
Nel silenzio maestrale
il Solo rumore di passi come mortai
pesanti come la terra capovolta…
 
e mi violentano di strisciano nel ventre,
In ginocchio a capofitto di moltitudine
E sento il ruvido irreverente disumano
In quegli anfibi aguzzini militari…
 
in una raffica di squarci
sventrati di netto
contro quella porta di barriera
di vita pesante e silenziosa...
 
in questo inizio di fine
d’incubo e di morte
in un solo sonno tombale,
che non volevo svegliarmi più di luce...
silvano
 
IL TUO BIGLIETTO DI SANGUE SVENTOLANTE
 
tra questi occhi assenti ormai
e queste rughe
come triglie lucenti
ondeggiano in queste onde
di orizzonti diradati
e fumosi…
 
me ne sto qui in questo molo
arrugginito di rabbia
a lacrime piombe
che sciolgono pensieri di ieri
che ribollono e scuriscono
il presente bollente…
 
il ieri e l’oggi e il domani
e catacombato quel tuo esile
corpo da sirena,
li stesa in quel marciapiede
di rabbia e ferite…
 
che importa che nome avevi
o quale volto, ho immagine rappresentavi,
ormai sei scritta nella pietra
di me stesso come in una materia fusa
di quest’anima vivente…
 
eri li con il tuo ultimo buco
di un ago d’addio,
comunicato impaginato,
che un leggero soffio di vento lo sventolava…
 
i tuoi soffici capelli
insieme a quel tuo biglietto di sangue
come vessillo d’addio,
in cui mi chiedevi scusa…
 
sento ancora il tuo sapore
in tuo odore, che ormai parte ti me,
nel mentre la macchina traballava di notte
nella sabbia corallo di quel nostro mare
e mentre cantavi amico fragile a sguancia gola…
 
eri piccola e volubila
e sgusciavi come pesci nella corrente rivoluzionaria,
che nel mentre ti perdevi
dentro una mia sola mano…
 
ma il sol fissarti penetrarti
in quel lampo lacunoso dei tuoi occhi,
mi permettevi e ti permettevo di volare
lontano immersi nei sogni di vapore…
SILVANO
 
SONO RIMASTO AVVOLTO
DA QUELLA TUA ULTIMA CAREZZA
 
Ti vedo ancora seduto
In quella seggiola di pioli
nella fantasia dell’ultimo bisogno
che mi sostiene e mi incoraggi
dagli occhi grinzosi e sicuri…
 
ma alzo lo sguardo
in quel po’ di luce di penombra
che mi resta nella mente
e vedo il buio tutto intorno
che si impadronisce del vuoto
che risiede in me,
e dentro il mio amato silenzio…
 
mi dice
mi parli
mi trattieni
in quel pensiero fisso
di te e della tua presenza…
 
mi giro verso la finestra di boscaglia
con la mia faccia,
sento dal tatto
un alone uno squarcio
di quella luna antica
che mi incanta di ricordi…
 
e mi pare l’ultimo appiglio
per portami in salvezza,
oltre quest’incubo di baratro
e mi invita ad aprire
e varcare l’orizzonte
e volare oltre quel buio...
 
mi impiglio e mi accozzo
nella tua potente mano
e scompaio e mi sciolgo
in quelle tue vene di sentimenti
e non mi importa più nulla del domani…
silvano
  · 
LA SPERAZA DEL BUIO NASCENTE
 
Mentre il sogno e la speranza
se ne sta li su, a fantasticare,
in quella vanitosa principessa
intoccabile irraggiungibile…
 
e io sto qui a tremare,
che mi sento sempre più sprofondare
in questa prigionia di buio,
e la poca luce che trapela mi sfugge,
a guardare cose effimere
ed evanescente come passatempo…
 
ma solo a capire l’ultimo lustro,
di chiaro e colori di questa giungla,
e io come un amico di me stesso
mi do consigli irrequieti…
 
e cerco di cullarmi nelle tanti notti
che mi frastornano e mi trasportano
dolcemente in quel nuovo mondo,
di Buio nascente...
SILVANO
 
IL GIACILIO SI MUTA
 
ho nonno
che ti esprimi e ti estrinsechi
tramite questa penna
che barcolla nelle onde
di vento nella rugliata di venere…
 
ti sveni dal sepolcro d’altura
con gli occhi di lacrime
per indicarmi la strada
tra le virgole
delle pietre del fiume ribollente…
 
e lo sento, e Lo vivo
in quelle notti stellate afose,
invasi di lucciole come lampioni
in odore di grano e paglia
in quelle notti immersi nei campi,
in quelle nostre vite arcaiche...
 
non dimentico quel fumo,
di polvere che si alzava
nella nuvole copernicane,
in quello assetto nullo
d’assenti che crepavano
nel sudore agiscano…
 
e noi piccoli corpi
nei volti affossati di bambini dimenticati,
dai corpi trasformati e affocati nella fatica
e nella polvere di quel fumo strozzante
sotto quel cielo azzurro
sperduto e muto
nel ventre di quel grappolo sospeso...
SILVANO
 
NON SBUCCIARE
DI QUEL PO’ CHE RESTA
 
In questa risalita
Di trave invecchiate di tarli e rughe
In questo crinale di drupe d’emozione
Aggomitolate a grappolo…
 
Sento voci pizzicate di galline
Trapelate dalle tombe di silenzio
In un ieri consumato
Tra la pelle scuoiata…
 
In questo ventre sventrato
Che taglia rasente
Il viottolo di fago e sudore,
Mentre svirgolo e punto i tuoi occhi
Che mi illumini nel vento e lacrime di ieri…
 
In questo spiazzo nordico
Di freddo e gelo
Come soldati in punizione
Che rotolavamo dietro a un pallone di pezza
Tra le ginocchia sbucciate…
 
Dove i piedi scalzi silenziati
Si muovono e si allontano
In questo boato di ricordi…
SILVANO
 
Sento ancora nell’aria invecchiata
Quell’urlo nel boato di valle,
Di quella voce candita
Che svolazza tra il grano ingiallito…
 
Risuona ancora nel borgo
Tra le nuvole sospese
Tra il vento che soffia
tra i capelli bianchi,
e gli occhi che sfilano
ombre irrequiete…
silvano
 
sono uscito silenzioso
in un percorso di battistrada di zolle
con parapetti di vigori ingrovigliati
del sudore di vegetazione antico
con voglia di gridare…
 
in quel silenzio pesante
che scorre e mi accarezza
di fotogrammi accelerati
che sballano e mi sballottano
nella rupe di mandorli…
 
voci momentanee le sento
corrodermi come spilli nella ferita
ma nell’oltrarni nel percorso
perverso di piombo,
le foglie mi accarezzano
e contagiano di sapore e odore…
 
sono vecchio radente
i miei passi inciampano
i miei occhi mi oscurano
ma sei sempre tu
che mi riconosci di venere
bambino che ti scortecciavo
e ti incidevo il mio nome…
silvano
 
IL BOATO SFUGGENTE DI MIA MADRE
 
in quel giorno sprofondato
nella memoria oscura
scatolata tra i nervi vigili
in quell’atmosfera tagliente
fredda di ghiaccio e di neve…
 
occhi cordiali umidi e arrossati
si facevano comunicazione
fraterna per me bambino,
in quel fagotto di cenci
dalle scarpe volanti
tra la creta delle pozzanghere…
 
una mano mi drizzo nel mondo
del contatto e dell’affetto,
mi affogava in una stretta
di gola singhiozzante
nella mia minuscola mano e calda…
 
in un assenza persa,
nel viale scosceso
nel crinale battente di ghiaccio,
sgusciava in un incubo
di perdita perenne…
 
in quel letto svolazzante
di dolori sprofondato tra le barriere di neve,
e io ossificato di cadavere fra i venti,
e il tutto in un solo soffio
si sfumo e volo via…
 
il rombo di quella vecchia carrozza
tra il ghiaccio scivolate
e mi porto via precipitante nel dirupo
di una vita tra i spilli...
 
Credevo sentivo i batti unirvici
Tra me e mia madre sfumata,
E pensavo e sentivo di non rivederla più
dopo divisi…
 
avevo il suo viso
il suo calore della sua mano tremante,
mi ero stretto in un idea
impressa dentro me
come un timbro
marchiato a caldo
nella mente stralunata e persa…
 
Eravamo li in quel grappolo
Di case tra il grano ingiallito,
e le nevi perenni,
a ragnatela tra i venti
di quel mondo dimenticato,
ma speciali noi…
SILVANO
 
TI ACCAREZZO
IN QUEL SOGNO BELLESSIMO
 
In queste pieghe di solitudine
In un silenzio sognate di natura
Risuonano e profumano
Sulla pelle…
 
quelle tue ultime parole
di abbracci segreti
Che mi rifiorivano, nei tuoi capelli di seta,
e i tuoi occhi azzurri,
e quel sorriso timido e delicato…
 
come un tiepido vento
che mi accarezza come la tua mano,
e mi abbandonai nei ricordi
di quel tuo sguardo triste,
dove perdevi ogni brillantezza giovanile…
 
oggi in queste sillabe
sono racchiusi quel tuo sguardo
vivace e profondo…
silvano
 
in questo viaggio
d'esorabile fragore
di vento rabbuiato
nel silenzio sbiadito...
 
dalle stelle cancellate
nell'assenza di luce,
racchiuso, rannicchiato,
reclinato in quest'anima svirgolata...
silvano
 
PAROLE GLACIALI
 
ho freddo in quelle tue parole,
di sguardi profondi
e mi perdo in questa solitudine vorace,
e non sento più quel tuo contatto
che mi infiammava sensi…
 
Sei forse malata di vento e tristezza,
e non ti infondi
in questi sentimenti,
di cuore nobile rapinatore
dolce vagabondo…
 
che si avvinghia ha noi uomini,
e tu rimani lontano ha guardare,
ma sento quel tuo boato
nel vuoto desertico...
 
in quel soffrire di occhi rossi di pianti
ma non fai un cenno di calore,
non muovi un passo
per venirmi incontro…
SILVANO
 
MI INCARCERAI IN QUELL’ARIA RIBELLE
 
e li tra quelle
mie mura d’amore
che mi ribellavo
da me stesso…
come un carcere perfetto
d’anima e d'idee,
in quel corbello ragazzino,
mi soffocava quell’aria
putrefatta di rancori e falsità…
 
sentivo l’odore e il sapore
di una saliva che mi soffocava,
anche gli occhi s’appannavano
udivo uccelli pigolare
che in libertà mi chiamavano…
 
ma le mie ali erano bloccate,
rotte frantumate,
da chi mi ha fatto nascere…
 
osservavo i suoi occhi dalle palpebre
insicure e tremolanti
nel chiuderle e aprirle al mondo,
le sue manine gracili
bianche che conserte aspettavano me…
 
vigile catacomba
di me stesso, dalla voce
silenziosa, che urlava il nulla,
il solo sapore di un carcere natio...
silvano
 
 
in quell'urlo da silente
intriso di vene bollenti,
di occhiate accattivanti
di uno sguardo parlandi...
 
 
IN QUEL SOGNO
MI ANNEGAI DI DELUSIONE
 
In quel giorno di rupe e di vento
mi incuneavo nella salita astiosa
di curve repentine,
dagli sguardi succinti e silenziosi,
alle spalle scorrevano fotogrammi
di pascoli bambini…
 
in quel grappolo a ragnatela
di sangue e violenza
aveva venato il mio corpo
e inciso la mia pelle
il seme del domani…
 
la risalita di valico ruggente
di una lacrima, di uno sguardo
sperduto nel vuoto
appicco risuonate
nel boato del fiume Trigno…
 
la svolta in piccoli passi silenziosi
in quel nuovo sogno infatuato,
sentivo una voce che mi risanava dentro,
che aveva i miei stessi occhi
che fotografavano quello spicchio
disperso e insaporito di monti e di mari…
 
in quell’ultima rupe di barriera,
si apri il varco del sogno
in una radura di perfezione e silenzio,
e ci navigavo inapparente
tra sogno realtà…
 
i miei occhi erano vigili e appannati,
e sentivo solo il fruscio verde
delle foglie d’ulivi e girasole
in un sogno inciso nelle vene sottopelle…
 
mentre mi insaporivo e mi saziavo
di rosso e rosa oleandro di un viale
perfetto tra i tigli,
da una realtà che si fece viva e palpabile,
di un primo contatto in un saluto distratto,
di una mano tremante, e occhi bassi…
 
il sogno si fece fugace di lacrime
frantumandosi tra quelle schegge
di un essere inutile
in quello spiazzo arcaico, di sterilità
e negando di essere uomo
di vita e libertà…
silvano
 
 
ANCHE SE NON TI VEDO
MA TI SENTO
 
amico mio
non ti vedo ma ti sento
in questa voce che mi risuona potente
al didentro di questo inconscio,
mi sento in questo corridoio stretto
che odora di una penombra squallida
di memoria...
 
non preferivo dare risposte
ma avvolgermi in quel silenzio rispettoso
che odorava di gelsomino,
mi sentivo avvolto di sbarre,
in quel mio involucro di sempre…
 
come in una cella impalpabile,
tra le tenebre di vapore
nel freddo disorientato,
mi accarezzavo i miei lineamenti
ed mi sentivo ragazzo a rincorrere il vento,
ma in un graffio sommesso mi sentivo vivo ancora…
 
in una sensazione di sagoma cadaveriche,
in un mobile pavimento di pietra
tra le nuvole libero di volare...
 
mi sentivo le ossa bramare
con la voglia uscire
in un sottile prurito
che sentivo nella mia morbida carne grinzosa...
 
ma ero ancora in piedi
li davanti hai tuoi occhi
che mostravi strabico la pupilla bianca
di stortura…
 
ma mi sbiadivo e mi aggraziavo
in un leggero debole raggio di sole
che mi accarezzava dolcemente,
e mi proiettava nel mondo soave dell’intelletto…
 
ma il sole aveva troppa luce
troppo alto per capire,
il mio volto del giovane sfuggente,
e meglio rivolgermi e immergermi
in questo pietroso suolo sicuro
come in una mia cella…
 
il mio sospirò si fa di nuovo sofferente,
e mi sfogo lievemente con educazione
in un dolore tra le sillabe dei versi
che mi libera questo cuore…
silvano
 
BRILLO NEL BUIO
 
Torno lucente e brillo nel buio,
sprofondato nella memoria vigile,
in questa vecchia casa
di roccia e di rocca…
 
riscopro i miei abili piedi silenti
in un paesaggio naturale
di stelle sospese e inglobate dal buio
e sul lontana orizzonte sento l’invisibile…
 
il vento a tramontana che batte e ribatte
a nord dei promontori
che mi porta dentro e mi riassolda
l'odore e il sapore di me stesso
e risento il fischio bambino…
 
le immagini ingiallite si soprappongono
dei stessi suoni di sottofondo di ieri
che ti rispecchiavi in quel stesso viso candido irraggiungibile,
eri piccola gracile compagna,
in una compagnia splendida marina…
 
i ricordi li guardo racchiusi,
in queste gocce di lacrime e sudori
appese incollate tra queste mura…
 
Il debole soave vento
di queste notti narcise
smuovono pensieri come foglie
di quel giardino di rose...
 
tutti i miei morti
ritornano e si sentono nell’aria
persi nella solitudine
in questa terra marchiata
dai piedi scalzi sanguinanti...
 
mi si appiccicano affannosi
come per volermi parlare,
in parole cieche e sorde
senza suono ne rumore...
 
in questo verbo interrogativo
ci lasceranno in eredità
la loro vicenda umana
di queste rupe di valle...
 
oppure solo polvere
di un rigido seno materno,
al cieco freddo del nulla…
SILVANO
 
IL VELO A TRIGLIE SEGHETTATO
 
occhi lucenti e profondi
che si schizzavano al sole,
e assorbono il visibile
per oltrepassare l’invisibile
progettato, in quella maschera
di velo a triglie seghettato
come pezzi di marmo e carbone…
 
i suoi denti bianchi ghignavano,
in quel viso smorto di pace
con la testa stralunata e accovacciata
nel vuoto di sventura
che batteva ragione…
 
gli omeri inferi bollori
che scappavano da quel busto martoriato
le gambe nude al vento
che si intrecciavano nell’aria pesante,
di fumo e cemento,
e si perdeva nell’orizzonte malato,
con contorcimenti dei fianchi trasparenti…
silvano
 
IN QUESTA GUERRA DI GENERE
 
Arango mi trattengo
mi vergogno mi aggomitolo
intorno a quello di essere nato
uomo umano…
 
e non ci sono lettere o versi per contenere
queste violenza interminabili senza fiato
in questi universo di ottusi
in cui siamo tutti parteci
è esecutori silenti…
 
in questo penombra cupa
di scatola o cubo domestico sommerso,
tutti gesti sono salati,
gli sguardi sono inquinati,
le parole non escono e non parlano
e respiro a stendo e si blocca il battito,
per comprendere devo morire
per poi rinascere...
 
il coraggio e uggioso
le storie frastagliate d’indifferenza,
di orecchie otturati
e siamo stralunati e si insabbiano d’horror…
 
la realtà ci fa paura,
ci facciamo proteggere dall’incredulità
ma avvolte e più orribile di qualsiasi fantasia…
 
ero li tra quelle mura,
d’intervento e di ragione,
di carne viva e sangue da dipinto
bagno da cella da protezione,
accovacciata rannicchiata
mi sembrava un vacillo di ossa e dolcezza,
sguardo vispo e perso e corpo segnato…
 
a stento riuscivo a essere vigile e ragionare
le mie gambe incollate come colonne
a quel suolo che non aveva colore originale,
avvistai un corpo di uomo o animale
di pianti falsi si faceva solcare,
e occhi bassi
senza degnarmi di uno sguardo
di peso lo allontanarono…
SILVANO
 
SUPERIAMO LA BARRICATA
 
Sono un aliante
in questo pezzettino di pianeta
sospeso in equilibro,
mi ripiego su me stesso
ormai senza luce e ne sguardo
da troppo tempo immemore…
 
Una piccola porzione rimasta a vegetare,
In questo antico uomo,
come una specie di meteora
che rappresento il solo caso,
di pistillo al termine del mondo...
 
la causa di quest’ultima presenza,
in questa posizione astrale
di carne e dolori
e appeso in una perennemente
precarietà e sofferenza
sull’orlo del costato di questo precipizio…
 
sono assurdo e fuori moda
in contrasto con me stesso
in questi contrappesi sospesi e immutabile…
 
alzando questa voce sussurrata
nella disuguaglianza massificante
e denunciando questo tarlo
di cose scontate e acclarato…
SILVANO
 
SIAMO ALL’ULTIMO SOSPIRO
 
Di questa decantata terra
mi accarezzo con una mano
sento il mio corpo e ancora mio…
 
so bene che la rivoluzione
non posso più fare,
sena le mie forze…
 
il liscio del materia
di questo spazio tempo
che avvolge il mio essere di battaglia
mi fa sentire ancora vivo
Lo sai, lo sanno
che sono il solitario
tra i monti ad amalgamarmi di terra,
e mi consolo da solo,
e chiede a questa vecchia terra
solitaria di proteggermi...
 
qui mi sento immortale,
in questo lento cammino,
e sono lento anche io,
e quasi non ricordo più il mio passato
del tempo che camminavo
veloce e vivace nel mondo...
 
Nemmeno qui.
Ho soprattutto qui,
non tocco il potere
o i ben pensanti
nemmeno con un dito tremante...
 
ma mi sento coinvolto in unna tragedia
senza volto e senza tempo
in una perenne, scontata desolazione,
qui nessuno vive e nessuno muore,
e non si sentono nemmeno parlare…
 
ma li guardo profondamene,
bucandoli negl’occhi, e andando oltre il visibile,
e sono appassiti e rassegnati...
 
e nel mentre,
camminando lentamente in silenzio,
e racchiudo in guanto da pugile l’emozione
e scuoto la testa,
per ravvedermi di essere vivo e partecipe,
ma sento racchiudersi una bugia strisciante,
rigida sottile tra i denti...
 
tutti pensiamo,
che questa terra sia nostra,
ogni volta che la calpestiamo,
e siamo tutti uguali,
con i stessi diritti sanciti…
 
e invece mi sento diverso e fuori luogo,
per un quadro animato,
e per la prospettiva che nasce e muore qui,
tra queste mura di piazza velenosa,
i miei occhi leggono vedono e assimila,
una diversità catacombale
che mi fa viaggiare lontano…
 
e qualcuno si ferma
con sdegno di superiorità mi osserva,
e io alzo la testa,
e sento i suoi occhi
che non vedo ma percepisco,
mi sento tagliare gl’occhi,
con un diluvio di brividi,
che mi alzano di peso...
 
Non so dire ne parlare,
ma le sento rotolarle dentro,
come piccole cose di memoria e di cuore,
forse per voi sono dettagli,
rivestite di fantasia…
 
ma sento dentro me, che a un tratto il tatto,
mi stia cambiando umore e reazione,
il rumore della sua voce,
si fece assimilabile
ma il tatto e l’emozione
percepivano altro
e il tutto si condensavano
in una lacrima
che solcava il mio viso...
SILVANO
 
SOLLEVO LA TESTA
 
Oggi sono un treno
dalla carcassa di un gabbiano,
che contiene e trattiene pensieri di ieri,
che lentamente rispolverano,
felicità e dolori e ferite della terra mia …
 
nella riscoperta delle radici,
e dell’emozioni scolpite e sepolte
in un angolo vegeto di memoria…
 
in questo specchio rotto causale
di viaggio impervio
mi ricostruisce la sagoma
del mio volto di rughe
in cui sono piantati occhi diradati
che ricordano il vecchio mare
imprigionato di scogli consumati...
 
e di volata nell’ultima stazione
di servizio che il tempo trattenevo,
nell’invadere e spaccando
queste invase montagne di verde
la sera scende tra i piedi,
con il suo mantello squarciato nero…
 
come lucciole i lampioni
occhieggiano nel buio,
il un villaggio candido addormentato ,
le case diradate ferve impazienti
si gode la vita silenziosa di miele...
 
Al di là della mia vista
Costeggio la vecchia quercia secolare
dove mi appostavo
per vedere e osservare il mio amore,
del mio villaggio adolescenziale...
 
Silvano Fantilli
 
DA QUESTA VORAGINE
VI RACCONTO CON I MIEI RIMANENTI OCCHI
 
In quel giorno che guarderai
nel profondo dallo specchio dello stagno
e griderai nel boato della valle,
in quei capelli bianchi che volano via,
tra quelle rughe sempre più presenti,
e quei tremolii incontrollati,
e in quel occhi sempre più diradati,
ridotti poco più di una fessura,
raggrinzita e stanca…
 
e ripenserai,
ha quei giorno
che imbottigliavi amori nel vento,
passati ha correre tra le gocce della tempesta, tra le lacrime di pioggia
che scivolavano lungo il viso…
 
e ti chiederai
dove e finita la tua divina giovinezza,
rispolverando tra i fogli ingialliti,
i momenti migliori
che volavi contro vento,
e i peggiori passati tra i dolori,
a piangere sangue…
 
forse ti sprofonderai
e ti farai avvolgere
dai troppi rimpianti
e forse annegherai nei troppi rimorso…
 
selezionando ciò che hai fatto,
di buono di utile tra i viventi
e quelli mancati resi irraggiungibile,
e tutti i sogni premeditati e realizzati
e quelli sfumati,
nella guerra della tempesta della vita…
 
e alle persone divine
incarnate in te stesso,
che scorrono tra le vene sottopelle
che si sono fatti fumi e aurore,
ma mai più riviste materialmente,
e hai tuoi gradi amori custodi
nella gabbia carnosa profonda,
del cuore…
 
e soprattutto un giorno
o quasi tutti
ti guarderai dentro e ti accarezzerai
le ferite e le troppe ferite
e penserai ai nonni,
ai grandi nonni di vita e di morte
che da piccolo adolescente
li vedevi li al tuo fianco
sempre con la mano tesa,
e pensavi che non ti lasciavano mai,
e tu rimanevi bambino per sempre...
 
e oggi ormai,
mi perdo in questo giorno,
che mi guardo e mi studio,
che di tempo e tiranno,
e mi sento tirare giù,
da questo piedistallo di vita
che il tempo rimasto e poco...
 
e non voglio sprecare nemmeno
un millesimo di secondo,
di questo tempo residuo,
a raccontavi il mondo
con i miei rimanenti occhi
senza paura…
Silvano Fantilli
 
PAZZA FOLLIA
 
Adorabile e pazza follia,
giura che ti giuro anch'io
che mi dai vita,
che si amalgama di nostalgia…
 
sei tu
la linfa che scorre,
repressa e mai espressa
ma ti penso in ogni istante,
nei miei giorno, e nelle mie notti,
e mi proiettandolo nel futuro tombale…
 
in questo caleidoscopio del monte salato
di spettri mirabili e spasmodiche
di emozioni, che vigilano e si avvilucchiano,
aloni di vissuto tra i denti
e continuano ad ammantarmi nel vuoto...
 
non abbandonarmi mai in questo alone,
in questa scia di numeri al vento,
di rumori di frastuoni
in questi numeri interminabili ...
silvano
 
IL DOLORE OLTRE LA VITA
 
In questo male giocondo
Che mi assale e mi frastorna
e mi fa vive oltre corpo,
e mi volatizza nel cielo
e risventola nel terreno
che giace...
 
Il bene mi solleva
sovente leggero tra le nuvole,
ma il dolore rimane li sepolto
pesante dentro me
e mi indolenzisce il ventre e le ossa...
 
La sola speranza
Mi fa rivivere oltre me
Che solo nella morte mi avvicinerò,
a te per sempre
oltre la vita…
SILVANO
 
in questo sorso di nostalgia
che scompaio in questo orizzonte malato...
 
LE RUGHE COME FIUMI IN PIENA
 
in questo sorso di nostalgia
che scompaio e mi spalmo,
in questo orizzonte malato,
in questa solitudine di vita...
 
mi assopisco e mi perdo
nei pensieri dei ricordi,
e mi amalgamo in questo tramonto argentato
e in questo squarcio di cielo
sento la mia vita,
e mi ci rivedo e mi ci specchio…
 
e i miei giorni scorono veloci
e si affunano di passato
di quelle scelte consumate,
dall’autostrada annerita,
di sciabola di malanno,
e si sono anche sbiadite le indicazioni,
dove e stata scritta,
la mia storia d’esistenza…
 
Sono stanchissimo,
e sono solo in questo spazio silenzioso,
ma ho una voglia
spasmodica di vivere…
 
Questa casa di concetti
è così piena di vissuto
e vuota di futuro,
anche il mio sole fraterno,
e andato via dietro la collina di velluto,
anche questo mio sipario di pupille,
sta calando nel buio del boato…
 
Cosa mi manca non lo so,
una biblioteca e un orto,
mi fanno compagnia,
guardo e riguardo le mie mani
sono invecchiate ormai…
 
E quel bambino chiuso in me,
che tanto innaffiavo e amavo,
e sognavo di lanciarlo nell’universo,
di lupi e di iene,
non che so fine ha fatto?
Non lo ricordo più...
 
Sento solo
Il baratro delle mie speranze
tirate giù a morsi insanguinati,
in una sensazione,
che ogni giorno mi sento,
di morire un po’…
 
Silvano
 
Il clan si affilia
mostra i denti corrotti
e si sventra nel fallimento...
 
giorni fermati
e soffermati a tradire gli eventi
che passano e si capovolgono
nel sopportare l’arroganza
di chi non sa e non vuole sapere…
 
numeri dispersi nell’aria
del potere e lo strapotere
ognuno racconta la sua novena
di comodo e d’abuso
o di dimostranza…
 
li se ne sta
difronte a un ceppo
senza ragione ne storia,
ma parla parla
senza nemmeno capire…
 
mi sembrano masserizi
arroccati di convinzioni,
e nel mentre tutto intorno
perfetto e silenziosi…
silvano
 
mi manca tutto,
di quello sguardo umido
e adulto rassicurante
manca soprattutto lui…
 
dalle mani di corallo,
sento il dolore camminarmi dentro
con i passi di fata e di piume,
in quel mio grande respiro…
 
in questa scarrozzata vita
di quella vita passata senza rumore
dentro il bitume che non macchia e scivola
e mi sono lasciato a contare le stelle,
Manca bellezza in questo sguardo,
e mi sprofondo nelle vene
delle mie mani,
sono vecchio consumato ormai…
 
guardo e riguardo
l’anello sbiadito di ghiaccio
non lo trovo più in questo dito di merlo,
e mi avvolgo di tante rughe…
 
In quel bambino che ieri
che sognava e amava,
volare tra gli anfratti della moltitudine
e si assopiva nei ricordo vellutati...
silvano
 
 
In questa valle
mi sono seminato e innaffiato
di vento e di gelo,
di neve e promotori…
 
annerendo e sbiadendo
occhi del passato
per cancellare questo sfondo
rinnovato di masserizio orripilante
e ricatapultare nel profondo
secolare…
 
BARBERA FERITA E SPENTA
 
li infondo
a quel viale a labirinto
costeggiato da mura di mattoni marciti,
e sopra scorre e vibra
e si sente l’Ultimo fischio
di quel treno dei sogni e speranza
Tranquillo traballa…
 
e brilla l‘ultima insegna di vita
in un bar dai tavoli
incastellati di selci,
che spuntano un vagito ossuto
dagl’occhi profondi marciti
che mi spogliano e mi scuoiano…
 
e barbera sguscia e fugge
dal fondo dell’inferno
del vuoto carnale,
in quel viale di speranza
vuole volare…
 
ma quel occhi puntati addosso
che la perforano e la scuoiano viva,
la ripiomba nel passato
di ferite fervide di chi diceva d’amarla...
 
Con viso da uomo
E sguardo di sangue
Di un cannibale traballate
Dove i gesti si susseguivano
consueti di forza e di violenza
nel silenzio…
 
in quella gabbia di carcere
di casa sua,
nato come nido d’amore e libertà,
e oggi ogni angolo
aveva la voce e le mani
dell’arma perversa
barbera vacillava
non si sentiva più le ossa e ne la pelle
e camminava vuota, spenta a stento
ma non chiedeva nulla
per pudore e rispetto di se stessa…
 
barbera non aveva meta,
ne desiderio di fermarsi ne di reagire,
la citta luccicante le sembrava spenda
e lei una clava
che la solcava nel boato
del buio tombale…
silvano
 
LOGORO MA SFILO
 
mi misi reclino e riverso,
negli albori del silenzio,
e mi sprofondai nei sotterranei della parola
volata e incapsulata nel silenzio solitario
in quello squarcio del pensiero…
 
poco più giù nella voragine
del cortile orizzontale
di pietre sconnesse
di scarpe cigolanti al vento,
in quella mia nostra fattoria popolosa…
 
i schiamazzi intorno all’udito,
sono il tanfo che si mutava e si arrugginiva,
in quel puzzo malato
di concime vagabondo…
 
e intanto i muli carichi
di pietre in fila scendevano
sotto la tettoia di paglia,
si allungavano in fila nelle giravolte
con il collo riverso di sudore e fatica,
ragliando ragliando,
dei piccioni sorvolavano l’aia
del sotto azzurro sereno di cielo,
che si calavano a stormi
sul di tetto lisce rugose…
 
un grosso cane bianco,
con denti di filati feroce,
che inquietava,
e nel mentre l’oscurità scendeva
a guanto intorno al caseggiato
e qualche lucciola misteriosa illuminava
la legnaia vergine…
SILVANO
 
SCIOLTO E DILUITO
 
troppi anni che cammino tra i venti
e mi trovo sciolti diluito
tra le acque di questo sole…
e nel mentre solco questi boschi,
e mi sale e si soprappone
hai miei occhi stanchi di pernice
un velo di malinconia
mi assale e mi taglia via tra i sassi...
Ogni volta sono stupito
E mi pongo domande interrogative
Chissà come abbiamo fatto,
ad arrivare fin qui,
e Dove saranno andati?
Loro tutti che popolavano il ventre
E Il cuore propulsivo di questo nucleo,
Ma Spero tanto che i monti si siano spianati
E si sia materializzato il paradiso,
di aurore feconde...
Quante volte di solitudine
nelle notti profonde
e sotto la luna crescente
sento l’ululare dentro di me,
che si squarcia lugo la valle
dei terra pieni di pietra...
vorrei vorrei
ma non posso,
lo sento camminare nell’anima gelida
che fosse l’ultimo richiamo
d’esistenza passata per me…
e un sogno o un desiderio
mal posto che graffia la carne
e percuote subconscio di zanzara,
che si prolunga si sdraia
nel tempo vorticoso...
Guardo e riguardo
nella profondità dell’orizzonte calvo
vedo le nuvole nel cielo azzurro che navigano
e hanno il tuo stesso viso,
e mi sprofondo nelle voragini mute
e rindosso i calzoncini corti
come nei bei tempi andati,
e mi prude il mio ululato silenzioso…
Ascolto, ascoldo me stesso
e il cuore che palpita
il solo che rimbomba e fa rumore
e il solo che nel vento
fischia e spazza le nuvole di malinconia…
ma ha un tratto guardo lassù
tra i crinali di pietra argentata
dei nostri monti che racchiudono la valle,
un occhio di bue lucente
nell’aurora incantata
che sorveglia e riscalda...
SILVANO
 
 
Respiravo in quel ventre
schiacciato di aratura riassoldante,
di erbe secche di poppa e di prua...
nei tuoi occhi nuovi e lucenti
mi scavano dentro
in un cuore irrequieto...
si respirava un aria nuova ,
nei tuoi movimenti sinuosi,
mi entravi dentro senza toccarmi...
e mi ribattevi e mi azzeravi
tra il profumo di grano secco,
degl'anni passati
persi in quel vento natio...
vorticosa anima
che mi avvolgi e mi amalgami
come acqua di mare
tra i scogli consumati
di lava di menta,
come il tuo profumo vigile...
silvano
 
 
In quei baci rubati
da quel occhi suadenti nel vento
dal cuore inespresso di sillabe,
in quel giorno terso di grano,
nel silenzio di cicale frastornanti...
furono il ponte tra i boschi d'amore
che si avvicinò e si avvinghio il destino,
tracciato nel crinale solitario,
dove il cuculo più in scadenzava
il maggio fragoroso di voci...
silvano
 
IN QUELL’AMORE SENZA SGUARDO
 
Come un ragazzo in evoluzione
che consuma gli eventi
E si e innamorato tante volte della stessa luce,
e tutti gli amori hanno lo stesso sguardo
con segreti profondi
dibattuti e confusi…
che mi obbligano d’innamorarmi e farmi volare
per vivere da figlio
troppo coeso e opprimente
in un amore Maderno…
mi concentro in questo labirinto
per non conoscere niente,
ma mi basta di sapere
solo che sei dentro me
custodita nel mio ti amo…
e mi perdo insabbiato nella tua anima divina…
Ti sto pensando come se pulsassi il mio sangue,
anche ora sono tremante senza vederti,
e il tuo sguardo si spegne dentro
come se tu morissi con me…
SILVANO
 
LO SGUARDO PROGETTUALE
 
sono solo in questa viuzza
barricata di frangimenti di more naturali
in questa moltitudine asettica
di parole ciancicate d’offese
che si affolla e si appiccicano
al gran capo ottuso…
lo ero da bambino
nelle solitudine di getto
tra le sterpaglie vive,
che mi mimetizzavo di ventre incolore…
e ancora oggi in questa
terra negata e scomoda,
come l’emarginazione in quel mio sguardo
fresco e analizzante scomodo…
e fuggono strisciando
in quel loro sguardo basso
e succinto da pozzanghera,
sanno del mio conoscere
che sfiora alto e tace…
non mi oppongo e non riferisco
per stanchezza di cose è eventi
che altri non potranno mai conoscere...
La solitudine e un vile lettore
Che legge e studia e raffina
E non si fossilizza e non deriva…
l’essere solo in libertà
anche se intorno ce il deserto o la moltitudine,
ma è solo nella capacita di amalgamarsi
e accodarsi dal di dentro dell’inconscio,
e rifiutare la comunicazione
sterile e servile…
ma orgogliosamente risiedo
al di la della barricata
con occhi che spuntano luminosi
come fari del mondo…
tra le transenne ruffiane...
ci appartiamo in noi stessi
e ci cibiamo del nostro sapere,
e le viviamo attivi
in cose essenziali e progettuali,
come guardiani essenziali progresso...
silvano
 
IN QUESTA VITA DI TIMIDEZZA
 
Sento i tuoi passi con il tuo profumo
Inciso su di me e nell’atra parte di me
un fremito tremolio che m'avvolge e mi blocca,
tanto vorrei parlarti accarezzarti coccolarti,
ma un Croppo in gola bloccano le parole…
Mi imbarazzo e sprofondo
E guardo a terra
arrossisco in una voce profonda e gracula,
la guardo e in quella timidezza smorzata
trovo il mio amore per te…
E nella notte profonda del silenzio
Di battiti irrefrenabili di memoria
non sento la voce, lo sguardo
ma ti sento che scorri
e scorri velocemente,
fino adagalgamarti della mia stessa materia…
ma sono infelice
in questa assenza di materia
di un anima corrisposta
per accarezzare i profumi del mare
con i tuoi stessi occhi di fuoco…
sono la timidezza divina
che si attanaglia nella mente vigile,
e mi dibatto in questa gabbia d’allori,
e mi in prigiono nella tua anima,
e mi lego dei tuoi stessi baci…
ma sei un vorticoso gioiello
con i tuoi occhi invalicabili
suadenti e sinuosi
e a contatto dei miei pensieri si sciolgono,
come neve al sole…
SILVANO
 
L’ORIZZONTE CIECO
guardavo fuori,
con occhi sfiniti,
in quegli albori d’infanzia
di paesi sconosciuti
con occhi incisi e sprofondati d’umiliazione…
e le lacrime scendevano come sassi,
e nel mentre la natura al di fuori immacolata,
mi corrompeva e mi convinceva di restare
in quei passeggi isolati di gabbia,
ha guardare gli orizzonti montani
dove risiedeva i miei affetti…
nelle ataviche gesta
del silenzio rumoroso del casermaggio
di latrine scrostato di sangue,
il supplizio si consumava…
ore giorni nel passeggio
nel labirinto senza luce
mi ci rigiravo e rigiravo
a trovare ragione
ma non la ritrovavo…
gli oleandri rossi
mi davano il benvenuto orgogliosi,
e ordinati di filato
e al di sotto di tigli e ligustri
lungo quel viale della speranza…
che si smorzavano e cadeva
in quel chiostro a fenditoia
di quel occhi ottusi padronali
di un ossuto ignorante,
sperso e ridicolo di gesta
senza ragione di vita…
silvano
 
LE BELLE PERSONE
le belle persone sono vive e libere
fuori di schemi e convezioni
camminano nel solco solitario della vita
non sono né facili né scontate…
non sono alla portata di tutti,
non si fanno sopraffare
e non sopraffanno…
sono incantate timide orgogliose
come una rosa…
le poi raggiungere solo con il profumo
o ammirando i suoi colori brillanti...
Non si fanno conoscere a fondo,
sono dei scrigni senza chiave...
sono pieni di passati ingombranti,
e hanno la pelle graffiata da mille spini...
Per far battere i loro cuori
devi munirti di elmi anti spine…
ti graffiano e sono graffiarti,
e si mischiano con il sangue e lacrime
che solcano come aratri le loro esistenze
e bagnano il cuore irrequieto,
vanno avanti a pelle,
con l'odore e il tatto di pulito e onesto...
non profumano non brillano
sono inapparenti e viaggiano silenziosi,
nel baccano triste..
ma se le incontri ti lasciano segni indelebili
di cose semplici e sottili...
ma soprattutto ti Graffiano
l’anima...
silvano
 
SE PERISCI SONO LIBERO
 
Tu cadente vagabondo
Che ti stacchi come sassi dalla roccia
In questo cuore chiassoso.
Senti l’impossibilita del mare
ma ti stacchi e cadi e ti rotoli
In questo uragano,
e esci fuori nelle gole impervie
come schiuma di scogli…
non sono io che ti perdono
in questo posto di nostalgia
che trapassi nel momento vigile,
di ciò che era tuo per sempre…
ma mi appartengo
ma non spingo l’inesorabile,
non ti tocco non ti caccio via,
ma cadi e ti frantumi su te stesso
e basta…
nulla e nel cuore per sempre
come vere chimere o medusa
incollata a ventosa…
ma mi restano mi prudono
mi coccolano nel vento e nel gelo
e restano appiccicate e lo posseggono
questo cuore vagabondo,
sono solo quelli
che mi amano e mi vogliono bene…
e anche quelli per mille ragioni
giusti o sbagliati
ci dividiamo e finiscono…
ma tu che ti ingegni
in questo latrario per ferirmi,
e farmi a pezzi,
e sento di non essere cose buone,
alla lunga perisci...
silvano